Gaspara Stampa – Oimè, le notti mie colme di gioia,

Oimè, le notti mie colme di gioia,
i dì tranquilli, e la serena vita,
come mi tolse amara dipartita,
e converse il mio stato tutto in noia!
E, perché temo ancor (che più m’annoia)
che la memoria mia sia dipartita
da quel conte crudel che m’ha ferita,
che mi resta altro omai, se non ch’io moia?
E vo’ morir, ché rimirar d’altrui
quel che fu mio quest’occhi non potranno,
perché mirar non sanno altri che lui.
Prendano essempio l’altre che verranno
a non mandar tant’oltre i disir sui,
che ritrar non si possan da l’inganno.