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Messaggio del Presidente Mattarella in occasione del convegno "L’Italia ricorda Simone Veil"

C o m u n i c a t o

 

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato al Presidente della Commissione Affari Esteri del Senato della Repubblica, Pier Ferdinando Casini, il seguente messaggio:

«In questa particolare occasione, a poco meno di un mese dalla scomparsa, mi unisco al ricordo di Simone Veil, una delle figure politiche più apprezzate, amate e rispettate in Francia e in Europa, testimone dei drammi del novecento, convinta e appassionata sostenitrice del comune progetto europeo.

Deportata nei campi di concentramento durante il secondo conflitto mondiale e sopravvissuta agli orrori dell’olocausto in una straziante esperienza che vide sottrarle gli affetti più cari, conservò intatto il suo impegno civile e il suo attivismo politico, nella decisa convinzione di doversi battere con tutte le energie affinché quelle mostruosità non venissero a ripetersi.

Da Magistrato, da Ministro della Sanità, svolse un ruolo determinante, legando il proprio nome ad alcune battaglie per i diritti delle donne, coniugando la sua natura più progressista e libertaria con l’ inflessibilità nei principi.

La sua straordinaria e lungimirante capacità di cogliere i segnali di cambiamento sul futuro dell’Unione Europea, prepararono la sua candidatura, al Parlamento Europeo, nelle prime elezioni a suffragio universale. Eletta e riconfermata nelle successive due consultazioni, fu la prima donna a presiedere l’Assemblea di Strasburgo, consegnando alla storia un alto esempio di volontà, tenacia e slancio ideale.

Al suo rientro in Patria, nei successivi incarichi ricoperti, da Ministro degli Affari Sociali, della Sanità e dello Sviluppo urbano, a membro del Consiglio Costituzionale, percorse sempre con la stessa tensione la strada dei diritti e delle grandi campagne democratiche, osservatrice e critica attenta delle violazioni, troppo spesso causa di orribili umiliazioni e degrado.

Consacrata tra i grandi dell’Académie Française, Simone Veil, con la sua ferma determinazione nella costruzione e nella condivisione di valori comuni, rappresenta un esempio per le future generazioni di europei».

 

Roma, 27 luglio 2017

Tratto da www.quirinale.it.
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Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla Cerimonia per la consegna del Ventaglio da parte dell’Associazione Stampa Parlamentare

Benvenuti, anzi, bentornati al Quirinale. Grazie Presidente Amici. Ancora una volta è emersa, dalle sue parole, l’importanza della libera stampa, la sua capacità di analisi e il suo ruolo di termometro della democrazia, nel nostro come in altri Paesi, dove viene invece limitata e nascono allarmi su possibili involuzioni autoritarie.

Talvolta, qua e là, sembra emergere un certo fascino per il potere forte. Si è anche coniato il termine di ‘democrazia illiberale’, con una singolare contraddizione in termini. La democrazia si identifica con la libertà, non si esaurisce nel pur fondamentale momento delle elezioni generali. Queste devono essere davvero pienamente libere, ma vanno integrate da altri elementi: la distribuzione delle funzioni del potere tra organi diversi, il loro equilibrio, i contrappesi e, tra questi, la libera stampa è uno dei principali.

In Italia di recente è stata riformata la normativa sull’Ordine dei giornalisti, consolidando l’autonomia della professione e riaffermandone il carattere di professione intellettuale. Adesso va attuata. È stata una scelta importante, in presenza della rivoluzione digitale che comporta un forte cambiamento nel panorama dell’informazione, sia sul piano della fruizione che su quello della sua produzione, ampliando a una quantità pressoché smisurata di soggetti sia la fruizione che la formazione delle notizie . Questo fenomeno apre – come voi sapete meglio di chiunque altro – tanti problemi e riflessioni. Non a caso è esploso il fenomeno delle fake-news, dei ‘fattoidi’, come li chiamava Norman Mailer, definendo questi come "le notizie inesistenti che divengono tali perché pubblicate da un giornale o da una rivista".

Il dizionario di Oxford va anche un po’ al di là: definisce i ‘fattoidi’ come "le notizie non verificate nella loro autenticità e veridicità"; non soltanto , dunque, quelle decisamente false ma anche quelle non verificate. Questo è ciò che distingue il giornalismo dal resto.

