Antonio Gramsci – Il Sillabo ed Hegel

Anche in questo nuovo volumetto(6) Mario Missiroli ricade nelle stesse deficienze e negli stessi errori che erano stati rimproverati ad un suo precedente lavoro, La monarchia socialista: concezione semplicista, esposizione troppo sommaria e che avrebbe bisogno di essere particolareggiata e documentata per avere una qualche efficacia persuasiva. Veramente l’autore mette le mani avanti scrivendo in un’avvertenza preliminare: «Non dimentichi il lettore che io prescindo da tutto ciò che non sia la pura logica delle idee», ma con ciò non rende minore la sua sufficienza. Di questa logica delle idee egli si serve per spiegare fatti storici, per giustificarli o condannarli implicitamente, per tracciare programmi politici, e tutto ciò non si può fare senza sentire la necessità, e in un certo senso il dovere morale, di documentare le proprie elucubrazioni. Trattare come problema di cultura, astrattamente, una questione che ha profonde radici nella storia e nelle coscienze individuali, è dilettantismo, è bizantinismo, e non basta la vivacità dell’ingegno, che può rendere piacevole anche la chiacchiera piú vacua, a giustificare questa letteratura in cui si sono specializzati precisamente il Missiroli e Goffredo Bellonci.
Il Missiroli riduce la storia che si sta svolgendo sotto ai nostri occhi ad un solo problema: quello religioso, e sostiene questa tesi: nel mondo latino esiste una terribile scissione nelle coscienze individuali; la creazione dello Stato laico sorto in opposizione all’autorità ecclesiastica ha gettato l’Europa meridionale in una crisi dalla quale non può salvarla che una forma sociale piú perfetta: la teocrazia, intesa come perfetta unità del pensiero e della coscienza nella vita. Questa unità esiste nel mondo germanico. La nazione germanica è sorta da una crisi religiosa, la Riforma protestante, e si è consolidata e rafforzata attraverso un lavorío del pensiero filosofico che l’ha portata alla creazione dello Stato moderno, in cui il cittadino è anche il credente, poiché l’idealismo filosofico, abolendo ogni dualismo e ponendo nella coscienza individuale il fattore della conoscenza e dell’attività creatrice della storia, lo ha reso indipendente da ogni autorità, da ogni Sillabo. Cosa è avvenuto invece in Italia? Il Risorgimento italiano è stato un movimento politico artificiale, senza basi, senza radici nello spirito del popolo, perché non è stato preceduto da una rivoluzione religiosa; il liberalismo cavouriano, separando lo Stato dalla Chiesa, e rendendolo antagonistico a questa come depositaria del divino, in realtà non commise che un grande errore, poiché non fece che spogliare lo Stato del suo valore assoluto. Un simile errore commise la democrazia francese, poiché accettò in parte i postulati dell’idealismo germanico, abolendo violentemente il diritto divino e il legittimismo, ma non riuscí a spogliarsi completamente del vecchio dualismo cattolico, e creò un Sillabo massonico: la giustizia assoluta superiore alle contingenze storiche e alle forze umane perverse, non creazione, insomma, volta a volta della volontà, ma a sé stante su un trono come l’Iddio dei cattolici. Ecco perché, secondo il Missiroli, il papa in realtà in questa guerra parteggia per l’Intesa; perché in essa trova concezioni simili alle sue, che hanno una stessa sorgente (semitica, direbbero i nazionalisti) nella vecchia tradizione cristiana; il papa può trovarsi d’accordo coi massoni, ma non coi tedeschi. Nei massoni c’è la possibilità di assorbimento, perché essi non hanno sostituito nulla, se non dei nomi vani, al cattolicismo; nei tedeschi c’è invece la saldezza granitica, inattaccabile, della coscienza dell’identità del divino e dell’umano, dell’idea e dell’atto, dello spirito e della storia. Hegel ha ucciso ogni possibilità di Sillabo, ciò che non ha fatto Rousseau, e dall’idealismo germanico sono germinate e hanno sciamato tutte le concezioni anarchiste, che hanno creato il caos nella limpida tradizione cattolica della latinità.
