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Riforma del Senato, opposizioni ricevute al Quirinale. Renzi: "Non molliamo"

24-lug-14

20:30 i capigruppo Gianmarco Centinaio per la Lega Nord, Vito Petrocelli per l’M5S e Loredana De Petris di Sel per il Gruppo Misto al Senato sono stati ricevuti al Quirinale. Il presidente Napolitano ha delegato il segretario generale Donato Marra di ricevere le proteste delle opposizioni.

19:30 In un’intervista a La7 anticipata su Corriere.it, Renzi risponde alle opposizioni dicendo “Non mollo. In Italia c’è un gruppo di persone che dice no da sempre. E noi, senza urlare, diciamo sì”.
Pronta la replica di Grillo, che dice “Non molliamo per la democrazia” e post su Twitter la foto dei parlamentari in marcia sul Quirinale.

C'è ancora gente che crede che la #DEMOCRAZIA sia alla base di questo stato. #M5S pic.twitter.com/e9PUlbmuWj

— Viterbo5Stelle (@Viterbo5Stelle) 24 Luglio 2014

18:45 Un centinaio di parlamentari di Lega Nord, M5S, Sel e Gruppo Misto si sono riuniti davanti a Palazzo Madama per recarsi in corteo al Quirinale, ed essere ricevuti da Napolitano, cui manifesteranno il dissenso per l’adozione della “tagliola” alla discussione sulla riforma del Senato.

18:10 Mentre sono ripresi i lavori in Aula in un clima infuocato, su Twitter il ministro Maria Elena Boschi annuncia che si terrà comunque un referendum confermativo della riforma.

L'ultima parola sulle riforme sarà dei cittadini: referendum comunque! #noalibi

— maria elena boschi (@mariaelenabosch) 24 Luglio 2014

Intanto le delegazioni di Lega Nord e M5S al Senato hanno annunciato che andranno da Napolitano a denunciare lo “scempio della democrazia”.

16:45 Niente trattativa con le opposizioni. La conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama ha deciso di contingentare i tempi per arrivare al voto finale entro l’8 agosto. Scatta quindi la cosiddetta “tagliola”. Le opposizioni si erano dette favorevoli a ritirare buona parte dei quasi 8000 emendamenti presentati, a patto di avere garanzie sul Senato elettivo e sul riequilibrio tra le due Camere.

Garanzie che la maggioranza non ha voluto dare, preferendo la prova di forza.

24 luglio 2014 La nuova giornata di votazioni a Palazzo Madama sulla riforma del Senato è iniziata con un rinvio, dopo che il presidente del Senato Pietro Grasso, su sollecitazione del capogruppo Pd Luigi Zanda, ha bloccato i lavori dell’aula e ha convocato la riunione dei capigruppo.

La maggioranza chiede il ritiro degli oltre 7800 emendamenti che stanno bloccando i lavori in Aula. Il ministro Boschi si è detto disposto al dialogo ma pone come precondizone il ritiro degli emendamenti. “Il governo è disponibile ad approfondire nel merito alcuni punti, ma non soggiacendo al ricatto di 7.800 emendamenti. Se ci sarà un sostanzioso taglio, noi siamo disponibili”

23 luglio 2014: giornata per nulla affatto risolutiva quella di oggi in Aula per la riforma del Senato. In due ore, non senza discussioni e screzi, sono stati votati 3 emendamenti sugli oltre 7800 presentati. A questi si sono aggiunte ben 920 richieste di voto segreto su alcuni emendamenti – 500 riguardano soltanto gli emendamenti all’art. 12 del provvedimento sulla composizione, l’elezione e le funzioni del nuovo Senato – sulle quali Pietro Grasso, presidente del Senato, non ha posto alcun veto.

I tempi sono biblici, sfiorano il ridicolo, e in serata anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è intervenuto nella speranza di riuscire a dare una sferzata ai tempi, in un colloquio con Grasso nel corso del quale ha sottolineato come una paralisi di questo tipo rappresenterebbe un danno per il prestigio e la credibilità dell’Istituzione.

Quella nave sembra già salpata e di questo passo anche le sedute fiume che cominceranno a partire da lunedì 28 luglio. M5S, Lega Nord e Sel fanno ostruzionismo, anche se Nichi Vendola ipotizza l’accorpamento degli emendamenti, solo però “se il governo cambia atteggiamento”.

Dopo questa giornata imbarazzante, la seduta è stata sospesa. Si ripartirà dalle 9.30 di domani, ma tutto lascia pensare che ben poco cambierà rispetto a oggi.

Da lunedì sedute notturne

17.57 – Dopo la conferenza dei capigruppo del Senato si è deciso come procedere nell’esame degli emendamenti della riforma per provare a chiudere l’iter parlamentare prima della pausa estiva: da lunedì 28 il Senato sarà convocato ogni giorno dalle 9 alle 24, fine settimana compresi. Una decisione inevitabile, secondo il capogruppo Pd Zanda, per evitare che il tutto venga rinviato a settembre: “Con questo ritmo le riforme rischiano di non essere approvate nemmeno entro la fine del 2014″.

22 luglio – Sono ripresi i lavori in aula per la riforma del Senato, ostacolata dall’ostruzionismo e dai quasi ottomila emendamenti presentati. Il rischio è che la riforma possa andare per le lunghe, e che il voto finale non riesca a esserci prima della pausa estiva. Sarebbe una battuta d’arresto pesante per il governo Renzi, che su questa riforma sta puntando molta della sua credibilità. E proprio il premier, di ritorno dall’Africa, è tornato a parlare della questione: “Le immagini di qualcuno che vuole bloccare, fermare, ostruire il cammino delle riforme sono le immagini di chi pensa che si possa continuare così com’è. Per cambiare l’Italia bisogna fare le riforme e le faremo”.

Se si cerca in tutti i modi di evitare un ulteriore rinvio (”L’ostruzionismo è legittimo, ma è altrettanto legittimo, nel pieno e rigoroso rispetto dei regolamenti e delle procedure parlamentari, usare gli strumenti che consentono di arrivare al voto in tempi ragionevoli”, ha detto il sottosegretario Pizzetti), si teme anche il voto segreto, attorno al quale potrebbero coagularsi i malumori dei partiti che sulla carta appoggiano la riforma arrivando addirittura ad affondarla. Ma su questo deciderà il presidente Grasso.

Riforma Senato: Maria Elena Boschi contestata in aula

22:47 – Il Senato ha chiuso la seduta di oggi senza procedere ad alcuna votazione del ddl relativo alle riforme costituzionali. Poco prima del rompete le righe il MoVimento 5 Stelle ha chiesto una sospensione dei lavori domani per dare spazio a un’informativa del ministro degli Esteri Federica Mogherini sulla situazione a Gaza. Sel ha appoggiato la richiesta, mentre il Pd si è setto contrario. La Lega, invece, ha chiesto il numero legale, ma il presidente di turno, Fedeli del Pd ha deciso di rinviare a domani mattina per motivi di orario. A quel punto il m5S ha scatenato una bagarre.

21:41 – Il dibattito in Aula è ancora in corso e proseguirà fino a tarda serata. Intanto le prime votazioni degli emendamenti slittano a domani.

13:58 – Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi oggi ha parlato in Aula e ha detto:

“Oggi è il tempo delle scelte: nelle vostre mani, onorevoli senatori, l’ultima chance di credibilità per la politica tutta. Ci potrà essere dell’ostruzionismo, ma noi manterremo l’impegno di cambiare il Paese perché lo abbiamo promesso ai cittadini”

Boschi ha detto che chi parla di “svolta autoritaria” è “vittima di allucinazioni”, ma queste parole non sono state ben accolte dall’Aula che l’ha contestata, poi lei ha aggiunto, citando Amintore Fanfani:

“Si può essere d’accordo o non d’accordo con la riforma, ma parlare di svolta illiberale è una bugia e le bugie in politica non servono. Noi abbiamo bisogno di uno Stato più semplice e coraggioso, di un’Italia più forte. Questa riforma sta cercando di dare risposta a tutti questi interrogativi”

Lunedì 21 luglio 2014 – Comincia la settimana che, secondo il Premier Matteo Renzi, sarà decisiva per la riforma del Senato. Oggi si vota a Palazzo Madama e a rallentare l’iter del disegno di legge ci sono ben 7800 emendamenti, dei quali 5900 presentati da Sel. Il Presidente del Consiglio ha parlato di “ostruzionismo” da parte dell’opposizione, ma anche all’interno della maggioranza non sono tutte rose e fiori.

Renzi, durante la sua visita in Africa, ha detto:

“Noi con il sorriso con le labbra ma con una determinazione ferrea andiamo avanti. Se qualcuno con l’ostruzionismo vuole mettere il sasso sui binari, noi con pazienza togliamo il sasso è andiamo avanti”

Al momento si parla di chiusura delle votazioni entro il 10 agosto, poi ci sarà una pausa nella settimana di Ferragosto e subito dopo il governo tornerà a lavoro. Il sì definitivo alla riforma non arriverà prima del 2015 poiché si tornerà a votare nelle Camere dopo tre mesi dalla prima votazione (si tratta di una riforma costituzionale e l’iter è più lungo).
Intanto da un sondaggio svolto da Ipsos per il Corriere della Sera emerge che tre italiani su quattro vogliono il Senato elettivo.

Respinte le pregiudiziali di M5S e Sel

Lunedì 14 luglio 2014

17:01Le pregiudiziali sulle riforme presentante da M5S, Sel e gli ex dello stesso M5S sono state respinte dal Senato. Intanto il segretario della Lega Nord Matteo Salvini ha detto che per ora il sì della Lega alla riforma non è affatto scontato e che i leghisti devono verificare che vengano rispettate alcune garazie che gli sono state promesse. Salvini poi ha aggiunto:

“Io non vorrei che la fretta sia cattivissima consigliera. Non vorrei che per fare il selfie di Ferragosto, Renzi dia vita a un’accelerazione che ci riporti indietro e cancelli i territori. Noi abbiamo contribuito ma non so se è stato sufficiente”

Lunedì 14 luglioLa riforma del Senato è approdata in Aula. La relatrice Anna Finocchiaro l’ha presentata questa mattina ricordando il lavoro svolto in Commissione. Il MoVimento 5 Stelle ha annunciato che presenterà una pregiudiziale che sarà messa ai voti.

Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, intanto, in un’intervista rilasciata a Il Messaggero, ha detto:

“Sull’immunità esistono varie ipotesi sul tappeto compreso il ritorno all’insindacabilità che era prevista dal testo originario del governo. Ma, ripeto, su questo tema devono essere i partiti ad esprimersi in modo concorde”

Il ministro ha anche spiegato che potrebbero esserci altre modifiche e quella più importante riguarderebbe i poteri del Senato sull’esame della legge di Bilancio. Boschi ha spiegato che andrebbe trovato un equilibrio diverso con la Camera per facilitare l’approvazione di una legge.

Il Premier Matteo Renzi in un’intervista al Tg1 ha detto di essere sicuro di avere una maggioranza molto ampia sulle riforme.

Il nuovo Senato: come funziona e cosa cambia con la riforma del governo Renzi

La riforma del Senato del governo Renzi continua la sua marcia non priva di intoppi, marcia che dovrebbe portare il testo all’esame dell’aula a partire da lunedì prossimo. Ecco cosa cambia e come funziona il nuovo Senato, dal numero di senatori che siederanno a Palazzo Madama, fino alle regole per la loro elezioni e i poteri dei senatori.

Quanti saranno i senatori? A Palazzo Madama siederanno in 100 in luogo dei 315 di oggi, così ripartiti: 74 consiglieri regionali, 21 sindaci, 5 personalità illustri nominate dal presidente della Repubblica. La durata del mandato di questi ultimi sarà di sette anni e non sarà ripetibile. Andranno quindi a sostituire i senatori a vita e saranno scelti con gli stessi criteri: “cittadini che hanno illustrato la patria per i loro altissimi meriti”.

I senatori saranno eletti? Non saranno più eletti direttamente dai cittadini; si tratterà invece di una elezione di secondo grado che vedrà approdare in Senato sindaci e consiglieri regionali. Il sistema sarà proporzionale per evitare che chi ha la maggioranza nella regione si accaparri tutti i seggi a disposizione. Quale sarà lo stipendio dei senatori? I consiglieri regionali e i sindaci che verranno eletti al Senato non riceveranno nessuna indennità, il che dovrebbe portare allo Stato un risparmio di oltre mezzo miliardo di euro ogni anno.

Quali sono i poteri del nuovo Senato? Palazzo Madama avrà molti meno poteri e verrà superato il bicameralismo: innanzitutto non potrà più votare la fiducia ai governi in carica, mentre la sua funzione principale sarà quella di “funzione di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica”, che poi sarebbero regioni e comuni. Potere di voto vero e proprio invece il Senato lo conserverà solo riforme costituzionali, leggi costituzionali, leggi elettorali degli enti locali e ratifiche dei trattati internazionali.

