Federico De Roberto – Catania – PDF

«Per iscrivere le glorie d’una Città clarissima, sarìa necessario, che nella mia penna per inchiostro corressero distemprati i raggi del Sole. Parlerò di quella Padria de’ Tullij, de’ Demosteni, e de’ più Savij, ch’omai popolassero i Licei di Minerva; di cospicuo Ariopago delle virtù, che trà le Ceneri di cinque volte demolita, ha sempre qual fenice di Eternità impennati i suoi voli al Ciel della Gloria, e del fasto. Sappij, o mio Leggitore cortese, ch’io non ti descriverò funditus le di lei preeminenze, poichè gli Annali, e i libri, che parlano d’essa hanno riempite le Biblioteche; e così quello che hanno scritto gli Autori d’alta grassa, non conviene à me, che son Pimmeo nello scrivere. Questo sì, che non averà lette le di lei istorie, potrà dal mio breve raguaglio discerner dall’ugnia la corporatura del Leone, e misurarne il solo dito dal piede d’un Gigante. Il mio assunto non è di vergare questi fogli, col portarti allo sguardo l’antiche moli, diroccate dall’Ira tremebonda de’ tremuoti, e dal focoso sdegno del contiguo Mongibello; monte gravido di fiamme; mà voglio che la posterità sia in qualche parte informata, qual sia stata questa Città, ultimamente a nostro tempo destrutta.

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