Sarebbe troppo lungo e non adatto al carattere del Grido, il discutere e rilevare tutti gli errori in cui vaneggia la facile dialettica del Missiroli. Importa rilevare solo questo fatto: l’unica conclusione a cui si può arrivare dalle premesse dello scrittore è che il cattolicismo è matematicamente destinato a scomparire. Se è vero, e per tale l’accetta il Missiroli, lo sviluppo storico affermato da Hegel, per il quale dal cattolicismo si passa al luteranesimo, da questo al libero esame della scuola di Tubinga, e quindi alla filosofia pura che riesce finalmente ad occupare tutto il posto che le spetta nella coscienza umana, scacciandone il buon vecchio dio, che rientra nel regno delle larve, perché questo processo dovrà limitarsi alla sola Germania? Il turbamento che esisterebbe nelle coscienze latine, non potrebbe essere uno stadio intermedio tra il trascendentalismo cattolico e massonico e l’immanentismo idealistico? Se una cosa questa guerra ha ammazzato davvero, è la vecchia concezione della giustizia assoluta, che si impone da sé e non ha bisogno di cannoni o di baionette per sostenersi. Anche se la Germania sarà vinta, non lo sarà prima di aver imposto agli avversari la sua concezione dello Stato, della giustizia, della forza, o quella che piú le si avvicini per mantenere l’equilibrio.
Chi escirà sconfitto effettivamente dalla guerra sarà il cattolicismo e il Sillabo, come lo intende il Missiroli.
Questo astrarsi dalla storia, questo voler conservare il proprio pensiero al disopra dei fatti, delle correnti sociali che si agitano e rinnovano continuamente la società, al Missiroli sembrano una prova di forza, di austerità morale ammirevole e di superiorità intellettuale. E invece sono l’intima debolezza del Papato. Mentre tutto si rinnova e rinasce, il Papato taglia uno ad uno i legami che potrebbero ancora farne una forza attiva nella storia. Il Missiroli vede due sole religioni: il trascendentalismo cattolico e l’immanentismo idealistico derivato dalla Riforma, in verità, ogni uomo ha una sua religione, ha una sua fede che riempie la sua vita e la rende degna di essere vissuta.
Non invano Hegel è vissuto ed ha scritto. Come non si nega e non si supera il cattolicismo ignorandolo, cosí non si supera e non si nega l’idealismo ignorandolo, o trattandolo come una semplice questione di cultura.
Le questioni di cultura non sono semplici giuochi di idee da risolversi astrattamente dalla realtà. L’ufficio di postillatore delle encicliche papali, in questo momento di incoscienza e di politicantismo religioso, può dare delle superbe soddisfazioni intellettuali per il senso che ne viene del proprio isolamento, della propria compenetrazione in un problema che gli altri non sentono e neppure intraveggono, ma non cava un ragno dal buco. Si risolve in un elegante dilettantismo filosofico che non è meno peggio e piú serio dell’ignoranza e dell’incomprensione. Il Missiroli è stato punito nel suo stesso peccato: il suo volumetto è diventato per alcuni una riprova dell’attività cattolica e del Papato che ritorna in voga; mentre se in voga ritorna qualcuno è il solo Mario Missiroli, il vero papa del suo cattolicismo, il maestro infallibile di un credo che non potrà aver mai dei credenti perché ormai diventato extrastorico, giuoco di pazienza di un acuto sí, ma non perciò meno inconcludente amplificatore di aforismi e affermazioni che la storia ha superato. Nella lotta fra il Sillabo e Hegel, è Hegel che ha vinto, perché Hegel è la vita del pensiero che non conosce limiti e pone se stesso come qualcosa di transeunte, di superabile, di sempre rinnovantesi come e secondo la storia, e il Sillabo è la barriera, è la morte della vita interiore, è un problema di cultura e non un fatto storico.

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