Gaetano Volpi – Del furore d’aver libri – HTML

GAETANO VOLPI

DEL FURORE D’AVER LIBRI

Varie Avvertenze Utili, e necessarie

agli Amatori de’ buoni Libri,

disposte per via d’Alfabeto

ACQUA. Vedi PIOGGIA.

ACQUA FORTE. Utilissima è una tal’Acqua per le Librerie, mentre con essa si levano le inutili scritture che spesso deformano gli ottimi Libri: si mondano le coperte loro di pergamena, levandone dalle schiene i replicati titoli, numeri, e che so io. Bisogna però avvertire che sia legittima, e di Zecca, fatta apposta per partire i metalli; altrimenti riesce inefficace, e promuove, come suol dirsi, senza risolvere; cioè fa ismarrire alquanto la scrittura, e divenir rosseggiante, o gialliccia, e non levandola, viene piuttosto a viepiù deformare gli stessi Libri. Una tal forza acquista essa dal nitro, di cui è composta; del quale Chi gli ha dato tal proprietà, dice per Geremia 2, 21: Si laveris te nitro, maculata es. Asterse che sieno le dette scritture, o coperte, una, o più volte, secondo la resistenza degl’inchiostri, convien raddolcirle coll’acqua semplice, immergendo in essa le prime per breve spazio, e astergendo con picciola spugna le seconde. Diligenza ci vuole nell’adoprarla, guardandone gli occhi, e le mani, per non ferir quelli, e abbruciar le dita di queste. Le scritture, principalmente ne’ frontispicj, si possono con essa levare anche senza staccarli, ponendovi sotto duplicate carte, e poi con grande industria e cautela immergendoli nell’acqua; lo che certamente non è per tutti. E qui parmi ben fatto d’avvertire uno sbaglio che si prende a carte 377 della Capponiana Libreria, dicendosi, essersi tentato di levare alcuni versi nel suo Esemplare dell’Italia Liberata del Trissino in varj luoghi con l’acqua forte; mentre essa non ha antipatia, né efficacia alcuna coll’inchiostro tipografico, composto di negro fummo, olio di lino, e vernice, ma solo con quel da scrivere, quando sia fatto col vetriolo, ch’è metallico, contrastando essa e vincendo soltanto varj metalli e metallici; di modo che leva anche gli schizzi di esso caduti sulla stampa; lasciando essa illesa. Que’ versi adunque doveano raschiarsi con affilato coltellino, che su carta forte e sostenente una tal raschiatura, adoprato, e non l’acqua forte, li avrebbe obliterati e fatti del tutto isvanire.

ACQUA SALSA. Vedi MACCHIE.

AGHI. Con questi alle volte si uniscono da persone zelanti certe carte ne’ Libri per impedir ad alcuno la lezione di qualche passo lubrico, altri usano a cucirle, altri ad incollarle; tutto ciò non poco pregiudica i Libri, massime se sien rari e di conto. Non mancano Libri immuni da ogni pericolo, e da potersi leggere inoffenso pede da ciascheduno.

ARME. Le Arme de’ possessori de’ Libri su le coperte di essi improntate o con ferro rovente, o a forza di torchio, sono facili a logorarsi, e obliterarsi, e offendono le coperte liscie de’ Libri vicini.

ASSENZIO. Erba amarissima, posta da alcuni in principio e in fine de’ Libri, supponendola un gran preservativo da’ tarli; ma, a mio parere, quasi del tutto inutile a tale effetto: mentre se i tarli sono così avveduti e ingegnosi che traforano alle volte gl’interi grossi Volumi solamente negli spazj interlineari, schivando la tenue amarezza dello stampato, quanto più sapranno evitare alcune foglie di quell’amarissima erba in due soli luoghi riposte? Oltre di che, aprendosi i Libri, cadono per lo più le dette foglie, e, imbrattando prima le Librerie, si perdono.

BARBE. Così si chiamano gli orli ineguali de’ Libri legati in rustico, e per lo più in cartone. Molti giudiciosamente lasciano i Volumi colle lor barbe, (alcun poco però con forbice agguagliate) e senza farli tondere; e così restano sempre come nuovi, coll’intero lor margine da ogni parte. Circostanza ne’ Libri antichi e di conto che li rende più pregevoli, e che vien accennata in qualche accurato Catalogo.

BATTERE. Cosa utilissima per i Libri è che vengano ben battuti prima di legarli; mentre così si preservano meglio da’ tarli, e dalla polvere; e l’acqua stessa più difficilmente vi penetra. Tutti però i legatori non sanno batterli a perfezione, mentre ce ne sono di quelli che ciò fanno molto inegualmente, lasciandoli pieni di solchi, e di rughe, e concavità, o per debolezza di braccio, o per mancanza d’avvedutezza; benché molte volte, e spezialmente a’ giorni nostri, ciò succeda a cagione della carta lavorata con poca sostanza, e con molta colla.

BATTILORO. Questi convien spesso visitarsi da li amatori de’ Libri per redimere dalle lor mani i Codici Membranacei antichi, che tanto servono alla lor’arte, e de’ quali un’infinità per le lor mani è ita in sinistro con gravissimo danno delle buone lettere. Questi han troppo assottigliato la propria arte, non potendosi battere l’oro più di così senza rompersi e lacerarsi. Vedi DORATURA.

BORCHIE. Volgarmente dette Brocche, sono come teste di chiodi, per lo più di ottone. Riescono più a proposito per ornare i Libri di Chiesa, come Messali, Corali ec. perché da esse vengono preservate dallo spellarsi le lor coperte di cuojo. Anticamente anche pe’ Libri che nelle Biblioteche si conservavano coricati sovra de’ banchi, per la stessa ragione erano utili. Ora che stanno ritti nelle scanzìe, offenderebbono notabilmente i vicini, e per l’eminenza, e per la ruggine; e tanto più se non fossero affatto liscie, ma scabre, e con lavori acuti, come spesso eran quelle de’ nostri antichi.

BOTTONI. Con essi, di vetro o d’altra materia, alcuni chiudono i Libri; ma poco plausibilmente, mentre impediscono il cavare, e il rimettere i Libri vicini, collo strisciarli ancora, nelle scanzìe.

CANI. Convien bandirli affatto dalle Librerie, atteso il loro istinto d’alzar la gamba nell’orinare; principalmente dove le scanzìe sono quasi fino in terra; essendo a’ Libri perniciosissima la loro orina. Vedi ORINA.

CANTONI. Gli antichi munivano i loro Libri legati in tavole, e cuojo con cantoni d’ottone, i quali servivano e per fortezza, e per bellezza di essi; perché collocati su banchi non offendevano i vicini; come farebber’ora riposti accanto ad altri nelle scanzìe. Spesso però irrugginendosi, malamente trattavano le prime e le ultime carte.

CAPITELLI. Così si chiamano que’ cordoncelli che sotto e sopra si pongono da’ legatori interiormente alle schiene de’ Libri legati in cuojo, o in pergamena (che in rustico non s’usa a porveli). Servono questi e di decoro, e d’utilità notabile ad essi; mentre chiudono l’adito a varj insetti, e alla polvere. Pochi però sono que’ legatori che li faccian perfettamente, rotondi, grossetti, stabili, di seta, e di varj colori. Unico in ciò era il nostro Lorenzo Tedesco qui in Padova. Per lo più si fanno con somma negligenza, o per imperizia, o per infingardaggine; sottili, smunti, poco fermi, e perciò quasi subito scostantisi dalla schiena de’ Libri, con isdegno e fastidio degli amanti di essi; fortissimi si tessevano e piantavano dagli antichi, benché di semplice filo.

CAPPETTE. Vedi FIBBIE.

CAPRETTI. Delle pelli di essi, e massime qui in Italia, di Fabbriano, si fanno elegantissime coperte a’ Libri. Vedi MEMBRANA.

CARTATURA, o sia Numerazione delle Carte, o Facciate de’ Libri. Spessissimo errata anche ne’ Codici de’ più celebri Stampatori, con pregiudizio degli Indici, ne’ quali i paragrafi non corrispondono alle carte mal numerate. Si potria rimediare ad un tal disordine colla penna.

CARTE ANTICHE. Molto per lo più migliori delle moderne, massime quelle dall’Invenzion della Stampa fin al 1500 essendo pure, ben trite, sode, e candide: dal 1500 al 1600 pur buone, benché più sottili; dopo un tal tempo se ne fecero in gran quantità di deboli, fosche ed impure, e non sostenenti la scrittura. Le prime e le seconde essendo macchiate tollerano la lavazione; le terze, poco, o niente; principalmente molte de’ nostri tempi, affatto senza colla, e sottili a guisa di tele di ragno; e ciò non ostante sono tutte carissime; credendosi che ciò proceda dall’eccessivo prurito di stampare che oggidì da per tutto alligna.

CARTE COLORATE. Si schivino nel coprire i Libri, o nel foderar interiormente le lor coperte, o nel porle innanzi e dopo ad essi, volanti, quasi per riguardo, mentre col tempo inumidendosi imbrattano, e deformano i Volumi.

CARTELLI. Così volgarmente si chiamano que’ pezzetti quadri di cuojo cremisino su cui s’imprimono con caratteri di ferro, di ottone, o di bronzo le lettere majuscole d’oro indicanti succintamente i titoli de’ Libri. Questi, oltreché pochi sanno farli con eccellenza, spesso si staccano, e perdonsi. S’è trovata poco fa la maniera di tinger di varj colori il fondo d’essi su le schiene de’ Codici legati in pergamena, dove s’improntano le lettere, e così sono stabili e permanenti; purché i colori sien forti, e col tempo non ismarriscano,

CARTICINI. Nello stamparsi i Libri occorre spessissimo, che mancando in fine la materia per riempire un intero foglio, si stampino per lo più due carte attaccate a un foglio de’ primi, (usandosi quasi sempre nelle stamperie d’imprimere i primi fogli in ultimo luogo) che sogliono accennarsi a’ legatori con linea da una e dall’altra parte, affinché le taglino, e riponganle nel fin de’ Volumi per compimento di essi, e queste due carte, se il Libro è in 8 si chiamano Carticino. Ciò può succedere anche in altri siti de’ Libri, per rimediare a qualche notabile errore, con una, o più carte ristampate: nel qual caso si lacerano le carte col fallo, per sostituir loro le immuni da errore. Frequentemente però succede che si perdano questi Carticini, o che per inavvertenza si lascino attaccati al foglio dove furono uniti, non badando alle suddette linee i trascurati legatori, o i loro garzoni; e così i Volumi pajono imperfetti, e nol sono. Un Libro tutto stampato a Carticini (cosa bizzarra ed insolita) è quello del Zanchi de Origine Orobiorum.

CARTONI. Chi vuole una legatura di poca spesa, ed elegante nel suo genere, detta in rustico, quasi a guisa d’un tal’ordine nell’Architettura, faccia legare i suoi Libri in buoni e fini Cartoni, e sostenenti la scrittura de’ titoli; quai sono in Italia per lo più i fabbricati nella Riviera di Salò, almeno a me noti e sperimentati. Così i Libri sono come sempre nuovi, e se le coperte s’imbrattano, o laceransi, con facilità, e menomo dispendio si rinnuovano. In alcuni paesi sono così goffi i Cartoni, vili e deformi, che fanno rivoltar lo stomaco a chi in tal materia è dotato di qualche buon gusto.

CERA. Leggendo alcuni di notte, per vederci meglio, adoprano candellette di cera (dette volgarmente cerino, candelino, o majolo) da cui cadendo gocciole su le carte, vengono a pregiudicarsi i Libri. Queste con coltellino si levano, restando scoperte le lettere da esse offuscate, ma lasciano macchia indelebile. Nelle Chiese, a chi non usa buon riguardo, succede ciò frequentemente sovra i Messali, e su le solite Tabelle che stanno appoggiate a gli Altari, a cagione delle candele che in essi si accendono.

CIPRESSO. Le Scanzìe di Cipresso sono eleganti, e forse preservano i Libri da’ tarli, ma offendono il capo degli studiosi, se troppo davanti vi si trattengono, col troppo grave, e intollerabile loro odore.

COLLA. Pochissima ne adopravano i nostri antichi nel legar in pergamena i lor Libri, senza fodera di cartone; e così erano più immuni da’ tarli, e da’ topi, de’ quali suol’essere gratissimo pabulo. Alcuni per preservativo da quelli pongono in essa l’orpimento; che gitta fuori un gialliccio macchiante le carte prime ed ultime de’ Volumi; onde meglio sarà non usarlo.

COLORI. Sogliono i moderni legatori o tingere d’un sol colore, o spruzzare gli orli de’ Libri con varj; ma se non sono bene avvertiti, innanzi di ciò fare, di strignere fortemente i Volumi nel torchio, imbrattano malamente tutti gl’interiori margini, con disgusto sensibilissimo de’ dilettanti.

COPERTE DI PERGAMENA. Quando le Pergamene sien belle, asciutte, ed immacolate, sono la materia più atta, e a proposito d’ogn’altra per coprir Libri; mentre se col tempo si sporcano, con facilità si mondano, e diventano come nuove. Le Ollandesi son belle a maraviglia: le Fabbriane in Italia sono anch’esse assai nitide e decorose.

COPERTE DI PERGAMENA SCRITTA. Le Pergamene scritte o d’ambe le parti, o tuttavia da una sola (da cui già traspar la scrittura) sono vilissime, adoprate o da spilorci, o da poveri Religiosi, o da ignoranti; da’ quali Dio sa quanti preziosi Manoscritti furono perciò manomessi, e straziati! e screditano i buoni Libri; come gli eccellenti Quadri dalle rozze cornici vengono screditati.

COPERTE SPORCHE, o LACERE. Queste pure avviliscono i Libri, e le Librerie, e mostrano il pessimo gusto de’ possessori degli uni, e dell’altre; e ciò si dice generalmente, potendosi di ciò dare una qualche eccezione, come si vede in S. Filippo Neri, che interrogato perché comperasse Libri mal legati, solea rispondere di comperar Libri, non affetti. S. Carlo però, suo amicissimo, facea legare i Libri Sacri sontuosamente.

CORDELLE, O STRINGHE. Molti per lo passato facean porre nelle coperte de’ Libri quattro cordelle, di seta per lo più, ovvero quattro stringhe di pelle, per chiuderli ben così, affine, cred’io, di conservarne la buona simmetrìa, o di preservarli dalla polvere, e dagl’insetti; anzi alcuni più appassionati pe’ Libri, due nell’alto, e due nel basso di essi, cosa bella e utile in idea, ma difficile nell’esecuzione, essendo l’uomo impaziente e incostante in tali minute osservanze; onde per lo più succedeva che slacciandoli per leggerli, ulteriormente non si allacciassero; e restando perciò pendenti i legami per lungo tempo, si consumavano, e si perdevano o tutti, o in parte, con poco decoro de’ Libri, restando anche spesso i buchi di esse nelle coperte, che apparivan perciò vili e deformi. Fu per tanto ottimo consiglio abbandonare affatto una tale usanza, sperimentata non solo inutile, ma anzi dannosa; ritenendola soltanto ne’ piccioli Volumi contenenti Orazioni, e Raccolte poetiche da presentare a personaggi distinti.

