Seduta n. 843 Giovedì 27

Tratto da www.camera.it.
L’utilizzo, la riproduzione, l’estrazione di copia, ovvero la distribuzione delle informazioni testuali e degli elementi multimediali disponibili sul sito della Camera dei deputati è autorizzata esclusivamente nei limiti in cui la stessa avvenga nel rispetto dell’interesse pubblico all’informazione, per finalità non commerciali, garantendo l’integrità degli elementi riprodotti e mediante indicazione della fonte.

(Visited 5 times, 5 visits today)

USS Indianapolis

di Sara Michelucci

Sono davvero poche le speranze di una buona riuscita per il film diretto da Mario Van Peebles, Uss Indianapolis, che si perde in una storia per nulla coinvolgente e originale, restando legata a una narrazione piuttosto scontata. Il film è ispirato dal libro In Harm’s Way: The Sinking of the USS Indianapolis and the Extraordinary Story of its Survivors e i fatti narrati si svolgono tre settimane prima della fine della Seconda guerra mondiale.

Nel 1945, l’incrociatore pesante USS Indianapolis, comandato dal capitano Charles McVay (Nicolas Cage), sta trasportando all’isola di Tinian la prima bomba atomica Little Boy, che in seguito sarebbe stata utilizzata per bombardare Hiroshima. La nave viaggia senza scorta, a causa dell’altissima segretezza della missione.

Nel Mar delle Filippine, il 30 luglio 1945, la nave è silurata e affondata da un sottomarino giapponese. I 300 membri dell’equipaggio finiscono in fondo al mare, mentre più di ottocento uomini restano bloccati in mare per cinque giorni senza cibo e senza acqua, piena di squali.

I segnali di Sos da parte dell’equipaggio sono ignorati dalle stazioni radio americane e la maggior parte dei sopravvissuti muore. Al quinto giorno, un pilota d’aereo li scorge per caso e organizza il salvataggio. Solo 317 uomini sopravvivono al disastro. La Marina, allora, decide di condannare il capitano McVay, al quale erano state tuttavia negate importanti informazioni di sicurezza.

Manca il tocco autoriale in un film che non racconta nulla di più se non la messa in scena di un disastro, dove anche i dialoghi sono piuttosto artificiosi e dove non aiuta nemmeno l’elemento attoriale.

USS Indianapolis (Usa 2016)

REGIA: Mario Van Peebles
ATTORI: Nicolas Cage, Tom Sizemore, Thomas Jane, Matt Lanter, Weronika Rosati, Brian Presley, Emily Tennant, Callard Harris, Johnny Wactor
PAESE: USA
DURATA: 128 Min
DISTRIBUZIONE: M2 Pictures

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tratto da altrenotizie.orgTutti gli articoli sono sotto licenza Creative Commons, pertanto posso essere riportati a condizione di citare l’autore e la fonte.

(Visited 4 times, 4 visits today)

Foreign fighters jihadisti e il vuoto esistenziale

di Tania Careddu

Non è il background migratorio, non sono le condizioni economiche e nemmeno la bassa scolarizzazione a spingere numerosi giovani musulmani che vivono nelle città europee a diventare foreign fighters jihadisti. Il fenomeno del fondamentalismo che li porta a partecipare attivamente alla lotta armata o ad aderire a reti internazionali di terrorismo è, piuttosto, la ‘deculturazione’ della religione. Che, in questo caso, assume la forma integralista per sancire una netta presa di distanza dal rifiuto dei valori della cultura occidentale.

Accomunati dalla necessità di riaffermare la propria fede in rottura con la tradizione culturale, questi gruppi rifiuterebbero, così agendo, la matrice che, nei secoli dei secoli, è stata imprescindibile punto di riferimento per i fedeli. E chechè ne dicano i più esperti studiosi dell’Islam, che la causa dell’arruolamento non sia da ricercarsi in motivazioni di ordine psichico, va da sé che, se la decisione di ‘cambiare’ la propria fede nasce da un bisogno soggettivo “legato a un desiderio di identità”, secondo quanto si legge nella ricerca “I processi di radicalizzazione religiosa nelle seconde generazioni” redatta dall’ISMU, le ragioni sono spesso psicologiche, strettamente legate a un vissuto personale.

