Federico De Roberto – Mara

– Mamma, per carità!… diteglielo voi, per carità, che non ho colpa!… che se avessi voluto, oggi non morirei di fame, io e questi innocenti… lo stesso sangue suo!…
La piccina che ella teneva in braccio le strappava i capelli, rabbiosamente; e il ragazzo, con la testa avvolta in un vecchio fazzoletto e le labbra screpolate dal freddo, domandava pane, tirandola per la gonna rattoppata e scolorita.
– Allora, se fosse vero, sarei ridotta a tanto?… Ma lui non può crederlo, se non mi vede… Io la conosco, quella che lo mette su contro di me… è sua madre!… Che cosa le ho fatto? Perché l’hanno tutti con me?… Ah, che sarebbe stato meglio se m’aveste gettata in fondo a un pozzo, quando nacqui!…
E le lacrime cominciarono a solcarle le guancie scarne.
Donna Tira, vedendo piangere la figliuola, si alzò di scatto tirandosi lo scialle sul capo.
– Andiamo! Cammina con me! Andiamo dall’avvocato, andiamo dal capitano!… Li voglio far ballare, lui, quella vecchia strega, tutti quanti sono.
– No! No! – protestava Mara, sfiduciata. – Con le minaccie che cosa guadagneremo?… È la ragione che deve sentire; sono questi innocenti che devono parlargli per me… Poi, in fondo all’ospedale, solo, come può reggergli il cuore di non vedere i suoi figli?… Non regge a me, di saperlo in pericolo di morte… Io gli voglio sempre bene!… Non me ne sono scordata!…
– Cammina! – insisté donna Tina. – Andremo all’ospedale, gli faremo parlare dal capitano; dovrà vederti per amore o per forza!…
– Mamma, pane!… – piagnucolava il grandicello, attaccato alla sua veste; e donna Tina lo prese per mano.
– Qui, Neli, con la nonna!… Adesso compreremo il pane, e anche le mele: ti piacciono, le mele?… Tu fai presto; andiamo!…
Mara si aggirava per lo stambugio umido e scuro, cercando lo scialle, la chiave, con la testa smarrita, non sapendo più dove metter le mani, facendo il segno del bacio dinanzi alla stampa dell’Addolorata.
– O Cristo della Croce! Mi par d’essere impazzita… Ah, la chiave è qui… Zitta, Ninuccia; zitta, gioia mia!… Adesso andremo dal babbo… tu vuoi venirci?… Zitta, figlia bella!…
Donna Tina l’aiutò a mettersi lo scialle e tirò la spranga dell’uscio. Come Mara apparve sulla soglia, tutte le comari sedute al sole, nella corte, smisero di cicalare, voltandosi a guardarla. Erano occhiate dure, diffidenti, che l’accusavano, la perseguitavano, la scacciavano, lei e tutta la sua grama figliuolanza.
– Buon giorno, comare Vanna… Come state, comare Filippa?…
Mentre sua madre chiudeva l’uscio a chiave, ella salutava le vicine, sforzandosi di sorridere, per disarmare la collera di tutte quelle altre a cui non aveva mai fatto nulla; ma le comari la lasciavano andar via, senza rispondere, o borbottando qualche cosa che non si capiva.
– Chiudete, chiudete, donna Tina!… – esclamò soltanto quella monella di Grazia. – Potrebbero, non si sa mai, rubare le gioie di vostra figlia!…
E tutte si misero a ridere.
Donna Tina stava per replicare con una mala parola, quando Mara l’afferrò per un braccio, supplicante:
– Lasciatele stare!… Andiamo via!
Allora, come madre, figliuola e bambini furono scomparsi sotto l’androne, ognuna, nel cortile, disse la sua contro quella ciabatta che disonorava il quartiere.
– Ci vuole una bella sfacciataggine, a pretendere che suo marito la riveda, dopo la vita che ha fatta! – diceva la Sampietrese, filando.
– Mentre quel povero Pietro Tosto era soldato e buttava sangue dal petto, lei se l’è spassata con questo e con quello…
– E poi canta miserie, fa la pietosa, per intenerire i gonzi!…
– Come non si sapesse – riprendeva la Sampietrese, più accanita di tutte, – che Vito il limonaio le ha speso un occhio del capo!…
Egli l’aveva presa con la ciurma per la raccolta degli aranci, a Monserrato; ma che cosa gli era piaciuto in quel manico di granata, in quella faccia smunta e gialla di veleno? Solo per non sentire i continui piagnistei di quegli affamati dei marmocchi, ogni altro si sarebbe fatta la croce, evitandola come la malanova! Adesso che suo marito era tornato, e dal fondo d’un letto all’ospedale militare le aveva intentato il processo che si meritava, lei faceva l’afflitta e l’innocente, trascinava i bambini dal giudice all’avvocato, e s’era messa in testa di rivederlo!…
– Vuole star fresca!… Tosto è tosto davvero, malandato com’è!…
– Chi, il soldato? – disse mastro Nunzio, entrando, con la sporta delle scarpe vecchie sotto il braccio. – Sta meglio; me l’ha detto il piantone dell’infermeria…
– Allegramente!… Quando ne uscirà, vorranno esser legnate per sua moglie!…
Il ciabattino scosse il capo.
