Delio Tessa – Ore di città – PDF

Intanto vi racconto queste e poi vedremo.

La casa è proprio vecchia, vecchia da far spavento.

Anni fa una gelosia l’è crodada e per un pelo non ha tolto di mezzo un inquilino risolvendogli il contratto!

È decrepita, dico, ma bella e non è in piano regolatore. Tiriamo il fiato!

Qualcuno di voi c’è stato di sicuro o prima di guerra o anche dopo quando vi abitava al primo piano un famoso oculista di cui taccio il nome per non metterlo in piazza. La casa è in un vicolo cieco che adesso ha cambiato faccia, a man diritta di corso Roma, poi a sinistra in fond al streccion.

È sempre stato impossibile, assolutamente impossibile entrare in corte senza essere visti dai portinai.

La sciora Erminia ha una sua perfida tattica. Non ti conosce e tu – ingenuo – vuoi passare alla chetichella o credi di non aver bisogno di lei per sapere dove devi andare.

La sciora Erminia ti lascia far dieci passi sotto il portico e poi ti lancia alle spalle un «Ej» che è come il cappio del gaucho e ti inchioda lì. Poi tira e stringe il nodo con un altro imperioso: – Ej lu, dove el và? –

Preso così alla sprovvista ti impappini come davanti al Commissario e dimentichi il nome della persona che cercavi…

Quando c’era l’oculista i due portinai sapevano di lui la rava e la fava, quanta gente era andata su e cosa poteva aver guadagnato in capo a un giorno. Erano belle sommette! Con tutto ciò il dottore quando passava si lagnava sempre:

«Temp magher, se sa no come fà a taccà su el caldar!»

I clienti timidi e poveri chiedevano al scior Pinin su per giù cosa si pagava di sopra:

«Mah… segond el sit dove el se setta…»

«E cioè…»

«S’el se poggia in anticamera la batt de cavassela cont on cavorin (erano bei tempi), s’el va in saletta, l’è pussee… in sala poeu…»

da: www.liberliber.it

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