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Bahrain’s Foreign Minister Seems to Have Forgotten His Country’s Ill Treatment of Journalists

22-lug-14
A poster at an opposition rally in Bahrain in May 2013 describes the country as "Capital of torture."  Photo by Ammar Bin Yasser. Copyright Demotix

A poster at an opposition rally in Bahrain in May 2013 describes the country as the “capital of torture.”  Photo by Ammar Bin Yasser. Copyright Demotix

Bahrain has denied countless international journalists entry into the country amid a fierce crackdown on anti-regime protesters. Over a hundred people have been killed and thousands jailed since protests broke out in February 2011. The ruling Sunni monarchy has stifled free expression — and continues to do so. 

It's no wonder then that a tweet by Bahrain's Foreign Affairs Minister Khalid Alkhalifa on the double standards employed by the international press in covering the latest Israeli assault on Gaza would raise more than a few eyebrows.

Following the recall of NBC's reporter in Gaza Ayman Mohyeldin, Alkhalifa tweeted:

رأى الجريمة بعينيه .. و لم يتحملوا صدقه و أمانته في مهمته الإعلامية . فابعدوه عن غزة . لله درك يا أيمن @AymanM #غزة pic.twitter.com/RMdX4Tnc28

— Khalid Alkhalifa (@khalidalkhalifa) July 17, 2014

He witnessed the crime with his own eyes.. and they couldn't handle his honesty in doing his journalistic duty.. So they kicked him out of Gaza

Mohyeldin was recalled by the channel after he tweeted about the death of four boys on the shores of Gaza, and his Twitter and Facebook posts about the tragedy were deleted. Journalist Rania Khalek, who has more than 40,000 followers, tweeted screen captures of the posts:

These factual posts, which went viral, have since been deleted. Seems like @NBCNews censored their reporter… pic.twitter.com/QEhTbd07cs

— Rania Khalek (@RaniaKhalek) July 17, 2014

The decision by the network angered many journalists, and Moheyeldin was eventually reinstated.

However, the tweet from Foreign Minister Alkhalifa didn't go unnoticed.

Said Yousif, vice president of the Bahrain Center for Human Rights who lives in Germany, replied:

@khalidalkhalifa @AymanM كما ان قبيلة الخليفة طردت صحفيين من البحرين لانهم شهود على جرائم و اعتقلت العشرات من الشهود على جرائمها ضد المدنيين

— S.Yousif Almuhafda (@SAIDYOUSIF) July 19, 2014

Just like Al Khalifa kicked journalists out of Bahrain for witnessing crimes and arrested dozens of witnesses to its crimes against civilians

The account Bahrain Doctor, which calls for the release of detained medics in Bahrain, tweeted to its more than 62,000 followers:

@khalidalkhalifa @AymanM ١- انت اخر واحد يتكلم عن حرية الصحافة فقد منعتم المئات من دخول البحرين والأكثر من ذلك أنكم عذبتم الصحفيين البحرينين

— BAHRAINDOCTOR (@BAHRAINDOCTOR) July 19, 2014

You should be the last to talk about the freedom of the press, you have banned hundreds from entering Bahrain and what is even worse is that you tortured Bahraini journalists

Non-governmental organization Bahrain Watch has documented hundreds of cases of journalists and activists being denied entry into Bahrain. Pulitzer Prize-winning New York Times columnist Nicholas Kristof, who said he was tear-gassed and briefly detained in 2011 while covering the anti-government uprising, was deported shortly after flying into Bahrain's airport in 2012. After the country expelled U.S. Assistant Secretary of State for Democracy, Human Rights and Labor Tom Malinowski, who had met with a Shiite opposition group in Bahrain, Kristof tweeted:

Then again, being banned in Bahrain is kind of a 21st century King Hamad Human Rights Award. They should give certificates.

— Nicholas Kristof (@NickKristof) July 7, 2014

Journalists arrested in Bahrain have also accused authorities of torture. Nazeeha Saeed, a Bahraini correspondent for France 24 and Radio Monte Carlo, detailed being severely beaten and tortured in police custody two years ago in a haunting personal account for the Media Legal Defence Initiative. Freelance photographer Hussain Hubail, who said he was tortured while in custody, was recently sentenced to five years in prison for “inciting hatred of the government” and other charges, according to Reporters Without Borders.

On Twitter, the account Bahrain Doctor tweeted at the foreign minister with a reminder about Saeed's case:

@khalidalkhalifa @AymanM ٢- وكمثال بسيط أقراء ماالذي فعله المعذبين في معتقلاتكم للصحفية نزيهة سعيد ان كنت قد نسيت https://t.co/MgJv5eVIBs

— BAHRAINDOCTOR (@BAHRAINDOCTOR) July 19, 2014

As a simple example, read what torturers in your detention centers have done to journalist Nazeeha Saeed, in case you have forgotten

Ahead of the United Nations Human Rights Council’s 26th Session in June, 10 organizations that fight for human rights and freedom of expression put out a renewed call for the release of journalists detained in Bahrain, including Hubail. So far, Bahrain hasn't answered it. 