Sanno bene i giornalisti – e anche gli editori – che la loro professione si fonda sulla verifica dell’attendibilità e dalla ricerca della verità. Per questo ritengo importante questo appuntamento annuale, al di là dell’occasione che fornisce lo spunto: il trasferimento al Quirinale della simpatica tradizione del ventaglio avviata tanto tempo fa in sede parlamentare.

Ci incontriamo a distanza di un anno in una condizione politica differente da quella del luglio 2016, sia sulla scena internazionale che su quella interna. Di politica internazionale ho parlato due giorni fa alla Conferenza degli Ambasciatori e mi limito a sottolineare l’esigenza di riflessioni (e per quanto riguarda la politica, anche di atteggiamenti) che siano adeguati al momento storico impegnativo che stiamo attraversando sullo scenario intorno a noi. Vi è l’esigenza di adeguate riflessioni e comportamenti, che riguarda la politica, la cultura e anche la stampa.

Al nostro interno, siamo nella fase conclusiva della legislatura, manca un semestre alla scadenza naturale, le elezioni sono ormai vicine: sono un momento fondamentale della vita democratica cui guardare sempre con molta serenità. Quel che va auspicato – e che mi permetto di auspicare – è un impegno per un’ampia partecipazione degli elettori al voto. Le istituzioni sono più robuste, più capaci di affrontare esigenze, attese, bisogni della collettività se vi è alla base della loro formazione, una partecipazione ampia degli elettori che dimostrano di riconoscersi nelle istituzioni. Anche a questo scopo, ma non soltanto, auspico un confronto elettorale svolto su programmi e proposte seriamente approfondite. Un confronto politico caratterizzato da rissosità, o che si esprimesse soltanto in slogan facili da elaborare ma illusori, allontanerebbe gli elettori dalla partecipazione e impoverirebbe il confronto politico.

Occorre far di tutto perché la politica non si esaurisca nella propaganda.

Abbiamo una situazione economica in crescita: la Banca d’Italia e il Fondo monetario hanno alzato di molto le previsioni del nostro Prodotto Interno Lordo per quest’anno; le previsioni sono positive. È una circostanza importante. Vi si affianca la buona notizia di un sistema bancario posto finalmente in sicurezza.

Naturalmente ogni scelta può essere discussa, ed è bene che sia così, ma sono consapevole di quel che sarebbe avvenuto nella nostra economia se se fossero fallite la più antica banca del mondo e due banche sorte in una delle Regioni più produttive del nostro Paese, banche fortemente interconnesse al tessuto produttivo locale.

Tutto ciò chiama il sistema bancario a rendersi sempre più efficiente e a riprendere con vigore la disponibilità e la capacità di finanziare intraprese per contribuire al rilancio della nostra economia.

È necessario, in definitiva, accompagnare questa ripresa per consentirle di consolidarsi e per assicurare la possibilità di recuperare progressivamente le ferite sociali che la crisi degli anni passati ha inferto nel nostro Paese e per assicurare la possibilità di creare nuovi posti di lavoro. Accompagnare la ripresa è un’esigenza di grande, decisiva importanza per il nostro Paese, mettendolo al riparo da tensioni, incertezze e instabilità.

La manovra finanziaria d’autunno e la legge di stabilità costituiscono e costituiranno un passaggio fondamentale per trovare appieno la fiducia dei mercati e per confrontarsi con tranquillità con le decisioni che in altra sede saranno prese da altri Paesi, dalle autorità comunitarie, dalla Banca centrale europea.

Una condizione di ripresa economica, di crescita, di maggiore operatività del sistema bancario consente di guardare con serenità agli appuntamenti che abbiamo di fronte. Ma occorre che il Paese sia dotato di una manovra finanziaria, di una legge stabilità con piena efficienza ed efficacia, rendendosi conto dell’esigenza di garantire costantemente la reputazione finanziaria del nostro Paese, allo scopo di poter poi, con forza ed efficacia, recuperare ferite sociali e costruire posti di lavoro nuovi.