CORPI COMPOSTI DI MOLTI TOMI. Non è, a parer mio, del tutto sano consiglio il formar Corpi di Libri di picciola mole, composti di tante Parti separate, mentre, se la continua sperienza c’insegna che anche i formati di poche Parti spesso si separano e si disgiungono (come, e.gr. l’Opere di Cicerone di varie preclare Edizioni antiche, a segno che di rado possono perfettamente riunirsi) che sarà di quei che constano di 50 e più Tomi? I varj accidenti, di trasporti, di furti, d’imprestiti, d’acqua, di fuoco, e che so io? li renderanno imperfetti; e così, laddove avran costato tanti danari, il prezzo loro diverrà affatto vile; e questa novella usanza ritrovata per utile di alcuni, si renderà col tempo per molti dannosa.

CUCITURA. Quella degli antichi ne’ Libri era fortissima e diligentissima, e perciò dopo più secoli non si moveano i fogli e i quinternetti dal loro sito. Ora è debolissima e negligentissima, lasciandosi spesso fogli non cuciti, (con evidente pericolo di perdersi) ovvero cucendosi con punti sì rari, e con fili sì deboli, che dopo d’aver alcune volte aperti i Libri, e voltatene le carte, si veggono uscir fuori i fogli da’ lor cancelli, con disgusto sensibilissimo di chi li fece legare. Cucivanli gli antichi con molti doppj, e grossi strevi, (per valermi del comun librario vocabolo) or quadrati, or rotondi: i moderni, con rari, semplici, e insussistenti; molti de’ quali scioccamente segano, per introdurveli, le schiene de’ Codici, indebolendone così i fogli, i quali poi vengon cuciti a sottili e meschinissimi spaghi, maniera frequente, ma pessima, di legare, e di pochissima durata. Quasi tutti poi usano nel cucire, per più speditezza, non di pigliar ciascun foglio, ma due per volta.

CUOJO. La sperienza continua fa conoscere non tornar conto a far legar Libri in Cuojo di qualsisia sorte, o colore, mentre inumidendosi, o trasudando per caldo, tinge di mala maniera le carte vicine alle coperte, anzi le schiene stesse introducono il colore negl’interni margini, con deformarne i Volumi interi. Per le coperte ci sarebbe il rimedio di far porre in principio, e in fine molte carte bianche dette di riguardo; ma tingendosi anche queste, disgustano la vista de’ dilettanti. In oltre, il Cuojo si spela, e resta segnato, senza rimedio.

CUOJO CREMISINO. Questo vien chiamato Damaschino, o di Costantinopoli. Le legature fatte con esso son belle e magnifiche in apparenza e recenti; ma, oltre ad esser soggette a tutti i difetti testé accennati, hanno questo particolare di tingere bruttamente i Libri vicini legati in pergamena; come è succeduto a noi per aver in certa appartata scanzìa, contenente molti Cominiani Libri in carta Romana, legati in bellissime pergamene, e colle carte dorate, frammischiatine alcuni legati in detto Cuojo; i quali trasudando, forse per lo scirocco, comunicarono qua, e là il lor colore all’eleganti coperte di quelli, con grave nostro disgusto.

CUOJO NERO. S’usa per lo più ne’ Libri liturgici, o di Chiesa, non naturale, ma tinto e granito, volgarmente detto Sagrinato. In Inghilterra se n’usa una spezie d’odor tetro e ingratissimo, almeno a noi, che non ci siamo usati; sparute e poco piacevoli alla vista riescono le legature fatte con esso, e pure usatissime colà, dove forse abbonda in maniera, che per ismaltirlo, è proibito come gran contrabbando l’introdurre in essa libri legati di qualsisia sorta, o paese; e se i ministri ne trovano, pel minor castigo ne tagliano in croce le coperte, per obbligar così i padroni di essi a farli legare col Cuojo suddetto.

DORATURA. Vedi BATTILORO. Decoro non ordinario apporta la Doratura delle carte a’ Libri che la meritano, quando sia fatta da perito artefice, e con oro fino, e non estremamente battuto; com’era quello de’ nostri antichi; ma oggidì è quasi non usabile, non tenendosi insieme per l’eccessiva sottigliezza. Chi vuol vedere la differenza dell’antico dal moderno, osservi la doratura delle iniziali lettere in certi ben conservati Manoscritti in membrana, e anche in alcuni Esemplari delle prime Edizioni di varj Libri, e lo vedrà in essi ancor lucidissimo, unito ed intero, e a guisa di solido, dopo il corso di più secoli; non così certamente dopo altrettanti (se pure scorreranno) vedranno l’odierno i nostri posteri. Le dorature fatte in tempo umido poco riescono. L’oro d’Unghero, anche per tal faccenda, è inferiore a quel di Zecchino. L’oro falso, o sia ottone, avvilisce anzi i Libri, in vece d’impreziosirli; mentre poco dopo annerisce, o verdeggia. De’ Libri impressi in carta assai sottile e floscia dorati, alle volte in vece di poter aprir le carte, si lacerano, come successe nelle Poesie rarissime Latine di Arias Montano d’un nostro Amico.

EGUAGLIANZA DE’ TOMI. Pochi Legatori voglion prendersi la cura e la soggezione di ridurre a perfetta eguaglianza l’altezza de’ Tomi. E pure sarebbe ciò necessario per la bella apparenza de’ Corpi in molti di essi divisi; mentre fanno pur brutta mostra in vedersi un alto, e un basso, a guisa delle necessariamente ineguali canne degli organi.

ERBE. Adoprate per segnacoli, o poste a capriccio ne’ Libri, sono ad essi nocive, comunicando loro il colore.

FANCIULLI. Per questi convien chiuder le Librerie, e nascondere i buoni e scelti Libri, imperciocché, avverandosi pur troppo del continuo il detto della Scrittura che stultitia colligata est in corde pueri (Proverb. 22, 15) siccome i fanciulli plebei per natural maligno istinto sono portati a diformare i prospetti delle imbiancate case, e delle colorate porte, o che so io; così gli applicati agli studj, come per lo più di civil condizione, per la stessa cagione sono incitati a schiccherare, ed isporcare, a tagliare, forare, e in altre guise a malmenare i Libri che adoprano, non perdonando agli stessi Sacri, coll’occasione di rispondere alle Messe, trattenendosi perciò innanzi nelle Sagrestie. Una volta mi abbattei in un ottimo Libro, cinquanta e più carte del quale erano ne’ sottoposti margini regalate d’un ingiurioso titolo, sempre vario; segno evidente d’abusato ingegno in un di costoro. Abbondano i Libri antichi di figure ridicole, di sciocche postille, e massime ne’ frontispicj, e ne’ fini, d’inconditissimi schiccheramenti, oltre a’ tagli, e alle profonde punture d’acuti ferri. Questa è la cagione funesta per cui, e. gr. il Virgilio Aldino del 1501 ch’è il primo Libro stampato in carattere corsivo, da Aldo inventato; che le Pistole Famigliari di Cicerone di tutte l’ottime antiche Edizioni, e altri Libri somiglianti, usati nelle Scuole, o non si trovino, o, se pur si ritrovino, sieno così rovinati, o mancanti, che eccitano nausea e dispetto ne’ dilettanti. In varie Librerie e pubbliche e private si conservano preziosi Manoscritti in membrana deformati dal taglio de’ principj dipinti, e delle iniziali miniate e dorate. Io vidi, e maneggiai un antico Breviario scritto eccellentemente in pergamena, con figure e miniature elegantissime per que’ tempi, mancante di molte di esse (e saranno state senza dubbio le meglio conservate, essendo le rimase intere alquanto sparute ed offese). Ma un esempio in questa materia succeduto qui in Padova, molti anni sono, in casa d’un dotto uomo, che avea posta insieme una buona Libreria occupante un’intera stanza, tutti gli altri sorpassa. Alcuni insolentissimi figliuoli (de’ quali è feracissimo il nostro secolo) di detto Signore, penetrando spesso nella paterna Libreria, anche in assenza del genitore, ed essendosi accorti che molti di que’ Libri erano adorni ne’ principj di belle figure, ed imprese intagliate dilicatamente sul rame, (come per lo più sono quei d’Inghilterra, e d’Ollanda) tutte col tempo le tagliarono, o staccarono, per adoprarle in fornire altarini, o in altri sciocchi e fanciulleschi usi. Di che finalmente accortosi il Padre, fu per morir di rammarico d’un tal gravissimo disconcio e danno, e di così enorme deformazione degli amati suoi Libri: e dopo d’averne fatti rappezzar varj alla meglio che per lui si poté, si sfogava tratto tratto cogli amici, fra’ quali pur me computava, col raccontar loro un così funesto accidente. Ma dirà forse tal’uno: «Qual rimedio usar si dee per evitar somiglianti disordini? Forse si debbono somministrare a’ fanciulli Libri di pessime e scorrette stampe (i quali anche al dì d’oggi non mancano), con pericolo che in vece d’imparare, s’imbevano di pregiudizi e di errori? questo sarebbe l’imitar colui che incidit in Scyllam, cupiens vitare Charybdim». A che rispondendo, dico in primo luogo, che convien porre in pratica il suggerimento della stessa Divina Scrittura immediatamente soggiunto alla sentenza poco sopra addotta intorno alla stoltezza de’ fanciulli, cioè: Et virga disciplinæ fugabit eam: e visitando spesso i ripostigli de’ loro Libri, ed accorgendosi di maliziosi deterioramenti di essi, farli loro costar cari col castigarne gli autori. Ovvero provveder loro Libri bensì d’ottima stampa, ma maltenuti, o mancanti ne’ luoghi non necessarj; de’ quali si abbonda già molto per grazia degli antichi lor pari; i quali con tal disordine avran cagionato almeno a’ posteri questo opportuno rimedio, e ordine; imitando così (benché in modo affatto dissimile) coloro che serunt arbores quaæ alteri sæculo prosint; coll’aver rovinato a’ lor tempi que’ Libri che, usandosi a’ nostri, vengano a preservare interi i scelti, i rari, e per la maggiore antichità di molto ancor più pregiabili, che tuttavia pur sussistono.

FELPA. Sorta di drappo di seta alquanto simile al velluto: con essa si son legati in altri tempi Libri di conto, ma dalla bruttezza di tali antiche coperte, tutte spelate e deformi, si raccoglie, esser materia poco atta per tal ministero.

FIBBIE. Che volgarmente appellansi cappette, passetti ec. in apparenza pajono utili, ma in effetto riescon dannose, e per la ruggine, a cui son sottoposte, e che facilmente partecipano a’ vicini Volumi, e perché segnano, e raspano le coperte de’ medesimi nello estrarsi, e riporsi nelle scanzìe. Il loro uso si conserva utilmente soltanto ne’ Libri liturgici.

FILO. Per cucire i Libri non sia troppo grosso, perché riempiendo più del dovere il mezzo de’ fogli, o de’ quinternetti, massime se son molti, rende mostruose le schiene de’ Volumi: né troppo sottile, mentre riesce debole, e poco atto per far istar sodi i medesimi ne’ loro siti.

FIORI. Alcuni nel leggere van riponendo foglie di varj fiori qua e là ne’ Libri, i quali perciò restano macchiati senza rimedio.

FODERARE. Occorrendo di dover foderare i frontispicj tarlati, o indeboliti per varj accidenti, come altresì le ultime carte de’ Libri, si scelga per ciò carta somigliante, per evitare deformità.

FORME. Queste ne’ Libri son varie secondo la piegatura de’ fogli. La maggiore si chiama in foglio, e consta di due sole carte: in quarto, che di quattro: in ottavo, che di otto: in duodecimo, che di dodici: in sedicesimo, che di sedici: in diciottesimo, che di diciotto: in vigesimoquarto, che di ventiquattro: in trigesimosecondo, che in trentadue: in sessagesimoquarto, che in sessantaquattro: e alle volte per isforzo e somma industria dell’arte tipografica, in centesimo-vigesimottavo, in centoventotto; e a tutte si sottintende sesto, o modulo. In collocare le pagine, massime di notabil numero, nel torchio per imprimersi, ci vuole un non volgare accorgimento, e una particolare avvertenza e attenzione, e certamente non occorre aver troppo bevuto; altrimenti si erra con gran facilità: e per tali errori di mala situazione e collocazione di pagine quantunque i Libri non sieno del tutto mancanti e imperfetti, contenendo sostanzialmente tutta la lor materia, ad ogni modo restano diformati ed incomodi, convenendo a’ lettori andar cercando qua e là le mal trasposte facciate, per poter continuare l’incominciata lezione. I proti, o capi delle stamperie, a cui incombe la retta collocazione delle pagine, se errano in ciò, per antica tipografica legge, debbon rifare a loro spese i fogli, che si dicon falsi. Le forme più decorose per le Librerie sono quelle di foglio, quarto, ed ottavo; molti Libri anche in dodici ci sono assai pregevoli, come sono gli Elzeviriani d’antichi Autori Latini, massime dal 1630 al 1640 o poco innanzi; e in sedici, come i Griffiani e i Tornesiani. Le minutissime, come sono varie Plantiniane, Cesiane, Janssoniane, Comeliniane, Elzeviriane, e che so io, servono piuttosto per letterati viaggiatori, i quali in un baule posson portare quasi un’intera Libreria, e per tal comodo debbon sapere buon grado a così industriosi stampatori, de’ quali è già perduta quasi del tutto la razza.

FRONTISPICJ. Questi dagli antichi si facevano troppo semplici: da molti moderni si fanno troppo pieni e prolissi, e perciò riescono goffi, e poco graditi ad occhio perito e amante della buona simmetria. Plausibil consiglio è quello di accennare in una facciata dirimpetto ad essi, succintamente le cose più notabili contenute nel Libro. Il far eleganti e ben’architettati Frontispicj ricerca considerazione, buon gusto ed ingegno. Intorno all’abuso d’imbrattarli co’ nomi di varj possessori, e donatori, con numeri, lettere, cancellature, bolli, arme, cartucce incollate, e che so io; (cose tutte di pessimo gusto, e che indicano poca stima e amore pe’ Libri).

FUMMO. Alcuni leggono e studiano in luogo dove si fa fuoco, e per conseguenza spesso succede fummo; il quale, col tempo, non solo annerisce le coperte, ma anche gli orli, e in parte i margini de’ Libri; onde è cosa da fuggirsi.

