Federico De Roberto – Il rosario

Un leggiero colpo di martello all’uscio del giardino: tanto leggiero, da non poter essere udito se non dalle donne che stavano ad aspettare lì dietro.
– Chi è?
– Io, Angela…
Aprirono.
– Che notizie? – chiesero tutte, a bassa voce.
La comare Angela, trafelata, con la fronte in sudore sotto il fazzoletto rosso, rispose, piano.
– Niente!… È morto!… Potete far conto che gli recitino il de Profundis… A stasera non ci arriva!…
Le sorelle Sommatino fecero tutt’e tre lo stesso gesto di stupore doloroso, guardando il cielo dell’alba.
– Ma che non ci ha da essere un rimedio?
– Se vi dico che puzza già di cadavere!
Restavano un poco in silenzio, le une in giardino, l’altra nella via; l’uscio era aperto a metà e Caterina, la maggiore delle vecchie zitelle, ci teneva sopra una mano, per poterlo subito richiudere, come in tempo di peste.
– Adesso, che cosa volete fare? – riprese la donna.
Le sorelle si guardarono, tutte imbarazzate, senza rispondere.
– Quella creatura non potete lasciarla così! È vostra sorella, finalmente. Può restar sola, stanotte, col morto dentro?
Agatina Sommatino alzò di nuovo gli occhi al cielo, e le altre fecero come lei.
– Noi non possiamo nulla, senza mammà!…
– E perché non glielo dite, a vostra madre? È sua figlia, sì o no? Non sarà mai più perdonata, fin che campa?… Io vorrei veder voi, se sapeste che alla vostra figliuola muore il marito, e che resta sola come Maria Addolorata!…
La comare Angela alzava un poco la voce, dall’indignazione; allora le tre zitellone cominciarono a fare:
– Sst!… sst!…
Filippina guardava inquieta verso la casa, in fondo agli alberi; Agatina faceva segno alla donna di andarsene, ma Caterina la tratteneva:
– Aspettate! tornate a portar notizie… ma venite al cancello, è più sicuro… Vedremo che cosa si potrà fare…
Come la comare Angela se ne fu andata via, stringendosi il fazzoletto in capo, Caterina, Agatina e Filippina restarono dietro all’uscio, senza dir nulla.
La maggiore, strettesi le mani con una rassegnazione angosciata, osservò:
– Qui, intanto, non possiamo rimanere tutte e tre… Faremo a turno. Voialtre per ora andate; aspetterò io…
– No, resto io; tu ripòsati…
– Io, piuttosto…
Piene di emulazione, si contendevano adesso il sacrifizio di restare in sentinella dietro al cancello; ma la maggiore, con un tono autoritario, insisté:
– Andate, v’ho detto… se mammà sente che non siamo in casa, sapete!…
Alla minaccia, le altre rientrarono, in silenzio, e si misero a rassettar la casa, sbattendo usci, rimovendo seggiole, schiudendo imposte, perché la madre, chiusa in fondo alle sue stanze, non entrasse in sospetto. Erano in cucina, a prendere consiglio dalla donna di servizio, quando Caterina rientrò, turbata. A voce bassa, in un angolo, come se anche le casseruole potessero sentire, disse:
– Peggio… sta peggio!… Dice che entra in agonia…
Sospirando, si diedero il cambio al cancello, e la comare Angela, venendo e tornando dalla casa dell’agonizzante, poteva credere di trovar sempre la stessa persona, tanto le tre zitellone, l’età delle quali era compresa tra i quarantanove e i cinquantacinque anni, si rassomigliavano: con la stessa corporatura grassa, le stesse guancie rosse, le stesse fronti strette sotto gli stessi capelli grigi.
Le notizie si succedevano di mezz’ora in mezz’ora, e le due rimaste in casa spiavano la venuta dell’altra attraverso i viali.
– Sempre peggio… non riconosce più… ràntola…
Come diede quest’ultimo annunzio a Filippina, che era il suo turno, la comare Angela ripeté:
– Volete andare a confortar quella poveretta, sì o no?…
– Ma come si può fare? Mammà!…
– Sapete che c’è? – dichiarò allora l’altra, – io non torno più!
– E chi verrà ad informarci? Come faremo per sapere?…
La donna, finalmente, mise fuori quel che aveva in corpo.
