Guittone d’Arezzo, Fero dolore e crudel pena e dura

Fero dolore e crudel pena e dura,
ched eo soffersi en coralmente amare,
menòmi assai sovente in dismisura,
e mi fece de voi, donna, sparlare.
Or che meo senno regna ‘n sua natura
sì, che dal ver so la menzogna strare,
conosco che non ment’om ni pergiura
più ch’eo feci onni fiata ‘n voi biasmare.
Ché non vive alcun che tanto vaglia,
dicesse che ‘n voi manchi alcuna cosa.
ch’eo vincer nond’el credesse in battaglia.
Non fo natura in voi poderosa,
ma Deo (altro…)

Guittone d’Arezzo, Deo, com’è bel poder quel di merzede

Deo, com’è bel poder quel di merzede,
e como più d’ogni altro è grazioso!
Ché mercé vince orgoglio e lo decede,
e merzé fa crudel core pietoso.
Ragione e forzo veggio che decrede,
ch’om non po lei contradir né star oso:
per vertù fa più talor, ciò si vede,
che tutto ‘l mondo per forzo orgoglioso.
Ed eo lo provo per la donna mia,
ch’è fatta ben più d’ogne altra pietosa
de più crudel che mai fosse, ni sia:
feciela, Dio merzé, (altro…)

Guittone d’Arezzo, Amor merzé, per Deo, merzé, merzede

Amor merzé, per Deo, merzé, merzede
del gran torto, ché più v’amo che mene.
Lasso, morte perdona om per merzede
a quel che di morir servito ha bene;
e no è cor crudel sì, che merzede
no ‘l faccia umil, tal che pietà retene;
e vence Deo per sua vertù merzede,
e cosa altra che voi no li si tene.
Ma certo già non porete orgogliando
montar tanto, che più sempre eo non sia
con merzede cherere umiliando.
E pur conven che (altro…)

Guittone d’Arezzo, Se Deo – m’aiuti, amor, peccato fate

Se Deo – m’aiuti, amor, peccato fate,
se v’allegrate – de lo male meo:
com’eo – più cher merzé, più mi sdegnate;
e non trovate, – amor, perché, per Deo! ,
far ch’eo – de mia amorosa fedeltate
la maiestate – vostra, amor, recheo;
non creo – che però ragione abbiate
che m’auzidiate, – amor, cor di zudeo.
Non veo, – amor, che cosa vi mancasse,
se ‘n voi degnasse – fior valer merzede,
ché ciò decede – orgoglio e vi (altro…)

Guittone d’Arezzo, Pietà di me, per Dio, vi prenda, Amore

Pietà di me, per Dio, vi prenda, Amore,
poi sì m’avete forte innaverato;
da me parte la vita a gran dolore,
se per tempo da voi non sono atato,
ch’altri de me guerir non ha valore;
como quello che ‘l tiro ha ‘nvenenato,
che ‘n esso è lo veneno e le dolciore.
E voi, amor, sì aveteme mostrato
che tanto de dolzor meve donate,
ch’amorti lo venen sì non m’auzida,
perch’eo mi renda in vostra podestate.
E la merzé, ch’ognor per me (altro…)

Guittone d’Arezzo, Ahi, bona donna, or, tutto ch’eo sia

Ahi, bona donna, or, tutto ch’eo sia
nemico voi, com’è vostra credenza,
già v’enprometto esta nemistà mia
cortesemente e con omil parvenza;
e voi me, lasso, pur con villania
e con orgoglio mostrate malvoglienza.
Ma certo en nimistà val cortesia,
e li sta bene alsì co ‘n benvoglienza.
Ch’usando cortesia po l’om dar morte,
e render vita assai villanamente:
or siate donque me nemica forte,
e m’auzidete, amor, cortesemente!
E piacemi non men, che se me sorte
a vita amistà vil desconoscente.