FURTI. Le iscrizioni, e cartelli, o titoli de’ Libri rari, e assai ricercati sogliono dar ansa a rubargli; e però alcuni al presente son di parere, che sia meglio a numerarli solamente e segnarli con semplici lettere per ritrovarli opportunamente per via de’ Cataloghi, del che si parlerà in altro luogo, bilanciando il danno e l’utilità di questa nuova invenzione. Per ora si dirà che dagl’ignoranti ladri si rubano senza alcuno discernimento Libri buoni, e cattivi; rari, e comuni; scompagnando alle volte Corpi preziosi constanti di molti Volumi; lo che seguirà tanto più da qui innanzi per la gran quantità di essi. I ladri eruditi e pratici de’ buoni Libri tirano a’ migliori, e a’ rarissimi; come facea, pochi anni sono, in Italia un certo mariuolo vestito da Cavaliere, portante sotto ‘l mantello di scarlatto un sacchetto pendente dal collo sulla schiena, il quale, essendo egli lasciato solo nelle Librerie, per la fidanza che di lui s’avea, riempiva intanto a suo talento de’ Libri o allora, o in altro tempo in esse adocchiati; partendosi dopo di ciò senza dare un immaginabile indizio di così sottil foggia di ladroneccio. In certa Libreria antica, ancora con banchi, sovra de’ quali stavan coricati i Libri, fornita di ottimi Manoscritti, fu da certo forestiere tagliato in uno di essi con rasojo (potendosi a ciò applicare il versetto 4 del Salmo 51 novacula acuta lecit dolum) un raro inedito Opuscolo; pubblicato poscia ultra montes, senza accennare donde si fosse tratto. Del che finalmente accortosi l’erudito Bibliotecario, guardava di là innanzi con grande attenzione alle mani di coloro che visitavano la detta Libreria, dicendo alle volte lepidamente ad alcuni che non si stupissero di sua attenzione, e vigilanza, perché correva, a parer suo, appresso a certi Letterati un’eresia, che fosse anzi merito, che peccato, a rubar Libri ad un tal genere di persone. Avendo un gran Personaggio notificato ad altro più grande di lui l’acquisto fatto d’un Volume inedito di celebre Scrittore, e di materie gelose; questi volle andarlo a vedere un dì nel proprio ripostiglio. Credendo il possessore di dargli su le mani per presentarglielo, si scovre esser un Libro di fogli bianchi, della stessa mole, altezza e coperta del Manoscritto. Sottilissima astuzia, e molto meditata da ingegnosissimo ladro, che apportò incredibil cordoglio e confusione a chi era persuasissimo di possedere quell’unico e prezioso Volume. In celebre Città d’Italia, in una Libreria di Religiosi si trovava un picciol geloso Libro, molto desiderato da un Signore di gran portata; fattolo chiedere da esso con efficace istanza a’ possessori, fugli negato. Il nitimur in vetitum, cupimusque negata, ebbe tanta forza, che il fece loro involare. Ma dopo qualche tempo fu inviata una gran cassa a que’ Religiosi (un de’ quali raccontò a me il fatto) contenente un de’ più insigni e numerosi Corpi che adornino le Librerie, e si venne a conoscere esser quella la generosissima compensazione dell’accennato picciolo furto; il quale rimase perciò del tutto approvato. Voglia il Cielo che i furti librarj sieno a questo almeno alcun poco somiglianti!

GATTI. Questi infestano le Librerie col natural loro vezzo di aguzzarsi l’ugne principalmente sulle carte, godendo di quel fragore che in ciò da esse si forma; graffiandole spesso malamente: e colla loro pestilente orina: benché da un altro canto, le tengano riguardate da’ sorcj, d’essi ancor più dannosi. Il Petrarca perciò tenea carissima una sua Gatta, il cui scheletro, celebrato con versi, ancor si vede in Arquà, Villa del Padovano nella casa già da esso abitata.

IMPRONTI. Vedi ARME.

INARCARE. S’inarcano le coperte de’ Libri per la troppa economia usata da’ legatori nel coprire i Cartoni di essi con pergamene, e pelli troppo picciole, tirandole a forza, dopo d’averle perciò bagnate, affinché arrivino all’intento loro: le quali poi asciugandosi, fanno inarcar le coperte. Di ciò poco si accorgono i padroni de’ Libri quando vengono portati loro da’ legatori, perché tenuti alcun poco stretti ne’ torchj, per qualche tempo stanno bassi, e a segno; ma essendo esposti all’aria, manifestano un tal’enorme e disgustoso difetto; in tal caso (che non è raro) ci vorrebber le già disusate stringhe per chiuderli e rinserrarli; o almeno si tengano strettissimi nelle scanzìe; quando pur non si voglia farli rilegare. S’inarcano ancora le coperte de’ Libri, benché senza un tale difetto, al vento, al Sole, ed al fuoco; dalle quali cose convien diligentemente guardarli.

INCARTOCCIARE. Moltissimi non sanno leggere senza incartocciare i Libri, cioè senza rivoltare gli angoli de’ fogli o dall’una, o dall’altra parte, così ne’ margini di sotto, come di sopra; con notabile pregiudicio di annerimento, di logorazione, di tarli, e d’altri insetti, introdotti per le fissure formate da tai cartoccj; i quali dagli amanti de’ buoni Libri, coll’occasione di registrarli, vengon disfatti, per rimedio degli accennati disordini.

INCHIODARE. Occorrendo d’incassar Libri legati, o sciolti, a chi non istà ben avvertito, occorre nel serrare con chiodi la cassa, di forare e lacerare con essi parecchi Libri, con lor detrimento notabile.

INCHIOSTRO DA SCRIVERE. Quello fatto col vetriolo si leva coll’acqua forte, quando venga l’opportunità di purgar Libri scelti, da esso imbrattati, mentre essa tiene grand’antipatìa co’ metalli, (trattone l’oro) e co’ metallici, de’ quali uno è il vetriolo. Ma quello fatto col negro fummo, o con altro argomento, resiste a detta acqua, si sparge, e si dilata; e così in vece di nettar i Libri dalle sciocche e inutili scritture, viepiù anzi si sporcano. Vedi ACQUA FORTE.

INCHIOSTRO DA STAMPA. Dio ci liberi dalla malizia di que’ torcolieri che per fuggir fatica, o per ammollire la tenacità dell’inchiostro, mescolano in esso olio crudo di qualsisia sorta! mentre i Libri con esso stampati, nel battersi da’ legatori anche dopo lungo tempo restano tutti offuscati, comunicandosi vicendevolmente l’impressione. Questa è disgrazia frequente nelle stamperie, e toccò anche a varj Libri nella Cominiana, come al Cornelio Celso della prima nostra Edizione, all’Opere Volgari del Sanazzaro, e a qualch’altro. Abbiamo noi un Eutropio in 8 impresso nel celebre Teatro Seldoniano d’Oxfort, rovinatissimo per tale (così giustamente si può appellare) assassinio del torcoliere, o del componitor dell’Inchiostro; che di questi ancor può esser la colpa, per ischifar la briga di far ben cuocere l’olio di lino, perché ci vuol molto tempo. Convien però di più avvertire che anche i Libri stampati con inchiostro legittimo, battuti o subito, o poco dopo d’essere terminati, producono lo stesso cattivo effetto; onde nell’uno, o nell’altro caso i diligenti legatori, dopo d’averne fatta la pruova, scorgendo il bisogno, battono i fogli stampati inseriti in altrettanti bianchi, di carta per altro ordinaria, e con poca colla, cosa che tutti i legatori non sanno fare a perfezione per varj rispetti.

INDICI. O sien Cataloghi delle Librerie siccome son necessarj, e quasi l’anima di esse, così a farli bene è cosa difficile e laboriosissima. La maniera più utile è il notare gli Autori per i lor cognomi posti per esatto alfabeto; perché essendo i cognomi per lo più unici e singolari, l’occhio sopra essi poco dee scorrere; laddove registrandosi per nomi, questi alle volte sono replicatissimi, e prima di ritrovar l’Autore che si cerca, conviene scorrerli presso che tutti. Quando però i nomi non sien tanto celebri, che non solo equivagliano a’ cognomi, ma che da lungo tempo abbiano come loro tolto la mano, e gr. si nota più tosto Dante, che Aligbieri, ec. E i Santi si registrano piuttosto per via di nomi, che di cognomi, per la stessa ragione. I Cataloghi che debbon servire a pubblica utilità, è cosa utile che non solo registrino i Libri da sé degli Autori, ma accennino anche gli Opuscoli di essi sparsi qua e là in altri Libri; e in tal genere sono quelli delle Librerie del Cardinale Imperiali, del Marchese Capponi, e del Sig. Giuseppe Smith, i due primi pochi anni sono stampati in Roma, e questo terzo recentemente in Venezia; tra’ quali quel del M. Capponi, benché il più scarso, è il più ragionato, cioè adorno di utili notizie intorno agli Autori, e alle Edizioni di loro Opere. Da un altro canto, volendo tessere un Catalogo per far vedere il numero, il valore, e la preziosità de’ Codici, questi pajono poco a proposito, per essere ingombrati di troppe citazioni e notizie; per le quali i Libri restano come soffocati ed oppressi, per non dir perduti di vista: crescono i Volumi, a dismisura, di prezzo, e divengono per conseguenza poco esitabili, contra l’intenzione di chi li fa tessere, che è certamente affinché vengano da molti scorsi, e gustati. Nel presente mio ho tenuto una via di mezzo, fermandomi alcune volte in osservazioni utili o intorno agli Autori, o a qualche lor Opera; che se avessi voluto imitare i riferiti col citare gli Opuscoli ec. avrebbe ecceduto forse la mole d’alcuno di essi. Molte altre avvertenze ci sarebbero in materia di buoni Cataloghi, che per brevità si tralasciano.

INSETTI. Tenendo i Libri aperti, restano esposti all’infestazione, e alle ingiurie di varj insetti, e principalmente delle sporche e insolenti mosche, che alle volte ricamano tutti i frontispicj di essi co’ loro escrementi; alcuni de’ quali facilmente si levano: altri riescono indelebili. I Naturalisti sapranno addurre di ciò la ragione.

INVOLGERE. Nel mandar Libri da un luogo ad un altro, e in qualche lontananza, convien ben’involgerli per preservarli da’ varj sinistri de’ tempi, delle strade, e che so io; guardisi nello stringerli che i spaghi, o le cordicelle non imprimano in essi i solchi, massime ne’ ben legati. Si schivi l’empio costume di adoprar carte Sacre per involture; contra il quale v’è Decreto religiosissimo del nostro Principe; al quale però alcuni poco ubbidiscono, arrivando taluno a tanta temerità di riparare fagotti di Libri con carte contenenti il Sagrosanto Canone della Messa, col lasciare le stesse Divine Parole della Consacrazione esteriormente alla vista d’ognuno; come più volte è accaduto a me di vedere anche dopo il suddetto Decreto, con grande mio rammarico, e indignazione.

LAPIS. Così si chiama volgarmente certa spezie di terra rossa, detta da’ Toscani Rubrica, la quale si sega in pezzetti sottili e bislunghi, e con essi resi acuti si scrive: ed è di varie sorte, come di color di piombo, e si chiama Lapis Piombino; e negro, e Lapis nero si appella. Molti segnano con questi qua e là i Libri, o ne’ margini, o fra le righe; e per lo più tai segni, che deformano non poco i buoni Libri, sono indelebili, mentre ricordano alcuni d’adoprare il pane bollente per toglierli, ma provato parecchie volte da me, e da altri, si esperimentò a ciò inefficace.

LAVARE. Si possono lavare i Libri dalle macchie che imprime frequentemente in essi l’acqua dolce, o salsa, ovvero l’orina di varj animali; cagionate dalla prima quando non bagna tutte intere le carte, ma solamente una parte di esse, restando tra l’asciutto e il bagnato un certo sedimento, o segno gialliccio deformante i Volumi: dalla seconda poi, e per la stessa cagione, e pel sale che in sé contiene: ma quando i Libri da gran tempo sono impregnati di essa, o di nitro, benché si lavino, sempre restano come umidi; avendo fatta io di ciò qualche sperienza. Per lavare i Libri conviene in primo luogo osservare che la carta di essi sia soda e consistente, perché se fosse assai debole e floscia, com’è moltissima della moderna; ovvero dal lungo umido resa quasi marcia, e con certe macchie rossigne, non occorrerebbe arrischiarla alla lavanda, se non con estrema cautela, e a corto tempo; lo che certamente non fa per tutti, ma solo pe’ diligentissimi, e amantissimi de’ buoni Libri, e desiderosissimi di riparare anche quelli in simil guisa deteriorati, alla meglio che possano. Risoluto che si sia di lavarli, si sciolgano affatto, levando i fili, e voltando i cartoccj de’ margini. Sbattasi poi tutto il Libro dalla polvere, e mettasi in un catino, o altro vaso, capace in maniera, che ci resti comodamente disteso, e ivi si lasci finché l’acqua tutta in esso insinuata lo tiri al fondo; ove dee stare per tanto tempo che si vegga l’acqua esteriore ben tinta: dopo di ciò alcuni il levano, e premono fra due tavolette, o, meglio, in torchietto, da cui uscendo alcun poco asciutto, lo ripongono un’altra volta nello stesso vaso ripieno d’acqua netta, la quale di nuovo ancor tinta, l’estraggono, e premono come innanzi. Poscia alcuni usano distendere i fogli, o i quinternetti, aperti nel mezzo, sovra spaghi, o cordicelle; ma perché si perde in far ciò molto tempo, e in aprirli così umidi si arrischia di lacerarli, e che dal peso, cagionato dalla lunga tratta di esse, si rompano, o, staccandosi i chiodi che le sostengono, cadano le dette cordicelle in terra insieme co’ fogli distesi, con evidente pericolo di rompersi, e bruttamente sporcarsi di nuovo, e di macchie indelebili, come più volte è accaduto: perciò altri, meglio consigliati, e avvertiti, sogliono con più sicurezza levate, e separare per le schierne i fogli de’ Libri lavati, e, senza aprirli, riporli sovra di letti, o di banchi nettissimi. Dico così, perché posti alle volte su banchi, o tavole tinte, o d’antico untume imbrattate, benché nette apparissero, contrassero irremediabili macchie nell’asciugarsi. Questa maniera ricerca più tempo per asciugare i detti fogli; i quali asciugati che sieno, si uniscono, (e con maggior facilità e perfezione de’ distesi su i spaghi, a cagione del muoversi così alquanto le carte) e premonsi con qualche peso; ed è la lavanda bella e compiuta. La quale non è faccenda per tutti, e prima di riuscirvi, si pagherà, come suol dirsi, il maestro, e si romperanno più fogli. Curioso fu il caso, molti anni sono, accaduto qui in Padova. Avendo udito un dilettante di buoni Libri, che poteansi lavare i macchiati, ne cacciò uno vastissimo in acqua, senza sciorlo; ma poco dopo vedendolo enormemente ingrossato dall’acqua imbevuta, e pensando come mai si sarebbe potuto così asciugare, accortosi dell’errore, mi mandò a chiamare per consigliarsi meco su tale accidente. Restai sorpreso in vedere questo spettacolo, e in pensando a così bizzarra risoluzione. Il suggerimento fu di premere lo sgraziato Volume strettamente in un torchio; sciogliendolo poscia alla meglio che si fosse potuto, e praticando intorno ad esso le sovraccennate avvertenze.

LEZIONI VARIE. Vedi VARIE LEZIONI. Le Varie Lezioni tratte da Codici Manoscritti, e notate con intelligibil carattere ne’ margini delle impresse Edizioni degli stessi Autori antichi, le impreziosiscono, e le rendono più accette a gli studiosi di essi; ed è ciò notato ne’ Cataloghi diligenti di varie Librerie.