Written by Noor Mattar
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Tratto da globalvoices.org

AA.VV., Maledetta Fabbrica. Il lavoro uccide – In un cantiere, alla guida di un tir o in una fabbrica, la vita umana è il bene meno tutelato.

22-lug-14

Cinque autori – Danieli Biacchessi, Alfredo Colitto, Patrick Fogli, Jean-Pierre Levaray e Valerio Varesi – raccontano altrettante storie intorno a un’unica realtà: di lavoro si muore tutti i giorni. Semplice la ragione: che siano tempi
di economia che tira o di crisi, il profitto e la sua salvaguardia surclassano qualsiasi investimento volto a tutela della sicurezza e dell’incolumità dei lavoratori. I quali, ingabbiati dalle necessità quotidiane, non hanno altra scelta che sottostare. Italiani o stranieri, qualificati o generici, esperti o appena arrivati: non fa differenza, per loro l’unico modo di tirare avanti è lavorare. E rischiare di non tornare a casa la sera.

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AA.VV., Maledetta Fabbrica. Il lavoro uccide – In un cantiere, alla guida di un tir o in una fabbrica, la vita umana è il bene meno tutelato.
Collana Senza finzione, Stampa Alternativa, 2010
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L’opera viene rilasciata sotto licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate.

Il testo integrale è disponibile in formato PDF (416 KB). Per aprirlo occorre Adobe Acrobat Reader, software gratuito.

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Francesco Terracina, L’ultimo volo per Punta Raisi. Sciagura o strage? La storia del disastro aereo del DC8 che nel ’72 fece 115 morti. Nessun colpevole

22-lug-14

5 maggio 1972: un Dc 8 dell’Alitalia proveniente da Roma, il volo AZ 112, si schianta contro la parete rocciosa di Montagna Longa, vicino all’aeroporto Punta Raisi di Palermo. Le vittime furono 115. All’epoca si parlò di tragico incidente e di “errore umano”, ma presto si sollevarono dubbi sulla ricostruzione ufficiale.
Questo libro riapre una vicenda troppo rapidamente dimenticata, analizzando tutte le contraddizioni delle indagini.
Si trattò di una strage, inserita nella strategia della tensione di quegli anni? E chi poteva avere interesse a colpire proprio quell’aereo e i suoi passeggeri? Una controinchiesta che si muove nella miglior tradizione del giornalismo investigativo italiano.

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Francesco Terracina, L’ultimo volo per Punta Raisi. Sciagura o strage? La storia del disastro aereo del DC8 che nel ’72 fece 115 morti. Nessun colpevole.
Collana Senza finzione, Stampa Alternativa, 2012
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L’opera viene rilasciata sotto licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate.

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Martedì 22 Luglio 2014 – 286ª Seduta pubblica : Comunicato di seduta

22-lug-14
Seduta Antimeridiana
Ora inizio: 09:33

In apertura di seduta, dopo che i sen. Petrocelli (M5S) e De Cristofaro (Misto-SEL) hanno rigettato con forza l’accusa di voler strumentalizzare la grave situazione di crisi in Medio Oriente, l’Assemblea ha respinto la proposta di modifica del calendario, nel senso di prevedere un’informativa urgente del Ministro degli affari esteri sulla situazione a Gaza, avanzata nella seduta pomeridiana di ieri dal sen. Petrocelli (M5S). Il Sottosegretario di Stato Pizzetti si è dichiarato favorevole alla proposta dei sen. Tonini e Rita Ghedini (PD), finalizzata ad un’informativa del Governo nelle Commissioni riunite affari esteri di Camera e Senato per la prossima settimana.

L’Assemblea ha ripreso l’esame del ddl costituzionale n. 1429, e connessi, recante disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, il contenimento dei costi delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della Costituzione.

Nella seduta pomeridiana di ieri l’Assemblea ha iniziato l’illustrazione degli emendamenti riferiti all’articolo 1, che ridefinisce le funzioni del Senato. L’articolo prevede che il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Quest’ultimo rappresenta le istituzioni territoriali, concorre alla funzione legislativa, esercita la funzione di raccordo tra l’Unione europea, lo Stato e gli altri enti della Repubblica, partecipa alla formazione degli atti normativi comunitari, valuta l’attività delle pubbliche amministrazioni, verifica l’attuazione delle leggi dello Stato, controlla le politiche pubbliche, concorre all’espressione di pareri su nomine governative.

Tratto da senato.it

Chi vince piglia tutto: concentrazione, power law e net neutrality

22-lug-14

La stima che non si può non provare per Carlo Alberto Carnevale Maffè, anche quando fa i suoi giochi di ruolo, impedisce di lasciar passare sotto silenzio la sua provocazione sulla net neutrality.

