Giacomo Leopardi – Virtù indiana

Interlocutori
Muhamed
Imperatore del Mogol.
Amet–Schah
Figlio di Muhamed.
Nizam
Vicerè di Golgonda.
Zarak
Confidente di Muhamed.
Osnam
Confidente di Amet–Schah.
Ibraimo
Confidente di Nizam.
Guardie e Soldati.

Atto I
Scena 1

Appartamenti reali.

Muhamed e Nizam.
MUHAMED
Ah no, mio fido, del mio cuore oppresso
L’affanno mitigar tu cerchi invano;
Il mio regno cadrà, troppo di forze
Manca, e d’ardire il popolo smarrito:
In quel funesto dì, che d’armi vide
Cinto e d’armati Koulikam feroce
Trionfar vittorioso, e dure leggi
Imporre al popol mio sconfitto e vinto.
Vacillò questo trono, in fronte mia
Tremò, si scosse la regal corona,
E l’onta, e il danno ne risente ancora.
Tutto geme il Mogol; piange la Sposa
Il perduto consorte, orfano cerca
Il fanciullo infelice il caro Padre;
Manca aratore al suol, guerriero al campo;
E qual presidio, o Numi, e qual difesa
De’ Maratti al valor, del cielo all’ira
Oppor possiam?
NIZAM
Pur non è si funesta
Del tuo regno la sorte, armate schiere
Fremer vedi in Delly, battaglie, e sangue
Sospirare, anelar; picciolo è vero
È il numero de’ tuoi, ma troppo ad essi
Cede ne l’opre di ladroni imbelli
Lo stuol confuso, a lui ruina e morte
L’esercito minaccia, al suo valore
Sol si ricerca un duce.
MUHAMED
Or vanne adunque,
Di prode condottier e gli uffici adempi,
Delle mie schiere a te consegno il freno,
A te mio fido, tu le reggi, e sappi
Gli animi avvalorar, lo sdegno accendi;
Del gran Timur, di Tamerlan feroce
Lor rammenta il valor, l’opre ricorda
Del forte Aurang, che tanti regni, e tanti
Popoli unì del nostro scettro al vasto
Possente impero; del mio soglio infine
La difesa tu sii, te miri, e tremi
In mezzo a l’armi la nemica turba.

Parte.
Scena 2

Nizam e Ibraimo.
NIZAM
Opportuno tu giungi; arride, amico,
La sorte a’ miei disegni, ignaro pone
Il Monarca in mia man del regno intero
Il fato, ed il destin, duce son io
Dell’adunato stuol.
IBRAIMO
Che narri?
NIZAM
Ei stesso
Pose pur or nelle mie mani il freno
Dell’esercito tutto, egli confida
Veder per le mie cure a’ piedi suoi
Chieder pace e perdon lo stuolo avverso,
Ma la sua speme, o fido amico, è vana.
A volger l’alme de’ guerrieri armati
Al nostro intento, al sospirato fine
Tutto impiegar saprò, promesse, inganni,
Lusinghe, e frodi, e di mie cure il frutto
Vedrai ben presto; Osnam s’appressa, io parto;
Di lui frattanto il cuor con arte, o amico,
Tu guadagnar procura, a noi di sommo
Utile ei fia se dell’arcano a parte
Venga per opra tua.