– E che v’importa, a voialtre, di vostra sorella? Si vede la gran pena che ve ne date!… I vicini, sì, poveretti, cercano di confortarla, di strapparla da quella vista… e l’afflitta creatura che non vuole andarsene e che vi chiama come gli angeli del cielo!…
– Sst!… sst!… – ingiungeva ancora la Sommatino, guardando in fondo al giardino. – Sst, per carità…
– E che carità, se non sapete neppure dove sta di casa!… Vostra madre, almeno, è una pazza che la conoscono tutti, ma voialtre il giudizio non dovete più metterlo, eh?… Bella Madre, queste son cose che io non posso sopportare…
E se ne andò, piantando lì la zitellona, che adesso, arrischiato un poco il capo fuori nella via, chiamava inutilmente:
– Pst!… pst!…
Come non ottenne risposta, richiuse il cancello e rientrò, soprappensieri.
– Ràntola… – riferì alle sorelle, che spiavano la sua venuta. – Dice che quella povera sorella ci chiama… che i vicini vogliono portarla via…
Tutte e tre guardarono per terra, quasi cercando qualche cosa.
– Se non fosse per mammà – disse Caterina – a quest’ora io sarei andata…
– Si capisce! – confermò Agatina.
– Ma come si fa? – aggiunse Filippina.
Dopo aver pensato un poco, la maggiore riprese:
– Potremmo chiamarla, per farle sapere come stanno le cose…
– E risponderà?
– Questo è il dubbio!… Del resto, prova…
– Io? Io non mi ci metto, sorella mia. Provate voialtre!
– Fossi pazza!… Niente!
– Stasera, si può vedere, pel rosario…
Allora, nell’imbarazzo in cui il cognato le metteva con la sua malattia, cominciarono a sfogare:
– Ma vedere che seccatura!… Non poteva morire al suo paese, questo santo cristiano?
– Veramente!… Io, sentite, se mi affliggo, non è per lui; è per la povera sorella nostra…
– Naturale!… Lui anzi è stato causa della sua rovina! Se non le faceva girar la testa, Rosalia non sarebbe fuggita di casa, si sarebbe maritata con chi diceva mammà…
– E non avrebbe fatta una vita così angustiata.
– Ma poi, io dico, quando uno vuol prender moglie, la prima cosa è che la possa mantenere… e non obbligarla a mangiar pane e acqua!
– Come poteva mantener la moglie, se ha fatto sempre la vita di uno scioperato?
– Scioperato? rompicollo!
– Già, noi parliamo come se fosse morto, poveretto; e il Signore può sempre fare un miracolo!…
A un tratto, cessarono insieme di parlare, porgendo ascolto. Lontanamente, dal fondo del giardino, veniva come un rumore di colpi picchiati sui ferri del cancello, e una voce che chiamava, indistinta.
– O Vergine del cielo!…
– Che c’è ancora?
– Correte, non fate gridare… se sentisse mammà!…
– Vieni tu pure… ho paura…
– No, andate!… io resto…
Confuse, con la testa perduta, Agatina e Filippina correvano pel giardino, intanto che al cancello raddoppiavano i colpi.
– Ohè, di casa!… Non c’è nessuno?…
– Silenzio!… Zitto!… – ingiungevano, coi segni, le Sommatino a don Vincenzo Condursi, accorrendo.
– È morto!… – diceva don Vincenzo, gesticolando. – Vostro cognato è morto!…
– E non gridate così!…
Don Vincenzo, turbato, agitatissimo, ripeteva a voce più bassa, dietro il cancello:
– È morto… or ora… Vostra sorella sembra una pazza… lo chiama, lo bacia, non c’è verso di levarla di lì… Adesso, come si fa?
– Come si può fare? – si chiesero a vicenda le due zitellone, con un imbarazzo costernato.
– Non lo volete dire neanche adesso a donna Antonia?
– Caro don Vincenzo – rispose Filippina – voi lo sapete meglio di noi com’è mammà… e che non le si può nemmeno nominare questa figliuola…
– Ma ora? anche ora che le restano i soli occhi per piangere? Scusate, questa è una cosa che non si è letta mai!… Neanche se avesse ammazzato qualcuno!… Finalmente, il male l’ha fatto a sé e non a voi…
– Che possiamo farci?… Lo sa Dio, se la disgrazia di nostra sorella ci affligge…
– Davvero, lo sa Dio!… – confermò l’altra.