Dice Carlo Alberto che i dati parlano chiaro (a lui): la net neutrality (secondo lui) è un gioco in cui chi vince piglia tutto, cioè determina forme di mercato in cui ci sono pochi player dominanti e poco spazio per le piccole imprese; per provare questa idea mostra una tabella che dice qualcosa di molto diverso, cioè che nella app economy c’è una forte concentrazione (da DeveloperEconomics).

app_economy

Si è sbagliato, Carlo Alberto? Che c’entra la tabella con quello che dice? Ovviamente il suo è un ragionamento più sottile. Troppo sottile.

Che ci sia concentrazione nella app economy è un fenomeno emergente collegato alle regolarità tipiche di ogni rete.

Come scriveva Bernardo Huberman già negli anni Novanta nella competizione che avviene in ogni struttura a rete tende a esserci un grande vincitore per ogni categoria. L’effetto-rete infatti tende a dare geometricamente maggior valore alla tecnologia che viene usata di più e quindi quando una tecnologia decolla i competitori restano indietro, le risorse si concentrano sulla tecnologia vincente e alla fine ne resta una sola. Per ogni categoria.

Non ci stupisce la concentrazione nella app economy, dunque. Stupisce il collegamento “originale” di Carlo Alberto con la net neutrality. Andiamo a fondo.

In ogni rete c’è una tendenza alla concentrazione. La Microsoft degli anni Novanta aveva il sistema operativo dominante per effetto-rete. Google è il motore dominante per effetto-rete. Facebook è il social network dominante per purissimo effetto-rete. Che cosa c’entra la net neutrality? Un momento, ancora un passaggio…

Non solo nelle reti c’è concentrazione. Nell’automobile c’è concentrazione. Nella produzione di aerei per i passeggeri c’è iperconcentrazione. Qui la net neutrality proprio non c’entra. Anche nelle televisioni c’è concentrazione. E anche qui la net neutrality non c’entra. Anche nelle compagnie telefoniche c’è concentrazione: e sono loro che preferirebbero abolire la net neutrality…

Allora.

1. La concentrazione è un fenomeno del capitalismo che si collega a diversi fattori: mercati maturi, forti economie di scala, protezionismo statale, deregolamentazione del settore finanziario. (L’ultima è per provocare Carlo Alberto, ma è anche vera…).

2. La concentrazione nelle reti è un fenomeno tecnico delle reti. Ma vale per ogni categoria come spiegava Huberman. Cioè chi vince nei motori di ricerca non è detto che vinca nei social network. Chi vince nei sistemi operativi per pc non è detto che vinca nei sistemi operativi per telefonini. E così via.

3. La net neutrality è collegata alla concentrazione: ma esattamente al contrario di quanto sostiene Carlo Alberto.

In una rete neutrale nella quele improvvisamente si elimini la net neutrality, le forme di concentrazione acquisita rimangono. Niente le elimina. Quello che viene eliminato è la possibilità di nuove idee di provare a cercare il successo senza chiedere il permesso a chi controlla le reti. Viene eliminata la possibilità di fare concorrenza ai player dominanti esistenti.

Nelle reti neutrali chi innova può provare a cercare il successo senza chiedere il permesso a nessuno. Se riesce a inventare una nuova categoria di rete (come ha fatto Steve Jobs con l’iPhone) o a giocare meglio di altri in una categoria emergente (come è successo a Facebook), può sperare di acquisire una certa forza di mercato e dominare la sua categoria. Abbassando dunque la concentrazione nel sistema internet nel suo complesso. Se non c’è net neutrality questo non può avvenire.

La prova è data da ciò che avviene nella rete mobile dove non c’è neutralità: in quel contesto, gli operatori possono scegliere a quali applicazioni concedere la loro rete e alcuni di essi hanno impedito per esempio l’uso di Skype. Il che significa che senza neutralità non si fa innovazione senza chiedere il permesso degli operatori. Se un’innovazione non piace agli operatori non può andare sul mercato, come sarebbe accaduto a Skype se non ci fosse stata neutralità nella rete fissa. Senza neutralità dunque c’è più concentrazione non meno concentrazione.

Tratto da: http://blog.debiase.com/ – http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

Seduta n. 268 Lunedì 21

22-lug-14

Discussione del disegno di legge

di conversione del decreto-legge n. 92 del 2014:

Disposizioni urgenti in materia di rimedi risarcitori in

favore dei detenuti e degli internati, nonché di

modifiche al codice di procedura penale e alle

disposizioni  di attuazione, all’ordinamento del

Corpo di polizia penitenziaria e all’ordinamento

penitenziario, anche minorile (A.C. 2496-A)

(Discussione sulle linee generali; repliche dei

relatori e del Governo). – Discussione sulle mozioni

Ginefra, Palese, Leone, Matarrese, Fratoianni, Cera,

Pisicchio ed altri n. 1-00134 e De Lorenzis ed altri n.