Il ruolo consultivo del Senato. Il Senato avrà però la possibilità di esprimere proposte di modifica anche sulle leggi che esulano dalle sue competenze. Potrà esprimere, non dovrà, e sarà costretto a farlo in tempi strettissimi: gli emendamenti vanno consegnati entro 30 giorni, la legge tornerà alla Camera che avrà 20 giorni di tempo per decidere se accogliere o meno i suggerimenti. Più complessa la situazione per quanto riguarda le leggi che riguardano i poteri delle regioni e degli enti locali, sui quali il Senato conserva maggiori poteri. In questo caso, per respingere le modifiche la Camera dovrà esprimersi con la maggioranza assoluta dei suoi componenti. Il Senato potrà votare anche la legge di bilancio, le proposte di modifica vanno consegnate entro 15 giorni e comunque l’ultima parola spetta alla Camera.



Il nuovo Senato approvato in Commissione

18:30La Commissione Affari Costituzionali del Senato ha approvato l’emendamento dei relatori sulla riforma del Senato nella sua nuova formulazione che prevede l’elezione indiretta dei senatori da parte dei consiglieri regionali su base proporzionale. Adesso la Commissione deve proceder al voto finale sul testo e così il progetto di riforma del Senato potrà arrivare in Aula lunedì prossimo.

17:30Anna Finocchiaro, senatrice del Pd, relatrice del progetto di riforma del Senato, ha detto di essere “disponibile” a recepire modifiche al suo emendamento relativo alle modalità di elezione dei senatori da parte dei consigli regionali.

Intanto nel centrodestra il capogruppo di Forza Italia al Senato Paolo Romani ha incontrato il leader di Ncd Angelino Alfano e con lui ha trovato un’intesa su questo meccanismo di elezione dei senatori di cui oggi si è tanto discusso. Romani ha detto:

La riformulazione dell’emendamento prevede che i seggi siano assegnati con metodo proporzionale in ragione dei voti espressi e della composizione di ciascun consiglio regionale”

14:30 – È confermato che l’esame in aula della riforma del Senato è rinviato alla prossima settimana. Oggi, alle 17:30, la Commissione Affari Costituzionali del Senato voterà il mandato ai relatori perché riferiscano all’assemblea sulle riforme istituzionali. Alcuni punti vengono dunque approvati per ora così come sono, ma se ne discuterà poi in Aula. Fra gli argomenti più spinosi c’è meccanismo di elezione dei nuovi senatori.

10 luglio – Sembra destinato a slittare l’esame in Aula del testo della riforma del Senato previsto per le 16,30 di oggi. Il M5S fa ostruzionismo con Sel, mentre in Forza Italia è scoppiato il caso della composizione delle liste. Roberto Calderoli, co-realatore del disegno di legge, ha detto che considerato come stanno andando i lavori ha molti dubbi che si riesca ad andare in Aula oggi, molto più probabile che slitti tutto a lunedì.

In Commissione Affari Costituzionali del Senato stamattina non si p votato. Forza Italia non apprezza la parte dell’emendamento relativo alle liste, in particolare l’articolo 34 del testo e anche Ncd è d’accordo, definendo quel passaggio un “pasticcio costituzionale”.

Il testo pronto per l’esame dell’Aula

9 luglio Come deciso dalla conferenza dei capigruppo al Senato il ddl del governo sulle riforme approderà in Aula proprio al Senato domani pomeriggio, giovedì 10 luglio. Il voto sugli emendamenti inizierà mercoledì 16 luglio.

In verità il testo sarebbe potuto approdare già oggi in Aula, ma la presidente della commissione Affari costituzionali, Anna Finocchiaro, aveva chiesto il rinvio a domani dell’incardinamento del provvedimento. Un rinvio che alcuni avrebbero preferito fosse alla prossima settimana, come da richiesta inoltrata dai senatori dissidenti sull’avvio in aula dell’esame del ddl sulle riforme.

La prima certezza è che il prossimo Senato non sarà eleggibie, almeno probabilmente: i relatori Finocchiaro e Calderoli hanno presentato l’emendamento che recepisce l’accordo fra maggioranza e Forza Italia sulla scia del patto del Nazareno, accordo che prevede che i senatori non vengano eletti dai cittadini bensì dai consigli regionali in proporzione della consistenza dei gruppi consiliari (2 il numero minimo di senatori che ciascuna regione potrà avere nel futuro Senato).

La metà dei senatori forzisti tuttavia non gradisce il Patto del Nazareno e si dice, almeno a parole perchè poi sempre in Forza Italia restano tutti, pronto a battagliare in Aula su questo. Ad esempio l’azzurro Augusto Minzolini avrebbe deciso si depositare un subemendamento che invece rilancia il Senato elettivo eletto a suffragio universale.

Ma i malumori sono anche nel M5s, leggermente perplesso sul dibattito interno tra i senatori contrari e favorevoli all’Italicum.

Senatori eletti o nominati?

8 luglio Sembra essere vicino alla risoluzione il nodo della non eleggibilità dei senatori, che per il governo è un punto imprescindibile del nuovo Senato che si sta cercando di varare: saranno i consigli regionali a eleggere i senatori, ma la scelta rispetterà il criterio di proporzionalità sia per quanto riguarda il numero di abitanti, sia il risultato elettorale di ciascuna regione. L’emendamento dovrebbe far rientrare la fronda forzista e piddina di chi vorrebbe mantenere l’elettività dei senatori.

Nuovo Senato: il ritorno dell’immunità parlamentare

22 giugno. Il ritorno dell’immunità parlamentare per i senatori di quello che sarà il “nuovo Senato”, sta facendo storcere il naso sia all’interno dello stesso PD che tra i pentastellati. A prendere la parola sul fronte del PD è stato il Ministro per le Riforme Costituzionali Maria Elena Boschi, che ha prontamente preso le distanze da questa modifica inserita all’ultimo momento:

Il governo aveva fatto una scelta opposta, perché si sarebbe creata una distinzione tra i consiglieri regionali e i sindaci che sono senatori e tutti gli altri. Sul punto si può discutere, ma non è centrale.

I dissidi arrivano anche fa Forza Italia. Il giornalista Augusto Minzolini, senatore dal marzo dello scorso anno, ha precisato di non avere nessuna intenzione di votare la riforma e saranno in molti a seguirlo:

Lo dico da adesso, così nessuno potrà far finta che non lo sapeva. Io, se la riforma del Senato rimane questa, non la voto. […] E come me, immagino, anche tanti altri miei colleghi. La proposta che ho presentato, e che prevede l’elezione diretta del Senato, era stata firmata da trentasette colleghi di Forza Italia. La maggioranza di noi. E visto che quel testo è in antitesi rispetto a quello che sta confezionando il governo, e soprattutto visto che la gente di solito legge prima quello che firma, tutto questo qualcosa vorrà dire, no?

Si preannuncia sempre più un percorso lungo e travagliato per questa a lungo attesa riforma che dovrà approdare in aula il prossimo 3 luglio.

21 giugno. Ci sono ulteriori precisazioni su come sarà il nuovo Senato in seguito alla riforma del Governo Renzi. L’accordo sembra essere stato trovato con il patto tra Pd, Forza Italia e Lega Nord e dovrebbe ormai essere definitivo: 100 senatori totali (invece di oltre 300, com’è oggi); 95 scelti dai consigli regionali e 5 di nomina presidenziale. Con poteri ridotti: non potranno votare la fiducia al governo e nemmeno la maggior parte delle leggi (più in basso nel post, le specifiche funzioni del nuovo Senato). Lo stipendio dei consiglieri regionali che si occuperanno del Senato sarà portato a livelli pari a quelli dei sindaci maggiori, e quindi abbassato. Torna però l’immunità parlamentare per i senatori, quindi niente arresti e niente intercettazioni a meno che non siano autorizzate. Nel testo del governo questa norma non c’era, si vedrà. La riforma approderà in aula per il 3 luglio.

La riforma del Senato: come funziona

La riforma del Senato potrebbe essere giunta alla svolta decisiva, con il nuovo accordo maturato tra Renzi e Berlusconi tramite i mediatori Maria Elena Boschi, Anna Finocchiaro, Roberto Calderoli, Paolo Romani e Denis Verdini. Ma come funziona e cosa cambia dopo questa nuova tornata di modifiche alla riforma del Senato? Innanzitutto è confermato che il nuovo Senato non avrà parlamentari eletti appositamente per quella funziona, che non voterà la fiducia ai governi e non avrà poteri sulle leggi ordinarie.

Non sarà però un inutile orpello alla Camera, visto che avrà competenza sulla legislazione regionale ed europea, eleggerà assieme alla Camera il presidente della Repubblica, eleggerà il Csm e i giudici costituzionali e avrà voce soprattutto su leggi elettorali e costituzionali. Una sorta di organo che si occupa di questioni regionali, sovranazionali e istituzionali; lasciando alla sola Camera il compito di svolgere il lavoro legislativo “di routine”.

Con la riforma del Senato cambia anche la composizione di Palazzo Madama: ci saranno una ventina di sindaci-senatori eletti dai loro colleghi (un sindaco per regione eletto dai colleghi della sua regione), mentre circa un’ottantina sarà composto da consiglieri regionali; Renzi recupera i senatori eletti dal presidente della Repubblica pescati nella società civile. Da quel che si capisce, con questa formula si può sperare davvero di arrivare al varo della riforma.

La riforma del Senato: come funziona e cosa cambia

La riforma del Senato di Renzi sembrava essersi decisamente arenata – mentre il dl Chiti prendeva piede – e invece è bastato cambiare qualcosa, trovare un punto di compromesso per rimettere in riga la minoranza Pd (che da domani si chiamerà Area Riformista e unirà bersaniani e lettiani), riconquistare l’appoggio di Berlusconi e isolare il povero Chiti ormai abbandonato a se stesso. Di che si tratta? Qual è questo punto di compromesso che è stato raggiunto? Partiamo da ciò che rimane intatto: niente più bicameralismo perfetto, niente indennità, niente voto di fiducia, niente voto sul bilancio. Questi aspetti della riforma del Senato rimangono intatti, cambia però la modalità con cui si mandano i “senatori part time” a Palazzo Madama.

Se prima doveva infatti trattarsi di sindaci e altri 21 eletti dal presidente della Repubblica, che ogni tot tempo si recavano al Senato per valutare le varie materie di competenza, adesso questo punto di accordo – che sarà depositato mercoledì dai relatori Calderoli e Finocchiaro – prevede che i senatori siano eletti tra i consiglieri regionali. Il che significa che il Senato rimane una camera elettiva, punto su cui Renzi aveva incontrato le resistenze più forti. Nuovi senatori eletti dai cittadini insieme ai consigli regionali, ma in un listino a parte. Si tratta dunque di consiglieri regionali a tutti gli effetti, pagati dalla loro regione ma scomputati dal totale.

Bisognerà però aspettare qualche giorno per avere le idee più chiare su alcuni aspetti: quanti saranno questi senatori-consiglieri? Che indennità riceveranno? Saranno consiglieri eletti anche come senatori che ogni tanto si recano a Palazzo Madama, o saranno eletti in regione ma passeranno tutto il loro tempo al Senato? Aspetti ancora da chiarire, ma è facile pensare che alle regioni sarà chiesto il sacrificio di pagare alcuni loro consigliere da mandare a Roma come senatori.

L’abolizione del Senato e la prima proposta di Renzi

L’abolizione del Senato (o riforma del Senato che dir si voglia, visto che Palazzo Madama resterà comunque in funzione, seppur con compiti molto ridotti) è stata nuovamente rilanciata ieri da Matteo Renzi durante la conferenza stampa seguita al consiglio dei ministri. Ed era inevitabile che il premier continuasse subito a puntare su una riforma che, a questo punto, è indispensabile anche per far proseguire il cammino di un Italicum che funziona solo se il Senato viene (quasi) cancellato.

Il tutto ieri è stato semplificato da Renzi parlando di “riforma costituzionale del Senato” che prevede: mai più il voto di fiducia al Senato, meno 315 stipendi a parlamentari e legislazione più spedita. Tre punti ipersintetici che ben si prestavano a quelle slide che tanto hanno fatto parlare. Le cose però, e ovviamente, sono un po’ più complesse e articolate. Vediamo allora quali sono i punti principali della riforma del Senato.

Con l’abolizione del Senato così come lo conosciamo oggi a Palazzo Madama siederanno al massimo 150 senatori. Ma non si tratterà di senatori eletti e non riceveranno nessuna retribuzione. A comporre il nuovo Senato dovrebbero essere 108 sindaci dei comuni capoluogo, 21 presidenti di regione e 21 esponenti della società civile. Tutti rigorosamente senza stipendio e che restano in carica per un solo mandato.

Con la riforma del Senato, oltre a essere più leggero e a costo zero, Palazzo Madama perderà buona parte dei suoi poteri, dal momento che non potrà più votare la fiducia al governo e si porrà fine al bicameralismo perfetto che rende così insopportabilmente lungo il cammino delle leggi. Avrà invece voce in capitolo sulla legge di stabilità e si occuperà di legislazione regionale e dei rapporti con l’Europa.

L’abolizione di fatto del Senato (o almeno dei suoi poteri attuali) renderà ovviamente improponibile dare ai senatori uno stipendio equivalente a quello di oggi, al massimo si avrà un gettone di presenza per una camera che comunque si riunirà solo all’occorrenza o comunque sporadicamente. Ovviamente tutte queste funzioni in meno faranno sì che sarà completamente inutile avere, com’è oggi, uno sdoppiamento dell’amministrazione che gestisce le due camere. Sarà quindi tutto riunito sotto la sola amministrazione della Camera. Il che non significa che si licenzierà nessuno, ma semplicemente che non si sostituirà il personale che andrà in pensione.

