Esame delle mozioni sulla nomina del Governatore della Banca d’Italia

Oggi in Aula la discussione delle mozioni Alberti ed altri n. 1-01707, Busin ed altri n. 1-01726 e Paglia ed altri n. 1-01728 concernenti iniziative di competenza in merito alla nomina del Governatore della Banca d’Italia.

A seguire l’esame della proposta di legge: Disposizioni in materia di criteri per l’esecuzione di procedure di demolizione di manufatti abusivi (Approvata dal Senato, modificata dalla Camera e nuovamente modificata dal Senato) (C. 1994-B); l’esame del testo unificato delle proposte di legge: Disposizioni concernenti la coltivazione e la somministrazione della cannabis a uso medico (C. 76-A/R e abb.); l’esame del disegno di legge Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea – Legge di delegazione europea 2016-2017 (Approvato dal Senato) (C. 4620) e e della Relazione consuntiva sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea (Anno 2016) (Doc. LXXXVII, n. 5).

Tratto da www.camera.it.
L’utilizzo, la riproduzione, l’estrazione di copia, ovvero la distribuzione delle informazioni testuali e degli elementi multimediali disponibili sul sito della Camera dei deputati è autorizzata esclusivamente nei limiti in cui la stessa avvenga nel rispetto dell’interesse pubblico all’informazione, per finalità non commerciali, garantendo l’integrità degli elementi riprodotti e mediante indicazione della fonte.

(Visited 4 times, 4 visits today)

Il Presidente Grasso riceve il Presidente della Repubblica di Georgia

Lunedì 16 10 2017

Il Presidente del Senato, Pietro Grasso, ha ricevuto oggi a Palazzo Giustiniani il Presidente della Repubblica di Georgia, Giorgi Margvelashvili, in visita ufficiale nel nostro Paese.

Al centro del colloquio, le relazioni di amicizia e di cooperazione politica ed economica fra i due Paesi, il percorso di riforma costituzionale della Georgia e l’auspicio per un ulteriore incremento delle relazioni interparlamentari.

Tratto da www.senato.it.
L’utilizzo, la riproduzione, l’estrazione di copia, ovvero la distribuzione delle informazioni testuali e degli elementi multimediali disponibili sul sito del Senato è autorizzata esclusivamente nei limiti in cui la stessa avvenga nel rispetto dell’interesse pubblico all’informazione, per finalità non commerciali, garantendo l’integrità degli elementi riprodotti e mediante indicazione della fonte.

(Visited 3 times, 1 visits today)

L’Austria va a destra

di Michele Paris

I risultati non ancora definitivi delle elezioni federali anticipate in Austria di domenica scorsa sono stati giudicati universalmente come il segnale del drastico spostamento a destra del baricentro politico nel paese alpino. Anche qui come in altri paesi europei nei mesi scorsi, un partito xenofobo di estrema destra – il Partito della Libertà (FPÖ) – ha fatto segnare una netta impennata nei consensi, tanto da assicurarsi molto probabilmente l’ingresso nel nuovo governo di Vienna.

Il vero vincitore è stato però il giovanissimo ministro degli Esteri uscente, Sebastian Kurz, diventato leader del Partito Popolare Austriaco (ÖVP) nel mese di maggio grazie a una sorta di golpe interno messo in atto nel tentativo di risollevarne le sorti. Kurz aveva subito impresso una svolta autoritaria al suo partito e la campagna elettorale appena terminata è stata condotta coerentemente con queste premesse.

L’ÖVP ha in sostanza fatto proprie le posizioni anti-immigrati della destra estrema, combinando la promozione dell’immagine di Kurz con l’auto-celebrazione di quest’ultimo per essere stato il presunto responsabile della chiusura della “rotta balcanica” che i rifugiati provenienti principalmente dal Medio Oriente prediligevano per raggiungere l’Europa.

La strategia di Kurz è stata in definitiva quella di togliere il suo partito dalla decennale e sempre più paralizzata “grande coalizione” di governo con i socialdemocratici (SPÖ) per forzare elezioni anticipate, in modo da fermare l’emorragia di voti verso la destra xenofoba attraverso l’illusione del lancio di un nuovo e più moderno progetto politico conservatore.