Parte.
Scena 3

Osnam e Ibraimo.
OSNAM
Dunque non erra
Il volgo intimorito, e il nostro regno
Dovrà dunque, Ibraim, cader di nuovo
Sotto l’armi nemiche? e ancor non resta
Pago del nostro sangue il rio destino?
IBRAIMO
No, non temer, da te dipende, amico,
La tua difesa.
OSNAM
E qual difesa a l’ira
Sottrar ci può delle nemiche schiere
Se d’armi manca e di guerrieri il regno,
Se trema il popol tutto, e ne la fuga
Solo è posta ogni speme?
IBRAIMO
A te non manca
Che voler la salvezza, e salvo sei.
OSNAM
Ma qual via di salute offresi, a fronte
D’armato stuol, di furibonde schiere,
A inerme regno, ed a guerrieri imbelli?
IBRAIMO
Del Monarca il perire a noi sol puote
Sicurezza arrecar.
OSNAM
(Che ascolto?)
IBRAIMO
Invano
Salute altronde cercheremo, il fato
Di Muhamèd, e di sua prole al regno
Sarà difesa, e scampo; odi, nè l’alma
Da importuna pietà turbar ti lascia.
Ciò che giova, a noi lice. Il fiero stuolo,
Che minaccioso in ver Delly s’innoltra
Sol preda cerca, e assoggettar sol brama
Al suo comando del Mogol il regno;
Ei strage non desìa, del rege il fine,
E del germe Regal solo è suo scopo.
A ciò chi oppor si puote? il ferro indarno
Contro le ostili furibonde schiere
Lampeggierebbe in nostra man, di forze
Troppo il nemico e di valor prevale
All’esercito imbelle, in cui riposta
È la speme del volgo; inutil frutto
Sarian di ciò funeste stragi, e sangue,
E pianti, e grida, e luttuoso orrore.
Sol del Monarca il fato al nostro regno
Lo scampo arrecar può: per nostra mano
Egli adunque cadrà vittima, e preda
D’inevitabil morte: ai Duci avversi
È palese l’arcano, e tutto a noi
Lice sperare, in nostra mano il freno
Sarà del regno tutto, e forse il giogo
Scuoter potremo un dì… ma qual sul volto
Turbamento appalesi? e quale…
OSNAM
Indarno
Cerca il mio cuore alla smarrita mente
Richiamare il dover, le sacre leggi,
I diritti del giusto; indarno, io cedo.
In me vedrai, non dubitar, de’ tuoi
Il più fido compagno, avrai me duce
Ne’ tuoi perigli ognor di questi a parte,
Mi scorgerai tuo difensor, tua guida…
IBRAIMO
Questi moti del cuor seconda, o amico,
Mostra la sorte a noi benigno il volto;
Dello stuol, che in Delly s’arma, e s’aduna
Pendon dal voler nostro i moti e l’opre:
De’ guerrieri e di noi Nizam è duce,
Nizam, che regge di Golconda il freno;
Tutto è propizio ai nostri voti: io parto,
Tu co’ detti frattanto, e l’opre i nostri
Disegni secondar procura.

Parte.
Scena 4

Osnam solo.
OSNAM
Oh Numi
Qual mai funesto orrore il cuor m’ingombra!
Che ascolto, oh ciel, che vedo? è questo il suolo
Che mi diè vita, in cui bambino appresi
Il giusto, il dritto, ed il dover qual sia?
Di belve furibonde, e tigri ircane
Non è questo il ricetto? ove t’ascondi
Sconosciuta virtude? ah tu fuggisti
Da queste terre, ed in tua vece il trono
Tra noi fondar l’ambizione, il vizio,
L’empietade. Il delitto… e tanto adunque
Tanto in odio a voi siam, barbari Numi?
Che far degg’io? dunque svelar l’arcano,
Dunque di certa morte io debbo espormi
Al periglio fatal?… dunque tradire
La fede, l’onestà… lungi da questo
Smarrito cuor, da quest’oppresso spirto
Immagini abborrite; Amet il tutto
Or or saprà: Nizam s’appressa, intanto
Ricuopra un doppio velo i dubbj miei.
Scena 5

Nizam e detto.
OSNAM
Amico, hai vinto; d’Ibraim le voci
Noti mi fero i tuoi disegni, e in essi
Ben ravvisai del tuo gran cuor l’immago;
Del tuo fido il parlar trionfa in questa
Incerta mente, che riscossa alfine
I suoi dubbj scacciò: fedel compagno
Sempre a lato mi avrai ne’ tuoi perigli;
Questa mia destra, e questo ferro ognora
Pronti saranno al tuo volere.
NIZAM
Omai
Io più non bramo, o fido amico, indarno
Il nostro arcano a te saria nascoso,
M’è noto il tuo valor, perduto avremmo,
Tacendo, ogni opra tua; vindice invitto
Sarai di libertà, chè troppo, o amico,
È a nobil cuor la servitù penosa.
Omai quel tempo giunse, in cui cadranno
Infranti i lacci alfin di vil servaggio:
De’ Maratti lo stuol di già s’appressa
A queste mura, e di guerrieri, e d’armi
Al cenno mio cinto vedrai fra poco
Il palagio Regal.
OSNAM
(Cieli, che ascolto!)
NIZAM
Il Monarca ed Amet or or saranno
Ambi preda di morte.
OSNAM
E tanto adunque
Convien l’impresa accelerare?
NIZAM
Or fora
Perigliosa ogni tregua; è breve, il sai,
Il popolare ardor, potrìa fra poco
Spenta cader delle mie schiere in petto
La fiamma, che destar volli pur ora
Ad esse in sen; forse potria l’arcano
Trasparir de’ nemici a l’occhio attento;
Fatal sarebbe ogni ritardo, il vedi,
A’ miei disegni, e tutto a noi promette
Fausto destin se ne la pronta impresa
Senno, e valor s’impieghi.
OSNAM
I cenni tuoi
Si eseguiscano adunque, ognor vedrai
Questa man, questo ferro a te soggetti.
NIZAM
Taci, il Rege s’appressa, egli tra poco
Più Rege non sarà.
Scena 6

