Errico Malatesta – Le menzogne del socialismo legalitario e le insidie della democrazia borghese

Fra le due frazioni in cui si divideva il partito socialista, gli autoritari dovevano naturalmente sentire minor ripugnanza per la tattica parlamentare poichè (salvo l’intermezzo di un periodo rivoluzionario nel quale per via dittatoriale si sarebbe trasformata la costituzione economica della società) la forma politica cui essi aspiravano era una forma qualsiasi di parlamentarismo. Conservare nel popolo il rispetto del principio di autorità, e sviluppare in lui l’abitudine di abbandonare in mano altrui la propria iniziativa e la propria forza, poteva entrare nelle loro mire, poichè avrebbe facilitato il loro compito il giorno in cui fossero riusciti ad afferrare il potere.
Ma accettando, di fatto se non in teoria il parlamentarismo nell’attuale ambiente economico, e sperando e facendo sperare delle riforme e dei miglioramenti dall’opera dei poteri legali, essi cessarono di essere rivoluzionari, cessarono in pratica di essere socialisti e divennero, o van diventando, dei semplici democratici, repubblicani dove c’è la repubblica, monarchici dove c’è la monarchia, di cui tutto il programma si riduce al suffragio universale… salvo, ne conveniamo, le aspirazioni teoriche, che il suffragio non potrà mai attuare.
È la logica della situazione che s’impone. Repubblicani e monarchici democratici dicono: che il popolo faccia la sua volontà… a mezzo delle assemblee elette a suffragio universale. E le assemblee fanno la volontà dei proprietari, dei preti e dei politicanti, di cui sono e saranno composte fino a quando dureranno le attuali condizioni economiche.
I socialisti dovrebbero rispondere, sotto pena di non esser più socialisti, che il popolo non può fare quello che vuole, nè saprà quello che deve volere fino a quando sarà economicamente schiavo. Ma avendo per necessità elettorali e per convenienze personali, prima trascurata e poi combattuta, più o meno apertamente, la propaganda rivoluzionaria, che cosa restava loro se non accettare il terreno che offrivan loro gli avversari naturali del socialismo? Ed essi lo hanno accettato, e fino al punto da dimenticare spesso anche le affermazioni teoriche, che restavano l’unica platonica differenza tra loro ed i democratici borghesi.
Per gli anarchici era un’altra cosa. Per essi che negano la delegazione del potere e fanno appello all’azione libera e diretta di tutti, la “nuova tattica” oltre a far trascurare la propaganda socialista e rivoluzionaria e gettare il partito nelle braccia dei borghesi, aveva pure il torto grandissimo di dare alla parte cosciente delle masse un’educazione diametralmente opposta allo scopo che gli anarchici vogliono raggiungere, poichè abitua a fidare negli altri e restare inerti. E perciò gli anarchici, come partito, restarono incolumi dalla lebbra parlamentare. Coloro, che per le ragioni da noi accennate ne furono tocchi, cessarono di essere anarchici, si unirono ai socialisti autoritari, ed insieme con questi precipitarono giù fino nei bassi fondi del politicume borghese.
A causa dei voltafaccia, dei tradimenti, delle transazioni e delle inverosimili coalizioni che produsse la tattica parlamentare, vi fu nel campo socialista un lungo periodo d’incertezza e di confusione che paralizzò lo slancio del movimento: ma oggi la posizione ritorna limpida e chiara.
L’evoluzione delle idee e dei fatti, la logica del metodo, l’influenza determinante che i mezzi adoperati esercitano sul fine da raggiungersi hanno fatto sì che ormai di vero socialismo non v’è più che il socialismo anarchico, che è di sua natura antiparlamentare e rivoluzionario.
Questo se si piglia la parola socialismo nel senso che gli han dato i suoi apostoli ed i suoi martiri, e che ne ha fatto la leva potente che rovescerà il mondo borghese. Che se poi il significato della parola socialismo dovesse seguire la marcia indietro, che precipitosamente stanno compiendo i parlamentaristi, e dovesse significare quella ibrida accozzaglia di riforme burlesche, di contraddittorie aspirazioni, di menzogne impudenti, che forma la base dei programmi elettorali “socialisti”, allora potrebbero certo esser socialisti Guglielmo di Germania e Leone XIII e tutti i deputati e consiglieri “socialisti”; – ma non lo furono quelli che svelarono le menzogne della Economia politica ed il nulla della democrazia, e che debellarono moralmente mazzinianismo e radicalismo e li resero impotenti per sempre; non lo furono nè Bakunin nè Marx; non lo furono coloro che per il socialismo sacrificarono gioventù, pace, amore, libertà; non lo furono coloro stessi che alle lotte socialiste dei primi anni, abilmente sfruttate più tardi, debbono la loro attuale posizione politica; non lo fu l’Internazionale, non lo sono gli anarchici.
