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USA e UE contro la Russia

29-lug-14

di Michele Paris

I toni della campagna di aggressione orchestrata dai governi occidentali nei confronti della Russia con la giustificazione della crisi ucraina sono aumentati sensibilmente questa settimana in seguito ad una serie di eventi appositamente studiati per mettere ancora maggiore pressione su Mosca. Oltre alle nuove sanzioni economiche decise dall’Unione Europea, sono giunte infatti un’aperta accusa da parte americana circa la violazione di un trattato missilistico risalente al periodo della Guerra Fredda e una sentenza di un tribunale internazionale sfavorevole al Cremlino nella vicenda dell’ex gigante petrolifero Yukos.

Martedì sono state quindi finalizzate le più dure sanzioni economiche contro Mosca finora approvate dai paesi europei. Mentre in precedenza erano stati colpiti solo singoli individui con misure relativamente modeste, il pacchetto appena deciso dovrebbe penalizzare interi settori dell’economia russa, in particolare quelli finanziario, militare ed energetico.

La decisione è stata presa nel corso di una videoconferenza tra il presidente americano Obama e i leader dei governi tedesco, francese, britannico e italiano. Una volta superate le resistenze della cancelliera Merkel a un’azione più incisiva contro la Russia, gli altri capi di governo hanno pateticamente acconsentito a una serie di iniziative che finiranno per pesare in maniera più o meno grave sulle economie dei loro stessi paesi.

Ben consapevoli dei danni che le nuove sanzioni potrebbero provocare, i governi UE hanno fissato alcune eccezioni. Tra di esse spicca l’esclusione dalle sanzioni delle importazioni di gas dalla Russia, così come dei contratti in essere per le forniture militari. Quest’ultima eccezione è stata richiesta in particolare dalla Francia, da mesi al centro delle pressioni di Washington e Londra per annullare la vendita a Mosca di due gigantesche navi da guerra Mistral commissionate da tempo.

La vastità delle nuove sanzioni europee, secondo i media, è tale che gli stessi Stati Uniti dovranno a loro volta inasprire le misure già adottate per stare al passo con quelle di Bruxelles.

Il livello di ipocrisia al limite dell’inverosimile dei governi occidentali nell’adottare le misure punitive contro la Russia è apparso evidente dalle parole del primo ministro britannico, David Cameron, il quale, dopo avere ammesso che le sanzioni avranno conseguenze negative anche sulle attività finanziarie della City di Londra, ha affermato che l’accelerazione è dovuta all’abbattimento quasi due settimane fa del volo Malaysia Airlines MH17 sui cieli dell’Ucraina orientale.

Individui come Cameron non hanno nemmeno la decenza di ricordare che le responsabilità di questo atto criminale sono ancora ben lontane dall’essere assegnate e che, anzi, vari indizi emersi in questi giorni indicano piuttosto un possibile coinvolgimento delle forze del regime golpista di Kiev nell’abbattimento del velivolo civile malese che ha fatto 298 vittime.

Dietro istruzione di Washington, d’altra parte, i lacchè europei degli americani continuano a ignorare le informazioni fornite sull’incidente aereo dalla Russia, da dove si continua anche a chiedere inutilmente di consentire un’indagine internazionale imparziale sulla sorte del volo MH17.

I governi occidentali continuano inoltre ad assicurare il pieno appoggo alla repressione messa in atto dall’Ucraina contro i ribelli filo-russi e la popolazione civile nelle provincie orientali del paese, costretta a fare i conti con un’aggressione guidata da forze neo-fasciste che questa settimana si è intensificata in maniera sensibile.

Gli Stati Uniti e i loro alleati possono così vantare il sostegno contemporaneo a due operazioni belliche condotte da governi di estrema destra – come quelli di Ucraina e Israele – le cui vittime sono in larghissima misura civili. Il regime di Kiev continua poi a trasgredire a una recente risoluzione ONU che chiedeva l’accesso senza impedimenti al luogo del disastro aereo da parte degli investigatori internazionali, visto che in quest’area sta conducendo operazioni militari contro i ribelli e la popolazione.

