Guittone d’Arezzo, Vegna, – vegna – chi vole giocundare

Vegna, – vegna – chi vole giocundare,
e a la danza se tegna.
Vegna, vegna, giocundi e gioi[a] faccia
chi ama Te, da cui sol’ onni gioia;
e chi non T’ama, Amor, non aggia faccia
di giocundare in matera de noia.
Degna, – degna; – non pò che reo portare
chi Te, gioioso, disdegna.
No è mai gioia né solaccio vero
che’n Te amar, Gesù sponso meo caro:
tant’ amabel se’ tutto e piacentero,
dolc’ è Tec’ onni dolce e onni amaro.
Tegna, (altro…)

Guittone d’Arezzo, Beato Francesco, in te laudare

Beato Francesco, in te laudare
ragione aggi’e volere;
ma prendo unde savere,
degnità tanta in suo degno retrare?
Saver mi manca (e nullo è quasi tanto)
e degnità assai via maggiormente,
ché dignissimo saggio e magno manto,
gabbo e non laudo, laudar l’om nesciente:
a grazioso in tutto e santo tanto
de miser ontoso om laud’è non gente:
non conven pentulaio auro ovrare,
e non de baronia
ni de filosofia
alpestro pecoraio omo trattare.
Non degno è, segnor meo, magno ree,
toccare om brutto bel tanto (altro…)

Guittone d’Arezzo, Meraviglioso beato

Meraviglioso beato
e coronato – d’onore!
Onor sé onor’ acresce
a guisa de pesce – in gran mare,
e vizio s’asconde e perisce
e vertù notrisce – a ben fare,
sì come certo appare,
per te, Domenico santo,
unde aggio canto – in amore.
O nome ben seguitato
e onorato – dal fatto,
Domenico degno nomato,
a Domino dato – for patto,
chi tanto fu per Dio tratto
già fa mill’anni in vertute,
d’onni salute – coltore?
Agricola a nostro Signore
non terra ma cor’ – coltando,
fede, speranz’ (altro…)

Guittone d’Arezzo, Graziosa e pia

Graziosa e pia,
virgo dolce Maria,
per mercé ne ‘nvia – a salvamento!
Enviane a bon porto,
vero nostro conforto,
per le cui man n’è porto – tutto bene;
in la cui pietanza
tutt’è nostra speranza,
che ne doni allegranza – e tolla pene;
ché, for tuo dolce aiuto,
catun fora perduto,
sì come credo, tant’è fallimento.
Adonque, dolce amore,
gioia d’alm’e di core,
dì perfetto savore – ed etternale,
come noi po più cosa
di core stare amorosa,
che servir te, pietosa, – poi si vale?
Ché ben (altro…)

Guittone d’Arezzo, O bon Gesù, ov’è core

O bon Gesù, ov’è core
crudel tanto e spietato,
che veggia te crucciato
e non pianto porti e dolore?
O bon Gesù, non è ragion che doglia
(né allegri giammai chi non dole ora),
poi ‘ntende la tua dogliosa doglia
e manifesta vedela in figora?
Ahi, come non dole omo o non cordoglia,
ove dole onni fera creatora?
Piansero, lasso! , le mura
e cielo e terra, ah! , dolore
del bon signor lor mostrando;
noi ne gim quasi gabando:
tanto è fellon nostro core!
O (altro…)

Guittone d’Arezzo, Tanto sovente dett’aggio altra fiada

Tanto sovente dett’aggio altra fiada
de dispiacenza e de falso piacere,
che bel m’è, forte ed agradivo or dire
ciò che de vero grado in cor m’agrada.
Primamente nel mondo agrado pace,
unde m’agrada vedere
omo e robba giacere
in boschi, al certo, sì come in castelli;
e m’agrada li agnelli
lungo i lupi veder pascere ad agio;
e m’agrada a misagio
rappador saver tutti e frodolenti;
e agradami veder fuggir carizia,
sorvenendo devizia
e abondanza, che pasce e che reface
tutte affamate genti,
unde vanno gaudenti
giocundando (altro…)