Nell’economia vi sono tanti settori con grande e crescente dinamismo. In questo periodo non si può non pensare al turismo che negli ultimi tre anni è cresciuto. Nel 2016 ci sono stati 57 milioni di arrivi internazionali, un numero quasi pari alla nostra popolazione. Secondo un centro di ricerca, il contributo che, con l’indotto, il turismo ha recato al Prodotto Interno Lordo del nostro Paese è di oltre il 10%: è un grande contributo alla nostra economia e alle nostre prospettive. E lo vediamo. Io un po’ meno perché posso muovermi con più difficoltà, ma voi, girando per le città, constatate quanti turisti vi siano in Italia, in ogni sua area e zona.

Questo boom, questa esplosione, è dovuta certamente al richiamo della bellezza del patrimonio artistico, ma anche a un altro elemento che è bene non sottovalutare: la percezione dell’Italia come Paese sicuro. Per questo vorrei ringraziare per quel che fanno le nostre Forze di polizia, i nostri servizi di informazione e sicurezza. Naturalmente sappiamo bene che il terrorismo è sempre in agguato e si fa di tutto per prevenire e contrastare questo pericolo sempre insidioso e presente. Ma si svolge, da parte dei nostri organismi, un’attenta opera di prevenzione e di controllo del territorio che merita di essere sottolineato con riconoscenza.

Dobbiamo essere consapevoli che vi è qualcosa che mette in pericolo il turismo, che per il nostro Paese è molto importante e che si affianca ovviamente ad altri primari attori e settori della nostra economia: gli incendi che in queste settimane stanno devastando tanta parte dell’ Italia.

Vi sono nostri concittadini che appiccano il fuoco per ragioni forse diverse – interesse, strategie di ambienti criminali, macabro gioco, follia – ma mettono in pericolo la vita delle persone, distruggono ricchezza nazionale, bellezza, posti di lavoro, e mettono a rischio il turismo con quel che comporta.

Vorrei ringraziare i Vigili del fuoco, la Protezione civile, le Forze dell’ordine, i tanti volontari, le Forze armate che, con abnegazione e con tanti sacrifici, si impegnano nel fronteggiare in questa sterminata serie di incendi. Vi sono in Italia – va detto con soddisfazione – tante persone nei Corpi dello Stato e nella società che si impegnano, anche con personale sacrificio, anche molto oltre i propri doveri, per contrastare le emergenze, rifiutando l’atteggiamento di chi si limita a osservare e a criticare.

Presidente Amici, sono entrato nell’ambito dei fronti da cui nascono emergenze. Sono diversi, potremmo forse darne una classificazione a seconda della loro origine. Vi sono emergenze che nascono dall’esterno del nostro Paese: la crisi economica, nata negli Stati Uniti ed esplosa nel mondo finanziario internazionale; la sicurezza contro il pericolo del terrorismo fondamentalista di matrice islamista, nato soprattutto in Medio Oriente; il fenomeno migratorio che nasce da povertà, miseria, mutamenti climatici, guerre, persecuzioni e soprattutto da quelle gigantesche differenze demografiche tra Europa e Africa, tra l’Africa con l’età media estremamente giovanile e Unione europea in cui negli ultimi anni sono nati meno europei di quanti ne siano morti.

Sono tutte emergenze che provengono da fuori, dall’esterno, e quindi richiedono risposte nella dimensione internazionale, così come facciamo costantemente, contestualmente per tutte queste emergenze.

Vi sono poi emergenze che nascono all’interno del nostro Paese, dai comportamenti di alcuni nostri concittadini, dal senso civico, o meglio dalla mancanza di senso civico di alcuni di essi. Ho parlato degli incendi e faccio un solo altro esempio: i ‘femminicidi’, una piaga che costituisce un oltraggio sia alla dignità umana che alla convivenza. Una piaga inammissibile in un Paese moderno e civile come l’Italia.

Vi sono poi le emergenze provocate da calamità naturali: il terremoto, la siccità. In occasione dell’approssimarsi dell’anniversario del primo terremoto, nei prossimi giorni andrò nei paesi colpiti, e lo farò naturalmente anche nei paesi colpiti dai successivi terremoti dell’Italia centrale per riaffermare, ancora una volta, la volontà di sostegno e di accompagnare con attenzione tutte le opere di emergenza e di ricostruzione per quelle località.