L’ÖVP di Kurz ha così recuperato lo svantaggio che, a detta dei sondaggi, fino a pochi mesi fa vedeva il principale partito di centro-destra austriaco dietro FPÖ e SPÖ. Il Partito Popolare si è alla fine imposto come prima forza nel paese con quasi il 32%, pari cioè a un incremento dei consensi di circa l’8% rispetto alle elezioni del 2013. I socialdemocratici e l’estrema destra si sono attestati rispettivamente al 27% e al 26%, ma il secondo posto sarà deciso dal conteggio dei voti postali che verrà ultimato nei prossimi giorni.

Al di là degli equilibri definitivi, appare quasi scontato che il prossimo governo di Vienna sarà formato da una coalizione tra l’ÖVP di Kurz e l’FPÖ, il cui leader, Heinz-Christian Strache, è stato a lungo un militante attivo nei circoli neo-nazisti austriaci.

Il risultato del voto di domenica è ad ogni modo frutto di un clima di intolleranza nei confronti dei migranti che tutti i partiti, compreso quello socialdemocratico, hanno contribuito a creare per eludere le questioni economiche e sociali più pressanti che interessano oggi l’Austria come gli altri paesi europei.

Se l’SPÖ ha alla fine relativamente tenuto, ottenendo un risultato più o meno simile a quello della precedente tornata elettorale, il voto anticipato ne ha comunque decretato la marginalità e la quasi certa estromissione dal prossimo governo. I due partiti che hanno dominato la scena politica austriaca dal dopoguerra a oggi avevano infatti già annunciato da tempo che non avrebbero più proseguito l’esperienza della “grande coalizione”.

Sotto la leadership del cancelliere uscente, Christian Kern, il Partito Socialdemocratico aveva anch’esso adottato in buona parte la retorica della destra austriaca, tanto che i suoi vertici avevano mostrato la propria disponibilità a entrare in un’ipotetica alleanza di governo con l’FPÖ, assieme al quale, peraltro, dal 2015 l’SPÖ è alla guida dello stato orientale del Burgenland.

I socialdemocratici sono stati inoltre penalizzati da uno scandalo esploso al termine di una campagna elettorale tra le più accese della storia austriaca. Un consulente che l’SPÖ aveva assunto durante l’estate era stato arrestato in Israele per un caso di corruzione ed era poi emerso che quest’ultimo aveva aperto una serie di anonimi profili Facebook nei quali diffondeva false notizie sul leader conservatore Kurz con l’intento di dipingerlo come anti-semita.

Il virtuale abbandono di qualsiasi politica progressista da parte del centro-sinistra austriaco e l’adeguamento a un clima politico dominato dai temi promossi dall’estrema destra, oltre a portare con ogni probabilità al governo a Vienna un partito neo-nazista in un paese annesso dalla Germania hitleriana nel 1938, ha pesato anche sul risultato delle formazioni minori. I Verdi, a cui apparteneva l’attuale presidente Alexander Van der Bellen, hanno subito ad esempio un autentico tracollo e non saranno nemmeno rappresentati nel prossimo parlamento perché non in grado di raggiungere la soglia di sbarramento del 4% prevista dalla legge elettorale austriaca.

Il prossimo esecutivo potrebbe quindi avere un orientamento marcatamente xenofobo e anti-immigrati, sull’esempio dei governi di paesi come Polonia, Ungheria e Slovacchia, a cui il premier in pectore Sebastian Kurz ha infatti detto più volte di volersi ispirare. Il populismo di destra che caratterizzerà il nuovo governo di Vienna servirà poi a disorientare gli elettori per implementare una politica economica non esattamente a beneficio delle classi più disagiate.

Secondo l’economista Stephan Schulmeister, già consigliere dell’ex premier dell’ÖVP Wolfgang Schüssel, il partito di Kurz e l’estrema destra dell’FPÖ “vogliono entrambi ridurre le tasse sul reddito e sugli stipendi”, in un modo tale però che eventuali misure in questo senso “favoriranno la metà più ricca della popolazione”. In un’intervista al britannico Guardian, lo stesso Schulmeister ha aggiunto che provvedimenti di questo genere priverebbero il welfare austriaco di una cifra compresa tra i 10 e i 14 miliardi di euro.

Una delle questioni su cui Kurz e l’estrema destra di Strache potrebbero divergere è invece quella dell’Europa. Il leader dell’ÖVP continua infatti a mantenere ufficialmente una posizione filo-europeista, mentre l’FPÖ non ha alcuna simpatia per l’Unione. Lo stesso Kurz, durante la campagna elettorale e nei dibattiti in diretta televisiva, aveva spesso puntato il dito contro Strache per il suo anti-europeismo, accusandolo di volere “distruggere l’UE”.

