Antonio Gramsci – Un partito di masse

Il Partito socialista si presenta al Congresso di Milano con 80.000 inscritti. Un piccolo ragionamento sulle cifre può essere utile, piú di qualsiasi ragionamento teorico, per avere una esatta comprensione della natura e dell’attuale funzione del Partito socialista italiano.
Dopo il Congresso di Livorno il Partito socialista rimase costituito da 98.000 comunisti unitari e da 14.000 riformisti, cioè da 112.000 inscritti. Dopo Livorno sono entrati nel Partito almeno 15.000 nuovi soci; se oggi gli inscritti sono 80.000 ciò significa che dei 112.000 votanti a Livorno 47.000 sono andati via; i 65.000 rimasti coi 15.000 nuovi entrati costituiscono appunto gli attuali effettivi di 80.000.
Al Congresso di Livorno i comunisti unitari erano 98.000; l’attuale frazione massimalista unitaria, continuatrice di quella comunista unitaria, avrà al Congresso di Milano dai 45.000 ai 50.000 voti; è chiaro che i 47.000 fuorusciti dal Partito socialista dopo Livorno sono nella quasi totalità comunisti unitari.
La qualità degli attuali 80.000 inscritti può essere compresa da questo piccolo ragionamento. Il Partito socialista amministra attualmente circa 2.000 comuni, e 10.000 tra leghe, Camere del lavoro, cooperative, mutue. Se si tiene conto delle minoranze comunali, e dei Consigli provinciali, è lecito calcolare a una media di 16 consiglieri per i 2.000 comuni amministrati in maggioranza; risulta cioè che un partito di 80.000 inscritti conta ben 32.000 consiglieri comunali. Per le 10.000 organizzazioni economiche non è esagerato calcolare (anche tenendo conto delle cariche multiple) tre funzionari inscritti al Partito socialista per una; abbiamo cosí un partito di 80.000 inscritti, il quale oltre a 32.000 consiglieri comunali, annovera ben 30.000 funzionari di leghe, di cooperative, di mutue: ha cioè, su 80.000 inscritti, ben 62.000 soci strettamente legati a una posizione economica o politica, ha cioè solamente 18.000 soci disinteressati.

Questa composizione spiega sufficientemente come avvenga che il Partito socialista, pur non rappresentando piú le aspirazioni e i sentimenti delle grandi masse lavoratrici, continui apparentemente a essere un partito di masse. La storia è piena di fenomeni simili.
Il regno dei Borboni, a Napoli, era «negazione di Dio» fin dal 1848; eppure continuò a sussistere fino al 1860 perché aveva un corpo di funzionari che era tra i migliori di tutta Italia; dal 1848 al 1860 lo Stato borbonico fu una pura e semplice organizzazione di funzionari, senza consenso in nessuna classe della popolazione, senza vita interiore, senza un fine storico che ne giustificasse l’esistenza.
L’impero degli zar aveva dimostrato nel 1905 di essere morto e putrefatto storicamente; aveva contro di sé il proletariato industriale, i contadini, la piccola borghesia intellettuale, i commercianti, la enorme maggioranza della popolazione. Dal 1905 al 1917 l’impero degli zar visse solamente perché aveva una burocrazia formidabile, visse solamente come organizzazione di funzionari statali, senza contenuto etico, senza una missione di progresso civile che ne giustificasse l’esistenza.
Lo Stato d’Austria-Ungheria è il terzo esempio, e forse il piú educativo, che offre la storia. Era diviso in razze nemiche tra loro, come oggi son nemiche tra loro le diverse tendenze del Partito socialista, eppure continuava a sussistere, cementato unitariamente da una sola categoria di cittadini, la casta dei funzionari.
Nella politica internazionale lo Stato dei Borboni, l’impero degli zar, l’impero degli Asburgo rappresentavano tuttavia tutta la popolazione e pretendevano di esprimerne la volontà e i sentimenti. Cosí oggi il Partito socialista, organizzazione di 62.000 funzionari della classe lavoratrice, pretende di rappresentare la massa lavoratrice, pretende di esprimerne la volontà e i sentimenti.
Questa composizione del Partito socialista giustifica il nostro scetticismo sui risultati del Congresso di Milano. Solo tra i 18.000 soci disinteressati è possibile abbia influsso una discussione politica; gli altri 62.000 ragionano solo dal punto di vista del loro impiego e della loro carica. Una scissione a destra metterebbe in pericolo le maggioranze dei Consigli comunali, una scissione fra funzionari sindacali, di cooperative, di mutue metterebbe in pericolo la situazione di ciascuno; i 62.000 sono pertanto unitari fino in fondo, fino alle estreme vergogne. Crediamo perciò destinato al fallimento completo il tentativo di Maffi, Lazzari, Riboldi per un riavvicinamento all’Internazionale comunista; i tre possono influire solo su 18.000 degli 80.000 inscritti al Partito socialista; nella migliore delle ipotesi essi potranno staccare da questo partito 10.000 soci, e la nuova scissione non avrà nessuna importanza politica.
La verità è che il Partito socialista è ormai morto e putrefatto: un partito operaio che su 80.000 soci ha 62.000 funzionari è solo un’escrescenza morbosa del proletariato, cosí come lo Stato parlamentare-burocratico è un’escrescenza morbosa della collettività nazionale. Il fenomeno è però ricco di insegnamenti per i militanti comunisti: se è vero che il Partito socialista, pur essendo morto come coscienza politica del proletariato, continua a sussistere come apparecchio organizzativo delle grandi masse, ciò indica l’importanza estrema che nelle civiltà moderne hanno i «funzionari». Per il Partito comunista il problema di diventare partito delle grandi masse e quindi partito di governo rivoluzionario, non consiste solamente nel risolvere la quistione di interpretare fedelmente le aspirazioni popolari, significa anche risolvere la quistione di sostituire i funzionari controrivoluzionari con funzionari comunisti, significa quindi creare un corpo di funzionari comunisti, che però, a differenza di quelli socialisti, siano strettamente disciplinati e subordinati ai congressi e al Comitato centrale del Partito. Di questa verità, poco simpatica apparentemente, devono convincersi specialmente i nostri giovani; la realtà è quella che è, una cosa ribelle, e deve essere dominata coi mezzi adeguati, anche se paiono poco rivoluzionari e poco simpatici.