Il socialismo! Che cosa fu!?… a che cos’è ridotto!?…
Uscito fuori dalle speculazioni dei filosofi, dai sogni degli utopisti, dalle rivolte delle plebi, il socialismo si annunziò al mondo come la buona novella dell’evo moderno. Esso era una promessa di civiltà superiore; era la ribellione contro ogni prepotenza, contro ogni ingiustizia; era l’abolizione dell’odio, della concorrenza, della guerra; il trionfo dell’amore, della cooperazione, della pace; era l’avvenimento del benessere e della libertà per tutti; la realizzazione nel futuro di quell’eden che la fantasia dei popoli e dei poeti, assetati d’ideale e ignari di storia, aveva messo all’origine dell’umanità.
Esso era la lotta umana per eccellenza; ed elevandosi al disopra delle razze e delle patrie, al disopra delle religioni e delle scuole filosofiche, al disopra delle classi e delle caste esso abbracciava tutti gli uomini e tutte le donne in un santo ideale di uguaglianza e di solidarietà.
Esso non domandava la sostituzione di un partito ad un altro o di una classe ad un’altra, non l’avvento al potere ed alla ricchezza di un nuovo stato sociale (quarto stato), ma l’abolizione delle classi, la solidarizzazione di tutti gli esseri umani nel lavoro e nel godimento comune.
Ed i socialisti erano apostoli, confessori e martiri; essi sentivano che portavano in sè stessi un mondo, avevano la coscienza della loro sublime missione, e questa coscienza li faceva fieri, coraggiosi e buoni.
Ignoranti o dotti, giovani ingenui o vecchi avanzi di altre battaglie; parte eletta del proletariato o figli di borghesi ribelli alla classe in cui eran nati, che i loro privilegi di nascita consideravano come un debito che imponeva loro maggiori doveri verso la causa dei diseredati, essi avevano fede nel bene ed in loro stessi, amavano il popolo, erano assetati di scienza e di lotte, e baldi e fiduciosi affrontavano le beffe e le calunnie, le piccole e le grandi persecuzioni, il carcere, l’esilio, la miseria, il patibolo; e andavano avanti.
Votati ad una lotta a morte contro tutte le istituzioni politiche, economiche, religiose, giudiziarie, totalitarie del mondo borghese; urtando tanti interessi e tanti pregiudizi; dovendo resistere a seduzioni e minacce d’ogni sorta, essi, tanto per ripugnanza naturale contro gli sfruttatori ed i mistificatori del popolo, quanto per tattica di combattimento, si separavano nettamente da tutti coloro che non erano popolo e non combattevano per l’emancipazione integrale del popolo. Essi formavano partito, scuola, quasi diremmo classe da loro.
Soli contro tutti, essi scrivevano sulla loro bandiera il motto delle coscienze integre, il motto di chi ha fede in sè e nella propria causa, il motto sacro dei giorni di battaglia: Chi non è con noi è contro di noi. Ed intendevano che fossero con loro tutti i miseri, tutti gli oppressi, tutte le vittime; e tutti coloro che facevano propria la causa dei miseri e combattevano per la giustizia, per la libertà e pel benessere generale: come erano contro di loro tutti i detentori e sostenitori del potere e tutti coloro che al potere aspiravano.
Altro socialismo, altri socialisti non v’erano.
Ed allora?
Ora v’è un socialismo che serve solo ad ingannare il popolo con vane promesse per mantenerlo docile o per farsene sgabello; e vi sono dei socialisti che puttaneggiano nei ministeri e nei parlamenti, che s’alleano coi borghesi, che si inchinano ai ministri, che acclamano un imperatore, che si vendono ad un soldato, che mentono ai loro compagni, che prostituiscono ideali, programma, coscienza per carpire agli ingenui un voto il quale valga a farli accogliere in mezzo alla borghesia.
O socialisti, uomini semplici e puri, cui ferve nel petto il santo amore degli uomini; o socialisti che per le lusinghe di falsi amici faceste inconsapevolmente gli interessi della borghesia, non sentite vergogna vedendo la vostra bandiera trascinata nel fango?
Oh! no; cotesti mercanti di voti, cotesti commedianti non sono socialisti; cacciateli di mezzo a voi. E voi ritornate alle maschie battaglie che spazzeranno via dal mondo proprietà individuale e governi, miseria e schiavitù.