Alighiero Tanini – Le cause d’assopimento della Rivoluzione russa – PDF

M’accingo a questo lavoro dedicato alla causa russa perchè è necessario fare doverosa opera di ricordo della fallita rivoluzione, soffocata dalla più terribile repressione che la storia moderna ricordi.

È bene che la verità si faccia strada anche in Italia, le cui degenerazioni Zarofile sono in continuo aumento, dopo la sapiente opera del giornalismo liberale prezzolato, il quale in questi ultimi anni ha ammansito l’opinione pubblica in modo che sembra non esista più da noi una vera riprovazione generale dei delitti dell’autocrazia – eccezion fatta per la classe proletaria ed una parte degl’intellettuali -; è bene, che la grande anima del popolo italiano, che malgrado tutto è e sarà sempre decisamente contro l’abbietto e scandaloso regime di Nicola II, sappia e stigmatizzi come si deve le gesta neroniane della controrivoluzione delle infami bande nere russe.

Gli orrori senza tregua della spaventosa reazione cominciata verso la fine del 1905, subito dopo, anzi quasi contemporaneamente all’affermazione spontanea, maravigliosa della ribellione di una parte del popolo deciso a vincere o a morire – purtroppo sublime minoranza invitta! – sulla breccia delle speranze eccelse, cementate dal più grandioso ardore combattivo, dal disprezzo più grande per la vita umana; gli orrori inqualificabili dei bashi-buzuk dello zar, delle orde cosacche ebbre d’acquavite, guidate allo sterminio degli ebrei, degli intellettuali, degli armeni, dai più sozzi puntelli di un regime secolare protrattosi sino ai giorni nostri per la più grande onta dell’Europa così detta civile e umanitaria, quegli orrori non si cancelleranno mai più dalla storia del martirologio umano. Havvi di peggio. Le brigantesche gesta della contro rivoluzione russa, affermatasi insensibilmente vittoriosa dopo quasi due anni di lotta cruenta – indecisa colla grande rivoluzione e che sino ad oggi, da otto lunghi anni a questa parte, terrorizzano e strozzano in un nodo scorsoio fatale tutta quanta l’intera vita di una nazione giovane, sulla quale si susseguono reiterate le onde formidabili del progresso occidentale, sono con cura meticolosa nascoste all’opinione pubblica europea, e persino negate spudoratamente anche quando i fatti inesorabili ed atroci, compiuti segretamente dai segugi dello zarismo all’ombra mortifera delle prigioni, varcano la soglia delle celle insanguinate per gridare al mondo tutto l’orrore, tutta l’infamia dei delitti compiuti con lugubre e voluttuosa rabbia per il bene dello Zar, «il mite difensore del popolo russo». Ma se soltanto qualche scintilla dei grandi martìri perpetrati impunemente è bastata per accendere una fiammata di rivolta e di protesta nei cuori dei proletari europei, questi non sembrano ancora rendersi conto dell’immane inverosimile realtà. Eppure gli appelli dolorosi e rassegnati dei prigionieri di Pskov, Zerantoüi, Koutomar, Algatchi, Schlusselburg e Orel singhiozzano e palpitano dinnanzi alle nostre anime esulcerate da tanto sacrificio invano maledicenti. Il raccapriccio nostro è così grande che la parola ci resta affiochita in gola e l’imprecazione ci sembra spaventosamente piccola in paragone dei delitti che gridano vendette infallibili ed improrogabili.

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