Giacomino Pugliese, Donna, per vostro amore

Donna, per vostro amore
[ora] trovo
e rinovo
mi’ coragio,
chè tant’agio
dimorato
e dot[t]ato,
stato muto
ritenuto
[ . . ]
[ . . ]
Per biasmo e per pavore
de la gente
già neiente
non mi lasso
e non casso
li miei versi,
li diversi
rime dire.
Voglio avire
consolanza
‘n allegransa,
stando for di rancore.
Ben for di pena,
aulente lena,
poi [che] m’avete,
or mi tenete,
s’i’ò sol[l]azo
[e] versi fazo
per voi, [o] bionda,
oc[c]chi giuconda,
che m’avete priso;
or m’abraza
a tuo’ braza,
amorosa
dubitosa.
Co lo dolze riso
conquiso – voi m’avete, fin amore:
vostro sono leale servidore,
voi siete la mia donna a tut[t]ore,
aulente rosa col fresco colore,
che ‘nfra l’altre ben mi pare la fiore.
Di belleze e d’adorneze
e di bello portamento
vostra par non ò trovata;
però a voi m’apresento.
A tale convente
sto caribo
ben distribo;
[ . . . ]
[ . . . ]
de le maldicente;
con talento
lo stormento
v[o] sonando
e cantando,
blondetta piagente.
Voi siete mia spera,
dolce ciera;
sì perera,
se non fosse lo conforto,
che mi donaste in diporto;
chè mi disperera,
ma[l] vedera
si guer[r]era
ma[i] voi siete, fior de l’orto,
per li mai parlieri a torto.
Rosa fresca, – già non ti ‘ncresca
s’io canto ed ispello;
a tut[t]’ore – per vostro amore
[eo] sono novello;
mentre vivo – a voi [cattivo]
non sono rubello.
La feruta non muta de’ sguardi;
ancora gli mi mandate tardi,
passa[no] balestri turchi e sardi;
sì m’ànno feruto i vostri sguardi.
Tut[t]o ‘ncendo – pur vegendo;
fina donna, a voi m’arendo.
Rendomi in vostra balìa,
voi siete la donna mia,
fontana di cortesia,
per cui tut[t]a gioi si ‘nvia.
Reina d’adorneze
e donna se’ di ‘nsegnamento;
la vostra [gran] belleze
messo m’à in ismagamento;
donami allegreze,
chiarita in viso più c’argento.
Ben sono morto
e male corto,
se me sconforto,
fiore de l’orto.