Tanto che, nell’adesione alla comunità jihadista, la rottura con il mondo precedente diventa traumatica, investendo, in primis la propria famiglia ritenuta poco devota, e poi tutti coloro che non si rivoltano contro una società occidentale senza valori. La perdita di senso suscitata da un’esistenza dentro una società secolarizzata e il malessere (per la frustrazione dovuta al ruolo subalterno e remissivo interpretato dai genitori primomigranti) provocato dal caos del mondo moderno, coinvolge perlopiù le seconde generazione – i figli nati a seguito delle ondate di ricongiungimenti famigliari degli anni successivi al 1974.

Sono cresciute nel cuore dell’Europa e rifiuterebbero ciò che i loro genitori rappresentano, riconducibile a una spinta sottomissione alle regole formali delle società occidentali, l’ignoranza dei precetti religiosi e l’umiliazione che deriva da lavori servili sottopagati.

La percezione di profonda inadeguatezza nel vivere all’interno della realtà sociale in cui sono inseriti (e formalmente integrati) trova la via d’uscita al proprio dramma esistenziale nel terrorismo per ‘vocazione’: entrare a esserne membro attivo per appagare il bisogno di verità assolute, cioè di valori che diano senso alla loro vita, per sottrarsi all’abisso rappresentato dalla mancanza di significato nella propria esistenza finanche alienando il mondo circostante (che favorisce la disumanizzazione dell’altro così da rendere più facile commettere stragi e omicidi).
Senza punti di riferimento stabili, cercano affannosamente una guida, un sistema di pensiero coerente e, soprattutto, rassicurante. Che propone un’ideologia totalizzante, violenta e radicale, capace di disciplinare tutti gli aspetti della vita, con una rigidità che abolisce ogni spazio di libera scelta individuale e che si fonda su una visione manichea del mondo. Il bene e il male.

Ma questo nuovo radicalismo islamico non è il palesamento dello scontro fra queste due realtà astratte e neppure fra civiltà quanto piuttosto la manifestazione di un problema di valori, di una richiesta di quella spiritualità (se ne esiste una) che sembra essere latitante nel mondo occidentale.

Tratto da altrenotizie.orgTutti gli articoli sono sotto licenza Creative Commons, pertanto posso essere riportati a condizione di citare l’autore e la fonte.

(Visited 4 times, 4 visits today)

USA-UE, scontro sulla Russia

di Michele Paris

La crisi interna agli Stati Uniti prodotta dal cosiddetto “Russiagate” rischia di fondersi pericolosamente con le tensioni crescenti tra Washington e l’Unione Europea, già aggravate dall’ingresso alla Casa Bianca di Donald Trump. Il Congresso americano è infatti a un passo dall’approvazione definitiva di nuove sanzioni contro Mosca che minacciano gli interessi di svariate compagnie europee in rapporti d’affari con aziende russe.

Il pacchetto di misure punitive dirette contro la Russia, ma anche contro l’Iran e la Corea del Nord, è stato approvato martedì a larghissima maggioranza dalla Camera dei Rappresentanti di Washington e dovrebbe essere ratificato in maniera definitiva dal voto del Senato forse già nei prossimi giorni.

Com’è noto, Trump è contrario all’adozione di nuove sanzioni dirette contro il Cremlino, tanto più che il testo della legge in discussione lega di fatto le mani al presidente sulla loro implementazione o su un eventuale allentamento. Le possibilità che la Casa Bianca ricorra al veto dopo la più che probabile approvazione del Senato sono però scarse, visto che esso sarebbe facilmente annullato da un voto del Congresso, dove le sanzioni godono di un ampio sostegno bipartisan.

