Federigo Tozzi – Il Podere – PDF – Edizione Liber Liber

Nel millenovecento, Remigio Selmi aveva venti anni; ed era aiuto applicato alla stazione di Campiglia. Da parecchio tempo stava in discordia con il padre e non sapeva che al suo piede bucato da una bulletta delle scarpe era ormai venuta anche la cancrena.
Invece credeva che stesse meglio; senza sospettare che, se non gliene facevano sapere niente, volevano tenerlo lontano da casa più che fosse possibile.
Ma una sera ricevette una cartolina dal chirurgo che lo curava; nella quale era scritto che la malattia non dava più da sperare.
La fece leggere al capostazione; ed ebbe il permesso di partire subito, con il diretto che era per passare. Arrivò alla Casuccia la notte: tre miglia da Siena, fuor di Porta Romana; e, trovato l’uscio aperto, entrò nella camera del padre senza che prima nessuno lo vedesse.
Giacomo era desto e appoggiato a quattro guanciali; mentre due delle assalariate, Gegia e Dinda, gli sostenevano le braccia lungo la coperta, attente a mettergliele in un altro modo quando non poteva stare più nella stessa positura. Sopra il canterano, una lucernina di ottone; con tutti e quattro i beccucci accesi.
Remigio salì in ginocchio sul letto. Ma Giacomo, che aveva la testa ciondoloni sul petto e gli occhi chiusi, non se ne accorse né meno. Allora, gli chiese:
“Non mi riconosci?”
Dinda disse sottovoce:
“Lo lasci stare, padroncino! Soffre troppo e non le può rispondere.”
“Mi risponderà, spero.”
“Ha fatto male ad entrare senza avvertire.”
Ma Remigio non badò a quel rimprovero; e disse, sebbene sapesse che non gli credevano:
“Vorrei che mi riconoscesse.”
Giacomo alzò, a poco a poco, faticosamente, il volto; e guardò il figlio ma non se ne fece caso: le sue labbra si erano affloscite e screpolate, deformando la bocca; gli occhi non erano più neri; ma, con le sclerotiche gialle e segose, le pupille parevano vizze. Le mani, che le due donne avevano lasciato, appoggiate dalla parte del dorso e aperte, cercavano di chiudersi senza riuscirci.
Remigio, perché non lo brontolasse di essergli andato così vicino, gli chiese un’altra volta, pur non avendone più voglia, per quell’indifferenza che, a rivederlo, gli era tornata:
“Non mi riconosci?”
Il malato, come se avesse voluto fargli capire che non gliene importava nulla, rispose:
“Non ti devo riconoscere? Non sei Remigio?”
E ricominciò subito a gridare. Allora, le due donne lo voltarono di fianco, strascinandolo in proda.
“Quanto soffro! Così non posso stare! Alzate le coperte!”
In quel mentre entrò Luigia, la sua seconda moglie: prima, si era fermata ad ascoltare il figliastro; e, senza salutarlo, ficcò le mani sotto le lenzuola per tenerle alzate.
“Mettetemi le gambe fuori del letto!”
“Ti farà freddo.”
“Non importa: obbeditemi.”

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