Luigi Pirandello – La berretta di Padova

Berrette di Padova: belle berrette a lingua, di panno, a uso di quelle che si portano ancora in Sardegna, e che si portavano allora (cioè a dire nei primi cinquant’anni del secolo scorso) anche in Sicilia, non dalla gente di campagna che usava di quelle a calza di filo e con la nappina in punta, ma dai cittadini, anche mezzi signori; se è vera la storia che mi fu raccontata da un vecchio parente, il quale aveva conosciuto il berrettajo che le vendeva, zimbello di tutta Girgenti allora, perché dei tanti anni passati in quel commercio pare non avesse saputo ricavare altro guadagno che il nomignolo di Cirlinciò, che in Sicilia, per chi volesse saperlo, è il nome di un uccello sciocco. Si chiamava veramente don Marcuccio La Vela, e aveva bottega sulla strada maestra, prima della discesa di San Francesco. Continue reading

Luigi Pirandello – La madonnina

Una scatola di giocattoli, di quelle con gli alberetti incoronati di trucioli e col dischetto di legno incollato sotto al tronco perché si reggano in piedi, e le casette a dadi e la chiesina col campanile e ogni cosa: ecco, immaginate una di queste scatole, data in mano al Bambino Gesú, e che il Bambino Gesú si fosse divertito a costruire al padre beneficiale Fioríca quella sua parrocchietta cosí; la chiesina modesta, dedicata a San Pietro, di fronte; e di qua, la canonica con tre finestrette riparate da tendine di mussola inamidate che, intravedendosi di là dai vetri, lasciavano indovinare il candore e la quiete delle stanze piene di silenzio e di sole; il giardinetto accanto, col pergolato e i nespoli del Giappone e il melagrano e gli aranci e i limoni; poi, tutt’intorno, le casette umili dei suoi parrocchiani, divise da vicoli e vicoletti, con tanti colombi che svolazzavano da gronda a gronda; e tanti conigli che, rasenti ai muri, spiavano raccolti e tremanti, e gallinelle ingorde e rissose e porchetti sempre un po’ angustiati, si sa, e quasi irritati dalla soverchia grassezza.
In un mondo cosí fatto, poteva mai figurarsi il padre beneficiale Fioríca che il diavolo vi potesse entrare da qualche parte?
E il diavolo invece vi entrava a suo piacere, ogni qual volta gliene veniva il desiderio, di soppiatto e facilissimamente, sicuro d’essere scambiato per un buon uomo o una buona donna, o anche spesso per un innocuo oggetto qualsiasi. Anzi si può dire che il padre beneficiale Fioríca stava tutto il santo giorno in compagnia del diavolo, e non se n’accorgeva. Non se ne poteva accorgere anche perché, bisogna aggiungere, neppure il diavolo con lui sapeva esser cattivo: si spassava soltanto a farlo cadere in piccole tentazioni che, al piú al piú, scoperte, non gli cagionavano altro danno che un po’ di beffe da parte dei suoi fedeli parrocchiani e dei colleghi e superiori.
Una volta, per dirne una, questo maledettissimo diavolo indusse una vecchia dama della parrocchia, andata a Roma per le feste giubilari, a portare di là al padre beneficiale Fioríca una bella tabacchiera d’osso con l’immagine del Santo Padre dipinta a smalto sul coperchio. Ebbene, si crederebbe? Vi s’allogò dentro, non ostante la custodia di quell’immagine e per piú d’un mese, ai vespri, mentre il padre beneficiale Fioríca faceva alla buona un sermoncino ai divoti prima della benedizione, di là dentro la tabacchiera si mise a tentarlo: Continue reading

Luigi Pirandello – Le medaglie

Sciaramè, quella mattina, s’aggirava per la sua cameretta come una mosca senza capo.
Piú d’una volta Rorò, la figliastra, s’era fatta all’uscio, a domandargli:
- Che cerca?
E lui, dissimulando subito il turbamento, frenando la smania, le aveva risposto, dapprima, con una faccetta morbida, ingenua:
- Il bastone, cerco.
E Rorò:
- Ma lí, non vede? All’angolo del canterano.
Ed era entrata a prenderglielo. Poco dopo, a una nuova domanda di Rorò, aveva ancora trovato modo di dirle che gli bisognava un… sí, un fazzoletto pulito. E lo aveva avuto; ma ecco, non si risolveva ancora ad andarsene. Continue reading

Luigi Pirandello – Le sorprese della scienza

Avevo ben capito che l’amico Tucci, nell’invitarmi con quelle sue calorose e pressanti lettere a passare l’estate a Milocca, in fondo non desiderava tanto di procurare un piacere a me, quanto a se stesso il gusto di farmi restare a bocca aperta mostrandomi ciò che aveva saputo fare, con molto coraggio, in tanti anni d’infaticabile operosità.
Aveva preso a suo rischio e ventura certi terreni paludosi che ammorbavano quel paese, e ne aveva fatto i campi piú ubertosi di tutto il circondario: un paradiso!
Non mi faceva grazia nelle sue lettere di nessuno dei tanti palpiti che quella bonifica gli era costata e di nessuno dei tanti mezzi escogitati, dei tanti guaj che gli erano diluviati, di nessuna delle tante lotte sostenute, lui solo contro Milocca tutta: lotte rusticane e lotte civili. Continue reading

Luigi Pirandello – L’eresia catara

Bernardino Lamis, professore ordinario di storia delle religioni, socchiudendo gli occhi addogliati e, come soleva nelle piú gravi occasioni, prendendosi il capo inteschiato tra le gracili mani tremolanti che pareva avessero in punta, invece delle unghie, cinque rosee conchigliette lucenti, annunziò ai due soli alunni che seguivano con pertinace fedeltà il suo corso:
- Diremo, o signori, nella ventura lezione, dell’eresia catara. Continue reading

Luigi Pirandello – La mosca

Trafelati, ansanti, per far piú presto, quando furono sotto il borgo, -  su, di qua, coraggio! -  s’arrampicarono per la scabra ripa cretosa, ajutandosi anche con le mani -  forza! forza! -  poiché gli scarponi imbullettati -  Dio sacrato! -  scivolavano.
Appena s’affacciarono paonazzi sulla ripa, le donne, affollate e vocianti intorno alla fontanella all’uscita del paese, si voltarono tutte a guardare. O non erano i fratelli Tortorici, quei due là? Sí, Neli e Saro Tortorici. Oh poveretti! E perché correvano cosí?
Neli, il minore dei fratelli, non potendone piú, si fermò un momento per tirar fiato e rispondere a quelle donne; ma Saro se lo trascinò via, per un braccio. Continue reading