– L’avete sempre con quella creatura?…
Ma come suonava mezzogiorno, egli accendeva il fuoco, metteva a cuocere la minestra; e le comari rientravano anch’esse, a darsi da fare in casa. Solo la Sampietrese, che aveva la biancheria distesa intorno al pozzo, sulle cordicelle sostenute da aste forcute, restava a staccare i panni asciutti e a stirarli sulle ginocchia, disponendoli poi uno sull’altro in un canestro.
Ad un tratto, l’intesero gridare:
– Il fazzoletto di seta!… Dov’è il fazzoletto di seta?
Le vicine s’affacciavano agli uscì, domandando che cosa fosse successo, e la Sampietrese, buttando all’aria ogni cosa, ripeteva:
– Non c’è più!… Non sono cieca!… Il fazzoletto bianco… l’avevo appeso qui, dietro il lenzuolo, con le mie mani!… Non c’è più… è sparito!…
– Cercate bene – disse mastro Nunzio scodellando. – Cercate in casa…
– In casa?… Cosa ho da cercare?… Non c’è! Me l’hanno preso!… Trovatelo voi, se siete buono!
E come, strillando più di prima, gli occhi le andarono all’uscio chiuso della catapecchia di Mara, esclamò, stendendo il braccio:
– Questo è lei che l’ha rubato!… Ch’io perda la vista degli occhi, se non è lei!
– Perciò sua madre ha chiuso a chiave! – confermò Grazia. – Le tiene il sacco!
– Vi dico che è lei! Chi dev’essere?… Ma se non lo restituisce, com’è vero Dio! glie lo tiro dal naso!
Se ne andò dentro, gridando ancora, e tutte le vicine le davano ragione; solo mastro Nunzio, ingoiando un boccone, ripeteva che prima bisognava cercar bene.
Egli rigovernava la pignatta, disponeva di nuovo gli arnesi, le forme e le scarpe nella sua sporta, se la passava al braccio e s’avviava. Sotto l’androne, incontrò Mara che tornava, coi bambini sonnacchiosi e un viso sconsolato.
– Cos’avete fatto?… – le chiese, fermandosi un poco.
– Ah, mastro Nunzio, lasciatemi andare!… Niente! Non vuol vedermi, non sente ragione!… Gli ha parlato il colonnello; tutto è stato inutile… Io non mi fido più – e pareva che stesse per cascare.
– Andiamo! – esclamò lui, con un gesto largo. – Non vi perdete d’animo! Solo alla morte non c’è rimedio.
– Ed io che cosa faccio a campare?… Ditelo voi, che cosa faccio?… Mio marito non vuol più sentirne di me, la miseria ci mangia vivi, la gente mi perseguita… Ah, che meglio sarebbe attaccarsi una pietra al collo e buttarsi in fondo al. mare!…
Mastro Nunzio restò a seguirla cogli occhi, mentre lei traversava la corte e, cavata di tasca la chiave di casa, apriva. Al rumore, la Sampietrese venne fuori, come una furia; le corse addosso, la prese per una spalla, le piantò gli occhi in faccia quasi volesse mangiarla, e gridò:
– Anche ladra, sei?
Mara la guardava, spaurita, non comprendendo; e l’altra la scuoteva per una spalla, le mostrava il pugno.
– Il fazzoletto?… Il fazzoletto di seta?… T’è piaciuto, non è vero?… Il limonaio non te ne comperava così?
– Che fazzoletto?… Io non so niente… per la Vergine Immacolata, non so di fazzoletto…
– Lascia stare l’Immacolata, che non sei degna di nominarla!… e restituisci il fazzoletto che era appeso qui, dietro il lenzuolo, hai capito?
– Io non so niente… non l’ho preso: possa morire di morte súbita!… Domandatelo a tutti, se sono uscita nella corte, stamattina…
E con lo sguardo invocava la testimonianza delle vicine; ma queste, che stavano a godersi la scena, non dissero una parola.
– Ah, no?… non lo vuoi restituire?… Aspetta ch’io vada dal delegato… – S’allontanò di due passi, poi si fermò, voltandosi, e le sputò in faccia:
– Ladra!
Mastro Nunzio, deposta la sua sporta, era tornato indietro, per cercare di placar quella furia; ma la Sampietrese se la pigliava anche con lui, chiamando Dio e i santi a testimoni, volendo andare subito subito alla Questura. Le altre donne l’avevano attorniata, facendola rientrare in casa, dandole ragione, ma persuadendola a non guastarsi il sangue per questo.
– Un fazzoletto che valeva più di lei! Non era neanche un anno che l’avevo comprato!…
Mastro Nunzio spinse uno sguardo dentro lo stambugio di Mara; la vide mettere a letto i bambini, baciarli e coprirli col proprio scialle. Poi venne fuori: era più pallida di prima, ma non diceva niente. Si diresse al pozzo e si mise ad attinger acqua.