L’altra emergenza è la siccità, la crisi idrica, che richiama all’esigenza di rispetto, di una cultura dell’ambiente più attenta, più consapevole e praticata. L’impegno di tutti è quello di far crescere e maturare una coscienza civile adeguata, anche perché – va detto – queste emergenze provocate da calamità naturali trovano una certa collaborazione, ogni tanto, anche nei comportamenti. Basti pensare a chi ride, immaginando di poter speculare sulla ricostruzione dei terremoti, o a chi sciupa quel bene prezioso che è l’acqua, o a chi, governando le reti, non è attento a evitare che una grande quantità di acqua si disperda nelle stesse reti.

Non si tratta di questioni semplici, sono emergenze complesse. Non esistono soluzioni immediate, ma esistono soluzioni da avviare immediatamente. Ma per questo è necessario confrontarsi con concretezza, in maniera costruttiva, ascoltarsi reciprocamente, trasmettendo ai cittadini fiducia e non ansia o allarme.

Ansia e allarme sono cose ben diverse dall’esigenza di un’attenta e rigorosa vigilanza su quel che viene fatto dagli organi dello Stato e dalle altre istituzioni.

Come Paese abbiamo le risorse per affrontare e superare queste emergenze, ed è un’affermazione che faccio con consapevolezza, avendo verificato, in tante occasioni, le energie positive che si impegnano in questa direzione.

Infine, per non deludere attese e sollecitazioni, rispondo sulla legge elettorale. Ho tante volte esortato in questa direzione, permettendomi di farlo ricordando il dovere del Parlamento rispetto alla centralità e alla grande delicatezza delle regole elettorali. Esprimo il rammarico per il dissolversi della prospettiva di un metodo di larghe intese parlamentari sulle regole che devono essere comuni. Rimangono tuttora nelle norme vigenti, frutto solo parziale delle scelte del Parlamento, disomogeneità e lacune.

Vi è ancora la possibilità di intervenire.

Non aggiungo altro, né potrei aggiungere altro, perché la parola è al Parlamento.

Grazie per il ventaglio, e complimenti all’autrice, Cristina Panarese. Il ventaglio, con lavoro, valore e dignità, evoca quella fiducia che mi sono permesso di sottolineare e che è giusto sottolineare nel nostro Paese perché ne ha diritto.

Tratto da www.quirinale.it.
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Messaggio del Presidente Mattarella in occasione del decennale di istituzione dell’Ufficio del Commissario straordinario del governo per le persone scomparse

C o m u n i c a t o

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato al Prefetto Vittorio Piscitelli, Commissario straordinario del governo per le persone scomparse, il seguente messaggio:

«In occasione della presentazione della relazione semestrale sull’attività del Commissario straordinario per le persone scomparse, che cade nel decennale di istituzione dell’Ufficio, rivolgo a tutti i presenti il mio partecipe saluto.
I risultati incoraggianti conseguiti in questi anni evidenziano l’impegno messo in campo per fronteggiare un fenomeno complesso e in costante crescita che vede attivamente coinvolti, in una proficua azione di interventi coordinati, istituzioni e società civile.
Misure e strutture operative speciali, aggiornamento delle tecniche di ricerca, realizzazione di banche dati a supporto delle indagini, in una cornice di attenta pianificazione territoriale, hanno consentito di accrescere il numero delle persone ritrovate, dando prospettive positive all’esito dei casi irrisolti.
Resta tuttavia un fenomeno di drammatica attualità e in preoccupante crescita, reso ancora più grave e intollerabile dall’aumento esponenziale della scomparsa, tra i migranti, dei minori non accompagnati, ostaggio e preda della barbarie dei trafficanti del mediterraneo.
Divengono pertanto essenziali sia le risposte a livello istituzionale, attraverso la creazione di una rete capillare che faciliti le operazioni di ricerca e lo scambio di informazioni, sia la realizzazione di un’efficace sistema di protezione sociale che, con il dialogo, la solidarietà e la condivisione, possa anche sostenere i familiari delle persone scomparse in un percorso doloroso e lacerante reso spesso ancor più incerto dall’assenza o dall’insufficienza di notizie.
Alla preziosa opera svolta dalle molteplici istituzioni e associazioni coinvolte nella meritoria e gravosa attività di indagine e assistenza va la mia gratitudine, cui unisco un apprezzamento particolare per l’attività dell’Ufficio, impegnato in una costante opera finalizzata ad arginare un fenomeno divenuto di così forte impatto sociale».