La relativa moderazione del prossimo primo ministro austriaco sembra essere comunque di poco conforto per i vertici europei, i quali temono un aggravarsi delle forze centrifughe dopo il recente voto in Germania che ha premiato ugualmente l’estrema destra e le forze “centriste” animate da un crescente scetticismo nei confronti di Bruxelles.

Un commento al voto austriaco pubblicato lunedì dal Financial Times ha a questo proposito sollevato preoccupazioni anche per le posizioni di Kurz, il cui programma è sì ispirato a un certo europeismo ma, allo stesso tempo, chiede “riforme istituzionali per l’UE” e “respinge molte delle proposte per rafforzare l’integrazione avanzate dal presidente francese Macron”, prediligendo al contrario “il ritorno di molti poteri ai governi nazionali”.

In generale, la deriva verso destra del quadro politico austriaco, accelerata dal voto di domenica, rientra in un processo comune praticamente a tutta l’Europa. Se non esiste un reale consenso diffuso per l’intolleranza e la xenofobia, i movimenti che fanno leva su questi istinti per favorire la creazione di forme di governo sempre più autoritarie trovano terreno fertile grazie al discredito dei partiti tradizionali, incapaci di offrire una soluzione progressista alla crisi economica e sociale che continua a condizionare la vita di decine di milioni di persone in tutto il continente.

Tratto da altrenotizie.orgTutti gli articoli sono sotto licenza Creative Commons, pertanto posso essere riportati a condizione di citare l’autore e la fonte.

(Visited 3 times, 3 visits today)

Developing a dengue forecast model using machine learning: A case study in China

by Pi Guo, Tao Liu, Qin Zhang, Li Wang, Jianpeng Xiao, Qingying Zhang, Ganfeng Luo, Zhihao Li, Jianfeng He, Yonghui Zhang, Wenjun Ma

Background

In China, dengue remains an important public health issue with expanded areas and increased incidence recently. Accurate and timely forecasts of dengue incidence in China are still lacking. We aimed to use the state-of-the-art machine learning algorithms to develop an accurate predictive model of dengue.

Methodology/Principal findings

Weekly dengue cases, Baidu search queries and climate factors (mean temperature, relative humidity and rainfall) during 2011–2014 in Guangdong were gathered. A dengue search index was constructed for developing the predictive models in combination with climate factors. The observed year and week were also included in the models to control for the long-term trend and seasonality. Several machine learning algorithms, including the support vector regression (SVR) algorithm, step-down linear regression model, gradient boosted regression tree algorithm (GBM), negative binomial regression model (NBM), least absolute shrinkage and selection operator (LASSO) linear regression model and generalized additive model (GAM), were used as candidate models to predict dengue incidence. Performance and goodness of fit of the models were assessed using the root-mean-square error (RMSE) and R-squared measures. The residuals of the models were examined using the autocorrelation and partial autocorrelation function analyses to check the validity of the models. The models were further validated using dengue surveillance data from five other provinces. The epidemics during the last 12 weeks and the peak of the 2014 large outbreak were accurately forecasted by the SVR model selected by a cross-validation technique. Moreover, the SVR model had the consistently smallest prediction error rates for tracking the dynamics of dengue and forecasting the outbreaks in other areas in China.

Conclusion and significance

The proposed SVR model achieved a superior performance in comparison with other forecasting techniques assessed in this study. The findings can help the government and community respond early to dengue epidemics.

Tratto da: www.plos.org.
All site content, except where otherwise noted, is licensed under a Creative Commons Attribution (CC BY) license.

(Visited 1 times, 1 visits today)

Substantial population structure of <i>Plasmodium vivax</i> in Thailand facilitates identification of the sources of residual transmission

by Veerayuth Kittichai, Cristian Koepfli, Wang Nguitragool, Jetsumon Sattabongkot, Liwang Cui

Background

Plasmodium vivax transmission in Thailand has been substantially reduced over the past 10 years, yet it remains highly endemic along international borders. Understanding the genetic relationship of residual parasite populations can help track the origins of the parasites that are reintroduced into malaria-free regions within the country.

Methodology/Results

A total of 127 P. vivax isolates were genotyped from two western provinces (Tak and Kanchanaburi) and one eastern province (Ubon Ratchathani) of Thailand using 10 microsatellite markers. Genetic diversity was high, but recent clonal expansion was detected in all three provinces. Substantial population structure and genetic differentiation of parasites among provinces suggest limited gene flow among these sites. There was no haplotype sharing among the three sites, and a reduced panel of four microsatellite markers was sufficient to assign the parasites to their provincial origins.