Muhamed e detti.
NIZAM
Pronto adempii,
Signore, il tuo comando; arde, ed anela
L’armata turba, e minacciosa attende
Le squadre ostili; in campo or or vedrai
Schierato il popol tuo, sconfitto, e vinto
L’avverso stuolo, e in nere spoglie avvolto
A te bagnar di mesti pianti il piede.
S’arma, e freme la turba, a noi prepara
Fausto avvenire il ciel.
MUHAMED
Quanto t’imposi
Eseguisti, o mio fido; or dimmi, e dove
L’inimico s’asconde? è lungi ancora
Da queste mura il turbine di guerra,
O minaccioso inver Delly s’innoltra
Il furibondo stuol?
NIZAM
Giace pur anche
In ozio molle il campo ostil, nè mosse
Contro il Regal ricetto il passo ardito;
Nemiche insidie, impreveduti assalti
Ei non paventa, e a questo regno ei spera
Impor fra poco vittorioso il giogo.
Vano pensier! Di cheta notte oscura
Al tacito silenzio, all’ombra amica
N’andrem, se il brami, al campo, ivi tra il cupo
Sopor tranquillo, e tra l’opaco orrore
Ogni difesa inutil sia nè alcuno
Pur rimarrà del campo ostil, che giunga
Nunzio fatale al patrio suol.
MUHAMED
Mio fido,
La provvida tua mente, il tuo valore
Abbastanza m’è noto, in te ravviso
Degli avi tuoi la gloriosa immago,
Quanto dicesti, adempi, e questo intanto
Pegno ricevi del Regale affetto,

si toglie la spada dal fianco, e la dà a Nizam
Questo in tua man degl’inimici a fronte
Acciar lampeggi, di ruina, e morte
All’esercito ostil nunzio egli sia:
Or vanne, amico, all’adunato stuolo
Sian cenni i tuoi consigli e ognun ravvisi
Il mio nel tuo voler.

Parte.
Scena 7

Osnam e Nizam.
OSNAM
(Misero! ignora
Di quest’empio i disegni)
NIZAM
In quale ei giace
Ingannevole error! vedrà ben presto
Balenar quest’acciaro agli occhi suoi;
Nelle mie cure egli confida, e d’esse
Vedrà fra poco il non bramato frutto;
Tutto è compito omai l’amico stuolo,
Solo un mio cenno attende, e cinte or ora
Queste mura saran d’armi, e d’armati
Regnar vedrai su questo suolo alfine
La patria libertà, nulla s’oppone,
Mio fido, ai voti miei.
OSNAM
Ma come, o amico,
Giunger del rege a fronte? In sulle soglie
Del presidio regal come ingannare
L’armi potrem, la vigil cura?
NIZAM
Invano
Veglia il nemico stuolo; all’urto orrendo
Di mille flutti, e mille all’acque in mezzo
Come resister può debil naviglio?
Nò, non temer, mio fido, al cenno mio
L’armi disponi, e il generoso ardire;
Quel dì rammenta, in cui ti vide il fiero
Tamas superbo di valor, di sdegno
Acceso in volto de’ suoi fidi a fronte
Per la patria pugnar; quale in quel giorno
Ruotasti il ferro, e qual di mille turme
L’urto spezzasti, e vincitor l’acciaro
Spingesti a ber degl’inimici il sangue,
Il Perso il dica, e de lo stuol nemico
Il valoroso duce, ei che degli avi
Emulator di sue guerriere imprese
D’ogn’intorno spandea la fama, il grido;
Quì di sua gloria il fin, quì di sue gesta
L’ultima meta, ed il confine estremo
Veduto avria, se degl’ingiusti Numi
La pietade, il valor placar potesse
L’inesorabil cuor. Mio fido, all’uopo
L’ardir richiama, che in quel dì funesto
Per la patria mostrasti, il ferro tuo
Vindice sia di libertade, e atterri
Quanto ad essa s’oppon, trafitto cada
Della patria il tiranno, e sorga alfine
Su questo suol la libertà bramata.
OSNAM
Quanto m’imponi adempirò; non have
Uopo quest’alma all’operar di sprone,
Della promessa fede ognor, mio duce,
Esecutor fedele Osnam vedrai.