– Con mammà, lo sapete, non si può parlare. Tutto il giorno chiusa nelle sue stanze: mangia sola, non vuol veder nessuno. La sua conversazione è la sera, quando diciamo il rosario… Stasera, vedremo…
– E intanto la gente vi legge la vita, che siete dei senza cuore, che è una porcheria tutta nuova, dopo che li avete lasciati morir di fame!.. Lo sapete che non c’è di che pagare il becchino, da vostra sorella?
Come don Vincenzo parlava con una grande concitazione, le Sommatino si consultarono con lo sguardo.
– Chiamiamo Caterina? – disse Filippina.
– No; meglio è che don Vincenzo entri un momento… Don Vincenzo, entrate! Adesso sentiremo che cosa dice Caterina… Entrate… Oh, che disgrazia!…
– Che disgrazia!…
Caterina era alla finestra, e come vide avanzarsi la comitiva, scese anche lei.
– È morto?
– Morto…
Adesso confabulavano tutt’e quattro sul da fare; don Vincenzo ripeteva che la vedova non poteva esser lasciata sola e le sorelle Sommatino si disperavano, dall’imbarazzo.
– Sentite a me, chiamate vostra madre – insisteva l’altro. –
Chiamatela; finalmente, non vi mangerà!….
Caterina disse:
– Aspettatemi qui.
Tornò dopo un poco, col muso lungo.
– Mammà non la conoscete!… Ho bussato tre volte; non risponde… Per lei, è tempo perduto; non le potremo parlare prima del rosario. Piuttosto… piuttosto, vengo io.
Agatina e Filippina la guardarono, stupite.
– Vengo io… Mammà non se ne accorgerà; speriamo che non se ne accorga!… Quella creatura non può restar sola, così…
– Molto bene… ma portate qualche cosa di denari: l’affezione è bella e buona, ma la gente bisogna pagarla!
– Denari non ne abbiamo, don Vincenzo, lo sapete… tiene tutto mammà… Però, debbo avere qualche lira da parte…
Andò a prendere i quattrini, a mettersi lo scialle, e nell’andarsene raccomandava alle sorelle, ingelosite della sua iniziativa:
– State attente, per carità… fatele portare il desinare all’ora solita, che non s’accorga di niente… io torno subito… – E dal giardino ripeteva ancora:
– State attente… aspettatemi pel desinare…
Rimaste sole, Agatina e Filippina non dissero più nulla, dandosi da fare per la casa, come se fossero imbronciate. Alle due, mandarono con la serva il cibo alla madre, Poi, nell’ora afosa del pomeriggio, si buttarono un poco sul letto.
– Non viene più, Caterina?
Suonavano le tre, le tre e mezzo, e la sorella maggiore non si vedeva. Quando tornò, alle quattro meno un quarto, era tutta sossopra, e non prese che un po’ di brodo, a tavola.
– Povera sorella nostra!… Non si riconosce più, lei così graziosa quand’era con noi… Che miseria, in quella casa!… Non voleva lasciarmi andare… si è afferrata al mio collo, stretta stretta…
E posò il cucchiaio, dal turbamento.
– Il morto l’hai visto?
– No, ci mancava proprio questo!… Stasera lo porteranno via…
All’ave, infatti, s’intesero i primi rintocchi del mortorio.
Le tre sorelle Sommatino si erano già raccolte nello stanzone del presepe, al lume di una lampada a olio, quando l’uscio di mezzo si schiuse e comparve donn’Antonia, col bastone in mano. Malgrado l’età, si manteneva sempre dritta e ferma; era vestita tutta a nero, con un fazzoletto nero in capo che le chiudeva il viso magro, ossuto, dal naso ricurvo e dagli occhi scintillanti. Con un mazzo di chiavi, le pendeva dalla cintura la corona del rosario.
– Buona Sera, mammà! – augurarono le tre sorelle, ad una voce.
-Buona sera.
Donn’Antonia sedette nell’ampio seggiolone antico, abbandonò le mani sui bracciali, trasse un sospiro di soddisfazione, guardò un poco in giro, poi disse:
– Caterina, smoccola un po’ quel lume; non ci si vede.
– Eccellenza sì.
Come il lucignolo gettò una luce più viva, ella esclamò:
– Così va bene!…
Si mise il bastone a fianco, tossì un poco, prese tabacco e disse:
– Adesso recitiamo il santo rosario:
Le tre sorelle s’inginocchiarono, ciascuna dinanzi ad una seggiola, su cui appoggiarono le braccia. La madre cominciò!