Guittone d’Arezzo, Ahi! con mi dol vedere omo valente

Ahi! con mi dol vedere omo valente
star misagiato e povero d’avere,
e lo malvagio e vile esser manente,
regnare a benenanza ed a piacere;
e donna pro corsese e canoscente
ch’è laida sì, che vive in dispiacere;
e quella ch’ha bieltà dolze e piagente,
villana ed orgogliosa for savere.
Ma lo dolor di voi, donna, m’amorta,
ché bella e fella assai più ch’altra sete,
e più di voi mi ten prode e dannaggio.
Oh, che mal aggia il die che voi (altro…)

Guittone d’Arezzo, Deo, como pote adimorar piacere

Deo, como pote adimorar piacere
o amistate alcuna, a bon talento,
en me verso di quella, che parere
mortalmente nemica me la sento?
Ch’eo l’ho servita a tutto ‘l me podere,
e ‘n chererli mercé già no alento
che solamente deggia sostenere
senn’e orgoglio e facciami contento.
E non mi val; und’eo tormento e doglio
di tal guisa, che se ‘l vedesse pento
chi m’odia a morte, si nd’avria cordoglio.
E tutto ciò non cangia in lei talento,
ma sempre sì n’avanza il (altro…)

Guittone d’Arezzo, Ahi! con mi dol vedere omo valente

Ahi! con mi dol vedere omo valente
star misagiato e povero d’avere,
e lo malvagio e vile esser manente,
regnare a benenanza ed a piacere;
e donna pro corsese e canoscente
ch’è laida sì, che vive in dispiacere;
e quella ch’ha bieltà dolze e piagente,
villana ed orgogliosa for savere.
Ma lo dolor di voi, donna, m’amorta,
ché bella e fella assai più ch’altra sete,
e più di voi mi ten prode e dannaggio.
Oh, che mal aggia il die che voi (altro…)

Guittone d’Arezzo, Deo, che non posso or disamar sì forte

Deo, che non posso or disamar sì forte,
como fort’amo voi, donna orgogliosa!
Ca, poi che per amar m’odiate a morte,
per disamar mi sareste amorosa;
ch’altresì, com’è bon diritto, sorte
che l’uno como l’altro essere osa,
poi di gran torto, ch’ème ‘n vostra corte
fatto, me vengerea d’alcuna cosa.
Torto è tale, no lo vidi anco pare:
non osarme piacer ciò ch’è piacente,
ed essere odiato per amare,
Malgrado vostro e mio son benvogliente,
e serò, ché non posso unque altro fare,
e (altro…)

Guittone d’Arezzo, Spietata donna e fera, ora te prenda

Spietata donna e fera, ora te prenda
di me cordoglio, poi morir mi vedi;
che tanta pietà di te discenda,
che ‘n alcuna misura meve fidi.
Che lo tuo fero orgolio no m’offenda
s’eo ti riguardo, ché con el m’aucidi,
e la tua cera allegra me si renda
sol una fiata e molto mi provedi,
en guiderdon di tutto meo servire,
ché lo tuo sguartio in guerigion mi pone,
e lo pur disdegnar fami perire.
Or mira qual t’è più reprensione:
o desdegnar, (altro…)

Guittone d’Arezzo, Amor, merzede, intende s’eo ragione

Amor, merzede, intende s’eo ragione
chero davante la tua segnoria,
che for m’hai miso di mia possessione,
e messo in quella de la donna mia,
e sempre mi combatti onne stagione.
Perché lo fai, poi sono a tua balia?
Ché non fer quella, che contra te pone
suo senno e suo talento e te guerria?
Mostri che tu non se’ comun segnore,
se lei riguardi e me vuoi far morire,
o vero che non hai tanto valore.
Ben credo l’averesti in tuo (altro…)

Guittone d’Arezzo, Amor m’ha priso ed incarnato tutto

Amor m’ha priso ed incarnato tutto,
ed a lo core di sé posanza
e di ciascuno membro trae frutto,
da poi che priso ha tanto di possanza.
Doglia onta e danno hame condutto,
e del mal meo mi fa aver disianza,
e del ben di lei spietat’ème ‘n tutto,
sì meve e ciascun’alma ha ‘n disdegnanza.
Spessamente lo chiamo e dico: Amore,
chi t’ha dato di me tal segnoraggio,
ch’hai conquiso meo senno e meo valore?
Eo prego che ti facie meo (altro…)