Ancora prima che entrino in vigore, le nuove sanzioni contro la Russia sembrano rappresentare un punto di svolta nell’evoluzione dei rapporti transatlantici. Il dato più rilevante è probabilmente l’allineamento su posizioni anti-europee di entrambe le fazioni della classe dirigente americana che si stanno scontrando sul fronte interno attorno alla presunta e mai dimostrata interferenza di Mosca nel processo elettorale degli Stati Uniti.

Fino ad ora, le tensioni tra USA e UE avevano coinvolto quasi esclusivamente un’amministrazione Trump impegnata a promuovere un’agenda protezionista e ultra-nazionalista, nonché a impedire il ben avviato processo di integrazione economica euro-asiatica. Ora, invece, le ire di Bruxelles e dei singoli governi di molti paesi sono dirette anche agli oppositori del presidente americano, a cominciare da quelli all’interno del Partito Democratico.

L’intensificazione dello scontro transatlantico è dunque il sintomo, finalmente esploso pubblicamente, dell’esistenza di fattori oggettivi di natura economica e strategica che lo stanno alimentando e che vanno ben al di là della disposizione di qualche leader politico.

Le nuove sanzioni minacciano di colpire al cuore gli interessi dell’Europa, andando a mettere in pericolo sia la propria sicurezza energetica sia le attività delle compagnie che operano in questo settore. Che una delle ragioni principali dell’iniziativa americana sia proprio questa è confermato anche dal fatto che, secondo la maggior parte di analisti e osservatori, queste ultime misure non rappresenterebbero un particolare aggravamento della situazione attuale per Mosca.

Che il Congresso americano non abbia mai mostrato la minima intenzione di fare un passo indietro, nonostante le proteste europee, è la dimostrazione di come gli interessi fondamentali degli alleati sulle due sponde dell’Atlantico appaiano sempre più divergenti dietro la spinta della crisi del capitalismo internazionale e della posizione declinante di quello statunitense.

Il fatto che lo scontro tra Washington e Bruxelles sia ormai combattuto retoricamente a livello pubblico è poi un altro segnale del deteriorarsi della situazione. Politici e commentatori europei non mostrano ormai praticamente nessuno scrupolo nel denunciare le intenzioni USA di promuovere ad esempio le forniture di gas naturale liquefatto (LNG) americano e di ridurre quelle del gas proveniente dalla Russia.

Inoltre, gli interessi di colossi come la tedesca Wintershall, l’anglo-olandese Royal Dutch Shell, la francese Engie (ex GDF Suez) o l’austriaca OMV, tutte coinvolte nella costruzione del progetto “Nord Stream 2”, sono apertamente difesi dai leader europei in contrapposizione alle manovre provenienti da Washington con la giustificazione di colpire la Russia.

Ancora, malgrado i malumori, i precedenti round di sanzioni punitive contro Mosca per il presunto ruolo nella crisi ucraina erano sempre stati appoggiati ufficialmente dai governi europei. Ciò era accaduto perché le misure erano state concordate con Washington e avevano causato danni relativamente minori alle economie del vecchio continente.

L’aperta e quasi unanime condanna delle nuove sanzioni unilaterali è al contrario un’assoluta novità, accompagnata oltretutto dalla minaccia di possibili contro-misure che potrebbero essere applicate a entità americane. Il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, le aveva già ipotizzate settimana scorsa e ha ribadito questa possibilità dopo il voto della Camera del Congresso USA.

Gli ambienti politici e del business tedesco sono stati quelli più accesi nel denunciare la mossa americana e nel chiedere provvedimenti. Il ministro dell’Economia di Berlino, Brigitte Zypries, in un’intervista al canale ARD ha messo in guardia da una “guerra commerciale molto negativa” tra USA e UE, lasciando intendere il possibile ricorso a contro-sanzioni attraverso l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO).

