L’evento di Carrington, nel 1859 la prima tempesta geomagnetica registrata dalla scienza

Su Ars Technica è apparsa una dettagliatissima ricostruzione storica, firmata da Matthew Lasar del cosiddetto "evento di Carrington" la prima tempesta magnetica di eccezionale intensità registrata strumentalmente e con osservazioni astronomiche e atmosferiche. L’evento si verificò il 1 settembre 1859 quando l’astronomo Richard Carrington, nella sua consueta attività di osservazione e descrizione

Tratto da: Radiopassioni.it, a cura di Andrea Lawendel – Licenza Creative Commons

Siria, le bombe “democratiche”

di Michele Paris

Il più grave singolo episodio di violenza accaduto giovedì in Siria dall’inizio della crisi oltre un anno fa segna un preoccupante passo verso una rovinosa guerra civile nel travagliato paese mediorientale. Le due esplosioni che hanno colpito la capitale, Damasco, sono con ogni probabilità opera di gruppi estremisti provenienti da paesi arabi vicini e vanno ad aggiungersi a numerose altre operazioni condotte recentemente dall’opposizione armata, sostenuta dall’Occidente, per alimentare il caos e giustificare un intervento militare esterno contro il regime di Bashar al-Assad.

I due attacchi suicidi con altrettante autobombe hanno causato la morte di almeno 55 persone e centinaia di feriti, in gran parte civili che si stavano recando al lavoro o a scuola poco prima delle 8 del mattino. Gli attentati di giovedì sono solo i più recenti di una ormai lunga lista di violenze e hanno fatto seguito ad un’altra esplosione che il giorno prima aveva colpito un convoglio degli osservatori ONU attualmente in Siria, ferendo una decina di membri delle forze di sicurezza.

A differenza delle vere o presunte operazioni condotte dal regime contro le forze di opposizione, i cui resoconti fatti dalle organizzazioni ad esse vicine con sede all’estero vengono accettate come oro colato da quasi tutti i media occidentali, i commenti sugli attentati come il più recente che ha colpito due edifici dell’intelligence a Damasco fanno in genere un cauto riferimento alle dichiarazioni del governo, il quale punta il dito verso gruppi terroristici appoggiati dall’esterno. Da parte degli organi come il Consiglio Nazionale Siriano (CNS), invece, quasi sempre si afferma che simili azioni sono orchestrate dal regime stesso per giustificare la repressione.

Episodi sanguinosi come quello di giovedì, in ogni caso, consentono agli Stati Uniti e ai loro alleati in Europa e tra i paesi arabi di muoversi verso una nuova fase della crisi siriana. Mentre il piano promosso da Kofi Annan prevede che i circa 70 osservatori ONU nel paese diventino 300 entro la fine di maggio, a Washington sembra già circolare l’ipotesi di far naufragare anticipatamente la missione.

Come ha spiegato il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, “se l’intransigenza del regime proseguirà, la comunità internazionale sarà costretta ad ammettere di aver fallito e dovrà lavorare per affrontare la seria minaccia alla pace e alla stabilità perpetrata dal regime di Assad”.

Simili affermazioni rivelano chiaramente come gli USA intendano approfittare del crescente caos in Siria per cercare di aumentare le pressioni su Damasco e giungere ad un qualche intervento esterno. Questa strategia è stata espressa in una recente intervista radiofonica dalla ex direttrice dell’ufficio per la Pianificazione Politica del Dipartimento di Stato, Anne-Marie Slaughter, la quale in riferimento agli attentati terroristici in Siria ha affermato che “la presenza di gruppi jihadisti nel paese non dovrebbe dissuadere gli USA e i loro alleati dall’intervenire. Anzi, dovrebbe spingerli a considerare maggiormente il pericolo che potrebbe creare un prolungato conflitto nel paese”.

In altre parole, Washington, così come la Turchia, l’Arabia Saudita o il Qatar, alimentano la guerra civile in Siria appoggiando materialmente le opposizioni armate per poi utilizzare lo stesso conflitto interno per giustificare iniziative più energiche da parte della “comunità internazionale”. Il tutto per giungere ad un cambio di regime a Damasco dopo aver dato il proprio appoggio ufficiale ad un piano di pace che dovrebbe essere invece implementato sotto la guida dello stesso presidente Assad.

Nei media mainstream e nei commenti di molti osservatori occidentali, la responsabilità per questa evoluzione della situazione in Siria è attribuita interamente al regime. Per l’organizzazione International Crisis Group, ad esempio, “la condotta del regime ha alimentato gli estremismi da entrambe le parti, facendo scivolare il paese nel caos e lasciando libertà di movimento” agli integralisti islamici.

La stessa amministrazione Obama, come ha scritto ieri il Washington Post, pur non potendo confermare quali siano i responsabili degli attacchi, assegna la colpa interamente al presidente Assad, accusato di aver lasciato che la situazione precipitasse invece di conformarsi alla risoluzione ONU che ha dato il via libera al cessate il fuoco e all’invio degli osservatori.

Ancora, il presidente della commissione Esteri del Senato americano, il democratico John Kerry, ha detto che Assad sta cercando di sfruttare la missione di Annan come una copertura per continuare la repressione contro l’opposizione siriana. L’ipocrisia che traspare da queste parole appare del tutto evidente, dal momento che sono gli stessi Stati Uniti e gli altri governi occidentali e del Golfo Persico a nascondersi dietro il piano Annan, accusando Damasco di violarne le disposizione mentre continuano ad assicurare sostegno militare e finanziario all’opposizione armata affinché prosegua la sua campagna contro il regime in violazione del cessate il fuoco.

