Anonimo della tenzone dello sparviere, Tapina ahimè, ch’amava uno sparvero

Tapina ahimè, ch’amava uno sparvero:
amaval tanto ch’io me ne moria;
a lo richiamo ben m’era manero,
e dunque troppo pascer nol dovia.
Or è montato e salito sì altero,
as[s]ai più alto che far non solia,
ed è asiso dentro a uno verzero:
un’altra donna lo tene in balìa.
Isparvero mio, ch’io t’avea nodrito,
sonaglio d’oro ti facea portare
perché dell’uc[c]ellar fosse più ardito:
or se’ salito sì come lo mare,
ed ha’ rotti li geti e se’ fug[g]ito,
quando eri fermo nel tuo uc[c]ellare