LIBRERIE. Da alcuni così poco si apprezzano che le hanno come un inutile ingombro delle lor case, o palagi. In certa Città d’Italia da alcuni Signori fu chiesto d’una, occupante un’intera stanza, il meschinissimo prezzo di soli trenta scudi Romani; accordato subito da un avveduto ed erudito Bibliotecario; avendo avuto scrupolo di dettrarne un quattrino, e la stanza, in vece fu subito fornita di sedie e d’altri utensili alla moda. Queste chi tien troppo esposte, e chi troppo chiuse. De’ primi era certo Signore in un luogo d’Italia, che com’io vidi con nausea ed isdegno, facea stendere il grano in mezzo della Libreria lasciatagli da’ suoi antenati; incitamento a’ topi dopo d’aver gustato quel solito lor cibo, di voler assaggiare anche i Libri; i quali erano orribilmente coperti di polvere e di tele di ragni. Ma non è guari accennando io ciò ad un amico erudito, fui accertato non essere stato costui solo a ciò praticare, ma esserci al presente alcuni che lo imitano, e superano altresì, stendendoci anche l’uve; e invitando così le vespe, e le mosche a sporcare i Libri. De’ secondi furono per varj secoli certi Ecclesiastici d’una Cattedrale, i quali possedendo una pregiatissima Libreria, fornita di antichissimi Codici Manoscritti, non sapeano di possederla; e finalmente, pochi anni sono, venne scoperta, con molto profitto della sacra erudizione e letteratura. Tale fu ancora certo Signore, che avendo in una terrena camera certa copiosissima Libreria, abbondante d’ottimi antichi Codici Greci e Latini, scritti e stampati, stata d’un suo studiosissimo antenato, tutta riposta in cassette una sovra l’altra coi coperchj che si aprivano d’alto abbasso, non sapea d’averla; e da un suo confidentissimo finalmente avvertitone, la vendé per poco prezzo a chi forse non finì nemmen di sborsarglielo. Alcuni con gran difficoltà ammettono in esse gli studiosi, e desiderosi di vederle. Altri non vogliono né cartelli improntati, né titoli scritti dietro ai loro Libri, ma solo lettere e numeri, riserbandosi di ritrovarli per via di Cataloghi accennanti i medesimi; e ciò per tema che vengano loro involati. Ma ciò riesce incomodo, poco decoroso, e dannoso; come farò vedere in altro paragrafo. Si usino le dovute cautele per guardarsi da’ ladri, e non si tolga l’antica utilissima usanza d’accennare i Libri agli studiosi che visitano le Librerie famose e di conto. Avvertendo che sebbene il fuoco ecciti alle volte molto dannosi incendj, non per questo si bandisce da alcuno, ma si tien sempre acceso nelle case per moltissimi e utilissimi usi; impiegando per altro ogni diligenza affinché in avvenire più non li ecciti. Vedi TITOLI.

LIBRERIE ALL’INCANTO. Nell’Ollanda, e in altri paesi, quando muore qualche Letterato possedente una buona Libreria, senza erede che di essa o possa, o voglia far uso, se ne stampa il Catalogo, e si manda per tutta l’Europa coll’avviso che dopo sei mesi si esporrà all’Incanto. Venuto il tempo prefisso, che non si preterisce, concorrono i desiderosi d’acquistare alcuni di que’ Libri osservati e notati nel Catalogo, o per sé, o per amici, e corrispondenti; occorrendo alle volte che qualche Libro, benché in se stesso di conto non grande, per le varie ricerche fattene, monti ad eccedente prezzo, incalzatosi vicendevolmente da’ vogliolosi di esso: laddove Libri rarissimi, e in sé di gran prezzo, ma poco allora ricercati, si hanno per pochi danari. Finito l’Incanto, i restanti invenduti Libri, che per lo più sono la maggior parte, vengono comperati da’ libraj per prezzo assai vile. Quest’uso è utilissimo agli Eredi, che vendono con sicurezza, in poco tempo, e con riputazione le lor Librerie: (laddove in altri paesi, dove non è ricevuto, alle volte dopo molt’anni, d’esse non trovansi compratori) a’ Letterati e studiosi presenti, che si provveggono d’alcuni Libri desiderati, e molto a’ loro studj opportuni, e spesso a prezzi assai discreti: a’ posteri, a cagione de’ Cataloghi che di esse rimangono, in cui si conserva la memoria di rari Libri, de’ quali alle volte s’arriva a dubitare se sieno veramente stati stampati; e spicca il buon gusto e discernimento dell’erudito raccoglitore, servendo di norma ad altri: finalmente, a’ poveri libraj, che con poca spesa forniscono spesso le lor botteghe di buoni e rari Libri, che, coll’andar del tempo, vendono poi, come suol dirsi, col fior nell’orecchio.

LIBRERIE PUBBLICHE. Per lo più vengono poco ben tenute, massime dove non sia deputato onorario al Prefetto, e a’ ministri subalterni di esse; come è deputato in quella di S. Marco in Venezia, nella nostra di Padova, nella Vaticana, nell’Ambrosiana, e in molte altre d’Europa. S. Filippo Neri fra l’altre Regole del suo Instituto pose quella di tener pulita la Libreria: la quale non solo è di gran decoro delle Metropoli, e delle Università, ma altresì delle Case Religiose.

LINEE. Certi leggitori poco considerati, e poco amanti de’ buoni Libri vanno tirando nel leggere incondite linee sotto le righe, credendo di segnar così le cose notabili per ricordarsene, cosa inutilissima; mentre si perde la memoria anche di questi segni, massime quando son molti ed eguali. Con un tal mezzo, affatto barbaro, si sono da’ nostri antichi guastati gran quantità di preziosi Codici; i quali così difformati scemano molto di prezzo; pare che a’ dì nostri sia cessata una tale sciocchezza. Quando sieno queste linee in poche carte, si possono cancellare coll’acqua forte; ma se vanno molto innoltrandosi, scorano affatto, e fanno arrestare i più pazienti ristoratori de buoni Libri.

LINEE ROSSE. Si trovano molti Libri antichi d’ottime stampe colle pagine incorniciate da ben tirate linee di color rosso, or semplici, or duplicate. È controversia se sieno impresse ne’ torchj, o tirate a mano con rubrica. Il mio costante parere, che si accorda con quello di molti altri, è che sieno di questa seconda maniera, e così si faceano adornare i Volumi distinti dagli appassionati per maggior loro venustà e decoro, ed è circostanza accennata in qualche esatto Catalogo.

LOGORARE. Nel viaggiar co’ Libri, o nel mandar questi lontano per terra, convien bene allogarli, strignerli e ripararli, altrimenti sbattendosi nelle casse, e ne’ bauli non ben riempiuti, e in essi non ben pressi, e stivati, si lacerano e logorano miserabilmente.

LUOGHI PARALLELI. Questi giudiciosamente, e con buona scrittura apposti ne’ margini de’ Libri degli antichi Scrittori, li accrescon di pregio, purché nel legare, o rilegare i Volumi, non vengano mozzati da’ legatori nel tonderne i fogli. Lo stesso si dica delle Varie Lezioni, e d’altre utili, ed erudite Annotazioni.

MACCHIE. Vedi LAVARE.

MACCHIE DELLE PERGAMENE. Innumerabili Libri legati in pergamena si trovano colle coperte macchiate da’ profumi in tempo di contagio sovr’esse adoprati, i quali con maggior gelosia si ordinano per tutte le sorte di pelli d’animali, come più facili a contrarre, e a comunicare quell’orribil malore. Alcuni per ricoprir dette macchie, e altre eziandio naturali delle pergamene, tingono tutte le coperte di giallo, o con orpimento, o con zafferano, o con spino detto volgarmente zerbino. Ma tutto ciò est error pejor priore; mentre le poche lor macchie imitano i marmi, pregevoli benché macchiati; restandovi de’ pezzi assai netti che mostrano la natural finezza e nitidezza delle pelli; laddove così dipinte, divengono tutte una sola macchia, goffa e rozzissima, e che dopo qualche tempo dileguandosi a poco a poco il colore, ne risulta un misto schifosissimo coll’altre più antiche macchie. Io ho purgate molte coperte di Libri da simili immondezze, e ne restai non poco soddisfatto.

MAJUSCOLE. In lettere Majuscole, per imitare gli antichissimi Codici, furono già stampati alcuni Libri, Greci specialmente, come l’Antologia in 4, Apollonio Rodio, pur in 4, Florentiæ 1496, alcune Tragedie d’Euripide. Ultimamente in Firenze un Virgilio con questo Titolo: Virgilii Codex Antiquissimus a Rufio Turcio Aproniano distinctus & emendatus, qui nunc Florentiæ in Bibliotheca Mediceo-Laurentiana adservatur. Florentiæ 4 1741 cum figg.

MANCANZE. Spesso succede che ne’ Libri manchino carte o fogli, o per negligenza de’ legatori che ciò non avvertirono, o perduti per non essersi ben cuciti, o per altro sinistro; in tal caso, se i Libri sono recenti e moderni, si ricorra a chi li stampò, mentre gli stampatori diligenti e pratici del lor mestiere conservano per molti anni i fagotti contenenti i fogli che restano indietro dopo d’aver posto insieme le copie intere de’ Libri da essi stampati; dando di questi volentieri a chi li dimanda: se poi sono antichi, s’usi diligenza per ritrovarne (lo che non è impossibile, essendo sortito anche a me di reintegrare in tal guisa parecchj carissimi mancanti Libri) uno simile anche mal tenuto, e mancante in altro sito. Quando si veda disperato il caso, se il Libro il meriti, si facciano stampare le mancanze in qualche accurata stamperia, proccurando d’imitare più che sia possibile gli antichi caratteri; anche così io feci sanar molti Libri in maniera, che non pare sieno mai stati mutilati. Ci sarebbe anche il rimedio di fare scrivere i fogli, ma, oltre che costerebbero forse più degli stampati, difficilmente si trova chi sappia perfettamente imitargli. In Ravenna nella Classense Libreria dal fu celebre Ab. D. Pietro Canneti, che ne fu il fondatore, mi fu dato l’arbitrio di scerre per me una di due copie dell’Italia dell’Alberti in foglio di Bologna, 1550, avvertendomi esserne una col frontispicio scritto a mano; tanto eccellente era lo Scrittore che riparò quel Libro, che a gran pena si discerneva lo scritto dallo stampato. Una Monaca Carmelitana del piissimo nostro Monistero di S. Paolo, eccellente Scrittrice, supplì tanto bene a questa insigne Libreria di S. Giustina, per mio mezzo, una carta mancante in un raro Codice antico in foglio di S. Agostino de Civitate Dei, stampato in pergamena, che ci fece maravigliare. Io pur feci supplire egregiamente da altro diligente Scrittore un bel Codice MS. in membrana in foglio della Genealogia degli Dei Latina del Boccaccio, in alcune carte nel principio ad esso deficienti, che contenevano certi arbori genealogici colorati; cosa ancor più difficile.

MANI. Si non lotis manibus manducare, come dice il Signore (Matth. 15, 20) non coinquinat hominem; maneggiando però i Libri con lorde mani, vengono essi ad isporcarsi. E pure non mancano di coloro che non s’astengono di trattarne alcuni anche pregevolissimi con mani molto imbrattate, con gran pregiudicio, e deterioramento loro. S. Bonaventura volea che i suoi Frati voltassero le carte de’ Libri Corali, ch’erano allora scritti per lo più in membrana, e ornati di miniature con oro frammischiate, con istecche d’avorio, per preservarli dall’untume, e dal sudor delle mani. La Venerabile Orsola Benincasa Teatina solea lavarsi le verginali sue mani prima d’adoprare i Libri Sacri.

MANI SCRITTE. Alcuni incontrando nel leggere qualche bella sentenza, o fatto notabile, li segnano ne’ margini con certe mani pessimamente disegnate, tutto ciò indicanti, e tanto pel Volume le moltiplicano, che fanno indispettire gli amanti de’ buoni Libri, vedendoli da esse così goffamente avviliti. Questa curiosa usanza è passata anche in qualche Libro stampato, come nel Tesoro Ciceroniano del Nizolio, alcune Edizioni del quale, fornite di gran quantità di picciole mani, si chiamano colla sintassi.

MARGINI. Facendo rilegare Libri antichi di conto, meglio è tralasciar di farli tondere; o pur farli soltanto un poco raschiare con ferro, o con vetro; per non arrischiarli all’indiscretezza de’ legatori. Io vidi più volte con isdegno Libri stimatissimi, per altro d’ottima conservazione in tutto il resto, tagliati fin’a’ titoli, e perciò privi della naturale antica lor simmetrìa. In Padova fu già un bizzarro cervello che volea si tondessero molti suoi Libri quanto mai si potesse, per agevolmente riporli in certe sue basse scanzìe, imitando così Procuste nel famoso suo letto. Altri ordinano lo stesso taglio, per poterli portare in saccoccia, tutte cose d’ottimo gusto!

MARROCCHINO. Vedi CUOJO, PELLI.

