Camillo Boito – Senso – PDF

Il prete aveva i gomiti poggiati sul davanzale; stava immobile, con lo sguardo fisso. Era la prima volta in dieci anni che vedeva dalla canonica del villaggio (il più alto villaggio del Trentino) la tempesta sotto i suoi piedi, intanto che il sole, un sole pallido, quasi intimorito, brillava sulle case del paesello e sulle cime delle montagne circostanti.

Il giovine prete, a intervalli, tossiva. Il suo collo scoperto era candido e magro; la sua bella faccia affilata in quel momento sembrava impassibile. Eppure, studiando bene i lineamenti del volto, si avrebbe potuto indovinare il di dentro: tra le narici e gli angoli delle labbra pallide nascevano due solchi dritti; la fronte alta ed aperta aveva una ruga profonda, che contrastava con la espressione dolce, quasi infantile degli occhi d’un colore celeste d’oltremare, simile a quello dell’acqua nel Lago di Garda. L’arteria del collo batteva forte; le mani delicate si stringevano febbrilmente; i capelli biondi, cacciati indietro dal vento, coprivano la chierica. E intanto le nubi si agglomeravano, s’aggomitolavano, quali onde di una burrasca fantastica. Era un lago, che, riempiendo tutta l’ampia vallata, urtava contro la corona dei monti, come se volesse rovesciarne le roccie, i boschi, i ghiacciai per inghiottire ogni cosa nel proprio fondo, nero più d’una tomba. Si vedeva quel fondo a intervalli qua e là secondo gli scherzi del turbine, quando nei flutti delle nubi s’apriva uno squarcio; e allora l’occhio piombava dentro nella valle, dove lampeggiavano i fulmini, mentre sul dorso ai mucchi bianchi dei densi vapori le saette sembravano appena scintille. Uno dei buchi tenebrosi lasciò indovinare il villaggio di Cogo; poi quel baratro si chiuse, e se n’aperse un altro di lontano, che mostrò per un istante la torre del castello di Sanna.

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