Francesco Berni – Sonetto delle puttane – Un dirmi ch’io gli presti e ch’io gli dia

Un dirmi ch’io gli presti e ch’io gli dia
or la veste, or l’anello, or la catena,
e, per averla conosciuta a pena,
volermi tutta tôr la robba mia;
un voler ch’io gli facci compagnia,
che nell’inferno non è maggior pena,
un dargli desinar, albergo e cena,
come se l’uom facesse l’osteria;
un sospetto crudel del mal franzese,
un tôr danari o drappi ad interesso,
per darli, verbigrazia, un tanto al mese;
un dirmi ch’io vi torno troppo spesso,
un’eccellenza del signor marchese,
eterno onor del puttanesco sesso;
un morbo, un puzzo, un cesso,
un toglier a pigion ogni palazzo
son le cagioni ch’io mi meni il cazzo.