Francesco Petrarca – Poi che ‘l camin m’è chiuso di Mercede

Poi che ‘l camin m’è chiuso di Mercede,
per desperata via son dilungato
da gli occhi ov’era, i’ non so per qual fato,
riposto il guidardon d’ogni mia fede.

Pasco ‘l cor di sospir’, ch’altro non chiede,
e di lagrime vivo a pianger nato:
né di ciò duolmi, perché in tale stato
è dolce il pianto piú ch’altri non crede.

Et sol ad una imagine m’attegno,
che fe’ non Zeusi, o Prasitele, o Fidia,
ma miglior mastro, et di piú alto ingegno.

Qual Scithia m’assicura, o qual Numidia,
s’anchor non satia del mio exsilio indegno,
cosí nascosto mi ritrova Invidia?