Parte.
Scena 8

Nizam solo.
NIZAM
Si parta omai, nell’adunato stuolo
Scintilli alfin la conceputa fiamma,
Nulla s’oppon al mio desir, fra poco
Nizam regnar vedrà sul patrio soglio
Ministra al suo voler la turba istessa
Ch’a ricovrar la libertà s’accinge.
Estinto il rege, e della regia stirpe
L’odiato germe, dal molesto freno
Del supremo poter libera invano
Esser confida l’ingannata plebe.
Il mio disegno ognun frattanto ignori;
Sicura al fin bramato apre la via
L’arcan, che dell’autor s’asconde in petto.
All’impresa io mi accingo, al rege istesso
Terrore alcun non desterà ne l’alma
Delle turbe il tumulto; ad arte io finsi
Lungi da queste mura il campo ostile,
E d’invitto valor le schiere accese
Pronte al notturno assalto, incauto, ei giace
Di cieca notte in tenebrìo sepolto.
S’affretti il suo destin, vittima ei cada
Alla sognata libertà, che invano
Cerca commosso il volgo; io parto, e voi
Favorite i miei passi, amici Numi.

Parte

Fine dell’atto primo.

Atto II
Scena 1

Zarak solo.
ZARAK
Che ascolto? E tanto adunque in Regal cuore
Può d’un empio oppressor l’arte, e la frode?
Nizam, che di Golconda il popol tutto
Gemer vede al suo piè, Nizam, che in petto
Cotanta ambizion fomenta, e pasce,
Nizam dunque vedrò, Nizam istesso
Dell’adunato stuol reggere il freno,
Ed in sua man di questo regno intero
La sorte io scorgerò? Prostrato, e vinto
Gl’insulti io soffrirò di lui, che sempre
S’oppose al mio voler, di lui, che solo
Brama ottener del regio cuor l’impero?
Ah nò, che ver non fia! Nascer vedrassi
Dal fausto suo destin la sua sventura.
Di Muhamed nella delusa mente
D’un empio ingannator l’inique frodi
Svaniranno al mio dir; Nizam lontano
Alle mie cure oppor nulla si puote;
Il suo partir s’attenda, i miei disegni
Ora tacer convien, vana ogni speme
Si renderìa, se all’inimico sguardo
Giungesse a traspirar.
Scena 2

Muhamed e detto.
MUHAMED
Nulla, o mio fido,
A desìar mi resta; armansi a gara
Le radunate turbe, a’ venti esposto
Brilla il regal vessillo, il segue, e freme
Il minaccioso stuol, sua guida or ora
Nizam sarà degl’inimici al campo,
Nizam cui sol delle guerriere squadre
Il valor noi dobbiamo, a cui del regno
La difesa dovrem. Vedrai fra poco
Vinta, e dispersa la nemica turba,
Incolume il Mogol, salvo il mio trono,
E forse un dì potrem di questo regno
Armati oltrepassar le fisse mete,
Forse il popolo ostile…
ZARAK
E in Nizam dunque
Tanto, o Signor, confidi?
MUHAMED
In lui del regno
È riposta ogni speme; alto valore
A provvido consiglio in lui s’accoppia,
E qual mai rinvenir duce più degno
Fra’ miei fidi potrei?
ZARAK
Di troppo avanzi,
Signor, perdona, la tua speme; il forte
Armato stuolo ostil, se a noi concede
Fausto destin di superar, saranno
Paghi del regno i voti; indarno il ferro
Spinger vorresti al suol nemico in seno;
Lo spavento, il terror, l’orrore, il lutto
Del tuo regno rammenta; il ferreo giogo,
Che imperiosa al popol nostro impone
La nemica Ispahan, come ad un tratto
Scuoter potrem? de la giurata fede
Come violar le stabilite leggi?
Come del popol tutto?…
MUHAMED
Ah nò, di questo
Smarrito cuor con sì funesta immago
Non accrescer, mio fido, il grave affanno;
Troppo il dolor del popol mio m’è noto.
De’ Maratti il destin, del regno il fato
Dubbioso pende dell’armate squadre
Da l’opposto valor: vinto, e sconfitto
L’amico stuol, fra le ruine avvolto
Il mio regno sarà: dispersa, uccisa,
De’ Maratti la turba, al fausto raggio
Di felice destin, d’amica sorte,
Da le ceneri sue sorger vedrai
Lo smarrito valor, l’ardir perduto
D’Omar nel popol tutto; il ferro, il fuoco
Spinger potremo allor de la nemica
Persia guerriera in sen, fiaccar l’orgoglio,
Degli alteri Sofì scuotere il giogo
Che insoffribil ci opprime, e in ogni dove
Lo spavento arrecar, l’orror de l’armi.
Ah de’ miei voti il suon propizio ascolti
Benigno il ciel, di tanti mali ah giunga
Il sospirato fin; cadano infranti
I lacci, che di crude, aspre ritorte
Stringono il popol mio…
Scena 3