Roma, 26 luglio 2017

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Il Presidente Mattarella ha ricevuto il Presidente della Repubblica del Ciad, Idriss Déby Itno

C o m u n i c a t o

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto questa mattina al Quirinale, in visita ufficiale, il Presidente della Repubblica del Ciad, Idriss Déby Itno, intrattenendolo successivamente a colazione.
Era presente all’incontro il Vice Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Mario Giro.

Roma, 26 luglio 2017

Tratto da www.quirinale.it.
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Il Presidente Mattarella ha ricevuto l’Associazione Stampa Parlamentare per la consegna del "Ventaglio"

C o m u n i c a t o

 

Si è svolta questa mattina, al Palazzo del Quirinale, la tradizionale cerimonia di consegna del "Ventaglio" al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, da parte del Presidente dell’Associazione Stampa Parlamentare, Sergio Amici, alla presenza dei componenti del Consiglio direttivo, degli aderenti dell’Associazione e di personalità del mondo del giornalismo.

Dopo l’intervento del Presidente Amici, il Presidente Mattarella ha pronunciato un discorso.

Successivamente gli è stato consegnato il Ventaglio realizzato da Cristina Panarese, vincitrice del concorso indetto dall’Associazione Stampa Parlamentare di concerto con l’Accademia di Belle Arti di Roma.

 

Roma, 26 luglio 2017

Tratto da www.quirinale.it.
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Il Presidente Mattarella ha ricevuto il Presidente della Repubblica di Serbia, Vucic

C o m u n i c a t o

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto questa mattina al Quirinale, in visita ufficiale, il Presidente della Repubblica di Serbia, Aleksandar Vučić, intrattenendolo successivamente a colazione.
Era presente all’incontro il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Angelino Alfano.

Roma, 25 luglio 2017

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Intervento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla XII Conferenza degli Ambasciatori

Signora Presidente della Camera dei Deputati,

Signor Ministro degli Esteri della Repubblica francese,

Signor Ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale,

Signore e Signori Membri del Governo e Presidenti di Commissioni parlamentari,

Signore Ambasciatrici e Signori Ambasciatori,

Signore e Signori,

ringrazio il Ministro Alfano e il Segretario Generale per il loro cordiale benvenuto e per l’invito a inaugurare la dodicesima Conferenza degli Ambasciatori, che quest’anno segna un traguardo particolare: quello dei cinquant’anni dall’ingresso delle prime donne nella carriera diplomatica.

Il tema scelto per i lavori, "Sicurezza e Crescita: le sfide per l’Italia e per l’Europa" riassume efficacemente il delicato momento che vive l’Europa e la situazione degli equilibri globali in cui l’Italia si trova a operare.

I contatti e gli incontri in Italia e all’estero in questo periodo, la fase di ripresa del Paese, inducono a ritenere necessaria un’accurata riflessione sulle direttrici di base della politica estera dell’Italia.

Al livello nazionale, dopo anni di crisi economica e di stagnazione, grazie ad uno sforzo congiunto che ha fatto leva, prima di tutto, sull’impegno e sui sacrifici degli italiani, il Paese ha registrato una graduale inversione di tendenza che si è rafforzata nel tempo e che ha assunto, negli ultimi mesi, un ritmo finalmente più consistente.

E’ ora indispensabile e urgente conseguire l’obiettivo di "mettere in sicurezza" questo andamento, attraverso una decisa azione "di sistema" alla quale la diplomazia è chiamata a fornire un contributo di grande importanza.

Il Paese ha bisogno delle vostre energie per trasmettere e far recepire un messaggio chiaro sui numerosi, positivi cambiamenti che si sono prodotti nel nostro Paese, a partire dal percorso di riforme posto in essere e in atto, dalle misure adottate per rendere solido il sistema bancario, nonché dai dati incoraggianti che registriamo nel nostro interscambio, a dimostrazione del valore e della costante vitalità del "Sistema Italia".

Potenzialità, sin qui inespresse, gravano tuttavia sulla condizione occupazionale del Paese, specialmente su quella giovanile. Una positiva azione di impulso alla crescita dell’economia, in Italia e all’estero, costituisce il naturale volano per ridurre la disoccupazione.

