Antonio Villani – Lettera diretta all’Illustrissimo Signor conte NICOLÒ CONTARINI di Venezia, dal medesimo letta all’Adunanza della Sezione di Zoologia, Anatomia comparata e Fisiologia del IV Congresso degli Scienziati Italiani in Padova, il 17 Settembre 1842.

AMICO CARISSIMO,

Approfittando dell’evenienza dell’Ecclisse solare del giorno 8 luglio p.° che tra noi fu totale, rivolsi le mie osservazioni a quanto erano per presentare gli insetti in quella straordinaria circostanza: credo non vi sarà discaro il conoscerne i risultati.

Onde avere un termine di confronto nelle osservazioni, il giorno avanti l’ecclisse, ed anzi qualche ora prima di quella in cui esso doveva poi accadere, mi recai fuori della città; fra i varj coltivi ne prescelsi uno a carote (Daucus carota), le quali erano allora in piena fioritura; così aveva per campo di osservazione una tra le ombrellifere, la quale ricetta un maggior numero e varietà di specie d’insetti; presi nota delle specie esistenti in quel luogo ed in quelle ore, dei loro costumi, delle loro abitudini.

Nella mattina dopo vi ritornai mezz’ora avanti l’incominciare del fenomeno, il quale aveva il suo principio alle ore 5, 21, il maxim. a 6, 22, il fine a 7, 17. Scelsi e fissai quei fiori sopra i quali stavano maggior quantità d’insetti, e siccome posti a qualche distanza l’un dall’altro, onde sorvegliarli con certezza ed economia di tempo, li contrassegnai ponendo a’ loro piedi un foglio bianco, previdenza che poscia esperimentai opportunissima nel tempo delle tenebre, che furono maggiori di quanto generalmente lo si attendeva, e che senza ciò mi avrebbero tolto di proseguire le mie osservazioni.

Eccovi i risultati:

Nè la mattina del giorno 7, nè l’altra dell’8, non mi fu dato d’incontrare nessuna specie di coleopteri della famiglia de’ carabici: essi non comparvero neppure nel tempo delle tenebre dell’ecclisse: forse ciò devesi al breve tempo che durò il fenomeno.

Le Lepture (tomentosa ed hastata) i Clytus (massiliensis ed ornatus), gli Stenopterus, che il giorno prima ad ogni raggio di sole svolazzavano vivaci ed agili come è loro costume, nella mattina dell’ecclisse durarono immote ed accosciate in mezzo ai fiori sino oltre l’intera ripristinazione della luce; egualmente le Cetonie (hirta e stictica) che il giorno prima s’erano deste dal letargo notturno verso le 5 1/2, rimasero immote fino alle 7 1/2.

All’incontro gli Elater (equiseti, dimidiatus, niger) che allora erano rimasi tranquilli sino a sole altissimo, ora al cominciar del fenomeno dibattevano forte le antenne e volteggiavano irrequieti in cima le erbe, cercandosi infine un nascondiglio quando le tenebre si fecero più folte. Sopra uno de’ fiori che stava osservando erano cinque elater equiseti; tutti nello stesso punto presero ad agitare le antenne, in quel modo che vediamo all’avvicinarsi d’un forte temporale; poi si mossero, poi quasi contemporaneamente ricaddero nel loro letargo, ma con varie posizioni; il primo degli elater che s’addormentò a luce ancor viva, avea fitta la testa all’ingiù dentro ai fiori, il secondo volgea le spalle al sole guardando ponente, altri stavano diversamente, e l’ultimo che la luce si era più indebolita, mirava dritto il cielo. Dopo l’emersione, quando la luce ricomparve, scossi da essa in ragione della loro posizione, questi insetti si destarono, come era ad aspettarsi, con ordine inverso a quello nel quale si erano illetargiti, incominciando i primi movimenti dalle antenne.