Amet–Schah e detti.
AMET–SCHAH
Padre, che ascolto?
De’ Maratti lo stuol s’appressa omai
A queste mura, e già Surate, ed Agra
Preda son de’ nemici, il tutto cede
All’ostile furor, Bengala istessa,
Bengala un dì sì forte, al fiero scontro
Abbattuta cadè, stride pur anco
Dell’altera Golconda intra le mura
La crepitante fiamma, il popol tutto
Atterrito sen corre, e cerca invano
Nella fuga lo scampo, il ferro, e l’armi
Abbandona il guerrier; Nizam istesso,
Nizam, che sol ne’ timorosi petti
Il valor suscitò, l’estinto ardore,
Nel comune spavento, egli puranche
Attonito, confuso accoglie in petto
Un indistinto orror; s’aggira, e scorre
In mezzo a l’armi, ed all’altrui terrore
Mal può arrecar conforto.
MUHAMED
E tanto, o Numi,
Dunque in odio a voi siam! dunque di questo
Misero regno il rio destin cotanto
Veglia infelice a’ nostri danni? oh cielo,
Chi ci difenderà? chi del mio trono
Il sostegno sarà? l’armato stuolo
Timido ci abbandona, il duce istesso,
Ei, che pur ora con sicuro aspetto
Salvezza promettea di questo regno
Al popolo infelice, egli smarrito
Al terrore si dà in preda, e cerca infido
Scampo al furore ostil.
AMET–SCHAH
Signore, ah quale
T’ingombra il cuor di regio spirto indegna
Vergognosa viltà! s’innoltra, è vero,
L’armato stuol di queste mura a fronte,
Ma non siam vinti ancor; nò, non si ceda
Sì tosto al rio destin questo il peggiore
Sarìa de’ nostri mali il tutto puote
Inconcusso valor, delle nemiche
Armate schiere a fronte il nostro ardore;
L’opre di questa destra or or vedrai.
Scena 4

Ibraimo e detti.
MUHAMED
Che mai reca Ibraim?
IBRAIMO
Signor, s’avanza
De’ Maratti lo stuol ver queste mura,
Armi, faci raccoglie, e or or saremo
Assaliti in Delly: nunzii pur ora
Giunser dal campo esploratori, e a noi
Noto fèro il periglio. Il tutto a l’uopo
Nizam dispose omai, ferrate sbarre
Assicurar l’aenee porte a l’alte
Mura difesa, e scudo in su l’eccelsa
Munita torre spaventoso orrendo
Sta il fulmine di guerra, in ogni dove
Secura offre Delly la fronte altera
A l’inimico stuol, ma incerta ancora
Fra speranza, e timor dubbiosa pende
La turba armata; ogni terror da l’alma
Del timido guerrier solo potrìa
Togliere il regio aspetto; ah gli smarriti
Animi a confermar vieni tu stesso,
Te brama il popol tutto.
MUHAMED
Ebben si vada,
S’appaghi il tuo desir.
ZARAK
Seguirti anch’io
Vuò ne l’utile impresa.
IBRAIMO
(Andiamo, è questo
De’ nostri voti il fin, sarà fra poco
Privo di rege il regno)