1-00552: Iniziative per il prolungamento del corridoio

Baltico-Adriatico e per l’ammodernamento della linea

ferroviaria sulla dorsale adriatica (Discussione sulle

linee generali). – Discussione congiunta del conto

consuntivo della Camera dei deputati per l’anno finanziario

2013 e del progetto di bilancio della Camera dei deputati

per l’anno finanziario 2014 (Doc. VIII, nn. 3 e 4)

(Discussione congiunta).
Tratto da: camera.it

Il mondo sta con la Palestina: proteste contro la guerra in tutti i continenti

22-lug-14

Dai giorni dell'ultima offensiva israeliana contro Gaza, le proteste sono scoppiate in moltissime città in tutto il mondo, per supportare la Palestina e chiedere la fine degli attacchi. Riconoscendo la necessità di solidarietà, è stato creato un account tumblr [en] per documentare questte proteste. L'account, anonimo, dichiara come suo scopo la raccolta di “foto, video e notizie dalle manifestazioni in solidarità con la Palestina durante gli attacchi israeliani e la condanna collettiva a tutto ciò.” Le immagini seguenti sono solo alcune delle manifestazioni che hanno avuto luogo su tutto il globo.

"World Cup protests in Brazil become Gaza protests."

“Protesta per la coppa del mondo in Brasile diventa per protesta per Gaza” – 12 luglio 2014.”

Kabul, Afghanistan - July 13, 2014.

Kabul, Afghanistan – 13 luglio 2014.

Hyderabad, India - July 13, 2014.

Hyderabad, India – 13 July 2014.

Helsinki, Finland - July 12, 2014.

Helsinki, Finlandia – 12 luglio 2014.

Istanbul, Turkey - July 12, 2014.

Istanbul, Turchia – 12 luglio 2014.

San Francisco, CA (US) - July 12, 2014.

San Francisco, CA (US) – 12 luglio 2014.

South Korea - July 12, 2014.

Seoul, Corea del Sud – 12 luglio 2014.

The Hague, Netherlands - July 12, 2014.

The Hague, Olanda – 12 luglio 2014.

Japan - July 12, 2014.

Giappone – 12 luglio 2014.

"Today, the people of South Africa marched in support of the Palestinians that are suffering under the Occupation. Nelson Mandela once said “We know too well that our freedom is incomplete without the freedom of the Palestinians.” So today we stood up to be the voice of the voiceless." - July 13, 2014.

“Oggi, le persone del Sudafrica hanno marciato in supporto dei palestinesi che stanno soffrendo sotto l'occupazione. Nelson Mandela una volta ha detto “noi sappiamo troppo bene che la nostra libertà è incompleta senza quella dei palestinesi.” Per questo oggi ci siamo alzati in piedi per essere la voce di chi una voce non può averla.” – 13 luglio 2014.

Indonesia - July 12, 2014.

Indonesia – 12 luglio 2014.

"Montreal protesters holding the longest Palestinian flag in the world during Gaza Solidarity protest on Friday July 11, 2014."

“Manifestanti a Montreal reggono la più lunga bandiera palestinese del mondo, durante una manifestazione di soliderietà per Gaza venerdì 11 luglio 2014.”

Maldives - July 12, 2014.

Maldive – 12 luglio 2014.

Tunis, Tunisia - July 13, 2014.

Tunisi, Tunisia – 13 luglio 2014.

Valparaiso, Chile - July 12, 2014.

Valparaiso, Cile – 12 luglio 2014.

Berlin, Germany - July 12, 2014.

Berlino, Germania – 12 luglio 2014.

Canberra, Australia - July 18, 2014.

Canberra, Australia – 18 luglio 2014.

"On July 12th a group of people organised a silent protest in Krakow – in solidarity with Gaza. Protesters printed names of all the children martyred in Gaza during operation “Protective Edge”."

“Il 12 luglio un gruppo di persone ha organizzato una protesta silenziosa a Cracovia – in solidarietà per Gaza. I manifestanti hanno scritto i nomi di tutti i bambini martirizzati a Gaza durante l'operazione “Protective Edge”.”

scritto da Jillian C. York · tradotto da Valerio Alessandri
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Tratto da globalvoices.org

Barbacoas y cáncer: ¿cuánto hay de cierto?

22-lug-14

Barbacoa

El verano es uno de los momentos del año en el que más barbacoas y alimentos preparados a la brasa se suelen hacer. No obstante sobre esta particular forma de preparar los alimentos descansa una metafórica espada de Damocles al respecto del riesgo que tiene su consumo en relación con el aumento del cáncer. Los elementos que principalmente se encuentran detrás de esta posible relación tienen nombre y apellidos y se llaman: aminas heterocíclicas e hidrocarburos aromáticos policíclicos.