MEMBRANA, o PERGAMENA, Oltre a’ Codici antichi in questa scritti or più fina, or più rozza, si trovano anche parecchj Esemplari di molte Prime Edizioni in essa stampati, i quali vengono ad essere forse più rari de’ medesimi Manoscritti, mentre anticamente una gran parte di questi, in Membrana già era solito di scriversi; là dove pochi di quelli, anzi pochissimi, si possono numerare. In tal genere di rarità bibliotecarie possiede un inestimabil tesoro il dilettantissimo e magnifico raccoglitore di ottimi Libri il Sig. Giuseppe Smith Inglese, abitante in Venezia, il quale fra’ Libri di Prima Edizione, i seguenti conserva stampati in Pergamena, che recano maraviglia a’ più diligenti e appassionato Bibliotecarj: «La Bibbia Moguntina del 1462 in due gran Vol. in foglio. Matteo Bosso de instituendo Sapientia animo, 4 Bononiæ, 1495. Coriolano Cepione de Gestis Petri Mocenici, 4 Ven. 1477. Ciceronis Epistolæ ad Atticum, &c. fol. Romæ 1490. Tusculanæ Quæstiones. fol. Ven. 1472. Epistolæ ad Familiares. fol. ibid. 1469. Dante col Com. di Jacobo della Lana. fogl. Milano, 1478. Durandi Rationale &c. fol reg. Moguntiæ. 1459 (simile a quello de’ Monaci di Praglia). Euclides. fol. Ven. 1482. S. Gregorii Moralia. fol. Ven. 1480. Justinus. fol. ibid. 1470. Lucanus. fol. sine ulla not. Omnibonus Leonicenus de VIII. Partibus Orationis. 4. Ven. 1473. Origenes contra Celsum. fol. Romæ 1481. Plinii Historia, fol. reg. Ven. 1476 (un Esemplar somigliante si vede anche nella celebre Libreria di questo nostro Seminario). Solinus de situ Orbis, fol. Ven. 1473. D. Thomæ Theologiæ IV. Scriptum, fol. reg. Moguntiæ 1469. Virgilius, fol. Ven. 1470. Peanius, Alexander Benedictus, de Bello Venetorum cum Carolo VIII. Gallorum Rege gesto 4 Ven. 1496». Dopo de’ quali, tratti dalla seconda impressione del Catalogo delle Prime Edizioni da esso possedute, ne ha acquistati degli altri, come si può vedere nell’altro accurato Catalogo della sua copiosissima, e sceltissima Biblioteca stampato nel 1755 in Venezia, in 4, da esso generosamente favoritomi, e sono i seguenti «Josephus de Bello Judaico fol. Veronae 1480. Sabellici Historia Veneta fol. Ven. 1487. Tortellii Orthographiæ Editio I. fol. reg. sine aliqua notatione». Come pure i seguenti moderni: «Cesare Lat. e Ital. 4 gr. Ven. 1737. M. Maffei de’ Teatri 8 Verona 1728 del Milton, il Paradiso Perduto. fogl. Verona 1742». E non solo questi Codici sono singolari per essere impressi in Membrana, ma per esser molti di essi ornati d’esquisite miniature di celebri Pittori, messe a oro ancor lucidissimo. Oltre di questi possiede ancora il Sig. Smith i seguenti Libri Aldini impressi in purissimi capretti; i quali son tanto rari, che un solo di essi suol esser un ornamento singolare d’una intera libreria. «Dante 8 1501» (una copia simile è appresso di noi). «Quinto Calabro in Greco 8 senz’epoca. Il Petrarca 8 1501 e 1533. Euripide in Greco 8 1503. L’Iliade d’Omero in Greco 8 1524. Orazio (rarissimo anche in carta) 8 1501. Giuvenale e Persio 8 1501. Due copie di Marziale 8 1501. Ovidio de Arte Amandi &tc. 8 1502. & Metamorphosis ibid. eod. anno. Stazio 8 1502. Ciceronis Epistolæ Familiares Ven. ap. Aldi Filios 1540. II. Voluminibus compactæ. & Orationum Vol. tertium 8. Ven. ap. Ald. 1519 diversi de’ quali sono ornati di eleganti miniature messe a oro. Finalmente, conserva altresì un Ariosto, pure in Membrana, del Giolito, del 1542 stimatissimo Esemplare eziandio per altra insigne circostanza accennata nella mentovata Biblioteca. L’Italia Liberata del Trissino (rarissima, come ognun sa, anche in carta) in III. Vol. 8 e gli Opuscoli di Girolamo Vida. 4 Romæ 1527». Anno tanto critico per quella Metropoli.

Appresso di me, oltre l’Officio già descritto si trova pure un Officiuolo in 32 impresso in Pergamena, contenente le Ore della B. V. quelle della Croce, dello Spirito Santo, e molte altre Devozioni, con questo titolo: «Heures a l’usaige de Romme, imprimees a Paris pour Germain Hardovin, demeurant entre les deulx portes du Palays: a l’enseigne Sainct Marguerite». In fine si legge così: «Imprimees a Paris, par maistre Pierre Vidone. Mil. V cens. XXI». Questo galantissimo Libricciuolo è pieno di figure, e d’iniziali miniate, e dorate. Anticamente, perché le Membrane erano in uso o per iscrivere, o per istampare Volumi anche vasti, venivano diligentemente purgate, acconcie e raspate, di modo che poca differenza appariva dal diritto al rovescio di esse; ma ora che per ciò sono quasi del tutto disusate, e che soltanto per lo più si adoprano nel diritto per estendervi Privilegj, e Diplomi; con gran negligenza si acconciano. Onde volendo pure alcuni dilettanti far imprimere in esse per rarità, almeno qualche picciolo Libro, convien che tollerino i rovescj alquanto più oscuri e mal preparati. Com’è succeduto a noi negli unici Esemplari impressi nella Cominiana, per nostra vaghezza, in Pergamena, dell’Aminta del Tasso, e dell’Alceo dell’Ongaro; del Boezio, e del Costanzo delle nostre prime Edizioni; della II delle Stanze del Poliziano; e delle Vite di Dante e del Petrarca per Leonardo Aretino: che conserviamo per rarità nella nostra picciola Libreria. Non solo poi tali Libri impressi in Membrana sono preziosi per essere o unici, o in pochissimo numero, o pel prezzo di essa, eccedente di gran lunga quello della semplice carta, ma ancora per le particolari diligenze che praticar si debbono nell’imprimerli e nel legarli. Mentre non convien bagnare i fogli come gli altri, ma solamente fra essi inumidirli: poscia, stampati che sieno, è necessario porli ad asciugare non all’aria, ma posti fra molti bianchi d’altra carta, pressandoli con grave peso, affinché non si raggrinzino, senza rimedio, com’è proprio della Pergamena bagnata, e poscia asciugata senza una tale avvertenza. Avanti poi di legarli convien battere i fogli fra carte bianche, affinché non si comunichi lo stampato dall’una all’altra parte; restando l’inchiostro su le Membrane tutto esteriore, senza insinuarsi, come nelle carte fatte di straccj. Vedi BATTILORO.

MEZZI FOGLI. Vedi CARTICINI.

NASO. Tutti i leggitori, massime di Libri scelti, rari, e preziosi dovrebbero essere, come per altro metaforicamente diceano gli antichi Latini, Emunctæ naris; ma succede bene spesso che senza alcun riguardo si lascian certuni cader dal naso su Libri acquose goccie, di tabacco, e di sangue, imbrattando colle seconde e terze i Volumi di macchie indelebili, potendosi le prime levare a guisa dell’acqua sulle carte marcita, come si può vedere nel paragrafo LAVARE.

NOTE MARGINALI. Soleano alcuni saccenti dell’età trasandate, nel leggere i Libri, oltre al segnarli del continuo con tratti di penna interlineari, notar ne’ margini i nomi proprj che incontravan ne’ testi, forse per ricordarsene, ma esser ciò cosa inutile e dannosa si è già notato nel paragrafo LINEE.

ODORI. I Libri di varj paesi odorano, a chi ciò avverte, diversamente. Quei d’Inghilterra hanno un odor grave e tetro, e così, presso a poco, ancor quei di Germania, benché diverso: migliore l’hanno quei di Francia, e d’Ollanda: poco sensibile quei d’Italia. Ciò provverrà forse principalmente dall’acque. Odori buoni o rei contraggono anche i Libri dal sito in cui da lungo tempo sen giacciono, come succede ne’ scrigni odorosi: o in luoghi terreni, nitrosi, rinserrati, e di cattiva aria, o vicini ad immondezze. Noi conserviamo un bel testo Greco di Sofocle in ottavo dal Colineo impresso in Parigi nel 1528, di gratissimo odore. Vedi le Lettere di S. Caterina da Siena in 4 di Venezia del 1562 spiranti soave fragranza.

OLIO, o SEVO. Quando l’uno o l’altro è di fresco caduto su’ Libri, si può o levar del tutto, o alquanto far ismarrire colla polvere di certa terra bianca detta da macchie, o da vasaj di terra: ma quando è vecchio e rancido, o è impossibile, o difficilissimo. Vien ricordata per esso la bollente lisciva; ma nel volerne levare le macchie, si va ad evidente rischio di obliterare altresì lo stampato. Ciò accadde a me nel tentar ch’io feci di purgar con essa alcune carte oliate della seconda rara Edizione, e di prezzo notabile, della Storia Ravennate del Rossi; che se non son presto a trarle della caldaja, se ne andava la stampa, come già avea incominciato.

ORIENTE. Ad Oriente, per autorità di Vitruvio, debbon situarsi le Librerie, come a parte più temperata, evitando il calore del Mezzodì, e della Sera, e l’aria umida, e pessima di Tramontana.

ORINA. Di cani, di gatti, e di sorci è pestilenziale pe’ Libri, e nondimeno spesso vengono da essa infestati. Chi poi avrebbe potuto pensare di dover nominare anche quella degli uomini? e pure conviene accennarla; mentre si son trovati alcuni così svergognati, che, tenendosi in capo di certa gran Sala, ornata d’una Pubblica Libreria, tratto tratto erudite Accademie, dall’altro canto l’hanno depositata sulle stesse scanzìe de’ Libri, o tempora! o mores! cosicché si è risoluto anche perciò di mutar luogo alle dette Accademie. Ma non è ciò gran maraviglia, mentre da’ poco timorati di Dio si orina anche sovra i Sagrati, e su le pareti, e su le porte de’ Templi alla Divina Maestà consagrati, con nausea fin degli stessi Turchi, un de’ quali in celebre piazza d’una gran Metropoli schiaffeggiò sonoramente un Cherico, avendolo veduto ciò praticare; con approvazione comune. Vedi il Libro intitolato, l’Ossequio dovuto a’ Sacri Templi del Giupponi.

ORPELLO. Volgarmente appellato stagnino, o stagnuolo, cioè stagno battuto in fogli, e tinto di varj colori, con cui s’usa d’ornare i Cerei Pascali. Pezzetti di questo io ho ritrovato più volte in ottimi Libri, postivi quasi per segno, attaccati in guisa alle carte, e cuoprenti lo stampato, che non valse industria alcuna per distaccarli totalmente, rimanendo da’ residui offuscate le lettere, e per conseguenza in que’ siti deformato il Libro, di fatta lebbra, e schifosa scabbia.

ORPIMENTO. Mescolano questo alcuni legatori nella colla da loro adoprata nel legar Libri, supponendolo un valido antidoto contro a’ tarli; se sia tale, lo potranno meglio sapere i Naturalisti; ma, come io dissi altrove, i tarli sono ingegnosi, e sanno entrar ne’ Libri, schifando tutti gl’impedimenti, con cui si pretende di chiuder loro l’adito ne’ medesimi. Oltrediché l’Orpimento comunica alle carte vicine il suo giallo, sminuendo con esso la nitidezza de’ Codici, massime ne’ frontispicj, e ne’ fini. Vedi ASSENZIO.

OTTONE. Vedi BORCHIE, CANTONI, DORATURA. Alcuni antichi faceano legare i lor Libri non solo con borchie, cantoni, scudetti, fibbie o passetti d’ottone, ma ancora li faceano armare e sopra le coperte, e negli orli anteriori di esse con punte lunghe e massiccio dello stesso metallo, come si vede in qualche Manoscritto qui in Padova nella celebre Libreria del Seminario, di modo che pareano piuttosto Arme per combattere, che Codici per istudiare. Legature somiglianti, ora che i Libri stan riposti diritti ed uniti in iscanzìe, rovinerebbero le piane e liscie, de’ Libri vicini; ma allora che si teneano, ognun da sé, coricati su banchi, ciò succedere non poteva.

PASSETTI. Così volgarmente si chiamano certe fibbie che chiudono, stringono, e allacciano i Volumi; si fanno per lo più di ottone, d’argento, e di ferro brunito, si conserva l’uso loro ne’ Libri liturgici; negli altri sono quasi del tutto disusate, perché offenderebbero nell’estraere, e nel rimettere i Libri nelle scanzìe, i lor vicini.

PELLI DI PORCO. Queste sono le più vili che si adoprino per legar Libri, e sono molto usate in Germania; ma gl’ingegnosi Tedeschi han ritrovato da gran tempo la maniera di renderle pregevoli coll’improntar sovr’esse sottili lavori di fiorami, storie, ritratti d’uomini Illustri (benché alle volte anche de’ lor pseudosanti) e che so io; e tutto ciò a forza o di torchio, o di ferro caldo adoprato a mano. Tali coperte nuove, o ben conservate riescono eleganti, ma logorandosi presto a cagione de’ rilievi, divengono deformi e ingratissime alla vista.

PELLI VARIE. Vedi CUOJO. Varie sono le pelli destinate dalla Divina Provvidenza per legar Libri, come di capra, di pecora, di vitello, e fin d’elefante.

PERGAMENE. Vedi MEMBRANA. S’adoperavano dagli antichi per legare i Libri, senza fodera di cartone. Elegante legatura, e più immune da’ tarli, per la minor quantità di colla che con esse adopravasi; si fanno imitare anch’oggi da qualche dilettante di Libri in più d’uno.

PERGAMENE GRASSE. Son da fuggirsi, mentre le coperte de’ Libri con esse lavorate sono sempre sporche, attraendo il loro grasso ed untume a sé, oltre alla polvere, ogni altra immondizia; ed è molto facile che sien visitate ed assaggiate da’ topi.

PESTE. Vedi MACCHIE DELLE PERGAMENE.

PIEGARE DE’ LEGATORI. Gran diligenza dovria usarsi da’ legatori nel piegare massime i Libri di conto; ma succede bene spesso che ciò ingiungano a’ lor garzoni, e così i margini riescono ineguali; e pure i numeri, i titoli, i buchi che restano pel puntar i fogli nel torchio, sono indizj quasi infallibili per poter piegar giusto ed uguale. Il vezzo poi che hanno molti nel piegare, di voltar e premere fortemente i cantoni de’ fogli, è detestabile, rimanendo perpetuamente ne’ Libri i segni di tal piegatura. Conviene anche avvertire se manchi qualche foglio ne’ Libri che piegansi, per poterli supplire prima di legarli; trovandosi pur troppo frequentemente Libri, per altro d’ottima conservazione, mancanti di fogli, non per altro accidente, che per l’oscitanza di chi li legò: come pure osservare le linee che accennano di doversi tagliar mezzi fogli, o carticini; altrimenti, legando a casaccio, come spesso si fa, restano fuor di luogo, comparendo i Libri imperfetti, benché non sien veramente tali: finalmente bisogna schifar di trasporre i fogli; e di piegare con impeto e con troppa fretta, per non lacerarli colla solita stecca d’avorio; come non di rado suole accadere: e volendo poi i legatori coprire questo lor fallo, ricorrono alli stampatori di essi Libri, fingendo d’averli ritrovati mancanti di que’ fogli da lor lacerati; con danno notabile alle volte di essi, che rendono così mancanti i loro esemplari interi.

PIEGARE DE’ LETTORI. Leggitori in gran numero nell’adoprare i Libri vanno piegando o le carte intere, facendone anche apparire fuor d’essi l’estremità, come per ricordarsi di passi notabili, e a lor proposito; ovvero più frequentemente gli angoli superiori e inferiori di essi, con esser perciò cagione che, entrandoci la polvere, si anneriscano, e per le aperture da tai piegature formate entrino i tarli, e insetti di vario genere. Niente poi dico di coloro che nel leggere rivoltano forzatamente tutto il Libro, anche ben legato, per poterlo leggere, al dir loro, più comodamente, facendogli perder la forma, e la buona simmetrìa; mentre ognun vede quanto ciò sia da biasimarsi, e schifarsi.

