Antonio Gramsci – Un governo qualsiasi

Nell’armamentario fraseologico del Partito socialista, la formula del governo migliore è stata definitivamente sostituita dalla nuova formula del governo qualsiasi: il Partito socialista confessa apertamente di aver rinunziato ad ogni conquista nel campo legale; afferma di non essere neppure piú un partito di graduali riforme e di conquiste morali; esso si accontenta di ottenere da parte del governo le garanzie elementari per la sicurezza e la incolumità personale delle masse contadine.
Per misurare tutta la portata dell’indietreggiamento fatto dai socialisti, basta ricordare la posizione polemica assunta dai capi sindacali del movimento contadino nel Congresso di Livorno. L’on. Nino Mazzoni, nel Congresso provinciale di Reggio Emilia della frazione di concentramento, aveva sostenuto che la tesi comunista della conquista violenta dello Stato era destituita di ogni fondamento di ragionevolezza e di senso comune, poiché lo Stato erano effettivamente i contadini. Per l’on. Mazzoni il problema non era già quello di conquistare lo Stato con la forza armata della classe lavoratrice, ma semplicemente quello di organizzare le parziali conquiste dello Stato, già avvenute per virtú taumaturgica dei capi sindacali e municipali, di organizzare in Parlamento lo Stato di fatto. Al Congresso di Livorno l’on. Mazzoni ribadí e ampliò questa sua tesi: per l’on. Mazzoni in Italia, a differenza degli altri paesi, e specialmente della Russia, l’avanguardia socialista era costituita non dal proletariato urbano, ma dalle masse lavoratrici rurali. La tesi comunista della rivoluzione, concepita come essenzialmente proletaria e urbana, e la tesi comunista come rivoluzione proletaria che liberi i contadini dai residui della oppressione e dello sfruttamento feudale, dettero modo all’on. Mazzoni di bombardare l’edifizio granitico della maggioranza massimalista-unitaria con un giro di arguzie volgari e di spiritosaggini banali.
Ad un anno di distanza ogni operaio o contadino, anche mediocremente intelligente, è stato posto in grado dagli avvenimenti di giudicare quali delle due correnti socialiste, quella comunista o quella riformista, avesse saputo prevedere lo sviluppo della storia e avesse saputo indicare la tattica migliore per salvare la classe lavoratrice dalla rovina economica e dalla schiavitú politica. La classe contadina, nonostante il possesso di migliaia di municipi, di decine di migliaia di cooperative e di leghe, è stata completamente messa a terra. Anzi, proprio là dove, in provincia di Rovigo, le organizzazioni contadine erano riuscite a conquistare la quasi totalità delle amministrazioni locali, ivi la reazione è piombata piú feroce e ha trovato meno resistenza. La classe contadina italiana è stata ricacciata in una situazione di schiavitú peggiore di questa feudale: non ha piú libertà di riunione, non ha piú libertà di stampa, non ha piú libertà di associazione, non ha piú libertà di andare e venire, non piú neanche la libertà di vivere. Nelle città, quantunque la disfatta clamorosa dei contadini abbia avuto ripercussioni spesso micidiali demoralizzando e avvilendo larghi strati del proletariato, si vive ancora, si resiste, si lotta; nelle città si succedono incessantemente disperati tentativi per organizzare un’armata di lavoratori e renderla capace di scendere in campo contro la guardia bianca.
Ogni operaio e contadino è oggi persuaso che solo dalle città può uscire il grido di riscossa del popolo lavoratore italiano, che l’emancipazione delle masse oppresse e sfruttate può essere assicurata solo da uno Stato operaio che, avendo organizzato un potente esercito rosso e una implacabile rete di istituzioni poliziesche o giudiziarie con elementi operai, sistematicamente riconquisti i territori invasi e schiacciati dal fascismo e li sbarazzi dai depositi di armi e dai complotti reazionari. Il Partito socialista invece, completamente demoralizzato e corrotto dalla disfatta subita nelle province agricole, rincula ogni giorno piú. I capi socialisti riconoscono che il popolo italiano è stato ricondotto nella situazione esistente sotto il regime feudale; ma, a differenza dei partiti liberali che allora rappresentavano le forze oppresse, i capi socialisti rinunziano alla preparazione della insurrezione armata, rinunziano alla violenza, si affidano ad un governo qualsiasi, cioè al noschismo che in un primo tempo può anche reprimere il fascismo agrario, ma non può certamente reprimere il fascismo agrario senza reprimere simultaneamente le forze rivoluzionarie urbane; senza cioè creare le condizioni migliori per una rinascita a breve scadenza di un fascismo agrario anche piú spietato ed atroce di quello attuale.
La masse proletarie e contadine hanno però appreso dalla esperienza storica piú di quanto abbiano appreso i capi socialisti: ecco perché esse si riuniscono sempre piú numerose e fiduciose intorno al Partito comunista che continua le tradizioni dei giacobini della Rivoluzione francese contro i girondini. Sí, i comunisti sono giacobini, ma per l’interesse del proletariato e delle masse rurali tradite oggi dai socialisti come piú di un secolo fa gli interessi della classe rivoluzionaria erano traditi dai girondini.