¿Qué son las aminas heterocíclicas y los hidrocarburos aromáticos policíclicos?

Se trata de dos familias de compuestos químicos que se forman con especial facilidad cuando se exponen las proteínas de no importa qué alimento, aunque lo más probable es la de aquellos típicamente proteicos (carnes y pescados de cualquier tipo) a altas temperaturas, en especial por tanto cuando se cocina a la plancha, a la brasa o directamente sobre la llama. Su formación depende por tanto de la forma de cocinar, del tipo de alimento que en cada momento empleamos, del tiempo y de la temperatura alcanzadas.

¿Por qué se dice que son cancerígenos?

En esencia porque en modelos animales su consumo se ha asociado a diversos efectos adversos para la salud, en concreto promoviendo daños en el material genético y por consiguiente aumentando el riesgo de desarrollar un cáncer. Tal es así que la mayor parte de colectivos sanitarios recomiendan disminuir en lo posible su exposición. No obstante, también parece más o menos claro que hay una cierta susceptibilidad interpersonal en la forma que estas sustancias pueden afectarnos que depende de diversas variantes genéticas (vuelta otra vez a la nutrigenética y nutrigenómica).

Sin embargo, a partir de los estudios poblacionales no se ha terminado por establecer una conexión definitiva entre la exposición a aminas heterocíclicas y a hidrocarburos aromáticos policíclicos presentes en los alimentos cocinados a la brasa y el cáncer en los seres humanos. De todas formas, otros estudios más detallados en los que se ha previsto la participación de diversos elementos confusores que pudieran alterar los resultados finales han encontrado que un consumo elevado de carnes asadas, fritas o a la barbacoa estaba asociado a un mayor riesgo de padecer distintos tipo de cáncer, más en concreto de colon, páncreas y próstata.

¿Cómo se puede prevenir la presencia de estas sustancias en los alimentos?

Según este interesante artículo reducir la formación de este tipo de sustancias se podría lograr:

  • Evitando exponer la carne directamente a la llama, la brasa o a una superficie caliente de metal, además de reduciendo el tiempo de los alimentos en esas circunstancias.
  • Dando vueltas a los alimentos de forma continua sobre la fuente de calor, en contraposición a dejar el alimento sobre dicha fuente de calor sin voltearla con frecuencia.
  • Eliminando antes de comer aquellas partes del alimento carbonizadas y ennegrecidas.
  • Adobando la carne con marinadas ricas en elementos antioxidantes tales como hierbas aromáticas, especias y algunas bebidas fermentadas (vino y cerveza de forma típica). Algunas investigaciones apuntan a que este tipo de recursos culinarios reducirían la formación de estas sustancias.

Si te ha gustado esta entrada quizá te interese consultar:

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Imagen: tiverylucky vía freedigitalphotos.net

Tratto da 20minutos.es

Pro-Democracy Protesters in Hong Kong Can Face Down Police, but Not Their Mom and Dad at the Dinner Table

22-lug-14
Police arrest a protester during a pro-democracy sit-in in Hong Kong on July 1, 2014. Photo by Xaume Olleros. Copyright Demotix

Police arrest a protester during a pro-democracy sit-in in Hong Kong on July 1 and 2, 2014. Photo by Xaume Olleros. Copyright Demotix

Many activists in Hong Kong have dared to confront police during recent pro-democracy demonstrations. In fact, more than 500 protesters stood their ground against authorities by refusing to leave a sit-in in early July and were arrested for it.  

But some of those same people are struggling to muster similar courage at the dinner table to argue with their parents about political reform. 

The older generation tends to support the status quo; they believe protests and occupations will bring political and economic instability. The younger generation are determined to fight for genuine democracy risking their future careers. This tension is usually reflected in conversation during family meals.

China has promised Hong Kong a direct vote for the next chief executive in 2017 instead of election via committee, but insists that a committee approve the candidates. Former British colony Hong Kong is a special administrative region of China and enjoys a high level of autonomy from the communist country under the idea of “one country, two systems.” 

Given that China considers “love of country” to be an important criteria for Hong Kong's administrators, according to a recently released white paper from the government, protesters suspect Hong Kong will only have pro-Beijing candidates to choose from, defeating the purpose of a direct vote. 

Hundreds of thousands of Hong Kongers have taken to the streets and 800,000 have signed an unofficial referendum demanding the right to nominate the candidates in recent weeks. The protest movement Occupy Central with Love and Peace has promised to peacefully take over downtown Hong Kong if authorities don't concede.

Despite the vocal opposition, the Hong Kong government presented its report on electoral reform last week and concluded that mainstream opinion doesn't support citizen nomination. The report also suggests restricting the number of candidates to two or three.