PIOGGIA. Non sempre questa rispetta le carte e i Libri come rispettò un dì la famosa Lettera da S. Bernardo asciuttamente scritta sotto di essa; o il Breviario recitato da un altro Santo, cadendogli attorno, senza toccarlo; ma spesso o ne’ viaggi, per essere poco riparati, o nelle Librerie, o in altri luoghi entrando con impeto, e cacciata dal vento bagna, offende, e danneggia molti Libri, se non si accorre opportunamente a chiudere le finestre de’ detti Luoghi. In oltre con insidiosi, e per lungo tempo non avvertiti stillicidj li guasta, marcisce, e consuma. A cagione d’uno de’ quali, non moltissimi anni sono, in una celebre Libreria d’Italia restarono marciti in gran quantità preziosi Volumi, tra’ quali le rarissime Pandette Fiorentine impresse in Firenze in III Tomi in foglio dal Torrentino, e altri somiglianti, con gran compassione de’ dilettanti che furono spettatori d’un tale eccidio. La rara Edizione Dousiana de’ Luciliani Frammenti, che era fra gli accennati marciti Codici, fu la cagione della Cominiana più accurata ristampa, adoprandosi con gran dilicatezza e diligenza, mentre affatto pregiudicata dal sito e dallo squallore, si sfarinava, e disfaceasi fra le mani degli stampatori.

POLVERE. Nemica capitale de’ Libri, questa convien tratto tratto astergere dalle teste di essi, stando riposti nelle scanzìe; ma dopo qualche anno è d’uopo sbatterla con violenza fuor de’ medesimi; lo che facendo, e si gittano lontani i semi de’ tarli, e questi già nati e rodenti si uccidono, e così cessa l’odiosissimo loro incominciato lavoro.

POSTILLE. Varj celebri Stampatori, come Aldo e simili, evitarono a tutta lor possa, di metter Postille ne’ margini de’ Libri da essi stampati, e per non alterar la buona simmetrìa delle facciate, e pel pericolo che in legandoli, o rilegandoli, esse Postille si troncassero dagl’ignoranti e poco avveduti legatori; del che non si può dare in tal materia cosa più sciocca. E pur troppo si vedono ottimi Libri o a penna, o a stampa postillati, colle Postille mozzate; le quali un tempo utili e dotte, ad altro, mezzo tagliate non servono, che a deturparli, avvilirli, e renderli odiosi a’ dilettanti.

POVERTÀ. Sotto pretesto di essa alcuni Religiosi legano i loro Libri in maniera sordissima e orribile, adoprando vilissime pergamene, anche scritte, cartoni rozzissimi, e carte di riguardo scritte, o stampate: in oltre, gran quantità di colla e di filo, lo che anzi è contrario alla Povertà, mentre con quella si dà ansa a’ tarli di traforarli, e a’ topi di roderli; laddove la Povertà industriosa insegna a conservare i doni e le limosine de’ fedeli. S. Filippo Neri solea dire: Paupertas semper mihi placuit, sordes numquam. Le Librerie sono come i Palagj della Sapienza, di cui si legge, benché con alto mistico senso: Sapientia ædificavit sibi domum, excidit columnas septem; qual decoro si scorge in Librerie ripiene di così mal rattoppati, e avviliti Libri? Alcuni Santi dicono che la Libreria, dopo la Chiesa, è la cosa più pregevole in un Monistero.

PRIME EDIZIONI. Col nome di queste io qui non intendo solamente quelle degli Antichi Autori fatte da’ primi Stampatori, e tratte da’ Codici MSS. dal 1450 fino al 1500, delle quali chi può ragunar qualche numero, rende al certo più pregevoli le Librerie, mentre contando esse quasi tre secoli, si possono avere in conto di MSS. non avendo in quelle ancora posto mano certi Critici troppo arditi de’ susseguenti tempi. Se ne ammira in Venezia l’insigne e quasi intera Raccolta del Sig. Giuseppe Smith Inglese: e qui in Padova quella del fu Signor Conte Alfonso degli Alvarotti, che dove la morte di lui, per buona sorte, passò a decorare e impreziosire la celebre Libreria del nostro Seminario; non intendo, ripeto, di parlare di queste sole, ma di tutte le Prime Edizioni dell’Opere di valenti e stimati Autori in ogni genere di letteratura, principalmente di quelle da essi nello stamparsi assistite; le quali si riconoscono per lo più dall’epoche apposte in fine delle Dedicatorie, o Lettere a’ Lettori, ovvero da altri indizj. Procurino adunque gl’incettatori de’ buoni Libri di attenersi a queste, come alle più copiose e legittime; mentre le ristampe fattene da certi stampatori per puro negozio, e guadagno, sogliono (e credasi pure anche a me che ne ho fatte molte sperienze) essere tronche in più luoghi, e scorrettissime; quando però anche le ristampe non fossero state assistite, e procurate dagli stessi Autori; lo che varie volte succede; che le accrescono, e le migliorano, come e. gr. fece lo Scaligero nel suo Manilio, che ne fece la seconda, la terza, e forse alcun’altra Edizione, e ciò pur fece il Sigonio nel suo Tito Livio; imitati da moltissimi altri, e in ispecie da mio fratello ne’ suoi Poeti, Catullo, Tibullo, e Properzio. Un esempio solo addurrò per confermare ciò ch’io insinuava; ed è quello del Cristiano Istruito, e del Quaresimale, Opere tanto meritamente stimate del famosissimo Padre Paolo Segneri della Compagnia di Gesù, stampati sontuosamente la prima volta nella Stamperia del Gran Duca di Toscana in Firenze, i quali assistiti, e corretti, nell’imprimersi, dall’accuratissimo loro Autore, riuscirono un miracolo di correzione, di modo che non dovrebbe parere eccedente qualsisia prezzo che per essi chiedessesi: laddove moltissime ristampe fattene da mercenarj stampatori, sono da que’ pregevolissimi Originali affatto degeneranti.

RACCOLTE. Non solo s’usa di far Raccolte di Composizioni per varj motivi, ma dagli economi e avveduti Bibliotecarj se ne fanno di varj piccioli Libri, facendoli insieme legare per meglio e più sicuramente così conservarli. Bisogna però avvertire di farle giudiciosamente, e di argomenti e materie per quanto si possa consimili, e sopra tutto di non miscere sacra profanis, come m’è accaduto spesso di vedere: avvertendo ancora che la forma degli Opuscoli sia eguale, affinché nel tagliar i Volumi con essi formati, non restino alcuni di loro co’ margini malamente mozzati; com’è succeduto ad un rarissimo Esemplare delle Cose Latine del Sanazzaro stampate in foglietto, che per averlo il possessore voluto unire ad Opuscoli in 4 (come si raccoglie da’ numeri scritti nelle facciate) restò orribilmente difformato e tronco.

RAPPEZZARE. Gran diligenza si ricerca nel ben rappezzare gli ottimi Libri in varie guise deteriorati ed offesi. Conviene scegliere carta dello stesso colore, come pure di somigliante tessitura e pasta. Alcuni diligentissimi (che altri chiamerebbe superstiziosi) conservano a tale effetto carte antiche di varj paesi, e di ottimi stampatori, tratte da Libri imperfetti di essi, per valersene a tal’effetto opportunamente. A differenza di quegli sciocchi non ristoratori, ma guastatori de’ Libri, che rappezzano anche quei di gran rarità e prezzo infino con carte scritte, o per lo più grosse, oscure, e vilissime, riempiendole di colla in maniera che poco dopo si lacerano e scavezzano i fogli così duramente e mal rattoppati, tutto ciò s’intende nelle rotture de’ margini. In quelle poi in mezzo allo stampato si adopra e bene, e male certa sottilissima membrana pelle vergine volgarmente appellata; questa unisce le fissure, e non del tutto oscura le lettere, di modo che sotto di essa si possono ancora leggere. Il nostro Lorenzo Tedesco avea una certa sua colla formata di zucchero, e forse di qualch’altro ingrediente, con cui, bagnata colla saliva, fortemente univa in guisa le carte fesse che più non si separavano. Lo che a tutti non riusciva, benché da esso ottenuta l’adoprassero; credo che dipendesse l’intento dal modo ch’ei tenea nell’usarla.

REGISTRARE. Anticamente gli Stampatori mettevano in fine de’ Libri il Registro di essi, per norma de’ legatori, affinché non errassero nel cucirne i fogli. Questo altro non era che una continuata serie delle lettere dell’Alfabeto che si sogliono porre sotto ciascun foglio; il qual finito, si replica, se il Libro è vasto, più e più volte, aggiungendo alle majuscole le minori lettere, così: Aa Aaa Aaaa ec. segnandosi anche spesso i primi fogli con varj altri segni, come *, †, numeri, o che so io? Questa lodevole e utile usanza da molto tempo si è trasandata, come è succeduto, e tutto dì succede, di molte altre de’ savj nostri antenati. Qual maraviglia poi se oggidì molti Libri sieno mal legati, e con fogli trasposti e mal collegati? I diligenti Bibliotecarj non solo registrano i Libri nelle segnature sotto de’ fogli, e ne’ richiami di essi, ma ancor ne’ numeri delle pagine, per assicurarsi del tutto di lor perfezione ed integrità.

REPLICAZIONE DE’ FOGLI. Succede alle volte nel mettere insieme i fogli nelle stamperie per formar con essi le particelle de’ Libri, che in vece di prender un foglio differente, se ne prendano due somiglianti; lo che non avvertito da’ legatori, restano i Volumi imperfetti, cioè mancanti d’un foglio, e ridondanti d’un altro. Ciò mi accadde in un Tomo di Cicerone comentato e stampato da’ Manuzj, e in uno del Tesoro della Lingua Greca d’Errico Stefano venutoci da Norimberga, dove per tal cagione tutto intero il Corpo di esso ritornò.

RIGUARDI. Sono quelle carte bianche che si pongono volanti in principio e in fine de’ Libri: le quali per lo più dagl’ignoranti, e da poco apprezzatosi de’ Libri vengono strappate per valersene in vilissimi, e immondi usi. Si pongono esse per preservare i Libri da varie ingiurie e accidenti, di sporcarli, bagnarli, o lacerarli ne’ primi e negli ultimi fogli, che sono i più esposti a tutto ciò. Molti usano a farne porre in qualche numero, non solo per meglio conservare i Volumi, massime se in cuojo legati, ma altresì per far sovr’esse notandi; e così serbar illesi e netti i margini de’ medesimi. Vedi CUOJO.

SAGRINO. Spezie di cuojo granito durissimo, che si crede pelle di cammello, o di elefante; resiste lungo tempo ad ogni ingiuria; con esso si cuoprono alcuni Officj; ma è soggetto a crepare; si tiene in grande riputazione, e perciò poco si adopra.

SAGRINATO. Pelle ordinaria acconcia a foggia del vero Sagrino, che facilmente si spela, con essa si cuoprono per lo più i Libri liturgici, o di Chiesa.

SAPONE. Legati che sieno i Libri in pergamena, molti legatori hanno il vezzo d’insaponarne le coperte, che così attraggono la polvere, e in altre guise restano intrise e imbrattate, ciò essi fanno per farle divenir lustre. Ma il fregarle con un pezzo di carta fa lo stesso effetto, ed è cosa molto più netta ed elegante, restando così ben asciutte, e senza alcun attraente untume. Alcuni l’adoprano nel lavare i Libri; ma vanamente, o dannosamente; mentre le carte non si possono con esso fregare, e sbattere, come i panni lini; che se ciò si facesse, addio carte!

SCANZÌE. Giudicio ci vuole a ordinare l’altezza, la simmetrìa, e la proporzione di esse, avendo riflesso alle varie forme de’ Libri; avvertendo che l’ultime e le più basse sieno alcun poco discoste dal suolo, per evitare le ingiurie de’ cani, de’ gatti, delle scope, e che so io? Saggiamente sotto dell’ultime si fanno casselloni coperti, che servono come di tavolini per istudiare e scrivere dinanzi a’ Libri opportuni, e per varj altri usi, come per allegarvi i Libri ancora sciolti fin tanto che si dieno a’ legatori; come si vede in questa insigne Libreria di S. Giustina.

SCRIVERE. Vedi FRONTISPICJ. O non si scriva, o si faccia con ogni circospezione, vicino a’ Libri ottimi e aperti, affinché sovr’essi non cada inchiostro: come successe ad un nostro bellissimo Codice del Demetrio Falereo G. e L. comentato da Pier Vettori, sopra il quale certo Letterato che l’ebbe da noi in prestito, versò un calamajo, studiandovi appresso e scrivendovi. Io ho veduto pure un bellissimo Tacito illustrato dal Lipsio, in foglio grande impresso nella Plantiniana, molto qua e là regalato di goccie d’inchiostro da chi forse sel fece servire di tavolino, o guanciale. Se pur alcun voglia scrivere ne’ margini di ottimi e rari Libri, non dovrebbe che cose assai dotte e utili, come Varie Lezioni, Luoghi Paralleli d’altri Autori, acute Note, Traduzioni dal Greco; come si vede in un nostro Codice Greco dell’Antologia in foglio impresso in Basilea, ne’ margini del quale si trovano trecento ventidue Versioni di Greci Epigrammi in altrettanti Latini, inedite, credute da alcuno del celebre Bargeo, scritte con molto bello e intelligibil carattere; come dovrebbe essere quello con cui si scrive ne’ Libri; altrimenti spesso lo Scrittore scrive per sé solamente: se pure egli stesso dopo qualche tempo intenda la sua stessa scrittura; come più d’una volta accade. Ciò si vede in un Orazio Aldino appresso di noi tutto postiliato, (per quanto si vede, da dotto uomo; mentre gli scioli incominciano spesso, ma dopo alcune facciate, cessano dall’increscevol lavoro) di carattere però così scomposto, e difficile, che riescono tali postille del tutto inutili, e soltanto difformanti il Volume. Le dotte e belle scritture rendono più pregevoli i Libri, laddove le inette ed oscure li avviliscono, e screditano. Migliore nondimeno è il ripiego di coloro che tutto ciò fanno nelle carte bianche anteriori e posteriori, mentre così viene a conservarsi nitido e decoroso l’aspetto de’ buoni Libri.

SEGNATURE. Vedi REGISTRARE. Spesso si fallano nello stamparsi ne’ fogli de’ Libri; onde prima di giudicarne per ciò alcuno imperfetto, si consultino i numeri, e i richiami de’ fogli stessi.

SEGNALI, o SEGNI. Vedi FIORI, FOGLIE, ORPELLO. Uso tritissimo de’ Leggitori nel chiudere i Libri è di mettere un segno (che alcuni dicono anche segnale o segnacolo) dove da essi si terminò la lettura, per poterla ripigliare e continuare opportunamente. Questi alle volte per varj motivi si moltiplicano in guisa, che appariscono i Volumi quasi inghirlandati con essi, come io ne vidi una gran quantità in celebre Biblioteca, per memoria, dopo d’essersi registrati, di dover accomodare certi difetti, in ciò fare, osservati, ma con tutto comodo e per lungo tempo. E non si accorgono questi tali che ciò è un adescamento mirabile alle mosche, a’ tarli, e ad altri insetti per imbrattare e rodere in que’ siti allargati, i Libri? Questi segni sono per lo più di carta: ma che diremo di coloro che li fanno di cartone, di legno, di aghi, di drappo, e che so io? Curiosa cosa è quella che si racconta del celeberrimo Pubblico Bibliotecario Magliabecchi di Firenze, per natura non poco stoico, e sordido, il quale leggendo alle volte anche a mensa, nel voler segnare alcun passo per lui opportuno, non avendo altra materia, si valea delle sardelle salate innanzi a lui apposte. Uso plausibile ed elegante è quello che in oggi da molti vien praticato, da far riporre ne’ Libri una cordellina di seta attaccata al capitello del Libro, trasponendola qua e là secondo la continuazione del leggere.