In ambidue quei giorni trovai comuni le Coccinelle, ed abbondanti principalmente le variabilis, conglomerata e 7 punctata: a cose ordinarie ed a cielo nuvoloso queste vagano per le erbe e per i fiori, e spiccano il volo al comparire d’ogni raggio di sole. Nel periodo dell’ecclisse furono gli ultimi tra i coleopteri che si cercassero un nascondiglio; ma quantunque non facessero uso delle ali, mostravano una straordinaria irrequietezza, e non rimasero immote che il poco tempo della totale immersione del disco: eccezionalmente però una copula di coccinella variabilis correva per lo stelo di un fiore; esse non ristettero che un breve momento capovolte sotto l’ombrello, poi, al primo irrompere del raggio luminoso, si riscossero, e senza dar segno di subito letargo ripresero i loro movimenti.

Erano pure frequenti anche le Tipule, e fra esse la crocata: queste, come i Syrphus, le mosche ed altri dipteri volitavano come abitualmente; solo posaronsi in cima alle erbe ed ai fiori nel momento della massima oscurità.

Degli Imenopteri non ne vidi che pochissimi sui fiori, e questi appartenenti alle specie più piccole: alcune delle specie maggiori che aveva visto qualche ora avanti, in quel momento erano scomparse.

La Libellula flaveola era abbondantissima più che ogni altro insetto; la vidi tale la stessa mattina dell’ecclisse: scomparve mezz’ora prima dell’intero offuscamento per ricomparire mezz’ora dopo all’incirca; in questo frattempo non mi fu possibile scoprire dove si fosse ricettata, per quanto frugassi fra le ajuole di asparagi, di prezzemolo, di fagiuoli, ec., che mi circondavano, il quale fatto è tanto più strano, imperciocchè, sempre, ed anche la mattina antecedente, aveva osservato che al velarsi del sole per nubi esse non facevano che posarsi sulle erbe.

Non ho osservato lepidopteri diurni che a luce pienamente ripristinata. Pei notturni credo fosse accidentale la comparsa di due faleniti nel tempo dell’ecclisse.

Dopo gli Elater ciò che mi occupò principalmente furono le agitazioni d’una piccola Alucita; quasi per segno di spavento tendeva dapprima e divaricava lentamente le lunghissime sue antenne, poi le avvicinava, le divergeva di nuovo con moto regolare ma sempre crescente in relazione col decrescere della luce; in ultimo con azione rapidissima, insino a che bruscamente capovoltasi corse ad accovacciarsi al di sotto del fiore, dove rimase colle antenne tese e parallele; io non poteva discernerla che contro l’anello luminoso. Ritornata la luce, stette per qualche tempo paurosa, poi, dopo un quarto d’ora, riascese al posto primiero, divaricò, dibattè le antenne, volteggiando e disponendosi al volo.

Da queste osservazioni avremmo: 1° Come i Carabici, le Faleniti, Bombiciti, tutti gli insetti notturni, non sieno comparsi nel periodo dell’ecclisse: sarebbe difficile il decidere se ciò debbasi alla brevità del fenomeno o ad altre cause annesse ad un più squisito istinto di quegli animali.

2.° Come gli insetti, che dovevano svegliarsi nel tempo dell’ecclisse o poco prima, tutti, meno gli elater, abbiano continuato il loro sonno sino a tempo molto inoltrato nella ripristinazione della luce.

3.° Come gli insetti che s’erano risvegliati avanti l’ecclisse, provassero una straordinaria affezione, palesata dalle loro corse, dai loro movimenti inquieti, ma principalmente dall’agitazione delle antenne, nel modo stesso che, come già accennammo parlando degli elater, presentono la vicinanza delle burrasche, il che potrebbe forse attribuirsi alle cambiate condizioni elettriche dell’atmosfera.

In ultimo, se abbiamo visto una copula di coccinelle resistere pressochè interamente a tante esterne circostanze, ciò lo si deve al trovarsi gli individui dominati da una esaltazione superiore ad ogni suscettività individuale.

Godo di questa occasione per rinnovarvi i soliti sentimenti d’amicizia, coi quali mi protesto

Milano, 8 settembre 1842.

Vostro devotissimo

ANTONIO VILLA.