Partono Ibraimo, Zarak e Muhamed.
Scena 5

Osnam con spada nuda e Amet–Schah.
OSNAM
Ah fuggi, o Prence,
Da queste mura; un tetro orror di morte
Minaccia i passi tuoi, questo, che impugno
Funesto acciaro del tuo sangue asperso
Nizam già volle, in lui confida in vano
Il genitor deluso, a l’empie turme
Il varco egli aprirà, cadrà trafitto
Per di lui mano il rege istesso, in preda
Te pure ei brama a cruda morte acerba;
A me l’impresa ei confidò, l’orrendo
Attentato crudele invan cercai
Di palesarti, ognor me volle allato
L’iniquo traditor, l’infide schiere
Ei guadagnar già seppe, ed in brev’ora
In sua mano sarà del regno il freno
Omai…
AMET–SCHAH
Che ascolto! qual profondo abisso
D’iniquità, d’orror s’apre ad un tratto
D’innanzi a gli occhi miei! qual mostri asconde
Nel suo seno il Mogol!… Barbaro cielo!…
Misero Padre!… egli pur ora in braccio
Al periglio fatal… ma dove, o Numi,
Dove il valor sen fugge?… andiam, si serbi
Al trono il rege, il genitore al figlio,
La mia vita si sprezzi, e solo, o cieli,
Solo il padre si salvi…

Trae la spada
Scena 6

Soldati in lontano e detti.
SOLDATI
A l’armi, a l’armi…
OSNAM
Quai voci!
AMET–SCHAH
Amico, andiamo, il grido è questo
De l’esercito ostile; è giunta omai
L’ora estrema per noi, moriam da forti,
Scampo al perir non c’è, con fermo petto
Il periglio s’affronti, il regno, il trono
Con noi comune abbian la sorte, allato
Ambi cadrem trafitti, altra salute
Non resta a noi, che il non sperarne alcuna;
Non più si tardi, andiamo.

S’incammina seguito da Osnam.
Scena 7

Zarak con spada nuda, e detti.
ZARAK
trattenendoli Oh Dio, fermate,
Dove il passo volgete? Ah tutto innonda
L’orrore, il lutto, lo spavento, il sangue;
Onor del nostro nome, il tutto cadde
Allo spirar d’avversa sorte, ovunque
Scorre il barbaro acciaro, armati, ed armi
Versa il campo nemico, empio, e ribelle
E stragi mesce, e vincitore insulta;
Nizam crudele, per sua man trafitto,
Giace là nel suo sangue…
AMET–SCHAH
Ah taci, intendo,
Il genitor perì; misero Padre!…
Monarca sventurato! ah questo dunque
Si riserbava a’ tuoi funesti giorni
Lacrimevol destin! questa di tante
Sventure esser dovea la meta estrema!…
Prence infelice! ah se di questo sangue
Non giunse il prezzo a liberarti, avrai
Da questo ferro ampia vendetta; a l’opra,
Miei fidi, andiam, del nostro rege inulta
Non sia l’acerba morte, a l’ombra afflitta
Vittima cada il traditor crudele,
Seguite i passi miei.

Vuol partire seguito da Zarak e da Osnam.
Scena 8

Nizam con spada nuda e detti.
NIZAM
trattenendoli Prence, t’arresta.
L’opra è compiuta, del Mogol il regno
Più tiranno non ha; vittima ei cadde
Alla nascente libertade, al giusto
Comun desìo, che a ricovrar ci spinge
Ciò che ragion, ciò che il diritto implora;
L’armi deponi, al vincitor t’arrendi,
In mio poter tu sei.
AMET–SCHAH
Barbaro, e tanto
Ardisci in faccia al tuo Signor? nemico
Al cielo, in odio al mondo, a quest’albergo,
Scellerato, t’invola, il nero spettro
Ch’esangue, e mesto a te s’aggira intorno
Chiede vendetta, e non la chiede invano.
A la pugna, miei fidi; olà, guerrieri,
alle guardie Il ribelle s’atterri.
NIZAM
Io non vi temo.

Amet–Schah Osnam e Zarak vanno contro di Nizam, il quale difendendosi, dopo breve contrasto è disarmato e circondato dalle guardie.
AMET–SCHAH
T’arrendi, o traditore, a carcer tetro
Costui si guidi, e voi seguite in tanto,
Amici, i passi miei; mostra la sorte
A noi men truce il volto, andiam, si corra
Su le sue traccie, e vincitori, o vinti,
A più temerci il fier nemico impari.

