Antonio Fogazzaro – Bismarck

Ho sempre ammirato Bismarck non tanto per il suo genio quanto per la forza colossale della sua volontà che il mondo vide agire costantemente, ordinatamente, inesorabilmente come una energia della natura. In questo egli mi pare quasi sovrumano. Nella lucidità meravigliosa del pensiero e della parola, nello sdegno delle idealità vaghe, delle astrazioni metafisiche mi pare quasi sovratedesco; e osservo che la Provvidenza per fare una e grande la nazione germanica ha suscitato in mezzo a lei un uomo disforme in molte parti da lei, come per fare una e grande la nazione italiana ha suscitato un uomo che non aveva intelletto d’arte.
Nell’opera politica del principe di Bismarck questo mi pare sopra tutto mirabile che attesta, insieme al patriottismo più ardente, il più acuto senso della misura e del modo in cui, trasformando la costituzione politica di un paese conviene tener conto della sua storia, della sua conformazione, dell’indole di chi lo abita.
Quel patriottismo che tutto pospone all’interesse diretto e immediato della patria, ha in sè un germe di morte, è destinato, nella evoluzione morale della società, a trasformarsi. Tale fu il patriottismo del principe di Bismark della cui grandezza è monumento l’impero tedesco, la cui mortale debolezza si manifesta nella occupazione tedesca della Lorena francese.