Le nuove sanzioni, in ogni caso, dovrebbero servire per far cessare il presunto sostegno militare della Russia ai ribelli e prevenire un’improbabile invasione dell’Ucraina orientale sul modello dell’operazione in Crimea, anche se l’aggressione occidentale proseguirà indifferentemente dalle mosse del presidente Putin.

A sostegno delle proprie tesi, il Dipartimento di Stato americano domenica scorsa aveva mostrato alcune immagini satellitari di bassa qualità che avrebbero dovuto provare come le forze armate russe avessero colpito bersagli in territorio ucraino. Il Cremlino, da parte sua, ha respinto le accuse, citando piuttosto i numerosi sconfinamenti in territorio russo del fuoco ucraino nelle ultime settimane con conseguenze anche molto gravi, come conferma una vittima registrata nella città di Donetsk, in Russia.

Il cambio di marcia sulle sanzioni è comunque di grande rilievo, soprattutto per quanto riguarda l’atteggiamento della Germania. Con il contributo di molti commentatori sui principali media, che da mesi vomitano retorica bellicista e puntano il dito contro le attitudini pacifiste della popolazione, il governo di Berlino ha valutato l’affermazione dei propri interessi strategici in un’area tradizionalmente di influenza russa di importanza superiore anche agli interessi economici immediati del capitale tedesco, fortemente legato al mercato russo.

Allo stesso modo, il rischio di compromettere le ingenti forniture di gas russo non ha alla fine impedito al governo della CDU/CSU e della SPD di allinearsi alle richieste degli Stati Uniti, per i quali la crisi ucraina – creata a tavolino dalle proprie ONG e dalle forze politiche filo-occidentali a Kiev – e ancora più l’abbattimento di un aereo civile rappresentano l’occasione per ostacolare il processo di integrazione economica euro-asiatica in cui la Germana svolge appunto un ruolo fondamentale.

La fissazione di Washington sulla Russia è determinata anche da altri fattori, dall’asilo concesso a Edward Snowden agli impedimenti posti da Mosca ad un intervento militare in Siria, ma soprattutto dalla nascita inevitabile di un blocco economico alternativo fatto di paesi “emergenti” che minaccia seriamente la declinante leadership americana nel pianeta.

In questa prospettiva, è significativo che l’intensificarsi delle pressioni sulla Russia – così come sulla Cina in Estremo Oriente – siano giunte in parallelo ad alcune importanti iniziative su scala globale indipendenti dagli Stati Uniti.

Tra quelle che devono avere occupato i pensieri degli strateghi di Washington impegnati a progettare la rivolta ucraina contro l’ex presidente Yanukovich e l’aggressione contro la Russia ci sono, ad esempio, la firma nel mese di maggio di un colossale accordo per la fornitura di gas tra Mosca e Pechino e il più recente summit dei cosiddetti BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) in Brasile. Durante quest’ultimo evento, è stata sancita la nascita di due istituzioni finanziarie globali potenzialmente in grado, sia pure nel lungo periodo, di mettere in discussione il dominio di quelle nate a Bretton Woods sotto l’egida americana.

La campagna occidentale contro la Russia è dunque ormai a tutto campo e non sembra più limitata alla sola questione ucraina. A conferma di ciò, all’inizio di questa settimana si sono registrati due veri e propri attacchi contro Mosca, curiosamente avvenuti nel momento di maggiore tensione tra la Russia e l’Occidente negli ultimi due decenni.

Come già anticipato, nel primo caso l’amministrazione Obama ha notificato lunedì al Cremlino quella che viene definita una violazione del Trattato sulle Forze Nucleari a Medio Raggio (I.N.F.) in seguito ad un test russo, avvenuto nel 2008, di un missile Cruise lanciato da terra che rientra in questa categoria.

I sospetti americani risalgono al 2011 e già nella primavera del 2013 il Dipartimento di Stato USA aveva avanzato l’ipotesi di dichiarare la Russia in violazione del trattato siglato da Reagan e Gorbachev nel 1987, dando seguito però alla minaccia solo ora nel pieno dello scontro sull’Ucraina.

