Antonio Gramsci – Insegnamenti

Le conclusioni che si possono trarre dall’andamento di questa manifestazione di Primo Maggio sono confortanti.
La manifestazione è riescita come intervento di masse, come estensione di solidarietà operaia. Ha dimostrato come il proletariato italiano malgrado la reazione è sempre rosso. Ed è anche riescita come prova di spirito di combattività che si risveglia nelle file dei lavoratori.
I fascisti si sono preoccupati di dimostrare col loro contegno e colle loro stesse dichiarazioni che si trattava di una manifestazione antifascista. E tale è stato il significato della astensione dal lavoro e dell’intervento alle dimostrazioni di grandissime masse, da un capo all’altro d’Italia, e senza escludere le zone piú percosse dal fascismo. Se i cortei non si sono fatti si deve alla imposizione del governo: se si fossero potuti tenere, oggi conteremmo un maggior numero di morti operai, ma anche un maggior numero di morti fascisti.
Tuttavia, accanto alla confortante constatazione della vastità ed imponenza della manifestazione, e dell’elevato morale della massa, dobbiamo porre quella che l’organizzazione ha lasciato in generale a desiderare.
La cosa non è senza ragioni: la tattica della unità di fronte adottata in questo Primo Maggio da tutti gli organismi proletari, esperimento della Alleanza del lavoro italiana, ha recato insieme questo benefizio e questo svantaggio, che vanno dai comunisti attentamente considerati. Ci limitiamo qui ad accennare brevemente alla cosa, in presenza del comunicato diramato dal Comitato dell’Alleanza del lavoro dopo il Primo Maggio.
Con la tattica della unità di fronte si sono potute radunare ai comizi di Primo Maggio grandi moltitudini operaie anche dove era ben chiaro nella coscienza fin dell’ultimo intervenuto che non si trattava della solita e tradizionale coreografia, ma di una giornata di lotta. Ma questa dimostrazione della avversione del proletariato alla reazione e al fascismo, dello spirito di classe che tuttora anima le grandi moltitudini di lavoratori, non è abbastanza per poter aver ragione del fascismo e della reazione. Il fascismo non sarà soffocato da unanimità platoniche: le rivoltelle e i pugni non saranno resi impotenti col gettarvi sopra una materassa. Il fascismo non ha il numero, ma ha la organizzazione, unitaria e centralizzata, ed è in ciò la sua forza, integrata nella centralizzazione del potere ufficiale borghese.
L’Alleanza del lavoro che oggi ha permesso di raggruppare masse imponenti deve divenire capace di inquadrarle con disciplina unitaria. Qui è il compito dei comunisti, nel conseguire questo risultato, verso il quale non si è fatto che il primo passo. Quando sarà possibile che le grandi adunate possano contare sul concorso proletario, e nello stesso tempo su una razionale preparazione delle nostre forze, allora il proletariato potrà dominare il suo nemico. In questo Primo Maggio si è potuto notare che i comizi e i movimenti concordati dalle organizzazioni alleate mancavano un po’ di preparazione organizzativa anche al modesto effetto della loro protezione dagli attacchi avversari, e questo dipendeva dal fatto che non era ben chiaro chi avesse organizzato i comizi e disposto il piano del loro svolgimento sotto tutti gli aspetti. I comitati locali dell’Alleanza non sono che di recente formazione, e non hanno chiara consistenza organizzativa, e sufficienti poteri.
Tuttavia è già un gran vantaggio quello di aver potuto avere radunate comuni delle masse, perché ciò eleva il morale proletario e consente ai comunisti di portare a tutto il proletariato la loro franca parola. Tutto un ulteriore sviluppo dell’interessante esperimento italiano della tattica del fronte unico condurrà ad integrare con questo vantaggio innegabile l’altro della effettiva ed intima unità di organizzazione.
L’argomento si presta ad importantissime considerazioni: vogliamo ora solo notare che il terreno sindacale su cui l’Alleanza è costituita, permette ai comunisti di premere perché essa divenga sempre piú stretta organizzativamente, giungendosi cosí alla unità sindacale proletaria che sempre noi abbiamo auspicata, e che il programma del Partito comunista solo può e dovrà riempire di contenuto rivoluzionario.
Per ora vi è da reagire contro il carattere pigro ed incerto che ha fino ad oggi la dirigenza della Alleanza del lavoro. I comunisti hanno già formulate in modo preciso e concreto le loro proposte per lo sviluppo, per il ravvivamento, per il potenziamento dell’Alleanza, che potrebbe, se la campagna non venisse spinta energicamente innanzi, parallelamente alle eloquenti esperienze della azione proletaria, degenerare in una burocratica ed ingombrante diplomazia di capi esitanti ed opportunisti. Quanto le proposte comuniste siano urgenti lo dimostra il contegno passivo della Alleanza dinanzi alle gravissime provocazioni che hanno subíto il Primo Maggio le folle operaie e, nonostante gli inviti all’azione giunti da tante parti, lo dimostra la sua insensibilità alla pressione che viene oggi dal proletariato italiano disposto a procedere rapidamente sulla via della controffensiva. E lo dimostra, eloquentissimo documento, il comunicato diramato dal Comitato nazionale, che con le sue frasi piatte e banali declina la suggestione sorgente dalle masse anelanti alla lotta: comunicato al quale non vogliamo scrivere altro commento, sicuri che, come la quistione è ormai irrevocabilmente posta innanzi alle masse, cosí queste non mancheranno di commentare e giudicare esse, per trarre da quest’altra delusione nuovo motivo a proseguire sulla aspra ma sicura via della loro riscossa.