– In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Le altre si segnarono insieme:
– Padre, Figlio e Spirito Santo.
– Domine, labia mea aperies, et eos meum annuntiabit laudem tuam. Deus meus, in adiutorium meum intende. Domine, ad adjuvandum mè festina. Gloria al Padre…
– Gloria al Padre, al Figliuolo ed allo Spirito Santo, così è stato; così è, così sarà per tutta l’eternità.
Donn’Antonia fece scorrere la prima pallottolina rossa, e cominciò:
– Padre nostro che state in cielo, santificato il vostro nome, venga a noi il vostro regno, sia fatta la vostra santa divina volontà così in cielo come in terra… La figlia di massaro Nunzio oggi che non è venuta?
– Eccellenza, sì; le uova erano le sue, – disse Caterina; poi, a coro con le sorelle, riprese la preghiera: – Dateci oggi il nostro pane quotidiano, perdonate i nostri peccati, come noi perdoniamo i nostri nemici: non ci fate cadere in tentazione, liberateci da ogni male, così sia.
– Un’altra volta dovete dirle di non dare a mangiar cipolla alle galline. Ave Maria piena di grazie, il Signore è con voi, voi siete benedetta fra tutte le donne e benedetto è il frutto dei vostro ventre, Gesù.
– Santa Maria, madre di Dio, pregate per noi peccatori ora e nell’ora della nostra morte, così sia. Sissignora, glielo dirò…
– Adesso che fa caldo, bisogna togliere le robe d’inverno dalle casse, le vesti, le coperte. Ave Maria piena di grazie, il Signore è con voi, voi siete benedetta fra tutte le donne e benedetto è il frutto del vostro ventre, Gesù…
– Eccellenza sì… – rispose Caterina – Santa Maria, madre di Dio, pregate per noi peccatori ora e nell’ora della nostra morte, così sia… Domani faremo stendere le corde nella terrazza – aggiunse Agatina, e Filippina chiese: – Le coperte che le diamo a lavare?
– Le laverà la donna.
– È che ha molto da fare…
– Davvero?… – esclamò sardonicamente donn’Antonia. -Poveretta! Voglio prendere un’altra serva che serva per lei!… Ave Maria piena di grazie, il Signore è con voi, voi siete benedetta fra tutte le donne e benedetto è il frutto del vostro ventre Gesù… A quest’ora, il pomodoro della Noce dev’essere maturato?
– Con questo caldo, credo di sì… Domenica domanderemo a massaro Di Crispo. Santa Maria madre di Dio, pregate per noi peccatori ora e nell’ora della nostra morte, così sia.
Caterina non aveva detto più nulla, coi gomiti sulla seggiola e le mani congiunte.
Come donn’Antonia, facendo scorrere la pallottolina, tacque un momento, la zitellona tentò di parlare.
– Ave Maria piena di grazia… – riprese subito, la madre, e quando ebbe finita la mezza preghiera, domando: – Quella che era in chiesa, domenica, non era la moglie di Corrado Ballanti?
– Eccellenza sì.
– È graziosa. Ma don Filippo Ballanti ha fatto una sciocchezza a maritare quel ragazzo senz’arte né parte.
– Dice che studierà, per un concorso a Palermo.
Donn’Antonia rispose, cantilenando, dopo aver mostrato di nuovo i denti:
– Chi a vent’anni non sa, a trenta non fa; a quaranta non ha fatto e non farà! Ave Maria piena di grazie, il Signore è con voi, voi siete benedetta fra tutte le donne e benedetto è il frutto del vostro ventre, Gesù…
– Santa Maria, madre di Dio, pregate per noi peccatori, ora e nell’ora della nostra morte, così sia.
Agatina e Filippina guardavano adesso con insistenza la sorella maggiore. Di nuovo questa fece per dire qualche cosa, ma donn’Antonia attaccò il secondo Gloria patri.
– Padre nostro che state in cielo, santificato il vostro nome, venga a noi il vostro regno… Se non piove, l’uva intanto è perduta. Ci mancherebbe proprio un altro raccolto scarso, come ranno passato!… Sia fatta la vostra santa divina volontà, così in cielo come in terra…
– Date a noi il nostro pane quotidiano, perdonate i nostri peccati come noi perdoniamo i nostri nemici, non ci fate cadere in tentazione, liberateci da ogni male, così sia… Eccellenza… – aggiunse timidamente Caterina.