Qual è l’iter da seguire per arrivare alla riforma del Senato? La strada segnata è ancora una volta quella dell’intesa personale tra Renzi e Berlusconi che per il momento sembra reggere e che dovrebbe fare in modo che si arrivi ad avere i due terzi della maggioranza indispensabili per una riforma di questo tipo. Si tratta infatti di una riforma costituzionale che andrà incontro al referendum confermativo se non sarà votata da almeno due terzi del Parlamento (non che se si facesse il referendum ci sarebbe qualche dubbio su come voterebbero gli italiani).

Quel che è ancora da vedere – e d’altra parte Renzi ha sfidato i senatori già durante il suo discorso per la fiducia – è come si farà ad arrivare a convincere i senatori che quella legge devono votare a schiacciare il pulsante dell’autodistruzione che è votare sì all’abolizione del Senato. Messa così, l’impresa sembra di quelle davvero impossibili, ma prima di arrivare al redde rationem la strada è ancora lunga e strapiena di insidie.

ITALY-POLITICS-GOVERNMENT-PRESIDENT-ELECTION-VOTE

Riforma del Senato, opposizioni ricevute al Quirinale. Renzi: "Non molliamo" é stato pubblicato su Polisblog.it alle 20:25 di giovedì 24 luglio 2014.



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Gaza, oltre 700 le vittime. Colpita una scuola dell’Onu, Ban Ki Moon: "Sono sconvolto"

24-lug-14

19:45 Il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon si dice “sconvolto dalla notizia dell’attacco alla scuola”, sottolineando che tra le vittime ci sono donne, bambini e membri dello staff delle Nazioni Unite. Gli Stati Uniti, in un comunicato del Dipartimento di Stato, chiedono nuovamente che i civili siano protetti.

15:30 Secondo il direttore dell’ospedale di Beit Hanun, è di 16 morti e di circa 200 feriti il bilancio del bombardamento israeliano nella scuola dell’Unrwa (l’ente dell’Onu per i profughi). La scuola fungeva da rifugio per abitanti di Beit Hanun costretti ad abbandonare nei giorni scorsi le loro abitazioni, prima dell’ingresso delle forze di terra israeliana. Gli israeliani conoscevano la scuola, la sua ubicazione e il suo uso, perciò difficilmente si è trattato di un errore. Il fuoco contro la scuola non è stato preceduto da nessun avvertimento.

14:45 L’esercito israeliana ha colpito a Beit Hanun, nel Nord della Striscia di Gaza, una scuola dell’Unrwa (l’ente dell’Onu per i profughi) in cui avevano trovato riparo numerosi sfollati. Ci sarebbero morti e feriti.

24 luglio – 9:30 Cresce a vista d’occhio il bilancio delle vittime nella Striscia di Gaza. Ormai si contano 718 morti, e solo nella giornata di ieri hanno perso la vita 89 palestinesi. Secondo l’esercito israeliano, invece, sono morti 32 soldati mentre i razzi lanciati da Gaza hanno ucciso 2 civili. Israele intanto smentisce le voci di un negoziato con l’Anp per arrivare a una tregua. La tregua, se ci sarà, non è cosa immediata, e l’esercito continuerà a presidiare la Striscia di Gaza almeno per tutta la settimana.

20.50: Alitalia ha confermato la sospensione di tutti i voli da Roma a Tel Aviv per le prossime 24 ore, ad esclusione di quello in partenza alle 22.30 di domani.

Intanto a Gaza proseguono le trattative sul cessate il fuoco, mentre la conta dei morti non accenna a fermarsi. Con i bombardamenti di oggi i morti nella striscia di Gaza sono arrivati a 660 di cui, come denunciato dall’Unicef, 121 bambini.

Khaled Meshaal, leader di Hamas, dal Qatar ha fatto sapere oggi di essere pronto ad accettare una tregua umanitaria, ma, come scrive France Presse, solo a patto che venga rimosso il blocco israeliano dalla striscia di Gaza.

16.40: mentre gli Stati Uniti devono ancora decidere se mantenere o meno il divieto di volo da e verso Israele, l’European Aviation Safety Agency sembra avere le idee più chiare. L’azienda ha emesso poco fa un bollettino in cui raccomanda fortemente di evitare l’aeroporto internazionale Ben Gurion di Tel Aviv fino a nuove indicazioni. La raccomandazione vale per tutte le compagnie aeree.

13.35: niente tregua umanitaria a Sajaya, il popoloso quartiere a ridosso di Gaza City, chiesta dalla Croce Rossa Internazionale per poter entrare nel quartiere a recuperare i corpi e sgomberare i detriti. Le Forze di Difesa Israeliane hanno ordinato lo sgombero dei civili dall’ospedale Wafa e hanno bombardato la struttura, convinte che Hamas utilizzasse l’edificio per sparare razzi anticarro e colpi di arma automatica.

Altri morti nelle prime ore di oggi, almeno cinque palestinesi – tra i quali 2 bambini – sarebbero deceduti a Khan Younis, a sud della striscia di Gaza, in seguito ai colpi sparati da carri armati israeliani.

12.30: gli scontri proseguono senza sosta, mentre qualcosa comincia a muoversi sul fronte del cessate il fuoco. John Kerry, il segretario di stato Usa, ha precisato all’inizio del suo incontro col segretario generale dell’Onu Ban
Ki-moon che è stato fatto qualche passo avanti in questo senso, ma c’è ancora bisogno di molto lavoro.

Intanto il ministro degli Esteri palestinese, Ryad Al Malki, ha accusato Israele di aver commesso crimini contro l’umanità. L’accusa è arrivata dalla Svizzera, dove il ministro ha partecipato a una riunione straordinaria del Consiglio dei diritti umani:

Viola le convenzione di Ginevra e distrugge
completamente zone residenziali. Israele compie crimini contro l’umanità.

Accuse simili, ma nei confronti di tutte le parti coinvolte, sono state mosse anche da Navi Pillay, l’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani:

Israele ha degli obblighi in quanto potenza occupante. Sia i palestinesi sia gli israeliani meritano una vita migliore rispetto a quella di insicurezza cronica ed escalation ripetuta delle ostilità. Non rispettare la legge internazionale umanitaria e sui diritti umani potrebbe costituire crimine di guerra e contro l’umanità.

E, ha aggiunto,

Una pace duratura può cominciare solo con il rispetto dei diritti umani e della dignità umana da entrambe le parti. È imperativo che Israele, Hamas e tutti i gruppi armati rispettino rigorosamente le norme della legge umanitaria internazionale e sui diritti umani.

11.39: per capire al meglio cosa è accaduto nelle ultime ore, è interessante leggere il resoconto della cooperante italiana Meri Calvelli, che si trova sul posto. Nel post pubblicato poco fa su Facebook, che vi riportiamo per intero qui sotto, ha scritto:

Tutta la giornata di ieri e la notte e’ stata caratterizzata da attacchi lungo il confine e distruzioni mirate continue di case e di strutture già bombardate almeno 10 volte. A Kuza’a, villaggio nel confine a sud della striscia (Khan Younis), e’ stato attaccato questa notte dal fuoco dell’artiglieria. Telefonate disperate della popolazione che chiedeva aiuto per uscire dalle proprie case. Le ambulanze che hanno raggiunto il posto sono state attaccate non hanno avuto via libera per soccorrere i feriti. Ad ora ci sono problemi a raggiungere l’area.
Dalle 6 alle 8 di questa mattina sono stati 5 gli attacchi aerei con 10 missili su diversi obiettivi random in diverse aree; sparati 220 tank shells distrutte 3 case; uccisi 3 palestinesi e altri 10 feriti. Da Gaza in queste due ore sono partiti 3 missili verso israele.

23 luglio. E’ salito ancora il bilancio delle vittime, che ha toccato quota 641 nelle prime ore di oggi, dopo una notte di scontri in cui hanno perso la vita, tra gli altri, un cittadino palestinese, ucciso dalle forze israeliane in uno scontro avvenuto nel villaggio di Hussan, in Cisgiordania, e due soldati israeliani morti in combattimento nella Striscia.

La speranza di una tregua, però, non si è ancora affievolita. Il segretario di Stato americano John Kerry è in queste ore al Cairo proprio per cercare di arrivare a un cessate-il-fuoco. Kerry ha raggiunto telefonicamente il primo ministro israeliano Netanyahu e gli ha spiegato che il divieto imposto dagli USA alle compagnia aeree di non effettuare collegamenti con Israele è motivato solo e soltanto da ragioni di sicurezza.

Gli Stati Uniti decideranno nel corso delle prossime 24 ore se mantenere il divieto o meno.

Martedì 22 luglio: le compagnie aeree cancellano i voli per Tel Aviv

20.45 – Non più solo Delta Airlines e le compagnie americane, ma anche Alitalia, Air France, Lufthansa hanno cancellato i voli diretti a Tel Aviv dopo la caduta di un razzo vicino all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv.

17.40 – Continua a salire il numero delle vittime dell’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza: 605 i palestinesi uccisi (di cui 121 minorenni) e 28 i soldati israeliani che hanno perso la vita. Nella sequenza di dichiarazioni in favore di una tregua si registrano anche le parole del segretario generale dell’Onu Ban Ki- Moon: “C’è uno sforzo comune internazionale. Smettete di combattere, cominciate a parlare e andate alla radice del conflitto. Nessuna attività militare servirà a raggiungere questo scopo. Troppi palestinesi e troppi israeliani stanno perdendo i loro figli, dobbiamo intensificare gli sforzi per la pace”.

È invece notizia di adesso che la Delta Airlines ha sospeso tutti i voli in direzione di Tel Aviv per un tempo indefinito, decisione presa dopo la notizia di alcuni razzi caduti vicino all’aeroporto. Il volo DL 468 partito da New York è stato dirottato su Parigi.

13.11 Sel chiede lo stop della cooperazione militare tra Israele e l’Italia, stipulato nel 2005: “A che serve questo accordo: per fare le stragi di civili e occupare la striscia di Gaza?”, si chiede il deputato di Sel Giulio Marcon, firmatario dell’appello pubblicato nei giorni scorsi dal Guardian e sottoscritto da intellettuali e artisti (Ken Loach, Slavoj Zizek e Richard Falk), attivisti e di premi nobel per la pace (Desmont Tutu, Betty Williams, Jody Williams, Peres Esquivel).

10.09 – Israele ha respinto la richiesta dell’Onu di una tregua umanitaria nella Striscia di Gaza.

22 luglio. Il bilancio delle vittime ha raggiunto quota 610, di cui 583 palestinesi e 27 israeliani. Triste computo che segue l’ennesima notte di scontri, in cui Israele ha bombardato cinque moschee, uno stadio e la casa di un capo di Hamas. Gli attacchi di stamattina si sono concentrati nel Sud della Striscia, a Deir el-Balah, Khan Younès e Nousseirate, colpendo in totale oltre 70 obiettivi. Sette palestinesi sono rimasti uccisi nei raid compiuti stamattina, tra cui una famiglia con quattro donne. Si parla di una possibile tregua umanitaria per questa mattina, ma ancora non ci sono conferme; mentre oggi al Cairo si riuniranno il segretario di Stato americano John Kerry, il segretario delle Nazioni unite Ban Ki-moon ed il presidente egiziano Sisi alla ricerca di una possibile soluzione.

Lunedì 21 luglio: l’offensiva nella Striscia di Gaza

21:11 – Non si fermano i bombardamenti su Gaza: stasera ne sono cadute su un grattacielo causando la morte di undici persone, cinque di loro erano solo bambini. Un’altra quarantina sono rimasti feriti. L’esplosione ha fatto crollare alcuni piani dell’edificio.

Solo oggi si contanti 39 morti, un terzo dei quali bambini. In totale il bilancio sale a 560 vittime e più di 3.350 feriti.

19:30 – L’esercito israeliano ha reso noto che oggi sono morti sette suoi soldati nel corso delle operazioni contro Hamas. Il bilancio delle vittime tra gli israeliani è di 23 soldati e due civili.
In un raid a Gaza sono morti sette palestinesi. In due settimane hanno perso la vita 550 persone.

Secondo la tv israeliana Canale2 le truppe di terra hanno ucciso “150 terroristi” e hanno scoperto 45 ingressi di 16 tunnel scavati fino a sotto il territorio israeliano.

15:30 – Un razzo israeliano ha colpito il piccolo ospedale civile di Al-Aqsa che si trova nella zona centrale di Gaza. Ci sono molti feriti e, secondo fonti locali, almeno quattro morti.
Poco prima di questo attacco il ministero della Sanità aveva comunicato che il numero di morti palestinesi a Gaza dall’inizio delle ostilità è di 508 e 3-150 i feriti.