Il ministro degli Esteri, Sigmar Gabriel, ha a sua volta accusato gli Stati Uniti di voler creare posti di lavoro americani a discapito della sicurezza energetica europea. Identica linea ha seguito anche il governo francese a meno di due settimane dall’incontro tra Trump e il presidente Macron. Parigi ha tra l’altro emesso un comunicato nel quale prospetta un “aggiustamento delle leggi francesi ed europee” come protezione dagli “effetti extraterritoriali della legislazione americana”.

La crisi nei rapporti transatlantici che sembra sul punto di esplodere a causa della nuova legge americana sulle sanzioni contro Mosca si inserisce ad ogni modo in un processo in atto da alcuni anni. I segnali del peggioramento della situazione si erano avuti ad esempio con le multe per svariati miliardi di dollari imposte dalle autorità USA ad alcune banche europee, come la francese BNP Paribas, accusata di avere violato le restrizioni a cui era sottoposto l’Iran. Più recentemente, l’UE ha invece preso di mira Apple con una multa da record per evasione fiscale.

In generale, le scintille di questi giorni tra Washington e i governi europei sono, come già ricordato, la conseguenza dell’irrigidimento di un governo americano, dominato da militari e da elementi ultra-nazionalisti, sempre più allarmato per i processi in atto su scala globale.

Processi che indicano una costante marginalizzazione degli Stati Uniti, anche se per certi versi ancora molto relativa, di fronte alle tendenze multipolari in atto nel pianeta e alla formazione di blocchi economico-strategici alternativi al sistema uscito dal secondo conflitto mondiale.

Il consolidamento delle relazioni in ambito commerciale ed energetico tra Germania e Russia nonostante le sanzioni e le scosse della crisi ucraina, l’integrazione dell’Europa con i progetti di crescita cinese, il ritorno dei capitali europei in Iran e lo stesso impulso alla militarizzazione di Berlino, nel quadro della promozione di una politica estera europea più indipendente, sono alcune delle dinamiche che stanno influenzando in senso negativo i rapporti tra Washington e Bruxelles.

Quel che resta da verificare è se i conflitti in atto potranno essere contenuti nel prossimo futuro o se le divergenze sempre più evidenti rischiano invece di precipitare e sfociare in una pericolosa guerra commerciale, spesso anticipatrice, come dimostrano i precedenti storici, di confronti militari nemmeno lontanamente immaginabili fino a pochissimi anni fa.

Tratto da altrenotizie.orgTutti gli articoli sono sotto licenza Creative Commons, pertanto posso essere riportati a condizione di citare l’autore e la fonte.

(Visited 4 times, 4 visits today)

Rendiconto 2016 e bilancio interno 2017 del Senato: discussione in Assemblea

Giovedì 27 7 2017

Sono all’ordine del giorno dell’Assemblea per martedì 1 agosto il rendiconto 2016 (doc. VIII, n. 9) e il bilancio interno 2017 del Senato (doc. VIII, n. 10).

Tratto da www.senato.it.
L’utilizzo, la riproduzione, l’estrazione di copia, ovvero la distribuzione delle informazioni testuali e degli elementi multimediali disponibili sul sito del Senato è autorizzata esclusivamente nei limiti in cui la stessa avvenga nel rispetto dell’interesse pubblico all’informazione, per finalità non commerciali, garantendo l’integrità degli elementi riprodotti e mediante indicazione della fonte.