SEVO. Vedi OLIO.

SITO, o SQUALLORE. Stando lungo tempo i Libri rinserrati in luoghi terreni, umidi, nitrosi, e di malo odore, contraggono molti difetti, come salsedine, muffa, macchie rossigne ec., cose che fanno indebolire, marcire, e sfarinare infin le carte più consistenti; tutto ciò i Latini chiamarono Situm et squallorem. Per tal cagione, non molti anni sono, andarono a male in certa casa Nobile di Padova molti preziosi Volumi, fra’ quali ancor la rarissima e preziosissima Bibbia Complutense del celebre Cardinale Ximenes in molti tomi in foglio.

SOLE. Vedi INARCARE. Offende le coperte de’ Libri, se non ne vengano riparati; inarcandosi, e raggrinzandosi senza rimedio.

SORCI. Vedi GATTI. LIBRERIE. Gran nemici de’ Libri. Temendone il Petrarca, accarezzava la sua famosa, e co’ versi celebrata Gatta, che imbalsamata ancor si vede nella casa da esso abitata in Arquà, villa ne’ colli Euganei. Assai curiosa burla fecero i sorci una notte al nostro Comino. Il giorno innanzi avea egli riposti in iscanzìa di sua bottega tre Corpi dell’Opere di Ovidio divise in tre tometti in 12 della recension Burmanniana, impresse in Ollanda, portatigli dal legatore di fresco ben legati in pergamena. Tutti nove i Volumi furono in una sola notte nelle coperte rovinati da’ topi; avendo voluto far pruova qual d’esse riusciva la più gustosa al palato. Converrà per tanto che i Bibliotecarj si forniscano di quegli antidoti che la natura, e l’arte hanno inventati contra di essi.

SPRUZZI. Vedi COLORE.

STAMPATORI CELEBRI. Gli amatori de’ buoni Libri debbono conoscerli tamquam ungues digitosque suos. Il Chiarissimo Gio. Alberto Fabricio in fine del Tomo I della sua Biblioteca Latina ne tesse un lungo Catalogo; ma siccome molti di quelli in Italia son poco noti, così io, traendoli per lo più da esso, ne registrerò qui i più da noi conosciuti, per i loro cognomi posti per via d’alfabeto, pronunziandone alcuni nel numero plurale, perché varj discendenti dal primo, seguirono ad illustrare l’Arte Tipografica; lasciando per altro di annoverare gli antichissimi, benemeriti essi pure per avere copiati immediatamente i Codici MSS. Sono adunque per lo più: Ascensio, Asolano, Basa, Bellero, Blaew, Bombergio, Cesio, Cholino, Chovet, Colinéo, Commelino, Cramoisy, Cratandro, Crispino, Doleto, ab Egmond, Elzevirj, Episcopio, Frellonio, Frisio, Fritsch, Frobenj, Froscovero, Gimnico, Gioliti, Giunti, Goltzio, Griffj, Hackj, Hervagio, Jansonj, Isingrino, Juvene, Maire, Manuzj, Memmio, Milangio, Morelli, Moreti, Nivellio, Nuzio, Oporino, Patissonj, Perna, Petri, ad insigne Pinus, cioè Anonymus Augustæ Vindelicorum, Plantino, Quentelio, Rafelengio, Rielio, Rovillio, Seldoniano Teatro in Oxfort, Stefani, Tiletano, Torrentino, Tornesj, Turnebo, Vascosano, de Vogel, Wecheli, e Wecheliani Eredi, Wetstenj, Winter. Ce ne sono varj anche a’ giorni nostri in Italia che meriterebbero d’essere nominati con lode; come in Bergamo, Bologna, Brescia, Firenze, Lucca, Napoli, Padova, Roma, Torino, Venezia, Verona ec. specialmente per certe celebri Opere da essi accuratamente pubblicate; ma ciò più opportunamente faranno i nostri posteri.

STENDER FOGLI. Vedi LAVARE.

STRETTEZZA DE’ LIBRI. Utilissima cosa è il tener ben fissi e stretti i Libri nelle scanzìe, affinché non s’inarchino le coperte, e i Libri non perdano la lor buona forma; restano così anche difesi dalla polvere, e da varj insetti; traendone alcuno fuor d’esse per usarlo, se ne sostituisca un altro della stessa mole in sua vece.

STREVI. Vedi LEGARE. Così si chiamano volgarmente da’ legatori quelle picciole striscie di pelle, spaghi, o cordicelle alle quali si attaccano i fogli nel cucire i Libri. I nostri antichi li usavan doppj e per lo più di forma piana e quadrata, e riuscivano vaghi e fortissimi; non debbono essere di pelle colorata, ma naturale: altrimenti, inumidendosi, comunicano il colore a’ margini interiori de’ Libri.

STRINGHE. Vedi CORDELLE.

TABACCO. Erba usatissima a’ nostri tempi, benché sordida, e bene spesso sporcante le vesti; e massime i Libri con macchie indelebili. Confesso il vero, e in ciò la mia debolezza, io ho sempre temuto che i nostri Libri fossero danneggiati da’ cani, e da’ tabacchisti; quando i primi entrano nella Libreria, e gli altri ne aprono, e maneggiano i Libri, principalmente stampati in carta distinta, rari, e legati con eleganza.

TAGLIARE, O TONDERE. Vedi MARGINI. Tagliare i margini de’ Libri poco e diritto, è solo de’ diligenti legatori; ne’ Libri nuovi ciò per lo più dipende dall’averli prima giustamente piegati. Un Macrobio Cominiano in carta turchina malamente piegato, e perciò pessimamente tonduto, fu da me fatto pagare dal legatore. Molti impazienti Leggitori, e poco apprezzatori de’ Libri tagliano i fogli chiusi ed interi de’ Libri legati alla rustica, o in cartone, con così mala grazia, e senza adoprare affilato coltello, che ne rovinano bruttamente i margini, adoprando per ciò o le dita, o grossa stecca, o altro poco atto stromento.

TARLI. I tarli, cioè i loro perforamenti, quando sono interlineari, come si veggono per lo più; schifando essi a tutto loro potere l’amarezza dell’inchiostro tipografico; riescono accomodabili da’ più pazienti e diligenti amatori de’ Libri, come era il Signor Abate Verdani, che tanti ne ajustò: ma quelli che intaccano lo stampato, (de’ quali pur accade d’osservare) sono del tutto irremediabili.

TAVOLE. Queste erano adoperate frequentemente nel legar Libri da’ nostri antichi, o tutte, o in parte fornite di cuojo, armate di borchie, o punte, di cantoni, di passetti e scudetti; ma col tempo tarlandosi, era cagione che gli stessi Libri soggiacessero alla perforazione de’ tarli. Ora più sottili si adoprano ne’ soli Libri liturgici, o di Chiesa, come Messali, Corali, Breviarj, ec. In Germania principalmente se ne usarono, e forse ancora se n’usano, di grossissime, coperte di pelle di porco variamente improntate.

TEDESCO, LORENZO. Questi in Padova fu un eccellente legatore d’ogni maniera di Libri, pel corso di molti anni. Gran quantità a noi ne legò, e quasi tutti i Cominiani in Carta Romana, o Turchina, in cuojo, o in purissime pergamene, con carte dorate. Protestava egli più volte d’aver non poco approfittato nel suo mestiere per varie nostre avvertenze. Morì poco fa quasi improvvisamente, lasciando un buon allievo dell’arte sua. Prima di lui fu pure in Padova un altro Tedesco perito legatore per nome Matteo, che ci legò molti Libri, e tra gli altri il S. Gaudenzio con gran distinzione, e innanzi ad ambedue ci fu un Padovano per nome Ermenegildo Ambrosini, il quale a niuno cedeva in fortezza di braccio nel battere i Libri, e nel fortemente e decorosamente legarli; di questo pur molto ci siamo serviti.

TIPOGRAFICA ARTE. L’Invenzione di essa accaduta circa gli anni di Cristo 1450 o poco dopo, in Magonza, com’è la più comune opinione, fu veramente cosa affatto mirabile. Nondimeno adhuc sub judice lis est, se maggiori utilità, o danni siansi da essa agli uomini cagionati. Daremo qui una sorta ad alcune di quelle, e di questi. Primieramente conserva, colla facile moltiplicazione degli Esemplari, l’Opere de’ buoni Autori in maniera, che non ci è più pericolo che si perdano, come infinite se ne son perdute a cagione de’ pochissimi MSS. che di esse si fecero, e farsi poteano, e per la spesa, e pel lungo tempo che in essi si ricercava. Si provvede a’ poveri studenti col somministrar loro a discreto prezzo i necessarj Libri: a’ benestanti si facilita lo studio colle belle unioni che si son fatte, e si fanno, delle varie Versioni della Scrittura, colle Poliglotte, colle Raccolte de’ Concilj, de’ Padri, de’ Critici Sacri, delle Leggi, de’ Medici, degli Storici, de’ Poeti, e simili: si hanno gli Autori Greci colle lor buone traduzioni Latine a canto; i Latini colle Italiane, e d’altre lingue ancora: ajuta la Chiesa co’ Libri liturgici incessantemente impressi colla tanto utile, e comoda distinzione del rosso inchiostro e del nero: promuove la devozione de’ Fedeli con ottimi Libri ascetici; la divulgazione de’ dogmi necessarj, e la promulgazion del Vangelo, co’ catechismi: ajuta le arti colle istruzioni; acuisce in somma gl’intelletti con tutte le scienze; e procura di perfezionare la memoria colle storie, cronologie ec. e la volontà co’ Libri insinuanti i buoni costumi, e ciò quanto al Sacro e al Morale. Quanto poi al Politico e all’Economico: Illustra le Città, e le intere Provincie dove accuratamente viene esercitata: ajuta gli Autori a pubblicar l’Opere loro, rendendoli presto celebri dapertutto: riempie in pochi anni le Librerie pubbliche, e private di ottimi Libri: sparge con somma facilità le nuove in qualunque genere per tutte le parti del Mondo: arricchisce gli stampatori, e i libraj, i padroni delle cartiere, e i venditori delle carte, facendo così utilmente impiegare una infinita quantità di straccj che andrebbero a male: impiega e provvede gli scrittori, o copiatori, i correttori delle stampe, i Bibliotecarj, gl’intagliatori, e i fonditori, o gittatori, de’ caratteri, e bronzi, i disegnatori, o pittori, gl’intagliatori nel rame, e nel legno, e gl’impressori nel primo, i componitori, i torcolieri, ed altri operaj nelle stamperie, librerie, e cartiere; impiega spesso i falegnami, i fabbri, i tornitori, i tagliapietra, i manipolatori dell’inchiostro, i battiloro, i legatori de’ Libri. Promuove lo spaccio del piombo, dello stagno, dell’antimonio, della marchesetta, del bronzo, dell’acciajo, del ferro, del rame (non però dell’argento, come alcuni troppo semplici hanno scritto, e creduto) dell’oro battuto, del bosso, delle pelli, della lana, delle setole, delle spugne, de’ panni, de’ zendadi, delle pergamene, del negro fummo, del cinabro, e di varj altri colori, della vernice, dell’olio di lino, e di oliva, delle legna, della cenere, e che so io? Di modo che pare che, siccome Dio creò l’uomo dopo d’aver l’altre cose create, affinché subito come, dopo di lui, di tutt’esse Signore, lo assistessero, il servissero, e l’ajutassero; così abbia tardato tanto a far comparire al Mondo questa quasi di tutte l’altre Regina, nobilissima Arte, affinché dalla maggior parte di esse, già stabilite, e perfezionate, fosse assistita, ajutata, e servita ne’ suoi bisogni. Ora io accennerò alcuni de’ danni che pajono apportati agli uomini dall’Arte Tipografica; o, dirò meglio, da chi ingratamente l’abusa; in quella guisa appunto che i funesti incendj debbonsi piuttosto attribuire agl’inconsiderati custodi del fuoco, che ad esso, donatoci dal suo Facitore per ajuto, consolazione, e ristoro. Per mezzo di lei adunque viene introdotta l’empietà, e l’eresia, a cagione de’ Libri qua e là divulgati che le contengono e insegnano: insinuata la disonestà, e gli amori profani per via di molti altri, osceni e lubrici, in verso ed in prosa: fomentata la vanità, la curiosità, e l’oziosità co’ Romanzi, colle Novelle, Storie ideali, e galanti: introdotto il Pirronismo, o sia incertezza di tutte le cose, per le troppo varie opinioni intorno ad esse: nutrita l’infingardaggine, col porgere troppi ajuti negli studj, senza lasciar luogo agl’ingegni d’esercitarsi nell’inventare: cagionata la perdita d’interi patrimonj, collo stamparsi Libri inutili, e di grande spesa, che ingombrano le botteghe ed i magazzini del tutto inutilmente, per colpa alle volte di capricciosi uomini che li suggeriscono come ottimi a poveri ed ignoranti stampatori; che avrebber bisogno del bello e raro miracolo che pura carta e bianca li facesse ritornare, da impiegarsi in Libri migliori: arrecata confusione alle umane menti per l’eccessiva moltiplicità de’ Libri, non sapendosi omai a quali più appigliarsi: vengono oppressi i non molti buoni Libri (in paragone) da infiniti cattivi ed inutili: e resa sfrenata l’adulazione colle Poetiche continue Composizioni, e indeficienti Raccolte per ogni leggier motivo, ec. ec. Ma tutte queste cose, che pajono veramente dannose, vengono compensate, a parer mio, a dismisura dalle utilità di sopra accennate; tanto più che quelle sono pubbliche, e da tutti approvate: e le più perniciose fra queste si fanno furtivamente, e perciò più di rado, vegliando molti occhi per impedirle; e tutte, per lo più, l’altre vengono da’ buoni e giudiciosi biasimate, e bersagliate. Tanto poi è vero che una tale Invenzione fu buona, che subito si vide partecipar della qualità del Bene, di cui si dice essere diffusivum sui, essendosi in pochissimo tempo propagata in tutta l’Europa, avendo posto il piede anche nella stessa Costantinopoli, dove, quantunque i Turchi non l’usino, seguendo a scrivere i loro Libri, pure ivi si sono stampati de’ Libri Ebraici, da me veduti. Nell’Armenia non si stampa, ma certi pii e dotti Monaci Armeni venuti in Venezia, a’ quali è stata assegnata per abitazione l’Isoletta di S. Lazzaro, fanno colà stampare molti buoni Libri nel loro idioma con gran pulitezza, e diligenza, e squisitamente legati li mandano in Armenia, dove sono ricevuti come tesori, per la bellezza, novità ed utilità di essi. Fra gli altri io vidi una Sacra Scrittura in quarto, tanto ben’impressa ed ornata con fregi, finali, iniziali, e figure, che mi fece maravigliare. Ultimamente passò altresì nell’America, cioè nel Messico, possedendo ancor noi un Libro ivi stampato; per rarità, registrato nella II Appendice della nostra Libreria. L’artificio di stampare che si trova nella Cina, assai più antico del nostro, è da esso differentissimo. S’intagliano le Lettere Cinesi in lunghe tavolette cogl’interstizj fra le molte pagine in esse incise: poscia con certo loro particolare inchiostro s’imprimono o colle mani, o con qualche a ciò adattato strumento, su certe carte, o tele cartate, sottilissime, che pajon di seta, e di bambagia tessute, della lunghezza delle tavolette; le quali si piegano a suoli, a guisa delle pezze de’ panni, o d’altri drappi: e, perché non hanno mai appresa l’industria di stampare al rovescio, piegando i fogli, restano gl’interiori delle carte (che non si tagliano, ma si lascian doppie) affatto vuoti di lettere, e bianchi. Nella Classense Libreria in Ravenna io vidi certe Vite de’ Santi scritte o dal Ribadeneira, o dal Villiegas tradotte in Cinese e nella Cina stampate, come cosa rara. Bisogna che i Cinesi tengano in gran riputazione i lor Libri, mentre pochissimi ne capitano in Europa; laddove tante altre lor merci vi si veggono, come e. gr. chicchere per bere il Caffè. Di quelle tavolette hanno una quantità prodigiosa, mentre in esse sono intagliati moltissimi Libri; gli occorrenti esemplari de’ quali impressi che abbiano, le ripongono in magazzini una sovra l’altra, a guisa delle tavole de’ nostri fornaj; per adoprarle opportunamente altre volte, finito che abbiano d’esitare le copie de’ Libri con esse già stampate, e in ciò pajon più scaltri di noi, che arrischiamo spesa tanto grande in carta, e in lavoratori sì nelle stampe, come nelle ristampe de’ Libri, benché l’ingombro e l’imbarazzo sia quasi lo stesso; appresso di noi, de’ colli: appresso di loro, delle tavole. Se una tal’Arte sia stata introdotta nell’Affrica, a me non è noto, e molto ne dubito. Da tutte le condizioni di persone è stata ben accolta. Chi la esercita, o assiste con gran diligenza, benché non divenga per lo più molto ricco, (avverandosi anche in ciò il proverbio tritissimo, che presto, e bene non si conviene, e il festina lentè, del celebre Aldo Manuzio) ad ogni modo acquista appresso gl’intendenti un nome immortale, che, al dire della Scrittura, è migliore di molte ricchezze, melius est nomen bonum, quam divitiæ multæ; e a costui si possono adattare alcuni altri detti di essa, benché espressi ad altro proposito: Diligens typographus in benedictione erit; ab auditione mala (a cui sono del continuo soggetti i negligenti) non timebit: & melius est modicum illi, super divitias negligentium multas.