14:32 – Il ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini a proposito della crisi di Gaza ha detto:

“Stiamo insistendo perché si arrivi a un cessate il fuoco almeno umanitario nelle prossime ore”

e ha spiegato che sul tavolo c’è una proposta di tregua immediata e di apertura contestuale di negoziati, poi ha aggiunto:

La comunità tutta deve spingere in questa direzione. Le immagini di Gaza sono insostenibili: il numero di vittime, compresi i bambini, ma anche il lancio indiscriminato dei razzi contro Israele, deve finire”

12:07 – Per avere un’idea dettagliata su quello che sta succedendo a Gaza è interessante leggere il racconto della cooperante italiana Meri Calvelli che si trova sul posto. Nel post che ha pubblicato poco fa su Facebook e che potete vedere per intero qui di seguito, Calvelli racconta che che a Gaza continuano a suonare le sirene dei missili che vengono lanciati sulle città di Israele e che tra ieri sera e stamattina presto ne sono stati lanciati 31, mentre i raid aerei israeliani sono 57, i missili lanciati dai carri armati 225 e quelli lanciati dalle navi sul territorio palestinese 130. Si contano 510 morti, 3150 feriti palestinesi, 85mila sfollati.

9:27 – Il ministro della Difesa israeliano Moshè Yaalon ha confermato quanto già detto da Nethanyau e cioè che “l’operazione continuerà fino a quando non sarà riportata la calma del Sud del Paese”. Yaalon ha anche detto che finora sono stati colpiti oltre 2.700 obiettivi nella Striscia di Gaza e ha aggiunto:

“Quando i leader di Hamas verranno fuori dai posti dove si sono nascosti e scopriranno l’estensione della distruzione e dei danni che abbiamo causato all’organizzazione, rimpiangeranno di essersi imbarcati in un combattimento con Israele”

8:36 – Fonti militari di Israele riferiscono che l’esercito israeliano ha sventato un’infiltrazione di due commandi di Hamas attraverso un tunnel nel Sud del Paese. I commandi stavano cercando di entrare in un kibbutz di frontiera, ma dieci membri di Hamas sono stati uccisi nel tentativo.

Lunedì 21 luglio 2014 – Nella notte italiana c’è stata una riunione di urgenza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che ha espresso “grave preoccupazione davanti al numero crescente di vittime” a Gaza e ha rinnovato l’appello a cessare immediatamente le ostilità. I 15 Paesi membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU invocano il rispetto delle leggi umanitarie internazionali “in particolare riguardo alla protezione dei civili”.

Questa mattina, intanto, un raid israeliano a Rafah, nel Sud della Striscia di Gaza, ha ucciso nove palestinesi, sette dei quali sarebbero bambini. Il bilancio ora è di 485 vittime palestinesi dall’inizio dell’offensiva israeliana.

Il giorno dei 100 morti

Domenica 20 luglio 2014

20:00 – “Completeremo la missione. Riporteremo la pace nel sud e nel centro di Israele”. Lo ha detto il premier Benyamin Netanyahu aggiungendo che “Israele non ha scelto di entrare in questa campagna ma ci è stata imposta”.

17:30 – Almeno 87 palestinesi sono morti oggi nella Striscia di Gaza, 65 dei quali a Sajaya. Secondo il portavoce dei servizi palestinesi di soccorso Ashraf al Qudra, dall’inizio dell’operazione sono morti 425 palestinesi, di cui 112 minori, 41 donne e 25 anziani. Israele annuncia la morte di 13 soldati nel corso di un attacco a Gaza.

16:10 – È un’ecatombe a Sajaya, dove le bombe israeliane hanno praticamente raso al suolo un quartiere e provocato almeno 50 morti, tra cui 17 bambini e 14 donne.

Gli Usa si schierano comunque al fianco di Israele, accusando Hamas di rifiutare la tregua e di farsi scudo con i civili. “Hamas usa i civili come scudo e rifiuta ostinatamente un cessate il fuoco”

14:00 – Secondo la Tv israeliana Canale 10, a Sajaya sarebbe saltata la tregua umanitaria e sarebbero ripresi i combattimenti.

13:00 – Israele ha acconsentito alla richiesta palestinese di una tregua umanitaria di 2 ore. Le ostilità rimarranno ferme fino alle 14:30 ora italiana.

11:00 – È violentissima l’offensiva lanciata da Israele questa mattina. A Sajaya e Zeitun i morti nel raid di questa mattina sarebbero almeno 40, secondo i soccorritori palestinesi intervenuti sul posto. Hamas ha chiesto a Israele una tregua umanitaria di due ore.

9:45 – Continuano anche nella mattinata i raid israeliani i rioni popolari di Sajaya e Zaitun, a est di Gaza. All’attacco partecipano anche elicotteri israeliani da combattimento. Nelle stesse ore, alcuni razzi sparati da Gaza hanno costretto la popolazione dei rioni a nord di Tel Aviv a nascondersi nei rifugi. Attacchi di Hamas anche contro la città israeliana di Beer Sheva.

Domenica 20 luglio 2014, ore 9:00Nuova notte di combattimenti a Gaza, con raid e tiri di artiglieria da parte dell’esercito israeliano. Almeno 12 i morti, ma molte fonti parlano di 20. Vittime però anche nelle fila israeliane: secondo fonti mediche, almeno altri nove militari israeliani sarebbero morti nell’offensiva. Il governo di Tel Aviv non conferma, mentre Hamas parla di 15 soldati israeliani uccisi.

Abu Mazen incontrerà il leader di Hamas

Sabato 19 luglio 2014

22:50 – Il Presidente della Palestina Mahmoud Abbas, meglio noto come Abu Mazen, incontrerà domani a Doha in Qatar, il capo politico di Hamas, Khaled Meshaal, per discutere di un’eventuale tregua a Gaza al fine di fermare l’azione militare israeliana via terra. Lo ha confermato poco fa all’AFP un ufficiale vicino ad Abu Mazen.

Intanto fonti ufficiali di Hamas hanno rivelato di aver consegnato a Egitto, Qatar, Turchia, Lega Araba e allo stesso presidente Abu Mazen una lista di condizioni per una tregua con Israele.

21:30 – Si aggrava ancora il bilancio degli scontri. Al momento, a dodici giorni dall’inizio dell’offensiva israeliana, secondo i dati ufficiali sarebbero 342 i palestinesi uccisi, mentre i feriti sarebbero oltre 2.390. L’80% delle vittime sarebbero civili.

Sul fronte israeliano, invece, le vittime confermate sono 5. Gravissima la situazione degli sfollati, con almeno 50 mila persone – secondo le stime dell’UNRWA, l’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione, in cerca di rifugio presso le scuole messe a disposizione dall’agenzia.

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18:40 – Il bilancio delle vittime si aggrava col passare delle ore. A due giorni dall’invasione via terra della Striscia di Gaza, 110 palestinesi sono rimaste uccisi, portando il totale a 339 in appena dodici giorni di offensiva israeliana. Tra bombardamenti aerei, da mare e da terra, i morti continuano a aumentare: 47 persone sono rimaste uccise nella sola giornata di oggi.

Poche ore fa, ne ha dato conto l’esercito israeliano, gli agenti si sono visti costretti a far saltare in aria un asino che era stato caricato di esplosivo e si stava avvicinando alla città di Rafah, al confine con l’Egitto, dove sarebbe stato fatto esplodere. Sarebbe proprio questa una delle tattiche, sono sempre le fonti israeliane a confermarlo, usate da Hamas per i loro attacchi via terra:

Hanno usato questo asino come uno scudo umano. O uno scudo animale, se preferite. Useranno tutto quello che potranno, un animale o un edificio internazionale. L’abbiamo già visto fare in passato.

Gaza, continuano gli scontri

A parlare è il Maggiore Arye Shalicar, portavoce dell’Esercito. La radio militare, nel tardo pomeriggio di oggi, ha dato conto della morte di due militare israeliani, uccisi da un razzo anticarro durante l’offensiva militare. Con questi due soldati sale a cinque il numero delle vittime israeliane.

11:00 – Quella di oggi sarà un’altra giornata drammatica. Israele questa mattina ha ordinato agli abitanti dei due campi profughi situati nell’area centrale di Gaza, Al-Maghazi e Nusseirat, di lasciare le proprie abitazioni per evitare di rimanere coinvolti in futuri combattimenti, al pari di quanto accaduto nei giorni scorsi con gli abitanti della zona costiera al confine con Israele.

Intanto le Brigate Ezzedin al-Qassam, braccio armato di Hamas, hanno annunciato di essere penetrate in territorio israeliano e di star già combattendo dietro le linee nemiche.

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Sabato 19 luglio 2014, ore 9:45 – nuovo attacco nella notte, raid aereo israeliano nel sud della Striscia di Gaza, per la precisione nella città di Khan Yunis. La conferma è arrivata dal portavoce del ministero della Salute palestinese Ashraf al-Qedra, secondo il quale il raid avrebbe provocato la morte di 6 giovani e il ferimento di almeno una ventina di persone.

Il raid ha colpito un gruppetto di persone che si trovava nei pressi duna moschea. Tre delle vittime, si apprende da fonti locali, appartenevano alla stessa famiglia.

Attacco di terra israeliano nella Striscia

Venerdì 18 luglio 2014

21:30 – Altri tre palestinesi, tra cui 2 fratellini di 4 anni, sono morti a Gaza. Intanto l’esercito israeliano fa sapere che sotto Gaza esiste una fitta rete di tunnel utilizzati da Hamas per rifornirsi di armi ed equipaggiamenti e per tentare infiltrazioni nel territorio israeliano.

17:00 – Altri quattro palestinesi sono rimasti uccisi negli attacchi sferrati dall’esercito israeliano sulla Striscia di Gaza. Due persone sono morte nell’esplosione della casa del sindaco di Khan Yunis, nella parte meridionale di Gaza, un altro nella stessa area. Il quarto invece in un attacco nel campo profughi di Nuseirat, nel centro della Striscia.

Papa Francesco ha telefonato al presidente israeliano Shimon Peres e al presidente palestinese Abu Mazen, sottolineando che “il clima di crescente ostilità sta seminando numerosissime vittime e dando luogo ad una situazione di grave emergenza umanitaria”.

Intanto, piccolo incidente diplomatico per la CNN. La sua corrispondente Diana Magnay è finita nell’occhio del ciclone per un tweet in cui definiva “feccia” (scum) gli israeliani che esultavano per le bombe su Gaza e che, a suo dire, l’avevano minacciata. La CNN ha rimosso la giornalista – che si è poi scusata – sottolineando che l’insulto riguardava solo il gruppetto di israeliani che esultavano.

11:55 – Aumenta il bilancio delle vittime. Tre ragazzi tra i 12 e e i 16 anni sono stati uccisi a nord della Striscia di Gaza. Lo riferisce l’agenzia di stampa palestinese Maas, che aggiunge i numeri precisi del conflitto: 264 vittime durante gli 11 giorni delle operazioni di Israele. A partire da ieri sera i morti sarebbero 27.

11:18 – Il premier israeliano Netanyahu ha parlato alla Nazione. “L’ordine all’esercito è di tenersi pronto a una possibile estensione dell’operazione e l’esercito è preparato” ha dichiarato, dicendosi rammaricato per le vittime civili. Poco prima erano arrivate le parole del presidente palestinese Abu Mazen, secondo il quale l’avanzata terrestre di Israele porterà solo a “uno spargimento di sangue”, complicando così gli sforzi per porre fine al conflitto.

10:00 – Si aggrava il bilancio dell’azione di terra dell’esercito israeliano. Fonti ufficiali parlano di 19 morti tra i palestinesi, compreso un neonato. Ieri sera era morto un soldato israeliano, forse a causa del fuoco amico.

9:00Le forze di terra israeliane stanno avanzando a Gaza “nelle loro rispettive missioni”, incluse “l’identificazione e la repressione della minaccia dei tunnel”. Secondo il portavoce militare israeliano, durante la notte sono stati colpiti oltre 100 “siti del terrore”, 9 tunnel e oltre 20 lanciatori di razzi.

Venerdì 18 luglio 2014, ore 8:00 – È proseguita per tutta la notte l’offensiva di terra dell’esercito israeliano a Gaza. In poche ore la massiccia operazione avrebbe portato a 11 morti, tra cui un neonato di cinque mesi.

L’attacco di terra

Giovedì 17 luglio 2014

21:47 – Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato pochi minuti fa l’avanzata oltre i confini della Striscia di Gaza alle truppe israeliane, in risposta al lancio di missili da parte di Hamas ed alla notizia del ritrovamento di una batteria di missili nei pressi di una scuola. Circa mezz’ora fa la tv panaraba al-Jazeera sosteneva che l’invasione di terra di Gaza da parte delle forze israeliane era appena iniziata.

“Colpiremmo i tunnel che arrivano da Gaza fin dentro Israele”

ha dichiarato Netanyahu.

L’invasione della Striscia da parte di Israele è un momento storico che aggrava di molto le capacità diplomatiche, già fragili, per una risoluzione del conflitto.

15:50 – È giallo sulla possibile tregua di domani mattina: una fonte israeliana avrebbe rivelato alla BBC un accordo tra esercito di Israele ed Hamas, ma questi ultimi hanno poi smentito che tale accordo sia stato concluso.

Posizione, questa, sulla quale concorda il ministro israeliano degli Esteri Avigdor Lieberman, che ha parlato di “notizie lontane dalla realtà”. Nel frattempo il Presidente israeliano Peres ha chiesto scusa alla popolazione palestinese per la morte dei quattro bambini sulla spiaggia di Gaza, avvenuta ieri pomeriggio.

13:05 – Secondo la BBC, che cita fonti israeliane, sarebbe stato raggiunto un accordo per il cessate il fuoco, che dovrebbe iniziare dalle 5 di domani mattina (ora italiana).