Alla denuncia si è accompagnata la consueta retorica guerrafondaia dei vertici militari USA. Il comandante delle forze NATO, generale Philip Breedlove, ha infatti affermato che “la violazione [del trattato I.N.F.], se non risolta, richiederà una qualche risposta”. Tra le ipotesi già avanzate per reagire alla “violazione” russa c’è il dispiegamento di missili Cruise lanciabili da nave e da aereo, permessi dal trattato a differenza di quelli lanciabili da terra.

In maniera poco soprendente, anche in questo caso le accuse americane grondano ipocrisia, visto che lo scorso anno la Russia aveva puntato il dito contro gli Stati Uniti in seguito al progetto di installare in Romania il sistema missilistico Aegis, teoricamente utilizzabile per il lancio di missili Cruise proibiti dal trattato.

Il secondo affondo di questa settimana contro la Russia è giunto infine da una sentenza della Corte Permanente di Arbitrato dell’Aia, in Olanda, sulla vicenda Yukos. Il verdetto del tribunale internazionale apparentemente indipendente ha imposto al governo russo di pagare circa 50 miliardi di dollari agli azionisti della defunta compagnia che fu dell’oligarca decaduto Mikhail Khodorkovsky.

La decisione, tutta politica, rappresenta uno schiaffo al presidente Putin, il quale nel 2003 sarebbe stato dietro all’arresto di Khodorkovsky – del quale temeva forse le ambizioni politiche – con le accuse di evasione fiscale e appropriazione indebita, confiscando la sua azienda petrolifera, successivamente acquistata dalla compagnia pubblica Rosneft a condizioni di favore durante il procedimento di bancarotta.

La dichiarazione da parte della Corte de L’Aia dell’illegalità dello smantellamento di Yukos è stata subito sfruttata dai media occidentali per mettere in imbarazzo un Cremlino già sotto assedio per l’Ucraina e in seguito all’accusa di avere violato il trattato sui missili.

La sentenza che assegna una qualche vittoria all’ex detenuto Khodorkovsky oscura tuttavia il fatto che quest’ultimo e molti altri oligarchi in Russia e nei paesi dell’ex blocco comunista erano entrati in possesso delle aziende pubbliche dell’URSS svendute – come appunto Yukos – con sistemi criminali e grazie a legami mafiosi con i vertici dei governi seguiti alla fine dell’impero sovietico.

Tratto da altrenotizie.org

Senato, la Vice Presidente Fedeli: conferma della imparzialità, correttezza e dedizione dei dipendenti del Senato

29-lug-14
Sabato 26 7 2014

Le affermazioni comparse oggi su QN e ieri su Il Foglio sono palesemente false e anche ridicole, come ha già precisato la Presidente del Gruppo Misto Loredana De Petris. Falso e gravemente diffamatorio anche solo adombrare il sospetto di una collaborazione impropria degli Uffici del Senato con i Gruppi, che dispongono di propri qualificati Uffici legislativi. Ridicolo pensare che dipendenti già da settimane impegnati in turni anche di 18 ore consecutive, sabato e domenica compresi, senza recuperi, possano anche essere così masochisti da appaltarsi altri lavori in conto terzi”.

Lo dichiara la Vice Presidente Vicaria del Senato Valeria Fedeli, che presiede altresì l’organismo preposto alle relazioni sindacali.

I funzionari e i dipendenti del Senato di tutte le carriere – prosegue la senatrice Fedeli -hanno un altissimo senso delle istituzioni e una correttezza esemplari, oltre a dedizione e imparzialità che non possono essere messe in dubbio, tanto meno da chi si trincera vigliaccamente dietro l’anonimato. Altro che sabotaggio dei mandarini! Grazie alla professionalità e disponibilità oraria illimitata dei dipendenti é stato possibile iniziare l’iter della riforma costituzionale senza alcun ritardo, pur in presenza di una mole di emendamenti e di questioni procedurali senza precedenti. Queste persone, che meritano il massimo rispetto nella loro dignità professionale e umana, invece di essere insultate, dovrebbero essere ringraziate – come faccio io – anche perché sanno tenere separate le rivendicazioni sul piano sindacale dalla loro sempre pronta disponibilità a lavorare con fedeltà e onore per l”istituzione parlamentare”.