Allora egli scosse la testa, infilò di nuovo la sporta sotto il braccio e riprese la sua via. Ad un tratto, il cigolio della carrucola s’arrestò e s’intese un tonfo cupo.
– Patriarca san Giuseppe!…
Dinanzi al pozzo non c’era più nessuno e la corda della secchia era scappata.
– Aiuto, cristiani!…
Mastro Nunzio urlava come un ossesso, correndo, alzando le braccia; le donne venivano fuori, spaventate, finendo per gridare anch’esse, senza sapere:
– Aiuto!… Cos’è?… S’è buttata all’acqua!… Chi, Mara?… Gesù e Maria!… Chiamate aiuto!… L’avete ammazzata!… La corda è rotta… Aiuto!…
Accorreva gente dalla via, si raccoglieva una folla di curiosi che s’interrogavano, si spingevano a gomitate per arrivare al collo del pozzo.
– Si vede, sventurata!… – gridava mastro Nunzio. – C’è poca acqua… eccola lì!
– Delle funi!… Una tavola!…
Non sapevano come disporre il salvataggio, ognuno diceva la sua, la confusione cresceva, e solo quando vennero i carabinieri col delegato, due uomini a cavalcioni a una grossa trave tenuta ad un canapo furono calati nel pozzo.
– Legatela – comandava il delegato, e la voce echeggiava nella cavità profonda. – Legatela forte…
– Corda!… Molla!… – gridavano gli uomini di sotto.
E in quel momento arrivò donna Tina, scarmigliata, come una pazza.
– Mara, figlia mia!… – Le guardie non volevano farla passare; essa le ricacciò indietro. – Figlia, figlia mia!… Assassino infame, è lui che me l’ha uccisa!…
– Silenzio! State quieta… – ingiunse il delegato; e i carabinieri tiravano ora il canapo, lentamente, spezzati in due, grondanti sudore.
– Adagio!… Arriva al collo… Attenti!…
Donna Tina che stava a guardare, ansiosamente, si nascose a un tratto la faccia nelle mani, lanciando un grido acutissimo.
Mastro Nunzio la sorresse, e come i bambini, a cui nessuno aveva più badato, uscivano nella corte, egli si mise a far segni con le mani alle comari istupidite:
– I figli!… Portate via i figli!…
Veniva su un mucchio di panni gocciolanti; i capelli impiastrati nascondevano il viso lordo di sangue. Le contusioni del capo, però, sarebbero state niente, senza la gamba sfracellata; e il dottor Valenti, a Santa Marta, diceva che bisognava tagliarla; se no sarebbe morta. Ma per questo era necessario il permesso della famiglia.
– Sia fatto come vuol Dio!… Meglio la gamba che la vita…
E nell’anticamera dell’ospedale, accanto alla sala delle operazioni, donna Tina era messa ad aspettare, accompagnata dalle altre sue figliuole, da mastro Nunzio e dalla Sampietrese, che aveva poi trovato il suo fazzoletto dietro la gabbia dei polli e veniva a sentir notizie dell’inferma.
– Almeno, l’allòppiano? – chiedeva, a bassa voce.
– Vorrei vedere! – rispose mastro Nunzio. – Li allòppiano tutti e non sentono dolore…
Dalla sala, si udivano le parole del dottore che faceva anche la lezione agli studenti arrampicati sulla galleria; e dopo un’ora di quel limbo vi fu un rimescolìo.
– È finito – disse mastro Nunzio.
L’uscio si spalancò e comparvero gl’inservienti reggendo da testa e piedi la barella coperta di tela grigia. Il viso di cera pareva, tra le bende, ancora più pallido.
– Mara!… Hai nulla?…
Ella alzò un poco gli occhi lucenti.
– No, mamma… non ho sentito niente… – e sorrise, a tutti.
Ma come, nella sera, andò peggiorando, e donna Tina nascondeva le sue lacrime per non farla abbattere di più, ella disse con un filo di voce:
– Mamma, non piangete… Lo so che io sono morta; ed è meglio… Piuttosto, mandate a dire a Pietrino che vorrei vederlo, almeno in punto di morte…
– Quell’assassino? Pensi ancora a quell’assassino?…
– …In punto di morte!…
L’infermeria militare era dirimpetto all’ospedale di Santa Matta, e donna Tina vi fu in quattro salti. Tornò coi pugni stretti e il viso scuro.
– Non vuole?… Mandatemi a chiamare il padre cappellano…
Col padre cappellano, Mara si confessò.
– Mio marito non vuol vedermi, neanche ora… perché gli hanno dette tante cose di me… che mentre lui era soldato, io mi divertivo con questo e con quello… Non è vero, innanzi a Dio!… Fu una volta sola, col limonaio, per dar da mangiare alle creature… Glielo dica vossignoria, che vorrei vederlo, prima di morire… Lui si può muovere e io no… Sono due passi, non gli farà male…
Il cappellano corse anche lui; ma tornò solo, che Pietro Tosto diceva sempre di no.
– Allora, sia fatta la volontà di Dio!… Mamma, vi raccomando i bambini…
Ed all’alba morì.