Antonio Gramsci – Una lettera a Trotskij sul futurismo

Ecco le risposte alle domande sul movimento futurista italiano che lei mi ha rivolto.
Dopo la guerra, il movimento futurista in Italia ha perduto interamente i suoi tratti caratteristici. Marinetti si dedica molto poco al movimento. Si è sposato e preferisce dedicare le sue energie alla moglie. Al movimento futurista partecipano attualmente monarchici, comunisti, repubblicani e fascisti. A Milano poco tempo fa è stato fondato un settimanale politico, Il principe, che rappresenta o cerca di rappresentare le stesse teorie che Machiavelli predicava per l’Italia del Cinquecento, cioè la lotta tra i partiti locali che conducano la nazione verso il caos, dovrebbe essere accantonata per opera di un monarca assoluto, un nuovo Cesare Borgia, che si ponga alla testa di tutti i partiti che si combattono. Il foglio è diretto da due futuristi: Bruno Corra ed Enrico Settimelli. Benché Marinetti, nel 1920, durante una manifestazione patriottica a Roma sia stato arrestato per un energico discorso contro il re, ora collabora a questo settimanale.
I piú importanti esponenti del futurismo d’anteguerra sono diventati fascisti, a eccezione di Giovanni Papini, che è divenuto cattolico e ha scritto una Storia di Cristo. Durante la guerra i futuristi sono stati i piú tenaci fautori della «guerra sino in fondo» e dell’imperialismo. Solo un futurista: Aldo Palazzeschi, era contro la guerra. Egli ha rotto con il movimento e, benché fosse uno degli scrittori piú interessanti, finí col tacere come letterato. Marinetti, che sempre aveva elogiato in lungo e in largo la guerra, ha pubblicato un manifesto in cui dimostrava che la guerra era il solo mezzo igienico per il mondo. Ha preso parte alla guerra come capitano di un battaglione di carri armati e il suo ultimo libro, L’alcova di acciaio, costituisce un inno entusiasta ai carri armati in guerra. Marinetti ha composto un opuscolo In disparte dal comunismo, in cui sviluppa le sue dottrine politiche, se si possono in genere definire come dottrine le fantasie di quest’uomo, che a volte è spiritoso e sempre è notevole. Prima della mia partenza dall’Italia la sezione di Torino del Proletkult aveva chiesto a Marinetti, in occasione dell’apertura di una mostra di quadri di lavoratori membri dell’organizzazione, di illustrarne il significato. Marinetti ha accettato volentieri l’invito, ha visitato la mostra insieme con i lavoratori e ha espresso quindi la sua soddisfazione per essersi convinto che i lavoratori avevano per le questioni del futurismo molta piú sensibilità che non i borghesi. Prima della guerra i futuristi erano molto popolari tra i lavoratori. La rivista Lacerba, che aveva una tiratura di ventimila esemplari, era diffusa per i quattro quinti tra i lavoratori. Durante le molte manifestazioni dell’arte futurista nei teatri delle grandi città italiane capitò che i lavoratori difendessero i futuristi contro i giovani semi-aristocratici o borghesi, che si picchiavano con i futuristi.
Il gruppo futurista di Marinetti non esiste piú. La vecchia rivista di Marinetti Poesia è ora diretta da un certo Mario Dessi, un uomo senza la minima capacità intellettuale e organizzativa. Nel Sud, specie in Sicilia, compaiono molti fogli futuristi, in cui Marinetti scrive degli articoli: ma questi foglietti vengono pubblicati da studenti che scambiano per futurismo l’ignoranza della grammatica italiana. Il gruppo piú forte tra i futuristi sono i pittori. A Roma c’è una mostra stabile di pittura futurista, che è stata organizzata da un fotografo fallito, un certo Anton Giulio Bragaglia, un agente per il cinema e per gli artisti. Dei pittori futuristi, il piú noto è Giacomo Balla. D’Annunzio non ha mai preso ufficialmente posizione sul futurismo. Bisogna accennare che al suo sorgere il futurismo assunse un espresso carattere antidannunziano. Uno dei primi libri di Marinetti si intitola Les Dieux s’en vont, D’Annunzio reste. Benché durante la guerra i programmi politici di Marinetti e di D’Annunzio concordassero su molti punti, i futuristi restano antidannunziani. Non si sono quasi interessati al movimento fiumano, benché piú tardi abbiano preso parte alle dimostrazioni.
Si può dire che dopo la conclusione della pace il movimento futurista ha perduto interamente il suo carattere e si è dissolto in correnti diverse, che si sono formate in conseguenza della guerra. I giovani intellettuali erano in genere assai reazionari. I lavoratori, che vedevano nel futurismo gli elementi di una lotta contro la vecchia cultura accademica italiana, ossificata, estranea al popolo, devono oggi lottare le armi alla mano per la loro libertà e hanno scarso interesse per le vecchie dispute. Nelle grandi città industriali il programma del Proletkult, che tende al risveglio dello spirito creativo dei lavoratori nella letteratura e nell’arte, assorbe l’energia di coloro che hanno ancora tempo e voglia di occuparsi di simili questioni.