Guittone d’Arezzo, O dolce terra aretina

O dolce terra aretina,
pianto m’aduce e dolore
(e ben chi non piange ha dur core,
over che mattezza el dimina)
membrando ch’eri di ciascun delizia,
arca d’onni divizia
sovrapiena, arna di mel terren tutto,
corte d’onni disdutto
e zambra di riposo [carca] e d’agio,
refittoro e palagio
a privadi e a stran’ d’onni savore,
d’ardir gran miradore,
forma di cortesia e di piagenza
e di gente accoglienza,
norma di cavaler’, di donne assempro.
Oh, quando mai mi tempro
di pianto, di sospiri e di lamento,
poi d’onni (altro…)

Guittone d’Arezzo, O cari frati miei, con malamente

O cari frati miei, con malamente
bendata hane la mente
nostro peccato e tolto hane ragione!
E certo apresso ciò per gran neiente
no nd’apella om giomente,
ché d’omo non avem più che fazone.
Che se descrezione,
arbitro, poder, cor, senno e vertute
noi fue dato in salute,
a nostra dannazion lo convertemo;
ché tutto adessa avemo
fatta descrezion, malvagio ingegno,
arbitro, servo di peccato tutto,
defensore e sostegno
e campion di disragion, podere,
cor che contra piacere
ha tutte cose oneste e graziose
ed ha per dilettose
quelle (altro…)

Guittone d’Arezzo, Poi male tutto è nulla inver peccato

Poi male tutto è nulla inver peccato,
e peccato onne parvo inver d’errore,
e onne error leggero, al viso meo,
ver non creder sia Deo,
né vita, appresso d’esta, a pena o merto;
come di peccati altri aggio parlato,
dispregiando e lungiando essi d’amore,
mi soduce disio, e punge or manto,
in male tale e tanto
metter consiglio alcun leale e certo,
a dimostrare aperto
lo grande errore a chi vis’ha, ché veggia
per ragion chiara e nova
e per decevel prova
dei soi stormenti (altro…)

Guittone d’Arezzo, Degno è che che dice omo el defenda

Degno è che che dice omo el defenda;
e chi non sente ben cessi parlare,
e, s’el parla, mendare
deggialo penitendo e perdon chera;
e me convene a defensione stenda
che mal legger non sia più che ben fare,
da poi già ‘l dissi, e pare
lo credano plusor cosa non vera.
Dico che male amaro è in natura
e ‘l contrar suo bon, dolce, piacente;
e cor ben natoralmente ordinato,
in cui sano è palato,
bono dolce e reo amar savora;
ma chi (altro…)

Guittone d’Arezzo, O vera vertù, vero amore

O vera vertù, vero amore,
tu solo se’ d’onne vertù vertù,
e ben solo noi tu,
da cui solo onne bono e for cui nente!
Non già teco labore
ned amar grand’è amaro, e picciol dolze
teco sembra tradolze;
né de gran dolze dolze om forte sente.
Tu de legge divina e naturale
ed umana, finale
intenzion mi sembri e propio frutto;
e tu sommo condutto,
che corpo ed alma sani e pasci in gioia;
e tu fastidio e noia
d’onne malvagio, e bon solo, (altro…)

Guittone d’Arezzo, O tu, de nome Amor, guerra de fatto

O tu, de nome Amor, guerra de fatto,
segondo i toi cortesi eo villaneggio,
ma segondo ragion cortesia veggio
s’eo blasmo te, o chi tec’ ha contratto.
Per che seguo ragion, non lecciaria,
und’ho già mante via
portato in loco di gran ver menzogna
ed in loco d’onor propia vergogna,
in loco di saver rabbi’ e follia;
or torno de resia
in dritta ed in verace oppinïone:
e, se mostranza di viva ragione
valer potesse ai guerrer ditti amanti,
credo varraggio lor, ché ‘n (altro…)