11:54 – Come avevamo già scritto questa mattina, non ha tenuto la tregua umanitaria di 5 ore invocata dall’Onu e formalmente accettata da entrambe le parti in causa, Israele ed Hamas.

Israele accusa Hamas di avere lanciato ancora razzi, nonostante la tregua, e che avrebbe causato una vittima tra gli israeliani.

Giovedì 17 luglio 2014, ore 09:48 – È cominciata alle ore 10 (le 9 in Italia) la tregua di cinque ore a fini umanitari invocata per i bombardamenti su e da Gaza. La tregua è stata richiesta dalle Nazioni Unite e accettata da Israele e da Hamas per consentire alla popolazione di rifornirsi di vitto e medicine.

Nel frattempo, poco prima dell’inizio della tregua, l’esercito israeliano avrebbe sventato tempestivamente l’infiltrazione nel Negev di una quindicina di miliziani armati di Hamas: lo ha riferito la radio militare israeliana, spiegando che il commando è penetrato in territorio israeliano mediante un tunnel dalla zona antistante il sud della Striscia di Gaza. L’esercito li ha sorpresi e ha iniziato a sparare ed i miliziani sarebbero stati uccisi. Il commando, spiegano i militari israeliani, progettava di attaccare un kibbutz a ridosso della Striscia di Gaza, con l’intenzione di rapire dei civili.

Secondo quanto detto il portavoce militare aggiungendo che dall’inizio della guerra sono stati lanciati da Gaza 1377 razzi verso Israele, mentre i morti palestinesi sarebbero 227.

Nonostante l’inizio della tregua però continua il lancio di razzi da Gaza: secondo quanto scrive il quotidiano israeliano Haaretz nel suo liveblog due missili si sarebbero schiantati al suolo in territorio israeliano, dall’inizio della tregua umanitaria.

Gaza, tregua di cinque ore

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Chiesta una tregua di sei ore

Mercoledì 16 luglio 2014

20:52 – Breve stop alle incursioni di Israele a Gaza, domani Tel Aviv osserverà una tregua umanitaria di sei ore, dando seguito a una richiesta dell’emissario Onu Robert Serry. Bisogna vedere, però, se in contemporanea Hamas interromperà il lancio di razzi.

16:58 – Durante un bombardamento israeliano sono rimasti uccisi quattro bambini che si trovavano in un bar sulla spiaggia di Gaza. Altri bambini sono invece rimasti feriti. La notizia arriva direttamente da fonti palestinesi, secondo le quali, però, la colpa sarebbe da attribuire a una motovedetta israeliana, viste che i morti e i feriti sarebbero stati colpiti da proiettili provenienti dal mare.

Mercoledì 16 luglio 2014 – Il nono giorno di attacchi a Gaza da parte di Israele e dell’operazione Margine Protettivo porta il bilancio delle vittime a quota 202. Anche nella notte infatti sono state bombardate case nella Striscia di Gaza; case nelle quali, secondo l’intelligence israeliana, abitavano tre leader di Hamas. Bombardamenti che nel complesso hanno causato la morte di almeno cinque persone. E la situazione non sembra destinata a migliorare, visto l’esercito di Tel Aviv ha chiesto a 100mila palestinesi che abitano nella zona nord est di Gaza di lasciare le proprie abitazioni entro le otto, segno che stanno per riprendere massicci bombardamenti.

La fragilissima tregua proposta dall’Egitto non ha quindi minimamente tenuto e si è ricominciati là dove si era rimasti: bombardamenti israeliani e lanci di missili da parte di Hamas. Proprio quei lanci di missili che hanno dato a Israele il pretesto per ricominciare i suoi raid e che hanno fatto a dire ai media internazionali che Hamas ha rotto per prima la tregua. Versione non coincidente con quanto avvenuto in realtà, dal momento che solo Israele aveva accettato la proposta del generale al-Sisi, cosa che invece Hamas non ha mai fatto.

Gaza: la tregua non regge

Martedì 15 luglio 2014

19:33 – Dopo il rifiuto della tregua da parte di Hamas, sono ripresi gli attacchi da parte di Israele. La tregua è durata solamente 5 ore, dalle 9 alle 14, quando Netanyahu dopo una riunione con i consiglieri di sicurezza ha ordinato di riprendere gli attacchi contro Gaza.

Nel pomeriggio è stata registrata la prima vittima israeliana del conflitto, un civile rimasto ucciso al valico di Erez da un colpo di mortaio sparato dalla Striscia. La vittima è un 37enne membro di un’associazione di volontariato impegnata a distribuire cibo e acqua alle truppe al confine. Il bilancio delle vittime palestinese è di circa 200 morti.

13:25 – Qualora Hamas non accettasse la proposta di tregua egiziana, Israele si dice “legittimato ad ampliare l’offensiva militare” contro Gaza. Questo il monito del premier, Benjamin Netanyahu, poche ore dopo l’inizio di una tregua che è già stata violata con il lancio di una ventina di razzi su Ashdod. Durante l’attacco è stato colpito un condominio. Il cessate il fuoco proposto dal Cairo, ha detto, deve avere “l’obiettivo della demilitarizzazione della Striscia da missili, razzi e tunnel attraverso strumenti diplomatici”.

09:18 – Il numero complessivo delle vittime palestinesi è salito a 180, mentre il numero dei feriti è di oltre 1100: molto elevata – secondo le fonti mediche locali – la percentuale di donne e di bambini fino a 16 anni di età. Ieri, lunedì 14 luglio, un drone partito dalla striscia di Gaza è arrivato nel sud di Israele ed è stato abbattuto da un missile Patriot israeliano sui cieli di Ashdod. Si tratta della prima segnalazione dell’utilizzo di un drone da parte delle milizie palestinesi.

Martedì 15 luglio, ore 09:12 – Al termine della riunione del Consiglio di sicurezza, da Israele è arrivato il sì alla proposta di tregua fatta ieri dall’Egitto e che prevede il cessate il fuoco a partire dalle 8. Lo ha comunicato lo stesso Consiglio, riunito stamane per esaminare la proposta egiziana, già respinta da Hamas e dal suo braccio armato, le Brigate Ezzedine al-Qassam. Il presidente Anp Abu Mazen, per parte sua, sostiene la proposta e ha lanciato un appello “a tutte le parti”, “nel supremo interesse nazionale” palestinese.

Intanto, nella notte, altri razzi sono stati sparati verso il territorio israeliano dal Sinai egiziano, dal Libano e dalla Siria. L’attacco più grave è stato diretto a Eilat (Mar Rosso), dove sono esplosi tre razzi che hanno ferito tre persone. Dal Libano due razzi sono stati sparati verso la Galilea occidentale e dalla Siria altri due razzi verso il Golan.

Gaza, settimo giorno di offensiva, già 184 morti. Al Cairo arriva John Kerry

Lunedì 14 luglio 2014

22:32 – Dopo sette giorni di offensiva sale tragicamente il bilancio delle vittime che ora sono 184. Intanto la diplomazia internazionale prova ad alzare la voce: il segretario generale dell’ONU Ban Ki-Moon ha lanciato un appello per “misure immediate per porre fine ai combattimenti”, il presidente francese François Hollande ha chiesto un immediato cessate il fuoco e ha detto:

“Israele ha il diritto alla sua sicurezza. Può difendersi se è attaccato. Ma allo stesso tempo deve mostrare moderazione”

La Lega Araba si è riunita in serata e ha chiesto alla comunità internazionale di porre fine ai bombardamenti su Gaza, mentre il segretario di Stato americano John Kerry domani arriva al Cairo.

L’Egitto cerca di mediare e ha chiesto a Israele e ad Hamas di cessare il fuoco su Gaza dalle ore 8 (italiane) di domani mattina.

17:25 – Il governo Netanyahu durante una riunione del gabinetto di sicurezza ha ribadito che l’obiettivo di Israele è la “demilitarizzazione” di Gaza e andrà avanti con le operazioni militari e i raid aerei fino a quando non l’avrà raggiunto. Un’azione terrestre dipenderà invece da “futuri eventi”.

Lunedì 14 luglio 2014 – Fonti mediche palestinesi riferiscono che sono 172 le persone che hanno perso la vita a Gaza durante i combattimenti tra Israele e le milizie locali, mentre altre 1100 sono rimaste ferite. Molte delle vittime sono donne e bambini fino a 16 anni di età.

Durante la notte sono stati lanciati dieci razzi da Gaza verso Israele, otto nel Sud del Paese e due nei territori palestinesi. Le Brigate Izz a-Din al-Qassam, l’ala militare di Hamas, hanno annunciato di aver lanciato stamattina da Gaza diversi droni verso Israele per “missioni speciali” e hanno aggiunto che i lanci proseguiranno nei prossimi giorni. L’esercito israeliano ha detto di avere abbattuto uno dei droni nei cieli su Ashdod.

Gaza, Israele minaccia un raid: 20 mila persone in fuga

Domenica 13 luglio 2014

19:32 Israele ha reso esecutiva l’attacco che aveva annunciato per quest’oggi nella parte settentrionale della Striscia di Gaza provocando l’evacuazione di circa 20mila palestinesi. Secondo le ultime notizie, Israele ha aperto il fuoco su Beit Lahya, località considerata zona di lancio di razzi a lunga gittata.

ore 18:25 Il ministro degli Esteri Federica Mogherini incontrerà il premier israeliano Netanyahu e il presidente dell’Anp, Abu Mazen, durante la missione in Medio Oriente, che comincerà martedì 15 luglio.

È venuto il momento che la comunità internazionale trovi la compattezza e il coraggio di mettere fine ad una delle guerre più lunghe della storia contemporanea. Serve una tregua immediata,il conflitto israelo-palestinese ha già devastato troppe generazioni,

ha detto la Mogherini.

ore 18:23 Il movimento islamico Hamas ha chiesto ai palestinesi che risiedono nel settore settentrionale della Striscia di Gaza, di “tornare immediatamente” nelle loro case, ignorando di fatto l’appello dell’esercito israeliano a sgombrare gli edifici prima di un annunciato bombardamento. Secondo Hamas, “Israele fa guerra psicologica”. Secondo un portavoce a Gaza dell’Unrwa, l’agenzia per i rifugiati palestinesi dell’Onu,ci sono circa 4mila persone che hanno abbandonato le loro case per dirigersi ai rifugi.

ore 13:00 “Chiunque trascuri le istruzioni dell’esercito metterà la propria vita e quella della sua famiglia a rischio. Attenzione. L’operazione sarà breve”, questo il testo dei volantini lanciati dall’esercito israeliano sulla zona di Beit Lahia, nel nord della Striscia di Gaza, con l’avviso agli abitanti di abbandonare l’area prima di mezzogiorno.

In seguito a questa minaccia, tre località situate all’estremità nord della Striscia di Gaza (Beit Lahya, Aatatra e Salatin), sono state completamente abbandonate dalla popolazione. Secondo alcune fonti locali circa 20 mila abitanti avrebbero abbandonato precipitosamente nella notte le loro abitazioni e si sarebbero rifugiati in istituti scolastici dell’Unrwa, l’agenzia Onu per i profughi, nella speranza che questi non siano colpiti.

Domenica 13 luglio, ore 09:20 L’ultimo raid aereo di Israele sulla Striscia di Gaza ha causato la morte di almeno 15 persone. Il bilancio delle vittime, al quinto giorno, sale quindi a 151. A riferirlo sono fonti mediche palestinesi. Gli ultimi morti sono stati causati da un bombardamento a “Tuffah, sobborgo di Gaza dove è stata colpita un casa e una moschea”, riferisce il portavoce dei servizi di emergenza locali, aggiungendo che altre 35 persone sono rimaste ferite portando il totale dei ferimenti a oltre mille.

Gaza, l’Onu chiede il cessate il fuoco. 135 morti in 5 giorni, colpito un orfanotrofio

Sabato 12 luglio 2014

18.37Il Consiglio di Sicurezza Onu ha chiesto ufficialmente pochi minuti fa un immediato cessate il fuoco tra Israele e Palestina.

La diplomazia sarà al lavoro da domani: Tony Blair incontrerà al Cairo le autorità diplomatiche di Londra, Washington, Parigi e Berlino, ma Israele e Palestina restano su posizioni opposte.

13.19 - Non accennano a placarsi gli attacchi, da una parte e dall’altra, aerei e missilistici tra i miliziani di Hamas nella Striscia di Gaza ed i militari di Israele: secondo fonti di informazione palestinesi l’aviazione israeliana avrebbe centrato questa mattina un orfanotrofio a Beit Lahya (nord di Gaza), provocando la morte di tre piccole disabili. La notizia non è stata smentita da Israele, che anzi ha accusato Hamas di nascondere sistematicamente missili e uomini in punti sensibili della Striscia: moschee, ospedali, istituti pubblici.

La Brigata Ezzedin al-Qassam, braccio armato di Hamas, afferma di aver lanciato questa mattina un razzo verso l’aeroporto internazionale Ben Gurion di Tel Aviv, lancio che era stato preannunciato ieri con l’avviso alle compagnie aeree di non atterrare nella capitale israeliana.

Aggiornamento 12 luglio, ore 09.05 - Sarebbero oltre 120 i morti a Gaza negli ultimi cinque giorni: un bilancio che sembra farsi sempre più tragico e che non accenna ad arrestarsi, a maggior ragione dopo le durissime parole espresse da entrambe le parti e che mostrano l’intenzionalità a procedere con le violenze.