Una politica a dir poco sconsiderata che, come si è potuto constatare, alimenta il conflitto e destabilizza la Siria, permettendo l’arrivo nel paese di cellule estremiste.

Un intervento militare diretto dall’Occidente appare comunque ancora lontano ed è vincolato a diversi fattori che complicano la situazione siriana. Per cominciare, sui piani di Washington gravano le riserve di Russia e Cina, le quali continuano a respingere qualsiasi risoluzione ONU che possa condurre alla rimozione di Assad, soprattutto alla luce dell’esempio libico dello scorso anno.

Mosca, correttamente, sostiene infatti che i governi arabi e occidentali che appoggiano l’opposizione al regime stiano fomentando la violenza per legittimare un intervento militare. Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, lo ha ribadito l’altro giorno da Pechino, quando ha affermato che “alcuni nostri partner stranieri stanno prendendo iniziative per fare in modo che la situazione esploda, sia letteralmente che metaforicamente”.

Un’operazione militare guidata dagli USA o dalla NATO contro Damasco sarebbe inoltre impopolare per l’opinione pubblica occidentale e agli occhi della maggioranza della popolazione siriana. Perciò, in molti in Occidente sembrano preferire per ora l’adozione di nuove sanzioni accompagnate da un aumento dell’impegno volto a finanziare e armare l’opposizione oppure, tutt’al più, la creazione di corridoi “umanitari” in Siria per consentire ai “ribelli” di organizzarsi e stabilire canali di comunicazione con i paesi vicini, a cominciare dalla Turchia.

Per l’amministrazione Obama, tuttavia, ogni opzione rimane percorribile. Come ha confermato un paio di giorni fa il segretario alla Difesa, Leon Panetta, il Pentagono ha preparato piani di intervento per qualsiasi genere di approccio alla crisi siriana verrà scelto dalla Casa Bianca. A confermalo è anche la massiccia esercitazione militare “Eager Lion 2012” che gli Stati Uniti si apprestano ad inaugurare oltre il confine siriano, in Giordania, e alla quale parteciperanno ben 12 mila soldati di paesi che condividono gli stessi obiettivi di Washington circa la sorte del regime di Assad.

Tratto da: altrenotizie.org

Sulla strada di casa

di Sara Michelucci

La disperazione corre sull’autostrada che collega la provincia ligure a Reggio Calabria. Due uomini, due padri di famiglia, a cui la crisi economica e le avversità hanno tolto la dignità. Tanto che entrambi scavalcano i loro principi e la loro morale e si mettono al soldo della criminalità organizzata. Sulla strada di casa, film diretto da Emiliano Corapi, parte dalla storia di Alberto (Vinicio Marchioni), un piccolo imprenditore ligure in difficoltà che, per salvare la sua azienda che produce chiodi, inizia a fare il corriere per una potente organizzazione criminale calabra e che ha affari in Svizzera.

Alla moglie (una brava Donatella Finocchiaro) che lo ama e ha sempre apprezzato la sua onestà, l’uomo nasconde i motivi reali dei viaggi. Finché l’arrivo di un altro gruppo di malviventi, interessati al nuovo carico illecito che sta per trasportare, non lo costringe a pagare il prezzo della sua scelta. Sulla strada verso Reggio Calabri dovrà “lottare” con un altro uomo, Sergio (Daniele Liotti) assoldato in gran segreto per trasportare il carico che spettava ad Alberto, per poter salvare la sua famiglia. Ma anche Sergio ne ha una e non mollerà così facilmente il carico.

Una guerra tra poveri è quella che sapientemente mette in scena Corapi che, con un budget ridottissimo e senza nessun effetto speciale, riesce a regalarci uno degli spaccati più neri e cupi della nostra Italia. Quell’Italia che non promette più nulla ai suoi cittadini, che non rende giustizia degli sforzi e dei sacrifici fatti, in cui nessun titolo di studio o nessuna professionalità vengono appagati. Una crisi che morde e che scalfisce anche uno dei valori che ha da sempre caratterizzato il Bel Paese: quello della famiglia. Alberto la perderà per sempre, mentre Sergio avrà una nuova possibilità, dopo aver dimostrato un grande atto di umanità verso quell’uomo che non è poi così diverso da lui.

È l’uomo comune, dei giorni nostri, quello raccontato da questa bella pellicola che si è giustamente aggiudicata numerosi premi, tra cui il premio Speciale della Giuria e il premio Miglior Interpretazione Maschile a Vinicio Marchioni al festival di Annecy 2011, oltre al Premio Fondazione Antonveneta per la Migliore Opera Prima al festival Maremetraggio 2011. Non ci sono eroi, ma uomini che lottano per la loro esistenza, per mantenersi a galla, per non dover rinunciare a quello che hanno con fatica costruito.

L’esordiente Corapi racconta una storia on the road che non lascia spazio a nessuna fantasia o illusione, ma che fa della realtà una trappola a cui difficilmente si riesce a sfuggire, seppure esista ancora la capacità di un gesto di pietà.

Sulla strada di casa (Italia 2012)

Regia: Emiliano Corapi
Sceneggiatura: Emiliano Corapi
Attori: Vinicio Marchioni, Donatella Finocchiaro, Daniele Liotti, Claudia Pandolfi, Fabrizio Rongione, Massimo Popolizio, Renato Marchetti, Fausto Maria Sciarappa, Lucia Mascino
Fotografia: Raoul Torresi
Montaggio: Andrea Maguolo
Musiche: Giordano Corapi
Produzione: Marvin Film
Distribuzione: Iris Film

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tratto da: altrenotizie.org