Pro-Beijing civic groups have formed an alliance to collect signatures against the Occupy Central campaign, claiming that it would destroy the city's economy. The effort has so far gathered 380,000 signatures over the weekend, with a goal of 800,000.

The mobilization on both fronts has resulted in political divides within families and among friends

Li Fung Ling, a university student who supports the Occupy Central campaign, addressed her weakness in dealing with dinner table politics on citizen media platform inmediahk.net. Her mother told her she would join the signature campaign against Occupy Central because she believed that the protesters are creating chaos in Hong Kong. Li remained silent. She explained her difficulty in confronting her parents:

我爸媽雖在香港土生土長,卻是七十年代最窮的那群,沒有受過良好教育,大半生替福建人公司打份牛工。對於他們而言,莫講香港不是什麼,其實人都不算什麼。肚皮話事 […]

他們相信,人就是要學懂「適應環境」,中國大陸有錢,帶領香港經濟發展,人人有飽飯食,還罵委屈是十分折墮。可是,或許不是因為他們大半生這樣事事「屈就」,今天都不會捱到我咁大。難道我今天讀多兩錢書就用民主理論去拋他們,罵他們犬儒?我做不到。也恕我不夠智慧,一次一次都無法把話向他們講明白。

My parents, though born in Hong Kong, were the poorest social class in the 1970s. They had never received a good education and spent their lives working in a company founded by some people from Fujian, China. For them, they don't see the value of Hong Kong. Even human beings do not carry much value. The most important thing is to keep the stomach full. […]

They believe that people have to learn how to “adapt.” Now that China is wealthy and leading the economic development of Hong Kong, people here are well fed and should not complain about not having respect. Perhaps, had they not endure humiliation throughout their lives, they could not provide me with all the material needs for my upbringing. Now that I have received an education, should I use what I have learned about democracy to confront them and criticize their cynicism? I can't make myself do that. Forgive me for the absence of wit to explain my thoughts.

To address the difficulty in cross-generational communication on politics, anonymous Facebook user “Letter to Babamama” drafted a letter to encourage activists to “come out” to their parents:

或者你們會打我罵我,但我也必需跟你們誠實,其實我去了七月二日的佔中預演,被拉了。很和平,沒有受傷,也沒有留案底。我很怕說出口,怕家嘈屋閉,怕你們傷心難過。[...]

我愛你們,我也愛香港。我希望你們知道我們不是在搗亂,我希望你們知道我們也是熱愛和平。在這次佔中之前,我們已經做了許多許多。我參加過投票運動,我去過遊行,我試過和平集會,我也寫過無數的意見書。我和很多香港人一樣,都嘗試過很多合法的途徑去表達我們的不滿,但換來的是政府一次又一次的無視。這兩三年,香港市民已退讓妥協得太多。[...]

希望你相信你那個害羞膽小的兒子。

Perhaps you will scold me or even beat me, but I have to be honest to you. I participated in the Occupy Central rehearsal sit-in on July 2 and was arrested. It was a peaceful action. No one got hurt. The arrest did not leave any criminal record. I was afraid to tell you about this because I don't want to start a family argument and make you sad. […]

I love both of you and I love Hong Kong. I hope you know that we are not creating chaos. I hope that you know we believe in peace. Before the Occupy Central action, I have tried so many other ways. I participated in elections [district and legislative council elections], I rallied and joined peaceful protests. I wrote countless opinions to the government. Like other Hong Kong people, we expressed our discontent through different legal means, but the government just plays dumb with us again and again. Hong Kong people have compromised too much. […]

Please believe in your shy little boy.

A Facebook page called “Politics with relatives” shared another story of a family confrontation. The parents believed that all protests are driven by foreign forces. A  protest against the development of Hong Kong's Northeast New Territories into two towns for more housing came up in conversation. Opponents fear that the 614-hectare project, of which less than 96 hectares or 16 percent is allocated for residential purposes, will destroy Hong Kong's remaining farming communities.

The father exclaimed that the police should arrest all the “young losers” and jail them for a decade. The son could not remain silent anymore and burst into tears while he used the calculator to demonstration to his father how he would become a “loser” under the current state of government-corporate collusion:

我大學畢業之後如果每月搵萬五蚊,要幾耐先可以儲到首期買一個天水圍ge三百呎單位,之後供樓每個月要供幾多,幾歲先有能力生仔。再講對唔住爸爸,花你咁多錢讀咁多年書,自己都搞唔掂自己,可能要到三十幾歲都仲瀨係屋企痴飲痴食。呢個政府同d商家勾結,塞曬d錢落地產商袋,我地就咁捱法,我真係好嬲好無助。

喊完之後,爸爸靜左好耐,好似有少少動搖

雖然佢好可能繼續相信政府會係東北起樓解決問題,但至少佢宜家覺得d人去示威唔係單純收左美國人錢,無咁憎d示威者。

I told my father: Let's say I received a monthly salary of 15,000 Hong Kong dollars [equivalent to 2,000 US dollars] upon graduation. How many years would it take for me to have the down payment for a 300-square-foot apartment in Tin Shui Wai [the cheapest district in Hong Kong]? How much would I have to pay for the monthly mortgage? And at what age could I afford to have children? I apologized to my father that he paid so much for my education, but I could not feed myself and I probably would have to live with my parents into my thirties. The government colludes with the corporations and transfers public resources to the pocket of property developers. We work like slaves and I feel really angry and helpless.

