Gaspara Stampa – Voi, voci, voi, sospir, voi le tempeste

Voi, voci, voi, sospir, voi le tempeste
sète, voi sète i graziosi venti,
che dimostrate poi sì dolce il porto,
quando il sol arde e quando ardon le stelle;
voi sète la sicura e dritta via,
che ci guidate de’ diletti al mare.
Qual d’eloquenzia fia sì largo mare,
e sì scarco di nubi e di tempeste,
che possa dir senza arrestar fra via,
mentre stan quete le procelle e i venti,
la gioia che mi dan le mie due stelle,
or c’hanno il mio signor ridotto in porto?
Dolce sicuro e grazioso porto,
che del mio pianto l’infinito mare
m’hai acquetato al raggio de le stelle,
ch’ovunque splendon fugan le tempeste,
sì ch’io non posso più temer ch’i venti
turbin sì cara e dilettosa via!
Menami, Amor, omai per questa via,
fin che quest’alma giunga a l’altro porto,
ch’io non vo’ navigar con altri venti,
né di questo cercar più largo mare,
né nel viaggio mio vo’ ch’altre stelle
mi sieno scorte, e sgombrin le tempeste.
Aspre tempeste ed importuni venti
non m’impediran più del mar la via,
or che le stelle mie m’han mostro il porto.