I raid israeliani avrebbero colpito Jabalya, Deir al-Balah, Gaza ed un’associazione caritativa per andicappati a Beit Lahia, provocando una ventina di morti civili. Secondo quanto rende noto il portavoce del ministero della Salute del territorio palestinese questa mattina un raid israeliano avrebbe provocato la morte di tre palestinesi: le vittime, tre uomini, sono stati raggiunti da un missile nel quartiere di Tufah, nella zona est di Gaza City.

Nella notte intanto le sirene hanno risuonato a Tel-Aviv, Gerusalemme e in molte altre città israeliane bersaglio del lancio di missili dalla Striscia di Gaza per mano di Hamas, che ha anche lanciato un appello alle compagnie aereee: “Non volate su Tel-Aviv” hanno dichiarato ieri pomeriggio i portavoce di Hamas, scatenando l’indignazione israeliana.

Nella notte sarebbero, in totale, 12 le vittime tra i palestinesi.

Israele e Palestina, venti di guerra

Israele e Palestina, venti di guerra

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Gaza, Hamas: “Pronti a combattere per mesi

Venerdì 11 luglio 2014

ore 19:11 Sono 100 i palestinesi uccisi (tra loro 22 di età compresa tra uno e 17 anni) e 670 feriti il bilancio complessivo dell’Operazione confine protettivo lanciata da Israele contro la Striscia di Gaza, secondo il ministero della Salute di Gaza. Proseguono i preparativi per un’operazione di terra: il portavoce dell’esercito israeliano Peter Lerner riferisce che sono state già spostate ai confini della Striscia tre brigate di fanteria e che nei prossimi giorni potrebbero essere spostate un’altra o due brigate. Per l’operazione “aspettiamo solamente una direttiva politica”, ha precisato il capo di Stato Maggiore dell’esercito israeliano, il generale Benny Gantz.

ore 19:09 Israele continuerà la sua offensiva militare sulla Striscia di Gaza fino a quando non saranno più lanciati razzi contro le città israeliane. Lo ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu, in conferenza stampa: “Stiamo preparando tutte le opzioni” ha risposto a chi gli chiedeva se stessero preparando un’invasione di terra. “Israele resisterà alle pressioni internazionali per fermare le sue operazioni militari a Gaza”, ha poi assicurato.

Venerdì 11 luglio, ore 12:14 In un’intervista telefonica rilasciata a un’emittente di Gaza, Mahmud a-Zahar ha affermato che “Hamas è pronto a combattere per mesi”. Il dirigente di Hamas ha poi specificato che un eventuale cessate il fuoco dovrà rispettare le condizioni imposte da Hamas: 1) la rimozione del blocco di Gaza, 2) la liberazione dei detenuti arrestati il mese scorso in Cisgiordania.

Intanto, a quattro giorni dall’inizio dell’operazione Protective Edge, il segretario generale dell’Onu Ban ki-Moon ha definito “intollerabile” l’uso della forza da parte delle truppe israeliane, aggiungendo poi come sia “urgente più che mai trovare un terreno comune per un ritorno alla calma e un’intesa per un cessate il fuoco”.

Anche Barack Obama ha contattato telefonicamente Benjamin Natanyhau per esprimere la propria preoccupazione per l’escalation della situazione e per condannare il lancio di razzi su gaza.

Dopo quattro giorni di scontri il numero delle vittime è salito a 95, mentre i feriti sarebbero circa 550. Un razzo sparato da Gaza ha centrato una rifornimento di carburante nel sud di Israele e causato una potente esplosione. Vi sono, ha riferito l’esercito israeliano, almeno tre feriti, di cui uno in gravi condizioni. Il razzo era parte di una salva che ha avuto come obiettivo Ashdod, città portuale a circa 28 chilometri da Gaza.

Gaza, l’Egitto ha aperto il valico di Rafah. Ban Ki-Moon: “Da Israele, uso della forza intollerabile”

18:42Ban Ki-Moon, segretario generale dell’ONU, oggi, el corso della riunione del Consiglio di sicurezza, ha condannato il lancio di razzi da Gaza, ma allo stesso tempo ha detto che l’uso eccessivo della forza da parte di Israele è “intollerabile” e ha sottolineato come ancora una volta a pagare il prezzo più alto siano i civili. Ban Ki-Moon ha rivolto un appello a Israele e ai militanti palestinesi affinché pongano fine alle ostilità.

13:55 – Sale ancora il bilancio delle vittime dei raid israeliani nella Striscia di Gaza, siamo ora a 81 morti e 575 feriti in tre giorni di offensiva. Tra i deceduti ci sono anche bambini, almeno cinque tra i 21 uccisi dai raid a Khan Yunis avvenuti la notte scorsa.

Intanto è stata convocata una riunione del gabinetto di sicurezza di Israele, presieduta da Benjamin Netanyahu, il premier israeliano che ha detto che “la tregua non è in agenda”. Oggi è in programma anche una riunione del Consiglio di sicurezza dell’ONU.

9:45 – Secondo quanto riportato dalla tv satellitare Al Arabiya, l’Egitto ha aperto il valico di Rafah con la Striscia di Gaza per consentire ai palestinesi che sono rimasti feriti nei raid israeliani di entrare nel Paese die saranno curati.
Al Jazeera ha riportato il messaggio di Khaled Mashaal, il leader di Hamas esiliato proprio in Egitto: invita i palestinesi a resistere e dice che il nomino è più forte di loro, ma sono all’altezza di affrontarlo. Poi ha aggiunto:

“Non minacciamo, né promettiamo.Il nostro diritto è difendere le nostre vite”

Giovedì 10 luglio 2014 – Nonostante l’ultimatum di ieri di Israele ad Hamas, nella notte sono stati lanciati altri razzi da Gaza, in particolare sette nella direzione della centrale nucleare di Dimona, nel deserto di Neghev. La centrale non è stata colpita perché tre razzi sono stati intercettati e gli altri quattro sono caduti nel deserto.

Il bilancio delle vittime palestinesi è di 52 morti in due giorni e oltre 450 feriti, secondo quanto riferito dell’agenzia di stampa palestinese Maan.
I media israeliani, intanto, hanno riferito che un giornalista palestinese è rimasto ucciso durante un raid israeliano nel centro di Gaza e le tre persone che erano con lui in auto sono rimaste ferite.

All’alba a Tel Aviv si è sentito il suono delle sirene d’allarme e ci sono state delle esplosioni. In mattinata il sistema di difesa antimissile israeliano ha intercettato due-tre razz che erano diretti su Tel Aviv e la sua area metropolitana.

Gaza, Israele risponde ad Hamas: 160 raid, 35 morti. Razzi su Tel Aviv

Mercoledì 9 luglio 2014

18.08 - Secondo quanto riporta la Cnn americana il presidente israeliano Shimon Peres ha affermato che se Hamas non ordinerà il cessate il fuoco l’offensiva di terra potrebbe esserci molto presto. Peres ha spiegato che se i razzi di Gaza si fermeranno stanotte, non ci sarà alcuna offensiva.

Foto da Tel Aviv, Gaza City, West Bank, Beersheba, Sderot, AshodFoto da Tel Aviv, Gaza City, West Bank, Beersheba, Sderot, AshodFoto da Tel Aviv, Gaza City, West Bank, Beersheba, Sderot, AshodFoto da Tel Aviv, Gaza City, West Bank, Beersheba, Sderot, AshodFoto da Tel Aviv, Gaza City, West Bank, Beersheba, Sderot, AshodFoto da Tel Aviv, Gaza City, West Bank, Beersheba, Sderot, AshodFoto da Tel Aviv, Gaza City, West Bank, Beersheba, Sderot, AshodFoto da Tel Aviv, Gaza City, West Bank, Beersheba, Sderot, AshodFoto da Tel Aviv, Gaza City, West Bank, Beersheba, Sderot, AshodFoto da Tel Aviv, Gaza City, West Bank, Beersheba, Sderot, AshodFoto da Tel Aviv, Gaza City, West Bank, Beersheba, Sderot, Ashod

15.39 - Il premier palestinese Abu Mazen, nel corso di una riunione straordinaria dell’Olp in corso a Ramallah, nella Striscia di Gaza, ha dichiarato.

“Dobbiamo fermare questo massacro, è un genocidio.”

Un massacro che schiaccia letteralmente la popolazione palestinese nella striscia: da un lato Israele, che ha chiuso i confini e anzi medita di invadere la Striscia con truppe di terra, dall’altra il valico di Rafah, che l’Egitto continua a tenere chiuso impedendo così l’unica via di fuga a centinaia di migliaia di persone.

È questo il vero dramma della Palestina, trovare la solidarietà dei “fratelli arabi” a parole e, all’atto pratico, ricevere unicamente discriminazione, omertà, altre violenze. Sono oltre 50 i palestinesi morti nelle ultime 48 ore a causa dei bombardamenti.

Aggiornamento 13.44 - Giungono, grazie alle agenzie stampa internazionali, i primi tragici bilanci di morte dei raid israeliani e dei razzi palestinesi: secondo fonti palestinesi, il bilancio delle vittime degli attacchi alla Striscia di Gaza sarebbe salito a 35, mentre 300 è il numero dei feriti.

Una donna sarebbe rimasta uccisa a Gaza, insieme al figlio di 4 anni e due ragazzi di 12.

“Israele ha varcato una grave linea rossa, e ne subirà conseguenze.”

ha dichiarato un’esponente di Hamas, non riferendosi tuttavia ai morti civili bensì al bombardamento (con esito “soddisfacente” per Israele) della casa di Raed al-Attar, uno dei comandanti del braccio armato di Hamas. Da parte israeliana invece ci si dice pronti ad una nuova escalation: secondo l’esercito sono 225 i razzi lanciati dalla Striscia dall’inizio dell’operazione “Confine protetto” partita lunedì notte. Circa 40 di questi sono stati intercettati dal sistema anti missili Iron Dome.

Si fa sempre più forte il vento di una nuova escalation di guerra in Terra Santa: la tensione tra Israele ed Hamas è sempre più alta e nella notte i cieli mediorientali si sono riempiti di scie infuocate di razzi, lampi e bagliori. Una notte come tante ma che da tanto non si verificava così, nella rabbia che annebbia le coscienze di chi rivendica diritti su quelle terre.

Ai raid aerei israeliani lungo la striscia di Gaza e a Gaza City, continui ed incessanti (se ne sarebbero contati oltre 160 nel corso di tutta la notte) e indirizzati su quelli che il governo israeliano definisce “obiettivi militari sensibili”: fonti militari israeliane, scrive Repubblica, hanno riferito che sarebbero state distrutte 120 postazioni per il lancio di missili contro le città d’Israele, 10 centri di comando di Hamas e numerosi tunnel scavati sotto la frontiera dai palestinesi.

Secondo fonti di informazione palestinesi l’aviazione israeliana ha distrutto in tutto a Gaza 15 abitazioni di responsabili di Hamas, dopo aver dato alle famiglie un preavviso di 10 minuti per mettersi in salvo: tra queste anche la casa di Raed al-Attar, uno dei comandanti del braccio armato di Hamas, noto per essere stato uno dei rapitori del caporale israeliano Ghilad Shalit.

Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha inoltre paventato un possibile attacco di terra da parte di Israele: questo riporterebbe Israele dentro la Striscia di Gaza dopo anni e di fatto potrebbe innescare quella tragica sequela di reazioni a catena che il mondo intero spera di non rivivere più. Anche perchè la polveriera mediorientale (la Siria ad un tiro di schioppo, il Libano in subbuglio e l’Egitto ancora titubante dopo le elezioni) sembra pronta ad esplodere in qualunque momento. Il Consiglio di difesa del governo israeliano ha autorizzato il richiamo di 40mila riservisti, oltre ai 1.500 già rientrati in servizio, proprio in preparazione di un attacco di terra che “è già sul tavolo” fa sapere il primo ministro.

Nella mattinata di oggi a Tel-Aviv, riporta l’Ansa, le sirene antiaeree sono risuonate in tutta la città: secondo Haaretz, principale quotidiano israeliano, la contraerea avrebbe intercettato due razzi partiti dalla Striscia di Gaza. Gli attacchi sono stati rivendicati dalle Brigate Ezzedin al-Qassam, il braccio armato di Hamas.

Nel video in testa viene documentato il panico durante un matrimonio a Holon, a sud di Tel Aviv: si sentono le sirene antiaeree e la scia di un missile in cielo.

La nuova escalation di violenze, immediatamente divenuta un vero e proprio turbine di guerra, è scaturita dall’omicidio drammatico del giovane palestinese Mohammed Abu Kheidr: nonostante Israele abbia promesso di trovare gli autori dell’assassinio (che sarebbero già in arresto) e le massime autorità israeliane si siano prodigati in anatemi contro la violenza e di solidarietà alla famiglia, da quel momento la tensione si è fatta sempre più alta.

Fino a stanotte.

Gaza, oltre 700 le vittime. Colpita una scuola dell'Onu, Ban Ki Moon: "Sono sconvolto" é stato pubblicato su Polisblog.it alle 19:42 di giovedì 24 luglio 2014.