L’azione di promozione del Sistema Paese, nella quale la diplomazia italiana è da tempo impegnata, oltre a rappresentare una priorità strategica, costituisce anche un preciso dovere a questo scopo.

Promuovere il Sistema Italia è opera complessa: potremmo sintetizzarla in quello slogan, che voi ben conoscete dal "Made in Italy" al "Made by Italy".
L’esportazione di prodotti e conoscenza, l’attivazione di investimenti all’estero da parte delle imprese, trovano nel contesto della promozione culturale e dello stile di vita italiano il naturale elemento di spinta. Cultura nelle sue diverse espressioni, e lingua, sono strumenti di grande efficacia per costruire e consolidare rapporti solidi e duraturi fra persone e popoli, per approfondire la conoscenza reciproca e per contribuire all’amicizia fra le nazioni, proiettando, per quanto ci riguarda, la migliore immagine dell’Italia, in ogni ambito.

I temi della promozione del Paese, della sua crescita economica e sociale, della definizione stessa della nostra identità, sono legati, in maniera indissolubile, alla nostra convinta adesione all’approccio multilaterale.

La necessità che sia la comunità internazionale ad assumere responsabilità, a individuare mete collettive e a dotarsi di regole che riescano a sottrarre i popoli allo scontro, rimane irrinunciabile.

Per parte nostra abbiamo contribuito alla nascita e alla definizione di ampie aggregazioni, di vere comunità, come l’Unione Europea e l’Alleanza Atlantica.

E’ sul piano della cornice di pace e sicurezza – ancor prima dei temi della crescita, resa possibile da quella cornice – declinata nella sua dimensione interna ed esterna, che le strutture euro-atlantiche costituiscono un approdo insostituibile.

In particolare, le grandi sfide poste di fronte a noi possono essere superate soltanto attraverso un’azione comune, che consenta al nostro Continente di far sentire la propria voce a livello universale.

Il multipolarismo, positiva evoluzione del dopo Guerra Fredda, fa sì che il mondo sia divenuto, anche sotto questo profilo, troppo complesso per ogni Paese singolarmente considerato.

In quest’ottica la dimensione europea assume sempre più i caratteri di una "comunità di destino" in cui è l’interdipendenza il primo parametro con il quale occorre confrontarsi.

Il mondo di oggi non può essere considerato un’arena nella quale siano in brutale competizione sovranità impugnate come clave in una logica di antagonismo o addirittura di scontro.

I problemi hanno una dimensione e una natura che travalica le capacità persino dei Paesi economicamente o militarmente più forti. In tal senso l’antistorico richiamo alla autosufficienza rappresenta uno schermo che – alla prova dei fatti – si rivelerebbe tanto illusorio quanto fragile.

Il mondo non è un menù nel quale poter scegliere, à la carte, le cose che piacciono, scansando quelle che disturbano. Queste ultime continueranno a fare irruzione nella nostra vita sinché non saranno eliminati i fenomeni che le provocano.

L’obiettivo – che costituisce una delle principali ragioni d’essere del vostro quotidiano prezioso lavoro – è dunque, attraverso una tessitura attenta e capillare, sollecitare i nostri amici nell’Unione Europea al comune impegno di affermare le ragioni dei valori della nostra civiltà a livello internazionale.

E’ un lavoro che interpella i nostri partners, prima di tutto nell’ambito di quelle Istituzioni comuni che rappresentano il cuore del processo di integrazione europea.

L’interesse nazionale è sempre, naturalmente, per tutti, un obiettivo al quale tendere. Pensare, tuttavia, che esso coincida con una sorta di angusta chiusura in se stessi è un errore gravido di conseguenze pericolose.

Avere uno sguardo lungimirante è una lezione che l’Italia ha appreso sin dal percorso che la condusse all’ unità nazionale.

Vale anche per i momenti di confronto all’interno delle comunità in cui ci riconosciamo.

Anche oggi sono il dialogo e l’affermazione, oggettiva e paziente, delle nostre ragioni a consentirci di raggiungere risultati di primaria rilevanza.

Così è accaduto nell’ambito del confronto relativo alla governance economica, che ci ha allontanato da una situazione di pesante squilibrio dei conti pubblici e ci ha permesso di usufruire di una flessibilità che ha contribuito alla ripresa degli ultimi tempi.