After my outburst, my father remained silence for a long time. It seems the he has adjusted his stance a little bit.

Although he continued to believe the government's claims that the Northeast New Territories development project would solve the land supply problem, he would not say that the protesters were paid by the U.S. and became less hostile to the protesters.

A small victory, perhaps, but small victories can make a difference, if not for the future of Hong Kong, then for the future of family dinners.  

Written by Oiwan Lam
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Tratto da globalvoices.org

Qué fue de… Gianluca Pessotto: caer y levantarse

22-lug-14
Pessotto, en un partido de la Juve ante el Lecce en febrero de 2000 (Archivo 20minutos).

Pessotto, en un partido de la Juve ante el Lecce en febrero de 2000 (Archivo 20minutos).

El futbolista del que os hablo hoy, como mínimo, os sonará. No fue ningún primer espada de su equipo pero ser titular en la Juventus y en la selección italiana le da un status del que no muchos pueden presumir. No obstante, es más famoso por lo que le pasó justo después de retirarse que por su carrera en sí misma. Es Gianluca Pessotto.

¿Quién era?: Un defensa italiano de los 90 y primera mitad de la pasada década.

¿Por qué se le recuerda?: Por ser un fijo en la Juventus de Turín de finales de los 90 y principios de los 2000 y por su intento de suicidio.

¿Qué fue de él?: Se retiró en la Juventus en 2006. Siempre estuvo vinculado a la Vecchia Signora, antes y después del suceso. En la actualidad es el responsable de organización de las categorías inferiores del equipo juventino.

¿Sabías qué…?: Pues empecemos por el final. En el año 2006, Pessotto colgó las botas tras pasar más de una década como jugador de la Juve y asumió el cargo de manager general del equipo. Pero en esa época fue cuando estalló el ‘Calciopoli’, un escándalo de amaños de partidos en el centro del cual estaba la Juventus. Pessotto se vio envuelto en todo aquel lío (como jugador y como técnico), se sumió en una depresión y la mañana del día 27 de junio de 2006, se tiró desde una ventana del cuarto piso de la sede del club bianconero en Turín. Llevaba un rosario en la mano derecha. Cayó sobre el Alfa Romeo de la leyenda juventina Roberto Bettega, destrozándolo. Pessotto ingresó en el hospital Molinette de Turín con múltiples fracturas y una hemorragia interna, por lo que tuvo que ser operado de urgencia y se le indujo un coma. Hasta el 17 de julio de aquel año, los médicos no le declararon fuera de peligro. Ahí empezó un largo proceso de recuperación, tanto física como psicológica, que Pessotto ha superado con éxito. Se ha reintegrado en la Juve y lleva una vida totalmente normal.

- El incidente de Pessotto coincidió con la participación de la selección italiana en el Mundial de Alemania 2006, en el que precisamente la azzurra logró el título. Los jugadores de la Juventus, algunos de los cuales tenían una gran amistad con Pessotto, se enteraron de los hechos en la concentración. Fabio Cannavaro, por ejemplo, supo de la noticia en mitad de una rueda de prensa, que abandonó inmediatamente con gesto desencajado. El entonces seleccionador, Marcello Lippi, dio permiso a Alessandro del Piero, a Ciro Ferrara, a Gianluca Zambrotta y al propio Cannavaro para que abandonaran la concentración y viajar a Turín para, al menos, estar cerca de la familia.

Pessotto, tras su retirada (WIKIPEDIA).

Pessotto, tras su retirada (WIKIPEDIA).

- El resto del Mundial fue un homenaje a Pessotto. Tras la victoria de los italianos ante Ucrania en cuartos de final, los jugadores de la Juve desplegaron una bandera italiana con el mensaje: “Pessottino, siamo con te” (‘Pessottino’, estamos contigo). Tras lograr el título, y ya en la celebración en el Circo Máximo de Roma, cuando Fabio Cannavaro cogió el micrófono ante el público, le dedició un cántico a su amigo, que seguía hospitalizado. Al día siguiente, Del Piero, Ferrara, Cannavaro y Zambrotta acudieron al hospital a ver a Pessotto con la Copa del Mundo. Pudieron entrar en la UCI y ofrecerle el trofeo, fotografiándose con él. Curiosamente, la tarde de esa visita, Pessotto empeoró en su estado, con un súbito aumento de la fiebre hasta los 40º. Los médicos no hallaron ningún motivo médico para este repentino aumento de la temperatura y concluyeron que se debió a la profundísima emoción que sintió Pessotto al ver a sus amigos con la Copa del Mundo.