Parte Nizam da un lato tra una parte delle guardie, e dall’altro Amet–Schah, Osnam e Zarak seguiti da un’altra parte delle medesime.

Fine dell’atto secondo.

Atto III
Scena 1

Amet–Schah ed Osnam.
OSNAM
Pronto adempii quanto imponesti, omai
Liberata è Delly de l’armi ostili.
A noi la sorte arride, il fallo suo,
Poichè Nizam mirò di ferri cinto,
Conobbe ed emendò lo stuol ribelle;
A l’amico il nemico unito, e misto
Mal potè far difesa, ovunque in preda
A pavido timor trafitto cadde
De’ Maratti lo stuolo, insiem confuso
Delle fedeli schiere, e delle ostili
Scorre tra queste mura il nero sangue.
Esulta il popol tuo, abborre ognuno
L’iniquo traditor, di labbro in labbro
Già vola il nome tuo; solo fra tanta
Gioja confuso, e mesto infra l’oscure
Spaventose tenebre in carcer nero
Geme d’aspre catene avvolto, e stretto
L’empio ribelle; ad ora ad or sul suolo
Lo sguardo affissa, e nel ritrae di sdegno
Acceso il cuor tra le focose vampe
D’indomito furor; la terra, il cielo
Malvagio accusa, e la nemica sorte
Maledicendo irrita, al volto, al crine
E danni arreca, ed onte, e brama ognora
Fuggir sè stesso, e ove fuggir non trova.
AMET
Del delitto fatal, mio fido, è questo
Non insolito effetto; i rei sopporta
Felici un tempo il ciel, ma orrenda piomba
Sul colpevole alfin vendetta atroce.
De’ malvagi la speme infida, e vana
Qual nembo si dilegua, e qual procella
A lo spirar d’amico vento, o quale
Candida neve suole allor che sparge
Del liquido sereno i raggi suoi
L’eccelso astro del dì; non grida invano
L’oppressa alma virtude, o la violata
Sincera fè, de le lor voci il suono
Al ciel s’innalza, e su l’iniquo capo
Piomba orribile alfin l’ira divina.
Del delitto fatal vendetta atroce
Ella ritrar saprà. Si parta intanto,
L’opra si compia omai; Surate, ed Agra
Gemon per anco a l’inimico in preda.
Forse potrian del fuggitivo stuolo
Farsi amico ricetto; al regno, al trono
Periglioso ciò fora, i stanchi io vado
Guerrieri a radunar, se a le mie cure
Fausto arride il destin, de’ fidi acciari
Al balenar d’ostili turme or ora
Scevro il Mogol vedrai.

Parte.
Scena 2

Ibraimo ed Osnam.
IBRAIMO
(Numi, pietade!
Che incontro è questo mai!)
OSNAM
T’avanza, il passo
Perchè confuso arresti?
IBRAIMO
(Oh Dei! Soccorso,
Aita, oh cieli!)
OSNAM
O qual ti tinge il volto
Insolito pallor? quello non sei
Che con tranquillo aspetto, e sangue, e morti
Mirar potesti, a cui de’ regi il fato
Ombra mai di pietà, d’orror, di tema
Destar non seppe in cuor? quell’alma invitta
Qual turbamento opprime?
IBRAIMO
Osnam, deh taci.
Non rammentarmi il mio delitto, ah basti
Violata aver la fè, Nizam tradito;
Omai…
OSNAM
Che parli, infido? ah no, de’ sacri
Augusti nomi d’onestà, di fede
Non abusar così! quello tradii,
Che il suo Signor tradì; di fè mancai
A chi del Rege suo violò la fede;
Rammenta il tuo delitto; i falli tuoi
In pria conosci, e quindi il mio condanna.
IBRAIMO
Ah taci Osnam, non più; confuso io sono,
La mia colpa conosco, aprirsi io miro
A’ piedi miei d’iniquità, d’orrore
Funesto abbisso, al tuo parlare io cedo
Chè risponder non sò, di quanto oprai
L’empietade m’è nota; ah nel tuo petto
Si celi il mio fallir, l’ascoso arcano
Non palesar, se a cruda morte in preda
Un misero non brami; a’ piedi tuoi
Supplice io son;

s’inginocchia
se de’ miei pianti il suono
Commuoverti non sà, ti muova almeno
La pietà, la virtù…
OSNAM
Sorgi, Ibraimo;
Mal conosci il mio cuor, fido il mio petto
L’arcano serberà finchè fedele
Al tuo Signor sarai, la spada ultrice
Nunzia dì giorno estremo agli occhi tuoi
Balenerà, se al tuo Signor malvaggio,
Iniquo traditor farti ardirai
De la giurata fè.