TITOLI. I titoli de’ Libri, che i nostri antichi scrivevano su le schiene di essi, per lo più, con grosse lettere, dall’alto al basso, riuscivano incomodi, convenendo torcer il collo per leggerli. Ora si scrivono più ragionevolmente in alto, poco sotto al capitello, da sinistra a destra. Gli antichi, o mal fatti, si cancellano coll’acqua forte, insieme co’ numeri, lettere ec. Alcuni affatto gli ommettono, per non dar ansa a’ ladri di rubar i Libri. Ciò però da altri non viene approvato; parendo così come morte le Librerie a chi entra in esse per trar saggio di lor ricchezza, scelta, e preziosità. In oltre i possessori di esse privano se stessi del letterario piacere che potrebbero avere nell’andarne spesso rileggendo i titoli, e nel rinfrescar la memoria de’ Libri in esse conservati, per valersene alle occasioni o per sé, o per li ricorrenti studiosi: i quali pure restano defraudati dell’utilità che riceverebbero in far cognizione e pratica di buoni Libri nell’andarle scorrendo; potendosi alle volte suscitar nelle lor menti di belle idee per illustrare qualche utilissimo argomento, o materia, a cagione de’ Libri allora da essi osservati, e per innanzi a loro del tutto incogniti, i quali verrebbero letti perciò con profitto notabile della Letteraria Repubblica. Finalmente, siccome moltissimi Libri per lunga stagione sogliono giacersi nelle Librerie per far numero, e soltanto mostra di sé, non ostante che sieno indicati da’ loro titoli; tanto più inutili rimarranno in tali Librerie spogliati di essi. I titoli poi convien farli sugosi, e precisamente indicanti lo scopo dell’Opera; il che non è per tutti, ma solo per chi ne ha ben conceputo l’idea. Debbono in oltre essere dritti, ben formati, e scritti; essendo cosa assai strana veder Libri preziosi, rari, e nobilmente legati, con titoli scritti di carattere incondito, e barbaro, ovvero con cartelli di lettere goffissime, e spesso fallate; bonum enim, ex integra caussa; malum, ex quocumque delectu. Vedi CARTELLI, FURTI, LIBRERIE.

TITOLI BURLEVOLI. Nella Libreria de’ PP. Cappuccini di Bergamo, lasciata loro in deposito, da cento forse e più anni, da un Muzio affine di darla a’ Gesuiti, ogni qualvolta fossero ricevuti di permanenza in quella Città, in un angolo di essa osservai un Libro iscritto: Libro per i curiosi. Pensando io tra me stesso che Libro questo esser potesse, sapendo esservene di materie assai strane, e bizzarre, lo trassi dal suo ripostiglio, e m’accorsi essere un pezzo di legno formato a somiglianza d’una schiena d’un Libro in foglio, della estensione di cui non era capace quell’angolo. Di ciò s’accorse il P. Bibliotecario, e mostrò dispiacere di tal burla toccata a me; ma io risi, dicendo che ben mi stava, essendo io appunto in tal materia nel numero de’ più curiosi. Io ho conosciuto un certo Ecclesiastico, per altro studioso ed erudito, che avea varie scanzìe piene non di Libri, ma di cartoni di essi colle loro iscrizioni: come pure un legatore di Libri, che traendo a molti intatte le coperte di cartone colle loro iscrizioni, per legarli più nobilmente in varie maniere, e mettendo queste ordinatamente attorno alla sua bottega, con esse fa credito di buon Librajo; e venendo voglia ad alcuno di vedere gli apparenti Volumi, si esime sempre dal mostrarglieli con qualche colorata scusa, o d’essere già venduti, o d’averne contratto con altri, o che so io?

TITOLI FALSI. Alcuni ignoranti legatori, o libraj volendo far di testa i titoli a’ Libri loro, prendono di grossi granchj.

TRAMONTANA. Questa è dannosissima alle Librerie. Un esempio compassionevole si è di ciò veduto qui in Padova nella buona e copiosa Libreria de’ nostri PP. Carmelitani Scalzi, nella quale, benché difesa da essa con grossissimo muro, penetrando, danneggiò gran quantità d’ottimi Libri; al qual’infortunio non s’è neppure abbastanza ancor rimediato col foderare il suddetto muro di massiccie tavole di larice. In altra Città pure, un’abbondante e sceltissima Libreria restò così danneggiata dalla Tramontana, che convenne altresì ripararne le mura con grosse tavole dello stesso legno; e nondimeno si segue sempre a risentirne il danno, coll’annerirsi i Libri; cosicché in quella parte alla Tramontana soggetta si collocano i Libri più comuni, ordinarj, e di poco valore.

TRASCRIVERE. Occorrendo di copiare un qualche passo alquanto lungo da’ Libri, o per sé, o per altri, copiato che sia, conviene incontrarlo, per assicurarsi di sua integrità; mentre l’occhio facilmente scorre da una parola simile poco distante, ad un’altra; ciò che succede frequentissimamente a’ compositori de’ caratteri nelle stamperie, che per tal cagione lasciano fuori e parole, e periodi interi degli Originali che copiano, chiamando essi tai falli col nome di pesci, alludendo forse al proverbio di prendere un granchio, cioè una cosa per l’altra, Chi vuol far ciò facilmente, e più sicuramente, prenda seco a tal confronto un amico. Così nelle stamperie si rilevano questi sbagli col leggere i caratteri già composti, mentre un altro ascolta cogli Originali sotto degli occhj.

TRASPOSIZIONE DE’ FOGLI. Accade alle volte che certi curiosi prendano in mano fogli de’ Libri che attualmente si stanno cucendo da’ legatori; i quali poi riposti fuor d’ordine, così ancora sieno inseriti ne’ Libri; o sia che per altro accidente ciò accada, come nel malamente registrarli, o piegarli; certo è che in molti Libri s’incontrano fogli trasposti, e mal collocati, cosa disgustosa a’ leggitori di buon gusto, e non così facile a ben rimediarsi. Per colpa ancora degl’imperiti, o negligenti legatori si trovano spesso mezzi fogli, o carticini fuor di luogo, benché ci sieno le solite tipografiche linee per indizio di doverli tagliare, e riporre a’ loro siti. Vedi CARTICINI.

TURCHINA CARTA. Tasso, Bernardo, Libri II Inni, Selva, Egloghe, Elegie 8 Ven. per Gio. Antonio da Sabio 1534 è il più antico Libro ch’io abbia veduto impresso in carta Turchina, o piuttosto cinericia. Antico costume è stato appresso varj Stampatori d’imprimere alcuni esemplari di qualche lor Libro in tal carta. Si crede da parecchj essere succeduto ciò per istanza d’alcuni imperfetti di vista, e massime per dilatazion di pupilla, mentre disgregandola il bianco colore, questo l’unisca e conforti. Ma siccome ciò si otterrebbe assai meglio pel color verde, come si vede negli Orefici che per tal’effetto adoperano lo smeraldo, si potrebbe ricercar da più d’uno perché piuttosto non siasi adoprata, e non si adopri appunto perciò carta di color verde. Rispondesi; non usarsi nelle Cartiere altra carta che bianca, e turchina, che si fa cogli straccj di tele tinte d’un tal colore col guado, (Lat. Glastum) erba che conserva il colore turchino, con cui si tingono molte tele usate dalle donne, e da varj bottegaj ne’ lor grembiuli, e che so io; il colore degli straccj delle quali tele resiste al grave e lungo pestìo nell’acque delle Cartiere, quantunque alquanto si dilavi, e ismarriscasi: laddove altre tele, almeno in abbondanza per poter far carta, d’altro colore col guado non s’usa a tignere; e senza guado omnino evanesceret. Curiosa fu l’opinione di chi asserir volle che una volta per iscarsezza di bianca carta, la turchina usurpassesi. Se ciò vero fosse, moltissimi si troverebbero Libri in somigliante carta stampati; laddove, essendo rari, come suol dirsi, a guisa delle bianche mosche, convien conchiudere, che sempre se ne sieno impressi pochissimi o per rarità, o per bizzarra, o per comodo, e istanza di qualche particolare. Per conferma di ciò; nella insigne Libreria di questo Seminario, dove saranno circa ventimila Volumi, un solo se ne vede in carta turchina; ed è il Petrarca col Gesualdo in 4. Si possono per tanto chiamare tali Libri Bibliothecarum Cimelia. Noi nella Cominiana, imitando gli antichi, abbiamo fatti imprimere di varj Autori qualche esemplare in tal carta; che volesse Iddio si trovasse ora così fina ed elegante come era quella adoperata dal Giolito, e come è quella con cui gli Ollandesi involgono i lor finissimi fili (appresso i quali qui non si sa che s’usi con essa a stamparsi Libri) che riuscirebbero più graditi e plausibili: mentre qui una tal carta si lavora con gran negligenza, e di tele ordinarissime; potendosi appena da una intera risma trarre pochi quinterni di tollerabile per la stampa. Alcuno potrebbe stupirsi perché tali libri si vendan notabilmente più cari dei comuni, quando anzi la sostanza della carta di essi pare più inferiore e più vile. Ma il prezzo non vien dalla materia, ma dalla rarità, o, dirò meglio, singolarità di essi. Mi ricordo d’aver vedute in Venezia certe Sedie di paglia lavorate in Londra, il di cui valore intrinseco non eccedeva cinque lire Veneziane, e pure per esser uniche, furono vendute una lira sterlina per ciascheduna. Una rapa notabilmente sorpassante l’ordinaria grandezza dell’altre fu ricompensata da Francesco I Re di Francia con molto danaro; conservandola involta in nobil panno di seta sovra un suo tavolino; benché a tal ricompensa fosse egli eccitato da qualche altro motivo, cioè di gratitudine in lui, e di buon cuore, e semplicità nel povero donatore.

VARIE LEZIONI. Vedi LEZIONI VARIE, SCRIVERE, POSTILLE. Gli eruditi Oltramontani ne fanno tanto conto, che ne’ Cataloghi de’ loro Libri le accennano come circostanza che accresce il prezzo di essi. Diversi Libri ho io veduti corredati di Varie Lezioni, e Note scritte a mano degli eruditi Scioppio e Singlitico; e alcuni ne possediamo.

VELLUTO. Vedi FELPA.

VENDITORI DI FORMAGGIO, e DI SALUMI. Debbono visitarsi spesso dagli amatori de’ Libri, mentre del continuo ne comperano e di stampati, e di manoscritti, per involgere le loro merci. Poggio Fiorentino ebbe la gran fortuna di ritrovare appresso uno de’ secondi, in Francia le Istituzioni Oratorie di Quintiliano, benché molto malconcie, e le portò a Roma, dove furono la prima volta da Francesco Campano pubblicate nel 1470 in foglio.

VINO. Ci sono alcuni che facendo professione di dilettarsi più di rare sorte di Vini, che di Libri, benché non del tutto ignoranti, e privi di essi, per mostrar disprezzo de’ molto più studiosi di loro, tenendo fiaschi pieni, dietro ad alcune scanzìe, invitanli alle volte a veder la lor Libreria, e fingendo di trarre da essa alcun rarissimo Libro, ne traggon fiaschi e bottiglie di preziosi liquori: ma un di costoro pagò poco fa il fio di tal lepidezza e canzonatura, mentre versandosene uno in ciò fare, macchiò bruttamente un’intera scanzìa d’ottimi Libri sottoposta a quella de’ fiaschi, con macchie indelebili: e così come dir si suol per proverbio, la biscia beccò il ciarlatano.

VITELLO. Vedi CUOJO. Le pelli di quei d’Ollanda, ben colà acconcj e preparati, riescono venustissime per legar Libri; ma, al solito di tutte l’altre pelli, si sfregiano, e sperano agevolmente.

UMIDO. Perniciosissimo a’ Libri, massime se sia nitroso, e salso; principalmente agli stampati in carte deboli e floscie, come sono molte di Germania, tarlandosi in modo affatto miserabile.

UNGUENTI. I poco apprezzatori de’ Libri mescolano fra essi, vasetti d’olj, e d’unguenti, i quali poscia facilmente versandosi, gl’imbrattano orribilmente, e irremediabilmente.

VOLTE DELLE PERGAMENE. Uso antico, imitato spesso ancor da’ moderni, è quello di far le volte alle pergamene, o semplici, o foderate con cartoni; a’ quali ancora si fanno, quando si legano con essi alla rustica i Volumi; è cosa utile, e difende i Libri dall’incartocciare i margini superiori, e inferiori.