- Cuando despertó, Pessotto no recordaba nada de cómo había llegado al hospital. Los médicos y familiares le ocultaron que había intentado suicidarse y le decían que todo había sido un accidente. Fueron los psicólogos y psiquiatras los que se encargaron de hacerle recordar todo lo que había pasado.

- Un compañero que estuvo a su lado en todo momento en el hospital fue el uruguayo Paolo Montero, que estaba en su país de vacaciones y viajó a Italia para estar con su amigo.

- Era Pessotto un futbolista atípico: es licenciado en Derecho. Por ello, sus compañeros lo llamaban Il Professorino (‘El Profesorcito’).

- Pessotto estuvo en el Mundial de Francia 98 y en la Eurocopa de 2000, donde Italia fue subcampeona.

- Fue titular y jugó los 90 minutos de la final de la Liga de Campeones de 1996, en la que la Juventus ganó el título en la tanda de penaltis. Pessotto marcó uno, por cierto.

Biografía, palmarés, estadísticas: Gianluca Pessotto nació en Latisana, provincia de Udine, el 11 de agosto de 1970. Debutó como profesional en 1989 en el Varese, donde estuvo dos temporadas. Tras un año en el Massese, juega la 92/93 en el Bologna y el año siguiente en el Hellas Verona. En 1994 llega al Torino y en 1995, se va a la Juventus, donde se retiró en 2006. En su palmarés tiene cuatro Scudetti y cuatro Supercoppe italianas a nivel doméstico, más una Champions, una Supercopa de Europa y una Intercontinental. Con Italia jugó 22 partidos.

Os dejo con un par de fragmentos de un documental de la RAI sobre Pessotto. Es muy bueno, os lo recomiendo:

Hasta mañana.

Tratto da 20minutos.es

Los Pablo Motos del planeta: presentadores de ‘El Hormiguero’ por el mundo

22-lug-14

Hola a todos.

Hace poco se estrenó El Hormiguero MX, lo que viene siendo la versión mexicana de El Hormiguero y me plantee la posibilidad de ver cómo eran las diferentes versiones del Hormiguero en el planeta Tierra.

La semana que viene si eso os enseño cómo son en Marte.

Sólo os diré que he sacado una conclusión: todos los presentadores son más guapos que el Pablo Motos español, pero eso sí, sólo el nuestro es pelirrojo. Ole.

CHILE: (Sergio Lagos, aunque presenta junto a Tonka Tomicic.

El Hormiguero Chile, con Sergio Lagos

El Hormiguero Chile, con Sergio Lagos

 

MÉXICO: Mauricio Mancera.

El Hormiguero México, con Mauricio Mancera

El Hormiguero México, con Mauricio Mancera

 

 

 

 

CHINA: He Jiong (esto es más peculiar, porque en un programa más amplio, lo han adaptado como sección)

El Hormiguero en China, con He Jiong

El Hormiguero en China, con He Jiong

 

 

PORTUGAL: Marco Horácio (O Formigueiro)

O Formigueiro, con Marco Horácio.

O Formigueiro, con Marco Horácio.

 

 

BRASIL: Marco Luque (O Formigueiro)

O Formigueiro Brasil, con Marco Luque

O Formigueiro Brasil, con Marco Luque

Tratto da 20minutos.es

Siempre tengo presente su ausencia

22-lug-14

10491980_1523589451185824_8747860838902253230_nPor primera vez Julia, a sus cinco años cumplidos en marzo, está pasando una semana lejos de nosotros. Lo más que he estado sin ellos han sido tres noches, una única vez. Y ellos seguían en nuestra casa, con mi santo. Era yo la que me había ido.

Afortunadamente está tan contenta con sus abuelos, disfrutando de la playa, la piscina, el monte y de sus primos. Probablemente sin acordarse de nosotros. Y así debe ser. En cambio mi santo y yo tenemos presente su ausencia.

No se trata exactamente de que me acuerde de ella, que por supuesto que sí, es una sensación diferente, como tener además de mi cuerpo y mi propia consciencia a otros dos satélites con sus propias mentes y cuerpecitos pero a los que estoy ligada por un hilo de oro intangible.

Una propiocepción poliédrica vinculada a la maternidad. La constatación que si alguno de ellos me faltara quedaría quedaría incompleta para siempre.

Convertida tras ser madre en una suerte de mutante con alguno de los poderes del profesor Xavier, si me permitís la licencia.

El fantasma del cordón umbilical permanece. Y juraría que van a dar igual los años y las circunstancias. Cambia, eso sí, pero se queda.

Ligados para siempre. Al menos en una dirección.

Tratto da 20minutos.es