Guittone d’Arezzo, Ahi, quant’ho che vergogni e che doglia aggio

Ahi, quant’ho che vergogni e che doglia aggio,
e quant’ho che sbaldisca e che gioire,
se bene isguardo, col veder d’om saggio,
u’ so, u’ fui, u’ spero anche venire!
Vergognar troppo e doler, lasso, deggio,
poi fui dal mio principio a mezza etate
in loco laido, desorrato e brutto,
ove m’involsi tutto,
e venni ingrotto, infermo, pover, nuto,
cieco, sordo e muto,
desviato, vanito, morto e peggio:
ché tutto el detto mal m’avea savore;
ché quanto al prenditore
più mal piace, è peggiore.
Ché (altro…)

Antonio Gramsci – La crisi italiana

La crisi radicale del regime capitalistico, iniziatasi in Italia cosí come in tutto il mondo con la guerra, non è stata risanata dal fascismo. Il fascismo, con il suo metodo repressivo di governo, aveva reso molto difficile e, anzi quasi totalmente impedito le manifestazioni politiche della crisi generale capitalistica; non ha però segnato un arresto di questa e tanto meno una ripresa e uno sviluppo dell’economia (altro…)

Antonio Gramsci – Il destino di Matteotti

Esiste una crisi della società italiana, una crisi che trae la sua origine dai fattori stessi di cui questa società è costituita e dai loro irriducibili contrasti; esiste una crisi che la guerra ha accelerata, approfondita, resa insuperabile. Da una parte vi è uno Stato che non si regge perché gli manca l’adesione delle grandi masse e gli manca una classe dirigente che sia capace di (altro…)

Antonio Gramsci – Sì, l’ora della coerenza

Torna di nuovo l’accusa di settarismo nelle gazzette della socialdemocrazia, rivolta all’atteggiamento dei comunisti nei riguardi dell’assassinio di Giacomo Matteotti.
Questa accusa di settarismo non è però nuova ai comunisti. La socialdemocrazia di tutti i paesi, per sottrarsi ai suoi impegni contratti con le masse lavoratrici, non ha trovato mai migliore espediente, nella sua lotta contro il proletariato rivoluzionario, che quello di (altro…)

Antonio Gramsci – La crisi della piccola borghesia

La crisi politica determinata dall’assassinio dell’on. Matteotti è tuttora in pieno sviluppo e non si può ancora dire quali saranno i suoi sbocchi conclusivi.
Essa presenta aspetti diversi e molteplici. Rileviamo innanzi tutto la lotta che si è riaccesa intorno al governo fra forze avverse del mondo plutocratico e finanziario per la conquista da parte degli uni e la conservazione da parte (altro…)

Antonio Gramsci – Il programma de “L’Ordine Nuovo”

Incominciamo con una constatazione materiale: – i primi due numeri già usciti dell’Ordine Nuovo hanno avuto un diffusione (una diffusione effettiva) che è stata superiore alla piú alta diffusione raggiunta negli anni 1919-1920. Parecchie conseguenze potrebbero tirarsi da questa constatazione. Ne accenniamo due sole: 1) che una rassegna del tipo dell’Ordine Nuovo rappresenta una necessità fortemente sentita dalla massa rivoluzionaria italiana nella situazione attuale; 2) che (altro…)

Antonio Gramsci – Il Mezzogiorno e il fascismo

Fatto saliente della lotta politica attuale italiana è il tentativo di soluzione che il Partito nazional fascista ha voluto dare dei rapporti tra Stato-governo e il Mezzogiorno.
Il Mezzogiorno è diventato la riserva dell’opposizione costituzionale. Il Mezzogiorno ha manifestato ancora una volta la sua distinzione «territoriale» dal resto dello Stato, la sua volontà di non lasciarsi assorbire impunemente in un sistema unitario (altro…)

We are not Charlie and we will never be.