Conclusion/Significance

Significant parasite genetic differentiation between provinces shows successful interruption of parasite spread within Thailand, but high diversity along international borders implies a substantial parasite population size in these regions. The provincial origin of P. vivax cases can be reliably determined by genotyping four microsatellite markers, which should be useful for monitoring parasite reintroduction after malaria elimination.

Tratto da: www.plos.org.
All site content, except where otherwise noted, is licensed under a Creative Commons Attribution (CC BY) license.

(Visited 4 times, 4 visits today)

Quantifying the effects of temperature on mosquito and parasite traits that determine the transmission potential of human malaria

by Lillian L. M. Shapiro, Shelley A. Whitehead, Matthew B. Thomas

Malaria transmission is known to be strongly impacted by temperature. The current understanding of how temperature affects mosquito and parasite life history traits derives from a limited number of empirical studies. These studies, some dating back to the early part of last century, are often poorly controlled, have limited replication, explore a narrow range of temperatures, and use a mixture of parasite and mosquito species. Here, we use a single pairing of the Asian mosquito vector, An. stephensi and the human malaria parasite, P. falciparum to conduct a comprehensive evaluation of the thermal performance curves of a range of mosquito and parasite traits relevant to transmission. We show that biting rate, adult mortality rate, parasite development rate, and vector competence are temperature sensitive. Importantly, we find qualitative and quantitative differences to the assumed temperature-dependent relationships. To explore the overall implications of temperature for transmission, we first use a standard model of relative vectorial capacity. This approach suggests a temperature optimum for transmission of 29°C, with minimum and maximum temperatures of 12°C and 38°C, respectively. However, the robustness of the vectorial capacity approach is challenged by the fact that the empirical data violate several of the model’s simplifying assumptions. Accordingly, we present an alternative model of relative force of infection that better captures the observed biology of the vector–parasite interaction. This model suggests a temperature optimum for transmission of 26°C, with a minimum and maximum of 17°C and 35°C, respectively. The differences between the models lead to potentially divergent predictions for the potential impacts of current and future climate change on malaria transmission. The study provides a framework for more detailed, system-specific studies that are essential to develop an improved understanding on the effects of temperature on malaria transmission.

Tratto da: www.plos.org.
All site content, except where otherwise noted, is licensed under a Creative Commons Attribution (CC BY) license.

(Visited 5 times, 5 visits today)

Defective replication initiation results in locus specific chromosome breakage and a ribosomal RNA deficiency in yeast

by Joseph C. Sanchez, Elizabeth X. Kwan, Thomas J. Pohl, Haley M. Amemiya, M. K. Raghuraman, Bonita J. Brewer

A form of dwarfism known as Meier-Gorlin syndrome (MGS) is caused by recessive mutations in one of six different genes (ORC1, ORC4, ORC6, CDC6, CDT1, and MCM5). These genes encode components of the pre-replication complex, which assembles at origins of replication prior to S phase. Also, variants in two additional replication initiation genes have joined the list of causative mutations for MGS (Geminin and CDC45). The identity of the causative MGS genetic variants strongly suggests that some aspect of replication is amiss in MGS patients; however, little evidence has been obtained regarding what aspect of chromosome replication is faulty. Since the site of one of the missense mutations in the human ORC4 alleles is conserved between humans and yeast, we sought to determine in what way this single amino acid change affects the process of chromosome replication, by introducing the comparable mutation into yeast (orc4Y232C). We find that yeast cells with the orc4Y232C allele have a prolonged S-phase, due to compromised replication initiation at the ribosomal DNA (rDNA) locus located on chromosome XII. The inability to initiate replication at the rDNA locus results in chromosome breakage and a severely reduced rDNA copy number in the survivors, presumably helping to ensure complete replication of chromosome XII. Although reducing rDNA copy number may help ensure complete chromosome replication, orc4Y232C cells struggle to meet the high demand for ribosomal RNA synthesis. This finding provides additional evidence linking two essential cellular pathways—DNA replication and ribosome biogenesis.

Tratto da: www.plos.org.
All site content, except where otherwise noted, is licensed under a Creative Commons Attribution (CC BY) license.

(Visited 4 times, 4 visits today)

We are not Charlie and we will never be.