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Senato: sui funzionari affermazioni gravissime e destituite di ogni fondamento

29-lug-14
Sabato 26 7 2014

L’Amministrazione del Senato, ringraziando la vice presidente Fedeli per il riconoscimento che ha voluto esprimere della dedizione e dell’imparzialità dei dipendenti del Senato, precisa che quanto affermato in recenti articoli di stampa in cui si lascia intendere che i funzionari del Senato sarebbero impegnati a bloccare con ogni mezzo la riforma costituzionale in discussione nell’Aula di Palazzo Madama, arrivando persino a suggerire o scrivere direttamente gli emendamenti di alcuni Senatori, è completamente destituito di ogni fondamento. Tali illazioni nel loro stesso contenuto manifestano spesso una inesistente conoscenza delle regole che sovrintendono ai lavori parlamentari e al funzionamento della complessa macchina legislativa. Ancora più grave: l’intento diffamatorio è spesso attribuito a soggetti anonimi, con virgolettati all’interno dei quali si leggono affermazioni gravissime. Una “tattica” che non può però nascondere la realtà di una diffamazione grave e costante ai danni dell’onorabilità, della dignità e della professionalità dei funzionari e dell’intera Amministrazione.

Il Senato si riserva di adire le vie legali a tutela dell’immagine e dell’onorabilità dell’Amministrazione del Senato.

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Il presidente Grasso incontra "Ossigeno per l’informazione"

29-lug-14
Venerdì 25 7 2014

Il presidente del Senato, Pietro Grasso, ha incontrato oggi, al termine della cerimonia del Ventaglio, i responsabili dell’osservatorio “Ossigeno per l’informazione”. Il presidente e il segretario dell’osservatorio, Alberto Spampinato e Giuseppe Federico Mennella, hanno illustrato al presidente Grasso il volume curato dall’associazione dal titolo “Le nuove lenti contro la censura. Istruzioni per applicare il ‘Metodo Ossigeno’ che in Italia ha rivelato duemila intimidazioni invisibili a occhio nudo”, nelle librerie in questi giorni.

All’incontro erano presenti il presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino, la presidente dell’Ordine dei giornalisti del Lazio, Paola Spadari, e il segretario dell’Associazione Stampa Romana, Paolo Butturini.

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Bilancio interno del Senato: dall’inizio della legislatura 75,5 milioni di euro di minori spese per lo Stato. Nel 2014 restituiti all’Erario 19,8 milioni

29-lug-14
Venerdì 25 7 2014

Le misure adottate in questa Legislatura hanno consentito di ridurre di oltre 75,5 milioni di euro l’onere del Senato sul bilancio dello Stato nel 2013 e 2014. Questa cifra è il risultato del taglio della dotazione di 21,6 milioni di euro all’anno (in vigore dal 2012 e confermata fino al 2016), della restituzione alle casse statali di 14,6 milioni di euro nel 2014 e 12,5 milioni nel 2013, e dei 5,2 milioni di euro di minori spese nell’anno in corso per effetto dell’applicazione del contributo di solidarietà previsto dalla legge di stabilità 2014 ai trattamenti previdenziali di ex senatori e dipendenti in quiescenza.

La dotazione, cioè la somma che lo Stato versa al Senato per il suo funzionamento, resterà bloccata nel triennio 2014-2016 alla stessa cifra del 2012, cioè 505 milioni di euro all’anno. In termini reali, cioè tenendo conto dell’inflazione, questo significa che, rispetto al 2008, l’incidenza del Senato sulle casse dello Stato è ridotta dell’8,21%.

Il rendiconto del 2013 registra infine minori spese per oltre 7,6 milioni di euro rispetto al 2012, al netto dei versamenti allo Stato.

E’ quanto emerge dalla lettura dei documenti del bilancio interno del Senato (bilancio di previsione 2014 e rendiconto delle spese e delle entrate 2013) presentato dai Senatori Questori Antonio De Poli, Laura Bottici e Lucio Malan, approvato oggi dal Consiglio di Presidenza. La discussione in Aula è in calendario per i prossimi giorni, prima della pausa estiva.

