Delio Tessa – L’è el dì di Mort, alegher! – PDF

Riconosco ed onoro un solo Maestro: il popolo che parla.

Squisitamente parla ancora un suo mutevole linguaggio sempre ricco, sempre vario, sempre nuovo come le nuvole del cielo. Non è morta la lingua milanese come nessun dialetto morrà. Creda pur taluno, sordo e cieco, che decadenza vi sia perché le vecchie forme, le usate espressioni piú non trova, ma decadenza non v’è.

In perfetta aderenza colla necessità contingente, la parlata del popolo è simile all’architettura; a nuova vita, nuovo stile; chi non comprende, chi si lamenta è un sorpassato.

Ho fatto – senza visibili frutti – del dialetto che parla il sobborgo uno studio paziente ed or qui del mio lavoro vorrei almeno alcuni punti fugacemente notare.

Fonetica.

Suprema legge! Tutto è musica nella sincera espressione popolaresca. All’esigenza, vorrei dire, all’intransigenza della fonetica di volta in volta tutto è sacrificato: grammatica, ortografia, metrica e vocabolario. Mi occorse di chiedere il significato e l’origine di alcune di quelle oscure parole a chi le usa e forse le inventa. Incertezza o silenzio. Mi son convinto cosí che alle fonti spesso basta un suono a rendere un’idea, tanto basta che i piú efficaci fra essi sono intuiti, se non compresi, dai piú.

da: www.liberliber.it

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