La strada – a volte tormentata – è quella di un sano equilibrio tra riforme e riduzione del debito, consapevoli del rapporto esistente tra risanamento e crescita.

Per guardare a un altro esempio significativo, è ugualmente attraverso un impegno continuo e capillare che abbiamo ottenuto risultati importanti anche per il sistema bancario, attraverso una positiva dialettica con le Istituzioni dell’Unione, che ci ha permesso di far valere le nostre ragioni e identificare la migliore soluzione possibile per il nostro tessuto economico, nel rispetto del quadro normativo comune.

Sono certo che questo stesso metodo di fermezza negoziale sarà quello che ci consentirà di superare i numerosi ostacoli che ancora si frappongono a un lungimirante ed efficace governo del tema forse più rilevante oggi di fronte all’Unione Europea, quello di una gestione del fenomeno migratorio di carattere autenticamente comunitario.

Non è facile elaborare strumenti adeguati di fronte a un fenomeno di tale ampiezza, ma questo deve essere il nostro obiettivo. Vi sono varie strade per governarlo: quella che certamente non esiste è l’illusione di poterlo rimuovere.

Se l’Italia è, nel Mediterraneo, frontiera d’Europa, all’europeizzazione del salvataggio di vite umane in mare – che ha visto il nostro Paese ricordare ad altri, attraverso l’esempio, quali fossero i principi e i valori che costituiscono le fondamenta stesse della civiltà d’Europa – deve corrispondere l’europeizzazione dell’accoglienza di chi ha diritto, ma anche l’europeizzazione dei rimpatri e la predisposizione di canali legali di immigrazione. Si tratta di elementi tutti essenziali, che devono essere inseriti in un quadro comune al livello continentale.

E’ una discussione collegiale, seria e responsabile, quella che chiediamo, senza spazio per battute estemporanee al limite della facezia, che non si addicono al dialogo e al confronto internazionali.

Anche in questo contesto i vostri sforzi, a Bruxelles, nelle Capitali europee, in quelle del Mediterraneo e in Africa, sono imprescindibili.

Voi sapete che Europa e Africa sono divenute progressivamente sempre più vicine, che la frontiera meridionale dell’Unione si è, di fatto, spostata più a sud, travalica ormai il Mediterraneo, e si estende verso quello che è stato definito il "Continente del futuro".

Verso quel Continente l’Italia ha deciso, da tempo e con strategie lungimiranti, di rivolgere attenzione e premura.

E’ anche grazie ai nostri sforzi – tramite il vostro impegno – che l’Unione ha iniziato a guardare all’Africa con maggior consapevolezza, sia da un punto di vista politico sia con riferimento alle risorse dedicate alla sua crescita.

Il quadro complessivo rimane, tuttavia, ancora troppo frastagliato. Le politiche di sostegno dei principali donatori si muovono spesso senza coerenza e, quindi, con minor efficacia rispetto a un aiuto allo sviluppo che rimane pur sempre a livelli insufficienti. E vi sono, d’altro canto, notevoli difficoltà legate alle complesse dinamiche interne di vari Paesi di quel Continente.

Il metodo inaugurato con il migration compact, e successivamente declinato nei diversi programmi con i primi Paesi-pilota, deve estendersi, considerando apporti che potrebbero essere forniti da donatori non – europei, in uno sforzo finalmente sinergico, a beneficio del rafforzamento sociale e istituzionale dei Paesi africani. Un impegno di cui l’Italia, per la sua sensibilità, la sua storia e le sue obiettive capacità si è già fatta carico, e che va costantemente svolto e ampliato anche su fronti diversi – come la lotta al terrorismo e quella al traffico di esseri umani – nella consapevolezza della sua centralità per il benessere, la pace e la stabilità dell’Europa e dell’Africa, se non dell’intero pianeta.

Signore e Signori Ambasciatori,

L’Unione si trova anch’essa a un punto di svolta, dopo un periodo quasi di forzata stasi legato alle scadenze elettorali di numerosi partners e profondamente segnato dal referendum britannico che, come tutti i fatti compiuti, sta scivolando ormai alle nostre spalle.