La relazione dei Senatori Questori pone a confronto la dinamica della spesa del Senato e delle Amministrazioni centrali, seguendo l’impostazione adottata dal Commissario straordinario per la revisione della spesa. Da questa analisi emerge che il Senato, per effetto della spending review interna, ha ridotto la propria spesa con una dinamica migliore rispetto a quella registrata dalle Amministrazioni centrali, arrivando a registrare una contrazione di oltre 15 punti percentuali delle uscite nel 2013 rispetto al 2009.

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Situazione comparto risicolo italiano: audizione informale in Ufficio di Presidenza 9a Commissione

29-lug-14
Martedì 29 7 2014

Mercoledì 30 luglio alle ore 14, in Ufficio di Presidenza della Commissione Agricoltura si svolgerà l’audizione informale dei rappresentanti dell’Ente nazionale risi, dell’AIRI (Associazione Industrie Risiere Italiane), di Agrinsieme e di Coldiretti, in relazione all’affare sulla situazione del comparto risicolo italiano (n. 346).

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Commercializzazione legno e prodotti derivati: audizione informale in Ufficio di Presidenza 9a Commissione

29-lug-14
Martedì 29 7 2014

L’Ufficio di Presidenza della Commissione Agricoltura, martedì 29 luglio, ha svolto un’audizione informale dei rappresentanti di Federlegnoarredo, sull’atto del Governo n. 101 (commercializzazione legno e prodotti derivati).

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Organismi della fiscalità e rapporto tra contribuenti e fisco: audizioni in 6a Commissione

29-lug-14
Martedì 29 7 2014

La Commissione Finanze porta avanti l’indagine conoscitiva su organismi della fiscalità e rapporto tra contribuenti e fisco.
Martedì 29 luglio sono stati ascoltati i rappresentanti dell’Agenzia delle entrate.
Alle ore 14 di mercoledì 30, sarà la volta dei rappresentanti del Comitato Unitario Permanente degli Ordini e Collegi Professionali, dell’Associazione Nazionale Commercialisti, di Rete delle Professioni Tecniche – (RPT) e di Confprofessioni.

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Delitti contro l’ambiente: audizioni in Uffici di Presidenza Commissioni riunite 2a e 13a

29-lug-14
Martedì 29 7 2014

Nell’ambito dell’esame del ddl n. 1345 e connessi, sui delitti contro l’ambiente, gli Uffici di Presidenza delle Commissioni riunite Giustizia e Ambiente, hanno in agenda delle audizioni per venerdì 1 agosto, alle ore 13.40.

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Decreto-legge in materia carceraria: seguito esame in 2a Commissione

29-lug-14
Martedì 29 7 2014

Il decreto-legge n. 92, sui rimedi risarcitori per i detenuti (ddl n. 1579), già approvato dalla Camera dei deputati, è all’attenzione della Commissione Giustizia. Il termine per la presentazione degli emendamenti è scaduto alle ore 18 del 29 luglio.

Il provvedimento è nel calendario dell’Aula a partire da lunedì 4 agosto.

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Divorzio breve: seguito esame e termine emendamenti in 2a Commissione

29-lug-14
Martedì 29 7 2014

La Commissione Giustizia ha in agenda per questa settimana il seguito dell’esame del ddl n. 1504 sul divorzio breve. Scade alle ore 18 di giovedì 31 luglio il termine per la presentazione degli emendamenti.

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Attività di rappresentanza interessi: discussione in 1a Commissione

29-lug-14
Martedì 29 7 2014

Il ddl n. 281 e connessi, recante la disciplina dell’attività di rappresentanza di interessi particolari nelle relazioni istituzionali, sarà incardinato dalla Commissione Affari costituzionali nella seduta prevista per mercoledì 30 luglio alle ore 14, con la relazione del sen. Campanella.
Il provvedimento – si legge nella relazione illustrativa – ripresenta, con le modifiche necessarie, il testo presentato dal Governo Prodi nella XV legislatura (31 ottobre 2007, atto Senato n. 1866) e mai giunto ad approvazione, nel quale si regolamenta il settore e si istituisce un registro dei lobbisti tenuto dal Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro.

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