Ma donn’Antonia, come se non l’avesse udita, riprese la preghiera sopra un tono più alto:
– Ave Maria piena di grazie… Dice che il negozio del vino non è riuscito a quell’imbroglione di Rava…
– È fallito, anzi… Santa Maria madre di Dio…
– Sacco vuoto non può star in piedi!… Ave Maria piena di grazie…
Così, fra un ave e un pater, sfilavano uno dopo l’altro tutti gli argomenti della cronaca paesana e domestica. Ogni volta che Caterina faceva per aprir bocca, la madre riprendeva a pregare, scandendo più nettamente le frasi. Adesso, mentre recitava il terzo pater, Agatina, chinando il capo verso la sorella maggiore e spingendola col gomito, sussurrava:
– Diglielo!…
– Diglielo tu!… Dateci oggi il nostro pane quotidiano, perdonate i nostri peccati come noi perdoniamo i nostri nemici, non ci fate cadere in tentazione…
A un tratto, nel silenzio della sera, da Santa Maria del Rosario venne il suono del mortorio: due tocchi vicini e uno staccato, grave, funebre: ‘Ndin, ‘ndin – ‘ndon… ‘ndin, ‘ndin – ‘ndon…
– Ave Maria piena di grazie…
Le Sommatino guardavano la madre. Donn’Antonia, alzato un poco il capo e socchiuse le palpebre, chiese:
– Chi è che è morto?
– Mammà… – rispose Caterina, facendosi animo. – È morto nostro cognato… – Le sorelle intuonarono subito l’altra mezza preghiera: – Santa Maria madre di Dio, pregate per noi peccatori ora e nell’ora della nostra morte, così sia…
– Come hai detto? – ridomandò la madre sempre col capo ritto e le palpebre socchiuse, quasi guardasse lontano.
– È morto Salvatore… Salvatore Pirrone….
– Ave Maria piena di grazie, il Signore è con voi, voi siete benedetta fra tutte le donne e benedetto è il frutto del vostro ventre, Gesù. Ah, è morto?…
– Eccellenza sì.. stamattina, alle undici… Quella povera Rosalia…! Santa Maria madre di Dio, pregate per noi peccatori, ora e nell’ora della nostra morte, così sia…
– E di che è morto?
– Non lo so… era malato da tanto tempo… Senza medici, senza rimedii… Bisognava far venire un medico da Palermo…
– Ave Maria, piena di grazie… E perché non lo ha fatto venire?
– E come, se non avevano di che mangiare? Santa Madre di Dio…
– Lo ha pagato, quello che ci ha fatto vedere!… – aggiunse Agatina.
– La pena nostra non è tanto per lui, quanto per quella povera sorella… – finì per dire Filippina.
Donn’Antonia riprese, più rapidamente:
– Ave Maria piena di grazie, il Signore è con voi, voi siete benedetta fra tutte le donne e benedetto è il frutto del vostro ventre, Gesù.
– La pena è per Rosalia, che la colpa non fu tutta sua… Che cosa sapeva, lei, a sedici anni?… E adesso la sconta amaramente, sola e senza un aiuto…
Come lei insisteva, donn’Antonia suggerì la ripresa della preghiera, brevemente:
– Santa Maria madre di Dio…
– Santa Maria madre di Dio, pregate per noi peccatori, ora e nell’ora della nostra morte, così sia…
– Ave Maria, piena di grazie…
All’altra ripresa, Caterina ricominciò:
– Vi ha disobbedito, è vero, mammà… si è preso uno che non era del suo stato… vi ha dato tanti dispiaceri… ma adesso! se la vedeste, non si riconosce più… Vuole buttarsi ai vostri piedi… per chiedervi perdono… Sapete: non ha come fare, non ha più nulla!… Volete che venga a domandarvi perdono?…
– Padre nostro che state in cielo, santificato il vostro nome… – Interrompendosi un poco, cogli occhi sempre socchiusi, donn’Antonia disse: – Di chi stai parlando?
– Di Rosalia, mammà… di vostra figlia…
– Venga a noi il vostro regno, sia fatta la vostra santa divina volontà… Io non ho figlie di nome Rosalia. Mia figlia è morta… Così in cielo come in terra… – E suggerendo la ripresa alle figliuole, che restavano mute, con le schiene sulle seggiole, continuò sola sino in fondo: – Dateci oggi il nostro pane quotidiano… perdonate i nostri peccati, come noi perdoniamo i nostri nemici…