Le celebraz ioni dei sessant’anni dei Trattati di Roma, nell’ambito delle quali, grazie a un lavoro attento e costruttivo della diplomazia italiana, si è riusciti a elaborare e sottoscrivere una dichiarazione impegnativa, devono segnare l’avvio di un "salto di qualità" nel percorso di integrazione continentale, secondo le opzioni più ambiziose contenute nel "libro bianco" della Commissione. Un segnale di fiducia nella prospettiva europea, consci che il percorso di rafforzamento delle istituzioni comuni non è sempre coerente. Eppure l’Europa è chiamata a rispondervi adesso, se intende assolvere ad un ruolo positivo e crescente sulla scena internazionale.

L’indispensabile processo di revisione dei Trattati è in funzione di scelte politiche intorno a opzioni differenti: arrendersi all’irrilevanza, inaridirsi nell’inedia dell’inconcludenza, oppure riprendere con decisione il processo e il percorso di integrazione.

Soltanto un’Europa coesa potrà infatti concorrere con efficacia a far valere i propri valori e a determinare gli equilibri mondiali.

In un momento nel quale – da più parti – le spinte verso il protezionismo si fanno più assertive, mettendo a rischio la crescita mondiale, è l’Europa nel suo insieme a dover reagire, attraverso comportamenti coerenti che garantiscano ai nostri soggetti economici di poter operare in libertà e in sicurezza, agli investitori di poter agire protetti da norme eque e condivise, ai consumatori di essere tutelati e di vedere i propri diritti rispettati.

Non possiamo omettere di ricordare la decisa spinta che il nostro Paese ha dato per lo sviluppo della dimensione europea di sicurezza e difesa.

Una spinta necessaria per dotare l’Unione di strumenti concreti attorno ai quali consolidare linee di azione internazionale a beneficio di tutti i Paesi membri, in un contesto nel quale le tensioni e le aree di crisi si moltiplicano e si avvicinano sempre più ai confini dell’Europa.

In questo senso, la strategia globale dell’Unione rappresenta un passo in avanti significativo, che va declinato nei singoli scenari e corredato di opzioni operative, in uno sforzo che, nella definizione puntuale delle missioni del pilastro europeo dell’Alleanza Atlantica – vera "chiave di volta" della nostra sicurezza – fronteggi con saggezza la sfida rappresentata dalle minacce provenienti da più parti e che, in questo momento, si addensano nell’area di particolare fragilità rappresentata dal Mediterraneo e dal Medio Oriente.

La stabilizzazione delle aree di crisi – prima fra tutte la Libia- necessita di azioni che travalicano – se si intende dar vita a soluzioni sostenibili nel lungo periodo – la portata di singoli Paesi o di singole alleanze internazionali di "volenterosi". Dobbiamo prendere tutti coscienza dell’interazione fra processi di dimensione planetaria, che hanno un impatto diretto sulla stabilità globale. Le dinamiche demografiche, ad esempio, nella loro stridente contrapposizione fra diverse aree del mondo, impongono un approccio mirato alla ricerca di collaborazioni il più possibile ampie.

Lo stesso approccio dobbiamo adottare per contrastare fenomeni quali il terrorismo, i cambiamenti climatici, la sicurezza alimentare e la lotta alle disuguaglianze.

Quest’anno – in circostanze oggettivamente non facili – l’Italia sta esercitando la presidenza del G7, con questo spirito: perseguire una collaborazione a tutto campo, che guardi al di là degli interessi immediati di ciascuno, quale chiave per affrontare con chances di successo le sfide che abbiamo di fronte.

E’ lo stesso spirito che anima l’esercizio del nostro mandato in Consiglio di Sicurezza dell’Onu e che orienterà la nostra presidenza dell’OSCE l’anno venturo.

Signore e Signori Ambasciatori,

la vostra riconosciuta professionalità è chiamata giorno per giorno in causa, per cercare di interpretare al meglio questa realtà complessa e dinamica, a beneficio della nostra collettività e nell’interesse dell’umanità.

Nel ringraziarvi per i compiti che svolgete, con dedizione e con passione, frutto di una preparazione e di una selezione non comuni, e nel sollecitarvi a proseguire nel costante approfondimento delle realtà che vi troverete di fronte, formulo a voi – e a tutto il personale della Farnesina, in Italia e all’estero – i miei migliori auguri di buon lavoro.

Tratto da www.quirinale.it.
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