Emma – Una fra tante – Cap. VI

La Beppa non sapeva che farsene di quella ragazza che piangeva sulla porta della sua bottega; servì la vecchia, guardò ancora la Barberina, e vedendo che dopo fatta una mossa per andarsene si era di nuovo fermata, le disse:
– Provi dal droghiere di faccia… – la vecchia a queste parole fissò con molta curiosità l’ortolana e la Barberina; si avvicinò alla ragazza, e con voce stridula e carezzevole ad un tempo, le chiese:
– Che cos’ha questa bella giovane che piange? le è seguìta forse qualche disgrazia?
– È fuori di servizio e non sa dove andare. È uscita oggi dall’ospedale, poverina, – replicò la Beppa, guardando la vecchia con aria diffidente e nello stesso tempo sperando che le potesse dare qualche suggerimento per liberarsi da quella seccatura.
– Davvero! È senza servizio, povera bambina! – esclamò con aria compassionevole la donna.
Barberina si sentì tutta commuovere per quelle buone parole così piene di compassione e d’interessamento; guardò la sconosciuta che le aveva dette, si asciugò gli occhi, e le rispose con voce tremante per la voglia di piangere e per la gran debolezza che provava:
– Il mio paese è lontano lontano, non conosco nessuno qui, i miei padroni sono partiti e non so più che cosa fare.
– Poverina – replicò subito la donna mettendole amorevolmente una mano sulla spalla e guardandola lungamente: – Mi fate proprio compassione; non piangete a quel modo. Una ragazza bella, giovane e sana come voi, non deve disperarsi così presto. M’avete proprio toccato il cuore colle vostre lagrime; su via, consolatevi, venite con me. So di un servizio che vi potrà forse convenire.
– Oh signora! – esclamò la ragazza. – Che Dio la benedica!
– Volete provare? – e intanto la guardava con una curiosità indiscreta, che intimidiva la fanciulla, la quale non ardiva ringraziarla come avrebbe voluto. – Eh! volete provare, bella ragazza? È una buona casa e vi tratteranno bene, con gentilezza. Venite con me, e se quel servizio del quale vi parlo non ci sarà più, ne troveremo un altro; ma non piangete, tranquillatevi poverina. Mi fate proprio pena. Sono fatta così io, non posso vedere a patire.
– Quant’è buona, – mormorò la Barberina con riconoscenza.
Era una brutta vecchia. Ma quel viso rugoso e quei capelli bianchi ispiravano fiducia e rispetto alla ragazza; le ricordavano la sua nonna, che filava la sera seduta sulla pietra del focolare accanto a lei, e sulle ginocchia della quale aveva poggiata tante volte la testa addormentandosi, mentre essa le contava delle novelle.
– Come si fa, – diceva la vecchia alla Beppa, – a lasciare questa povera creatura nel mezzo di una strada? La provvidenza ci deve essere per tutti. – E volgendosi alla Barberina, aggiunse: – Non perdiamo tempo, ragazzina. Chi dorme non piglia pesci. Asciugatevi gli occhi per benino, perché con gli occhi rossi e gonfi una bella ragazza come voi non fa bella figura, e venite con me. Guardate un po’ che caso! voi cercate un padrone, io una persona di servizio, e ci troviamo qui proprio nello stesso tempo… e poi dicono che la provvidenza non c’è.
– Oh c’è, c’è di certo, – esclamò la Barberina tutta commossa, – c’è, e m’ha mandato lei! Se sapesse quale era la mia disperazione! Ma non sarò ingrata: vedrà; mi saprò fare onore dai miei padroni, lavorerò notte e giorno e mi ricorderò sempre di quello che ho sofferto in questa mattina. – La Barberina aveva ritrovata finalmente la parola, e la sua riconoscenza si esprimeva calorosamente nei suoi discorsi. La vecchia l’ascoltava con aria di compiacenza. Di tempo in tempo sorrideva, ma quel suo sorriso agghiacciava la parola ardente e grata della Barberina, perché era un sorriso sfacciato, maligno e pieno d’ironia; ma quando poi riprendeva a parlarle con quel suo fare untuoso, con quella sua voce, stridula sì, ma a momenti quasi melliflua, allora la Barberina si faceva coraggio e le discorreva di nuovo a cuore aperto, con tutta la candida ingenuità del suo animo.
Così combinarono che la vecchia l’avrebbe condotta prima a casa sua perché si ristorasse e potesse riposare un poco, e che poi, più tardi, l’avrebbe presentata in quell’altra casa ove avrebbe trovato certamente servizio.
Quando la Beppa vide la Barberina che s’allontanava in compagnia di quella donna, portando sotto il braccio l’involtino dei suoi panni, e con il fazzoletto che aveva sul capo stretto sotto la gola e messo in modo che quasi le nascondeva il viso, col suo portamento umile e modesto e quella sua aria tanto giovanile che quasi sembrava ancora bambina, allora la Beppa crollò il capo, fece una smorfia e volse il viso dall’altra parte fissando per un momento, con paura, la sua piccina che giuocava seduta sopra una paniera nel fondo della bottega. Se la figurò grande, la vide con l’immaginazione così come aveva visto adesso la Barberina in compagnia di quella donna; poi pensò alla bottega, all’economie già fatte, all’eredità che s’aspettava da una parente, e il suo sguardo si rasserenò. Andò a dare uno schiaffetto di compiacenza alle guancie paffute della bambina; poi, tornando sulla soglia della bottega, brontolò fra sé, rialzando il grembiale sopra un fianco:
– Gran ciacciona quella signora Rosa!