Franco Sacchetti – Castruccio Interminelli, avendo un suo famiglio disfatto in uno muro il giglio dell’arma fiorentina, essendo per combattere, lo fa combattere con un fante che avea l’arma del giglio nel palvese, ed è morto

Ora voglio mutare un poco la materia, e dire come Castruccio Interminelli, signore di Lucca, castigò uno gagliardo contro le mura. Questo Castruccio fu de’ cosí savi, astuti e coraggiosi signori come fosse nel mondo già è gran tempo; e guerreggiando e dando assai che pensare a’ Fiorentini, però che era loro cordiale nimico, fra l’altre notabili cose che fece fu questa: che essendo a campo in Valdinievole, e dovendo una mattina andare a mangiare in uno castello da lui preso, di quelli del Comune di Firenze, e mandando un suo fidato famiglio innanzi che apparecchiasse le vivande e le mense, il detto famiglio, giugnendo in una sala, dove si dovea desinare, vide tra molte arme, come spesso si vede, dipinta l’arme del giglio del Comune di Firenze, e con una lancia, che parea che avesse a fare una sua vendetta, tutta la scalcinò.
Venendo l’ora che Castruccio con altri valentri uomeni giunsono per desinare, il famiglio si fece incontro a Castruccio e, come giunse in su la sala, disse:
– Signore mio, guardate come io ho acconcio quell’arma di quelli traditori Fiorentini.
Castruccio, come savio signore, disse:
– Sia con Dio; fa’ che noi desiniamo.
E tenne nella mente quest’opera, tanto che a pochi dí si rassembrò la sua gente per combattere con quella del Comune di Firenze; là dove, appressandosi li due eserciti, per avventura venne che innanzi a quello de’ Fiorentini venía uno bellissimo fante bene armato con uno palvese in braccio, dove era dipinto il giglio.
Veggendo Castruccio costui essere de’ primi a venirli incontro, chiamò il suo fidato famiglio, che cosí bene avea combattuto col muro, e disse:
– Vien qua; tu desti pochi dí fa tanti colpi nel giglio ch’era nel muro che tu lo vincesti e disfacesti: va’ tosto, e armati come tu sai, e fa’ che subito vadi a dispignere e vincere quello.
Costui nel principio credette che Castruccio beffasse. Castruccio lo costrinse, dicendo:
– Se tu non vi vai, io ti farò impiccar subito a quell’arbore.
Veggendosi costui mal parato, e che Castruccio dicea da dovero, v’andò il meglio che poteo. Come fu presso al fante del giglio, subito questo fante di Castruccio fu morto da quello con una lancia che ‘l passò dall’una parte all’altra. Veggendo questo Castruccio, non fece alcun sembiante d’ira o cruccio, ma disse:
– Troppo bene è andato -; e volsesi a’ suoi, dicendo: – Io voglio che voi appariate di combattere con li vivi, e non con li morti.
O non fu questa gran justizia? ché sono molti che danno per li faggi e per le mura e nelle cose morte, e fanno del gagliardo, come se avessono vinto Ettore; e oggi n’è pieno il mondo, che in questa forma, o contra minimi o pecorelle, sempre sono fieri; ma per ciascuno di questi tali fosse uno Castruccio che li pagasse della loro follia, come pagò questo suo famiglio.
Assai notabili cose fece ne’ suoi dí Castruccio; fra l’altre, dicea a uno, che a sua petizione avesse fatto un tradimento:
– Il tradimento mi piace, ma il traditore no; pagati e vatti con Dio, e fa’ che mai tu non mi venga innanzi.
Oggi si fa il contrario, ché se uno signore o Comune farà fare uno tradimento, fa il traditore suo provvisionato e sempre il tiene con lui, facendoli onore. Ma a molti è già intervenuto che quelli che hanno fatto fare il tradimento, dal traditore poi sono stati traditi.

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