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Medu: lo sfruttamento dei braccianti nella “California d’Italia’

24-lug-14

eboliE’ stata definita la “California d’Italia” per la ricchezza, la varietà e l’eccellenza dei prodotti della sua agricoltura. Il recente studio Piana del Sele – Eboli: lo sfruttamento dei braccianti immigrati (e non solo) nella “California d’Italia” di Medici per i Diritti Umani (Medu) si addentra però nelle condizioni di chi è impiegato nelle attività agricole di quei 500 chilometri quadrati di terreno fertile che si estende a sud di Salerno, a Piana del Sele.
Secondo una stima si tratta per il 60-80 % di lavoratori migranti. Il loro arrivo è da collocarsi intorno agli anni Novanta e si è intensificato in seguito alla contrazione dell’offerta della manodopera locale. Il sistema di grave sfruttamento ed emarginazione sociale ha resistito allo smantellamento del ghetto di San Nicola Varco, avvenuto nel 2009, che accoglieva oltre mille braccianti immigrati nei picchi stagionali. Da allora sono mutate le condizioni abitative, sono migliorate le condizioni igienico-sanitarie, è aumentato il numero di migranti in possesso di un regolare permesso di soggiorno ma dalle testimonianze e dai dati raccolti emerge che continuano a perpetuarsi caporalato, pratiche fraudolente, retribuzioni inferiori al salario minimo, irregolarità contributive, vendita di falsi contratti di lavoro, scarso accesso alle cure e al Servizio Sanitario Nazionale.

L’intervento di Medu
Nel gennaio 2014 Medu (Medici per i Diritti Umani) ha avviato il progetto “TERRAGIUSTA. Contro lo sfruttamento dei lavoratori migranti in agricoltura” in collaborazione con l’ Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI) e il Laboratorio di Teoria e Pratica dei Diritti (LTPD) del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Roma Tre.
Nei mesi di maggio e giugno, un team di Medu ha intervistato 177 lavoratori migranti e prestato prima assistenza medica e orientamento socio-sanitario a 133 persone, attraverso l’ambulatorio mobile che rientra nel progetto Terragiusta e che ha operato presso la sede FLAI/CGIL di Santa Cecilia (Eboli) e lungo la litoranea Salerno-Paestum (zona di Campolongo). Gli intervistati sono soprattutto uomini con un’età media di 35-36 anni, impiegati in agricoltura, provenienti dal Marocco e titolari di un regolare permesso di soggiorno per motivi di lavoro.

Il lavoro, lo sfruttamento e l’illegalità
Il 62% dei lavoratori stranieri in possesso di un contratto di lavoro (il 75%) ha dichiarato di percepire una paga giornaliera di 30 euro al giorno (a fronte dei 48 euro previsti dai contratti collettivi vigenti) e il 64% ha affermato di vedersi riconosciuto un numero inferiore di giornate lavorative rispetto a quelle effettivamente svolte (il 17% ha dichiarato di non sapere se ha ricevuto versamenti contributivi mentre il 19% non ha risposto alla domanda). Il 12% dei migranti in possesso di un contratto di lavoro ha ammesso il ricorso al caporalato. Si rileva come il modello di agricoltura presente sia ancora basato sullo sfruttamento dei braccianti immigrati e sul caporalato anche in presenza di un regolare contratto di lavoro, presentando poche differenze in termini di adeguatezza salariale rispetto al lavoro nero. Si evidenzia come tale modello sia strutturalmente definito e faccia leva sulla paura e sulla condizione di vulnerabilità dei migranti: buste paga fittizie, vendita di falsi contratti di lavoro che possono arrivare a costare fino a 6000 euro in concomitanza ai decreti flussi stagionali, compravendita dei contratti utili al rinnovo del permesso di soggiorno.

La salute e la mancata integrazione
Le condizioni di salute dei braccianti sono strettamente dipendenti da quelle lavorative e sociali. Alle patologie propriamente conseguenti al tipo di lavoro svolto (allergiche, cutanee e dell’apparato muscolo-scheletrico) si aggiunge il mancato accesso al Servizio Sanitario Nazionale e alle cure. Dal Rapporto emerge che «il 15,6% dei lavoratori intervistati ha affermato di entrare in contatto diretto o indiretto con fitofarmaci e, nell’80% dei casi, di non fare uso della mascherina protettiva. Inoltre l’86% dei braccianti, pur utilizzando presidi di sicurezza come guanti e scarpe, è obbligato in quattro casi su cinque a procurarseli autonomamente poiché non gli vengono forniti, come sarebbe d’obbligo, dal datore di lavoro». Anche le condizioni abitative, pur avendo superato la conformazione del ghetto, rivelano la persistenza dell’esclusione e dell’isolamento.

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Tratto dal blog cronachediordinariorazzismo.org

Berlusconi vede Fitto. È incominciata la tregua?

24-lug-14

Italian Prime Minister Silvio Berlusconi
Oggi, prove di disgelo tra Silvio Berlusconi e Raffaele Fitto. I due si sono incontrati a Palazzo Grazioli con l’intenzione di chiudere le polemiche divampate nel post elezioni. L’incontro è stato definito positivo da entrambe le parti.

La chiacchierata di un’ora e mezzo, però, lascia aperte le questioni fondamentali che li hanno allontanati. In primo luogo, c’è il nodo delle riforme. Fitto non ha intenzione di cedere sui quattro punti che lui stesso ha elencato, nel luglio scorso, in una lettera indirizzata al Cav.: la battaglia per il Senato elettivo, l’impegno ad evitare conflitti sulle leggi di bilancio tra Camera e Senato, il no alla revisione del referendum abrogativo, la riforma della forma di governo. Insomma, l’ex ministro per gli Affari Regionali non accetta di buon grado il sì incondizionato a Renzi e nemmeno i tempi rapidissimi che il rottamatore ha imposto.

Berlusconi ha bisogno di ricucire con Fitto, in nome dell’unità del centro-destra. Il leader di Forza Italia sta provando a “riportare a casa” 15 parlamentari di Ncd e allo stesso tempo tiene aperto un canale di confronto con la Lega Nord di Salvini.

Ma la prima cosa che vuole evitare, in questa fase così delicata, sono gli scontri interni al suo partito. Il dialogo con il politico pugliese, allora, appare fondamentale. Non solo perché a capo di una fronda interna, ma anche perché è stato l’esponente del suo partito più votato alle scorse europee. Inoltre, un appoggio autentico di Fitto al candidato di centro-destra per le elezioni 2015 della Regione Puglia è molto importante .

A complicare la riconciliazione interna tra il Cavaliere e Fitto, però, è arrivato l’annuncio dell’uso della tagliola per il voto sulla Riforma del Senato, previsto il prossimo 8 agosto. A questo punto i Forzisti si troveranno ad un bivio e sarà molto difficile ottenere modifiche. Ed è proprio questo che a Fitto non va giù e lo ha anche messo nero su bianco nella lettera inviata all’ex premier: “Sembriamo ipnotizzati da Renzi. Non è accettabile che, nel silenzio del nostro partito, Renzi si permetta di ridicolizzare alcuni nostri senatori solo perché la pensano diversamente“.

Adesso la palla torna a Berlusconi, che prima dell’8 agosto dovrà inventarsi una strategia per fare tutti contenti. Cosa non facile, ma necessaria, dopo il suo ritorno alla ribalta con l’assoluzione nel processo Ruby.

Altro argomento affrontato nel colloquio di oggi sarà stato certamente quello delle primarie. Fitto, come è noto, ha ambizioni per la leadership. Come ebbe a dire dopo le consultazioni europee al Corriere della Sera: “dobbiamo avere la capacità, e lui per primo (Berlusconi), di innovare, invertendo un meccanismo che non può più proseguire“. Il premier, invece, forse la pensa diversamente. Non concederebbe mai la nomina diretta del segretario di partito, ma forse quella del leader di coalizione sì. In questo caso, però, meglio aspettare. Secondo i sondaggi è sempre l’uomo di Arcore il più amato del centrodestra, avanti nei consensi a sua figlia Marina.

La possibilità di lanciare la candidatura della sua primogenita a capo della coalizione rimane sempre un’opzione interessante, ma va fatta al momento giusto. Il nome di Marina Berlusconi, infatti, appare ora l’unico che abbia la forza di unificare tutto lo schieramento conservatore. Fitto ha un certo appeal tra i giovani elettori, ma nelle rilevazioni statistiche il suo gradimento appare più basso di quello di Giovanni Toti.

Berlusconi vede Fitto. È incominciata la tregua? é stato pubblicato su Polisblog.it alle 18:03 di giovedì 24 luglio 2014.



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Rimpatrio volontario assistito

24-lug-14

images (2)Il Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR) insieme a CISP e Oxfam Italia presentano un progetto di Ritorno Volontario Assistito, finanziato dal Fondo Rimpatri 2013 – Az 3,azione che ha l’obiettivo di rendere sostenibile il ritorno nel paese di origine attraverso la pianificazione di micro-progetti. Il progetto si rivolge a 80 persone provenienti da Algeria, Ghana, Perù, Ecuador, Colombia.
Segnaliamo l’iniziativa ai cittadini provenienti da questi paesi, che desiderino tornare nel proprio paese di origine.

Qui le schede, in varie lingue, del progetto
Qui la locandina informativa

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Tratto dal blog cronachediordinariorazzismo.org

Braccialetti rossi 2, Davide tornerà. Fan in delirio al Giffoni 2014

24-lug-14

Carmine Bruschini (Leo), Lorenzo Guidi (Rocco), Brando Pacitto (Vale), Pio Luigi Piscicelli (Toni), Aurora Ruffino (Cris) e Mirko Trovato (Davide), i 6 giovani protagonisti della fortunata fiction di Rai1 Braccialetti rossi, hanno incontrato i fan al Giffoni Film Festival, accompagnati dal regista Giacomo Campiotti. In sala anche Eleonora Andreatta direttore Rai Fiction, Francesco Nardella vicedirettore Rai Fiction, il produttore Carlo degli Esposti e Albert Espinosa, autore dell’idea originale della serie tv.

braccialetti rossi 2-cast-giffoni film festival“Non posso dire molto, ma vi anticipo che nella seconda stagione Davide (che era morto nella prima serie dopo un intervento al cuore, ndB) ci sarà ancora”, ha detto Campiotti tra l’entusiasmo del pubblico in sala.

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Braccialetti rossi 2, Davide tornerà. Fan in delirio al Giffoni 2014 é stato pubblicato su Realityshow.blogosfere.it alle 17:00 di Thursday 24 July 2014

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Calendario Liga 2014-2015, Suarez può debuttare contro il Real

24-lug-14

E’ stato stilato il calendario della Liga edizione 2014/2015. Il campionato spagnolo comincerà il prossimo 24 agosto con una settimana d’anticipo rispetto alla Serie A. Conclusione il 24 maggio.

Sarà durissima per l’Atletico Madrid campione in carica, difendere il titolo vinto lo scorso anno grazie al gol di Godin che è valso l’1-1 nella sfida decisiva al Nou Camp contro il Barcellona. Senza Diego Costa, Courtois e Filipe Luis, tre dei protagonisti della scorsa annata, acquistati dal Chelsea, il gap da Barcellona e Real Madrid, rinforzatisi pesantemente sul mercato, è aumentato. Simeone ha bisogno di un altro miracolo ma l’impressione di tutti, addetti ai lavori e appassionati, è che la lotta per il titolo si riduca all’ennesimo remake del duello tra il Barcellona di Messi, Neymar e Suarez e il Real Madrid, campione d’Europa, dei nuovi Galacticos (Ronaldo, Bale, Benzema, James Rodriguez, Kroos e Modric).

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Calendario Liga 2014-2015, Suarez può debuttare contro il Real é stato pubblicato su Calcioblog.it alle 16:40 di Thursday 24 July 2014

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Maglie Serie A 2014-15: tutte le nuove divise

24-lug-14

Ad eccezione del Napoli, che presenterà le nuove divise tra qualche giorno, praticamente tutti i club iscritti al campionato di Serie A 2014-2015 hanno presentato le rispettive casacche. Non mancano, come ogni anno, grosse novità, bizzarrie e in alcuni casi anche le polemiche. Le maglie più discusse sono chiaramente quelle delle big: mentre i tifosi della Roma sono letteralmente esaltati per le prime divise griffate Nike, i sostenitori dell’Inter non riescono ancora a rassegnarsi alla sparizione delle righe nerazzurre. Polemici anche i supporters della Juventus, che non vedono le tre stelle sul petto ad indicare il conteggio degli scudetti.

Hanno qualcosa da ridire anche i tifosi del Milan: sulla seconda maglia 2014-2015, non c’è il logo ufficiale del club rossonero, ma il simbolo di Casa Milan, la nuova sede sociale inaugurata da poco. Bizzarre le terze maglie di Inter e Juventus, rispettivamente celeste e azzurra, mentre il Parma torna all’antico, facendo predominare il bianco, il giallo e il blu nelle prime tre divise, ma per la quarta, in onore dello sponsor Folletto, sceglie un insolito verde.

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Maglie Serie A 2014-15: tutte le nuove divise é stato pubblicato su Calcioblog.it alle 16:19 di Thursday 24 July 2014

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Tumori in aumento in Italia, ma la metà dei pazienti guarisce

24-lug-14

I tumori sono in aumento in Italia, ma la buona notizia è che la metà dei pazienti guarisce.