Guittone d’Arezzo, Altra fiata aggio già, donne, parlato

Altra fiata aggio già, donne, parlato
a defensione vostra ed a piacere;
ed anco in disamore aggio tacere,
ove dir possa cosa in vostro grato;
ché troppo ho di voi, lasso, indebitato
non vostro merto già, ma mia mattezza.
Onta conto e gravezza
onor tutto e piacer che di voi presi.
Non che ‘l dico vo pesi;
ma debitor son voi, ché fabricate
ho rete mante e lacci a voi lacciando:
di che merzé domando,
e prego vi guardiate ad onne laccio
ed a (altro…)

Guittone d’Arezzo, Onne vogliosa d’omo infermitate

Onne vogliosa d’omo infermitate
impossibel dico esser sanando,
e spezialmente quando
è in carne di folle odioso amore.
E dice alcuno aver non podestate
d’amor matto lungiare,
ni d’astener peccare.
E se ciò è vero, iniquo è Dio signore,
comandando che non pote om servare:
crede, matto, scusare,
nesciente o reo Dio incusando;
ma si sé ‘ncusa e danna e mal peggiora,
ché parvo è fornicare,
picciol male onne fare,
ver dir peccator Dio; e parvo ancora
dir ello non sia, che dirlo reo.
Non già permette (altro…)

Guittone d’Arezzo, Magni baroni certo e regi quasi

Magni baroni certo e regi quasi,
conte Ugulin, giùdici di Gallore,
grandezza d’ogni parte in voi e magna:
ciò che grasisce il mio di voi amore,
e vol, non tanto sol già che permagna,
ma che acresca in tutti orrati casi;
e, se vol di grandezza esta di fore,
più de l’enterïore,
ché nulla di poder è podestate,
nulla de dignitate,
ver’ che di bonitate
è sovragrande e d’onor tutto orrata.
Chi pò grande dir rege [reo], non bono?
chi parvo om magno bono?
Tutti (altro…)

Guittone d’Arezzo, Comune perta fa comun dolore

Comune perta fa comun dolore,
e comuno dolore comun pianto;
per che chere onni bon pianger ragione:
perduto ha vero suo padre Valore,
e Pregio amico bono e grande manto,
e valente ciascun suo compagnone,
Giacomo da Leona, in te, bel frate.
Oh che crudele ed amaroso amaro
ne la perdita tua gustar dea core
che gustò lo dolzore
dei dolci e veri tuoi magni condutti,
che, pascendo bon’ ghiotti,
lo valente valor tuo cucmava!
e pascea e sanava
catun mondan ver gusto e viso (altro…)

Guittone d’Arezzo, Omo saccente vero

Omo saccente vero,
la cui parola approva ogniunque saggio,
sentina d’onni vizio l’ozio conta;
e, per contraro, monta
d’onne vertute operazion e loco;
und’eo laudo mistero,
perché solo a valer punge coraggio,
for cui lo più valente ozio aunta,
e per cui forte giunta
inver valor om desvalente e poco.
Como savere appare u’ non misteri,
ver cernendo da falso e ben da male?
E proezza che vale
o’ non contrar alcono?
E pazienza o bono?
Nulla è medicina, u’ nullo è male,
e, sì, nullo è (altro…)

Guittone d’Arezzo, Chi pote departire

Chi pote departire
d’esto secol malvagio el suo talento,
ahi, come grand’è lui bona ventura!
Ché tutto e’ de’ fallire,
e quello che ci ha più di tenimento
più tene in sé d’affanno e di rancura;
e ciascun om per sé pote vedere
che noia e despiacere
sosteneci più ch’agio o che piagenza;
e non già mai potenza
aver poria la lingua a divisare
la noia e lo penare,
ma divisar la gioi leggera è cosa,
poi vedemo che tutta a nòi reposa.
Ma quei, (altro…)

We are not Charlie and we will never be.