Antonia Pozzi – Elegia

Sogno, per una tomba, un monumento:
«Un’ombra, alta figura ammantellata,
enigmatica e cupa. Sulle rigide
braccia di lei, riverso, il corpo nudo
d’una fanciulla: ha il capo rovesciato
più in basso dei ginocchi, il collo teso
nel vano sforzo di rialzare il viso,
le labbra semiaperte, gli occhi larghi,
penosi, allucinati, di chi voglia
a ogni costo vedere e non lo possa.
Non si giunge a comprendere se l’ombra
alza o depone il corpo adolescente».
Così; e poi due alberi, lì ai lati,
d’un verde molto cupo: due pennacchi
simili a questi abeti, che distendano
nel vento delle trine inargentate
di fili resinosi e, a mezzo il tronco,
giù dagli squarci sgangherati, piangano,
a grumi, a gocce, un gran pianto lucente.