Entro il 2020, i tumori in Italia potrebbero arrivare a 4.5 milioni, contro i 3 milioni del 2013. A renderlo noto sarebbero stati gli esperti riunitisi durante la presentazione del libroIl male (in)curabile. I progressi nella lotta contro il cancro e il nuovo ruolo della comunicazione“, ad opera dell’oncologo Francesco Cognetti, presidente della fondazione ‘Insieme contro il cancro’. Secondo quanto riportato, sembra in effetti che, complice un progressivo invecchiamento della popolazione italiana e un progresso anche per quanto riguarda le diagnosi, il numero di casi di tumore nel nostro Paese aumenterà notevolmente.

Ma la buona notizia fortunatamente è che al giorno d’oggi circa la metà dei pazienti affetti da tale malattia guarisce, grazie alle terapie sempre più efficaci ed a una diagnosi sempre più tempestiva. Proprio per questa ragione è importantissimo trovare sempre nuove strade per la cura e la prevenzione del cancro.

In occasione della presentazione del libro di Cognetti avvenuta al Ministero della Salute, si sono riuniti diversi giornalisti ed esperti in materia, in una tavola rotonda coordinata da Gianni Letta, e che ha visto, fra gli altri, la partecipazione di volti noti come lo scrittore Roberto Gervaso (che ha vinto un tumore alla prostata) e del tennista Nicola Pietrangeli (che ha invece sconfitto un tumore al colon), chiamati a testimoniare la loro vita dopo la guarigione da quello che non andrebbe più definito “un male incurabile”.

tumori italia

Nonostante i tassi di guarigione siano in aumento nel nostro Paese, è senza dubbio molto importante risolvere dei punti cruciali, come sottolinea lo stesso Cognetti, che spiega quanto sia importante “riorganizzare la rete del sistema oncologico, eliminando gli sprechi, a partire dalla piccole strutture non sempre efficienti e creando, invece, una vera rete tra i grandi istituti, come i 12 Irccs italiani, per incentivare la ricerca e la medicina personalizzata“.

Un altro problema da non sottovalutare è senza dubbio anche quello del costo dei farmaci, a cominciare dal fatto che quelli che rientrano nella Fascia Cnn (ovvero i nuovi farmaci in commercio non subito rimborsabili), come spiega lo stesso esperto, ledono “l’articolo 32 della Costituzione, creando discriminazioni inaccettabili tra i pazienti”.

Come se non bastasse, “solo il 5% dei farmaci oncologici sperimentati arriva al letto del paziente; quindi, – continua Cognetti – il costo finale per ogni farmaco è altissimo, pari a circa 800 milioni, mentre supera i 12 mila euro il costo per cicli di farmaci chemioterapici“.

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Tumori in aumento in Italia, ma la metà dei pazienti guarisce é stato pubblicato su scienzaesalute.it alle 15:23 di giovedì 24 luglio 2014.

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Augusta: nudi nel porto

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31e287c4-c534-48b7-93f1-d46fc1c85c6f (1)Uomini nudi chinati sotto le tubature delle condotte idriche per lavarsi. L’immagine sta facendo il giro della rete. Sono uomini nel cortile del porto commerciale di Augusta, in Sicilia. Uomini – e donne – appena arrivati in Italia dopo uno dei tanti estenuanti e pericolosi viaggi in mare, passando prima per il deserto e il Maghreb.

A raccontarlo c’è l’articolo scritto da Rosa Tomarchio e pubblicato da webmarte.tvdove si vede anche la fotografia.
La giornalista riferisce diuomini e donne, senza distinzioni di età, completamente nudi. Senza alcuna distinzione di sesso e di luogo di pertinenza dove poter nascondere le proprie nudità. Non si può stare in piedi. Solo accovacciati sotto il getto d’acqua. Questo passa il governo. Tra le condotte idriche alte un metro da terra, [..] nessun separè tra la zona donne e la zona uomini. Tutti insieme nudi nello stesso cortile, a pochi metri le une dagli altri”.
Lo stile usato dalla giornalista nell’articolo lascia spazio a dubbi e possibile critiche sulle parole scelte e sui toni. Ma l’immagine, la situazione, se davvero corrispondono a verità, lasciano senza parole. “Uno spaccato di vita terribile, scioccante” commenta la giornalista. Almeno, così dovrebbe essere: l’immagine ha un precedente molto vicino, seppur non identico. Come non pensare infatti ai migranti nudi e irrorati dal getto del disinfettante antiscabbia, nel centro di “accoglienza” di Lampedusa (ne abbiamo parlato qui)? Una vergogna, uno scandalo, si disse. Ma, evidentemente, al peggio non c’è mai fine. Lontano dagli sguardi mediatici e dalle istituzioni, i centri siciliani sono totalmente al collasso. In situazioni come queste, troppo spesso l’umanità, il rispetto, la dignità passano in secondo piano. Le associazioni che operano sul campo da tempo parlano di una situazione totalmente ingestibile, dove avvengono continue violazioni (qui la testimonianza di Carmen Cordaro, avvocato del circolo arci Thomas Sankara a Messina, e le ultime info sui centri dall’associazione Sicilia Borderline).
Intanto, il centro di Lampedusa, proprio quello incriminato per i “getti antiscabbia”, è stato riaperto: venerdì scorso sul molo sono sbarcate 1400 persone, per lo più di origine eritrea, somala o siriana. Il centro è chiuso per dei lavori di ristrutturazione, ma viene riaperto d’urgenza, e ad occuparsene è ancora la cooperativa Lampedusa Accoglienza, proprio quella che aveva messo in atto i “getti” anti-scabbia.
Abbiamo cercato di contattare attivisti di Augusta per verificare ciò che è successo senza riuscirci. Cercheremo di farlo nelle prossime ore.

L’articolo Augusta: nudi nel porto sembra essere il primo su Cronache di ordinario razzismo.

Tratto dal blog cronachediordinariorazzismo.org

Matteo Renzi, l’Africa e l’Europa: dove sta la dignità e dove l’opportunità?

24-lug-14

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi guarda all’Africa con attenzione: dai bambini congolesi alla visita in Angola, dai migranti al caso della sudanese Meriam, dove sta la “dignità dell’Europa” nella propaganda renziana?

Sembra proprio che il continente africano, laddove ebbe inizio la storia dell’umanità, abbia un’ascendenza particolare su Matteo Renzi, che sull’Africa spende una buona fetta di immagine sua e del governo che presiede.

L’attenzione renziana per l’Africa si vede bene fuori dai confini nazionali, oscurando la schiavitù dei migranti irregolari che raccolgono pomodori a Castelvolturno, fatto recentemente tornato agli onori delle cronache nazionali.

Ricordiamo tutti il commovente caso dei bimbi congolesi, andati a prendere con aereo di Stato e ministri sorridenti: fu quella la prima occasione nella quale la compagine governativa renziana si mostrò attenta, accorata, alle sorti dell’Africa e dei suoi abitanti. Come ricordiamo certamente tutti la “foto simbolo” di quella giornata (una sorta di “festeggiamento” mediatico del risultato storico alle elezioni europee da parte del PD): un sorridente ministro Boschi che si faceva intrecciare i capelli dal bimbetto congolese.

Poi ci sono gli innumerevoli discorsi, fatti in campagna elettorale per le europee e poi davanti a tutto il Parlamento Europeo, sui migranti: parole strazianti, quelle di Matteo Renzi, parole di dolore e speranza che, anche in questo caso, mostrano un’attenzione particolare del nostro Primo Ministro verso l’Africa, nel caso specifico la Libia “da dove parte il 90% delle carrette del mare. Un tema che divide l’opinione pubblica ma che Renzi ha saputo abilmente inquadrare in una chiave certamente popolare (non possiamo farcene carico unicamente noi italiani) ma contemporaneamente perfettamente buonista (il dolore contrito per le vittime del mare e degli scafisti).

Oggi il lato umanitario del “governo dei buoni” mostra ottime public relations: l’arrivo a Ciampino di Meriam Yahia Ibrahim Ishag (in Italia si chiama semplicemente #meriam, come fosse un hashtag) dal Sudan, dove era stata condannata a morte per motivi religiosi, e l’incontro della donna addirittura con Papa Francesco, un capolavoro per il primo premier di sinistra che non manca mai una domenica a messa.

Ma il colpaccio diplomatico in terra d’Africa è la recente visita di Matteo Renzi in Mozambico, Congo-Brazzaville ed Angola: la consacrazione dello statismo renziano 2.0, uno statismo che dialoga con le dittature (ma su questo Renzi aveva già mostrato spirito d’iniziativa quando incontrò Nursultan Nazarbayev, Presidente del Kazakhstan, a meno di un anno dal caso Shalabayeva) ma tutela l’iniziativa privata in Africa.

renzimaputo

D’altra parte l’Italia in Africa di affari ne fa a bizzeffe (dall’Eni alle ong passando dalle cooperative), ma da qui a dire che il governo tutela l’iniziativa privata nel continente ce ne passa: da mesi infatti su Crimeblog mi sto personalmente occupando del drammatico caso di Roberto Berardi, un imprenditore edile di Latina che da oltre 20 mesi è sequestrato, dopo un processo sommario per furto ed appropriazione indebita nel quale è stato condannato, in una putrida cella del carcere di Bata, in Guinea Equatoriale.

Il caso di Berardi, che passa nel totale silenzio mediatico perchè (mi dicono molti amici di altre redazioni) “alla fine se l’è cercata”, è reso ancor più drammatico dalle promesse di scarcerazione fatte più volte dal regime di Teodoro Obiang (personalmente ad Antonio Tajani quando era commissario europeo, altrettanto personalmente a Josè Manuel Barroso, a Papa Francesco in persona, al senatore PD Luigi Manconi, alla famiglia Berardi), dalle condizioni di detenzione illegali e che nel consesso internazionale si definiscono come “tortura” (non in Italia, dove ancora il reato non esiste e dove molti detenuti vivono proprio in condizioni di tortura), dallo stato di salute estremamente precario dell’imprenditore detenuto, al quale vengono spesso negate le medicine e per il cui recente ricovero si è dovuta fare una piccola battaglia grazie anche all’interessamento della Croce Rossa.

Nulla togliendo al lavoro dell’Unità di Crisi della Farnesina, da parte del governo la nomina dell’ambasciatore in Camerun (attesa per mesi, decisa solo il 14 luglio scorso con la scelta di Samuela Isopi, che prima era a Mosca e ancor prima a Kabul) influisce non poco, ha spiegato il portavoce di Amnesty Italia al magazine online Vita, nella risoluzione del caso Berardi. E stride con “l’attenzione” renziana verso l’Africa.

Aveva ragione Matteo Renzi quando, al Parlamento Europeo il 2 luglio scorso, disse:

“Se non c’è una reazione europea (parlava della Nigeria e di Boko Haram, nda) non possiamo sentirci degni di chiamarci Europa.”

Allo stesso modo però Renzi non può tenere il piede in due scarpe di coccodrillo. L’appello al governo lanciato dalla moglie di Roberto Berardi, Rossella Palumbo, e dal senatore del PD Luigi Manconi, presidente della Commissione Diritti Umani, rimane per il momento inascoltato e Roberto Berardi resta detenuto nelle mani di un regime africano sanguinario che teme, mi scrive in una mail Lisa Misol di Human Rights Watch, possano essere rivelate le sue relazioni inconfessabili con aziende e governi stranieri.

Eppure l’Italia, da terzo importatore di petrolio e gas proprio dalla Guinea Equatoriale (che galleggia letteralmente su un mare di petrolio, attirando gli interessi delle medesime multinazionali che lavorano nel Delta del Niger), ha il dovere morale ed economico di fare di più per Roberto Berardi, il quale indipendentemente dalla verità o meno delle accuse a lui mosse (e qui lo scrivo chiaramente: Roberto Berardi è anche innocente) merita un trattamento umano e dignitoso, nel rispetto dei diritti umani che tuttavia (per sua sventura) anche l’Italia non riesce a rispettare. Un tema affrontato anche dal senatore del PD Luigi Manconi in un recente articolo comparso su l’Unità.

Il rischio concreto è che sull’Africa si torni ad una politica estera di cliché e buonismo stucchevole, cose che nulla hanno a che fare con la “dignità” dell’Europa, che invece dovrebbe prevedere anche la capacità politica e diplomatica di sbattere i pugni sul tavolo, se serve. Una capacità che, se non costruita con basi diplomatiche solide, mai verrà riconosciuta da qualcuno. Regimi africani in primis.

Matteo Renzi, l'Africa e l'Europa: dove sta la dignità e dove l'opportunità? é stato pubblicato su Polisblog.it alle 14:40 di giovedì 24 luglio 2014.



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Poker di Nibali! Il sigillo sul Tour de France

24-lug-14

14:37I fuggitivi hanno appena scollinato al Côte de Loucrup (GPM 3 cat). Tra pochi km inizierà la lunghissima salita verso la cima del Col du Tourmalet, GPM di Hors Catégorie (17,1 km al 7,3%).

Schermata 2014-07-24 alle 14.35.22

14:34 – 89km al traguardo. In corso una fuga composta da 20 corridori con 3’30″ di vantaggio sul gruppo della Maglia Gialla. Questi i loro nomi:

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Poker di Nibali! Il sigillo sul Tour de France é stato pubblicato su Outdoorblog.it alle 14:39 di Thursday 24 July 2014

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