(Visited 5 times, 1 visits today)

Integrated time-lapse and single-cell transcription studies highlight the variable and dynamic nature of human hematopoietic cell fate commitment

by Alice Moussy, Jérémie Cosette, Romuald Parmentier, Cindy da Silva, Guillaume Corre, Angélique Richard, Olivier Gandrillon, Daniel Stockholm, András Páldi

Individual cells take lineage commitment decisions in a way that is not necessarily uniform. We address this issue by characterising transcriptional changes in cord blood-derived CD34+ cells at the single-cell level and integrating data with cell division history and morphological changes determined by time-lapse microscopy. We show that major transcriptional changes leading to a multilineage-primed gene expression state occur very rapidly during the first cell cycle. One of the 2 stable lineage-primed patterns emerges gradually in each cell with variable timing. Some cells reach a stable morphology and molecular phenotype by the end of the first cell cycle and transmit it clonally. Others fluctuate between the 2 phenotypes over several cell cycles. Our analysis highlights the dynamic nature and variable timing of cell fate commitment in hematopoietic cells, links the gene expression pattern to cell morphology, and identifies a new category of cells with fluctuating phenotypic characteristics, demonstrating the complexity of the fate decision process (which is different from a simple binary switch between 2 options, as it is usually envisioned).

Tratto da: www.plos.org.
All site content, except where otherwise noted, is licensed under a Creative Commons Attribution (CC BY) license.

(Visited 8 times, 8 visits today)

Messaggio del Presidente Mattarella in occasione del convegno "L’Italia ricorda Simone Veil"

C o m u n i c a t o

 

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato al Presidente della Commissione Affari Esteri del Senato della Repubblica, Pier Ferdinando Casini, il seguente messaggio:

«In questa particolare occasione, a poco meno di un mese dalla scomparsa, mi unisco al ricordo di Simone Veil, una delle figure politiche più apprezzate, amate e rispettate in Francia e in Europa, testimone dei drammi del novecento, convinta e appassionata sostenitrice del comune progetto europeo.

Deportata nei campi di concentramento durante il secondo conflitto mondiale e sopravvissuta agli orrori dell’olocausto in una straziante esperienza che vide sottrarle gli affetti più cari, conservò intatto il suo impegno civile e il suo attivismo politico, nella decisa convinzione di doversi battere con tutte le energie affinché quelle mostruosità non venissero a ripetersi.

Da Magistrato, da Ministro della Sanità, svolse un ruolo determinante, legando il proprio nome ad alcune battaglie per i diritti delle donne, coniugando la sua natura più progressista e libertaria con l’ inflessibilità nei principi.

La sua straordinaria e lungimirante capacità di cogliere i segnali di cambiamento sul futuro dell’Unione Europea, prepararono la sua candidatura, al Parlamento Europeo, nelle prime elezioni a suffragio universale. Eletta e riconfermata nelle successive due consultazioni, fu la prima donna a presiedere l’Assemblea di Strasburgo, consegnando alla storia un alto esempio di volontà, tenacia e slancio ideale.

Al suo rientro in Patria, nei successivi incarichi ricoperti, da Ministro degli Affari Sociali, della Sanità e dello Sviluppo urbano, a membro del Consiglio Costituzionale, percorse sempre con la stessa tensione la strada dei diritti e delle grandi campagne democratiche, osservatrice e critica attenta delle violazioni, troppo spesso causa di orribili umiliazioni e degrado.

Consacrata tra i grandi dell’Académie Française, Simone Veil, con la sua ferma determinazione nella costruzione e nella condivisione di valori comuni, rappresenta un esempio per le future generazioni di europei».

 

Roma, 27 luglio 2017

Tratto da www.quirinale.it.
L’utilizzazione, la riproduzione, l’estrazione di copia, ovvero la distribuzione delle informazioni testuali, degli elementi multimediali e del patrimonio iconografico e simbolico del Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica e degli Uffici e Servizi ad esso connessi, disponibili su questo sito, sono autorizzate esclusivamente nei limiti in cui le stesse avvengano nel rispetto dell’interesse pubblico all’informazione, per finalità non commerciali, garantendo l’integrità degli elementi riprodotti e mediante indicazione della fonte.

(Visited 3 times, 1 visits today)

We are not Charlie and we will never be.