Carlo Berneri – Mussolini alla conquista delle Baleari – PDF

La grande importanza militare delle Baleari non era un elemento sufficientemente evidente e suggestivo per l’imperialismo italiano. Gli occorreva qualche cosa di più diretto, di più tangibile, di più seducente. E questo qualche cosa fu la bellezza dell’Arcipelago. Il cielo di un bleu profondo, le montagne scagliantesi in linee fini e nette, le coste sinuose, le acacie, i platani, i fichi, gli eucaliptus, gli ulivi ed i mandorli fiancheggianti le strade ora serpeggianti tra verdi campagne ora incastonate in valli ombrose, i cupi gruppi di cipressi contrastanti col fogliame verde pallido delle palme, i severi castelli e le casine civettuole, le cittadine piene di sorprese moresche, e gotiche, dalle vie strette, vie tortuose e dall’ombra rallegrata dai vivaci colori delle case, dalle voci sonore e dal meridionale gesticolìo degli abitanti, le barche dalla vela latina e le baie dalle acque di un bel bleu di oltremare, contrastante con la bruna severità delle scogliere. Tutto questo contrasto di linee aspre e tormentate e di dolcissime curve, di Africa e di Europa, di pace e di vita intensa, di antico fascino e di conforto modernissimo, di aridità e di fecondità, di sole africano e di ombra fresca e loquace di acque: quali formidabili mezzi di seduzione nelle mani della propaganda «navale».
All’imperialismo fascista non è sfuggito il valore e, per i suoi fini di rapina e di dominio, vuole avere la bellezza delle Baleari. Agli Argonauti affamati mostrò, in mancanza del petrolio, il vello d’oro di un paradiso terrestre. L’opulenta, sonora e vibrante Barcellona, furono il «quadro delle meraviglie», il piano di conquista della Spagna. Majorca, la regina delle Baleari, fu la preferita. I giornalisti asserviti al regime diventarono tutti dei Bernardin de St. Pierre per incastonare la «perla del Mediterraneo», l’isola dorata degli antichi poeti.

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