Antonio Gramsci – Giolitti e i popolari

La politica tradizionale dell’on. Giolitti, che è stata la politica dello Stato italiano in questo primo ventennio del secolo ventesimo, è consistita, oltre che nel tentativo, non realizzatosi mai nel terreno parlamentare, di incorporare il movimento operaio nel meccanismo governativo, nel tentativo di accaparrare i voti dei contadini cattolici per la fortuna politica del cosiddetto Partito liberale democratico, cioè per il partito degli industriali e dei commercianti. La gerarchia ecclesiastica era stata, fino all’avvento del giolittismo, lo strumento di cui si servivano gli agrari per dominare politicamente, oltre che economicamente, la classe dei contadini: per i buoni uffici della gerarchia ecclesiastica, gli agrari riuscivano ad avere in Parlamento un partito, il liberale conservatore, guidato dal Sonnino e difeso dal Giornale d’Italia, che poteva permettersi il lusso, di tanto in tanto, di costituire un governo e di mantenerlo per cento giorni. L’on. Giolitti, per imporre definitivamente il monopolio governativo dei maggiori interessi industriali e bancari, coltivò amorosamente nel campo cattolico la nascita e lo sviluppo della stessa rete di cooperative e di piccole banche di risparmio che aveva amorosamente coltivato nel campo socialista: ottenne i risultati che aveva sperato. Il patto Gentiloni segnò il passaggio della gerarchia ecclesiastica dai servizi del Partito conservatore, cioè di Sonnino e degli agrari, al servizio del Partito democratico, cioè dei banchieri e degli industriali e di Giolitti.
La formazione del Partito popolare, cioè l’organizzazione della classe dei contadini in classe indipendente, e il suo sviluppo, avvenuto nel senso che il Partito popolare si è liberato quasi completamente dell’ala destra, costituita di latifondisti e di vecchi aristocratici, ha mutato il terreno di manovra politica del «grande» statista di Dronero. Nel Parlamento tanto gli agrari che gli industriali e i banchieri sono ridotti ad avere partiti numericamente ristrettissimi: essi si sono coalizzati e hanno trovato il loro leader proprio nell’onorevole Giolitti. L’on. Giolitti, tradizionalmente uomo di sinistra, oggi è diventato l’uomo dell’estrema destra; il Giornale d’Italia, l’organo tradizionale degli agrari, il sostenitore dei fasci toscani ed emiliani, è diventato oggi il fautore piú accanito dell’on. Giolitti, dell’uomo che per vent’anni aveva piú aspramente combattuto, dell’uomo di cui nel 1917 domandava esplicitamente la traduzione dinanzi ai tribunali militari. Con la gagliofferia brutale che li distingue, gli agrari, imbaldanziti dall’esistenza dell’organizzazione militare fascista, riacquistata nell’economia nazionale la supremazia per il tracollo dell’industria e della banca, apertamente dichiarano di voler ritornare alla situazione politica esistente nel nostro paese prima del patto Gentiloni. Durante il conclave il Giornale d’Italia minacciò apertamente lo scatenamento di una bufera anticlericale se al governo della Chiesa non veniva eletto un «intransigente», cioè se il Vaticano non ritornava alla politica di Pio X, contraria alla formazione in Italia dei partiti parlamentari cattolici e favorevole alla politica degli aristocratici e dei conservatori. Il conclave elesse invece un pontefice ancora piú conciliatorista e popolareggiante di Benedetto XV e il Partito popolare si vendicò delle minacce gaglioffe del Giornale d’Italia ponendo il suo veto a un governo di Giolitti. Se al di sotto della coreografia parlamentare si ricercano le forze politiche realmente agenti nel paese, la disfatta dell’on. Giolitti è indubbiamente la manifestazione di una crisi di regime in Italia. La classe dei contadini è l’unica classe piccolo-borghese che abbia conservato una funzione produttiva nella società moderna: perciò essa può unificarsi politicamente e introdurre un elemento nuovo nel Parlamento, mutando radicalmente i termini tradizionali dell’equilibrio democratico, cioè provocando una crisi di regime che potrebbe anche approfondirsi. Non esiste, invero, nessuna contraddizione essenziale tra cattolicesimo e repubblica: in Croazia, Radich, capo del Partito dei contadini, è repubblicano e circonda la sua predicazione di tutto un alone di coreografia religiosa che profondamente colpisce la fantasia degli strati campagnoli…