Parte.
Scena 3

Ibraimo solo.
IBRAIMO
Misero! ah dove
Tenti fuggir, dove involarti al nero
Spaventevole orror, che d’ogn’intorno
Ti circonda, t’opprime? ah questo cuore
Più riposo non ha, dopo il mio fallo
Pace più non ritrovo, a’ sguardi altrui
Ascondermi vorrei, vorrei celarmi
A’ Numi, al cielo, a questa terra istessa
In cui l’odiate io bevo aure di vita,
In cui d’ingrata luce i sensi miei
L’astro del dì rischiara; ondeggia incerta
Quest’alma mia tra mille affetti; ascolto
Chieder vendetta il nero spettro orrendo
De l’estinto monarca; il volto io miro
Di squallido pallor coperto, il sangue
Veggio grondar da lo squarciato petto,
Brandir la destra ignita spada, orrendo
L’acceso sguardo sfavillare… ah ferma…
T’arresta, ombra fatale, il pianto mio
Se a placarti non val, del mio delitto
Questo mio cuor saprà ritrar vendetta.
Ei de la colpa la funesta immago
Farà presente ognora a gli occhi miei;
Ei di morte l’orror, de’ Numi l’ira
Ritrar saprà ne la smarrita mente,
Ei lacerar co’ barbari rimorsi
A sè stessa in orror l’alma infelice…
Implacabil destin!… Misero Prence!…
Sventurato Ibraimo!… Andiam, si fugga
Da queste mura, e me raccolga amico
L’adusto Caffro, o la deserta arena
Del Libico confine, o la sassosa
Araba terra, o per lioni orrenda
La Numidica piaggia… Oh Numi, ah dove,
Dove fuggir me stesso?… ah tronchi alfine
Morte fatal così funesti giorni;

trae la spada
Voi quest’alma accogliete, ultrici larve,

in atto di ferirsi
E voi d’Averno orrende, atre tenebre…
Oh ciel!… qualcun s’appressa, ah questo ancora
A compier vi volea le mie sventure!

Ripone la spada.
Scena 4

Zarak e detto.
ZARAK
Più non si tema, amico, a un colpo istesso
Cadde abbattuto il gemino periglio;
Langue da’ lacci stretto in carcer nero
Di Golconda il tiranno; in fuga volto
Lo stuol nemico al non temuto assalto
Ver Satarah s’invia. D’Amet al brando
Tutto ceder mirò Delly superba;
Per di lui man piagato, estinto cadde
De la sconfitta avversa turba il duce,
Egli al Mogol salute, al popol tutto
La bramata arrecò salvezza amica,
Ei de lo scosso trono, egli del regno
Sovrano a un tempo, e difensor si fece;
Nulla a temer ci resta Agra, e Surate
Obblìa lo stuol fuggente, i passi suoi
Seguir guerrieri eletti, e a noi recaro
Così grata novella; alfin si mostra
A noi propizio il ciel.
IBRAIMO
Stupito io sono,
Qual novo ordin di cose a un tratto io miro
Cangiar del regno il deplorando aspetto!
Dal feroce Persian domato, e vinto
Il capo ei piega, e d’Ispahan sopporta
Il duro giogo; a le ruine insulta
Il Maratto guerrier del regno oppresso,
E qual torrente impetuoso atterra
Quanto a lui si fa innanzi, il regno intero
Cede al furor ostil, Delly superba
Apre a’ nemici il varco, armato cerca
Lo stuol ribelle il suo sovrano a morte,
Cinto è il regal palagio, e mentre il tutto
Contro il Mogol congiura, un colpo solo
Rende al regno la pace, il rege al trono.
ZARAK
Ibraimo, non più, l’unico germe
De la stirpe regal sul trono avito
Oggi innalzar convien; vanne, s’aduni
Or de’ Raja lo stuol tra queste mura;
Ciò brama, e chiede il popol tutto.
IBRAIMO
Io corro
Suoi voti a secondar, sarà fra poco
Pago per la mia cura il suo desìo.
(Quanto costi al mio cuor cura nemica!)

Parte.
Scena 5

Zarak solo.
ZARAK
Tutto è compiuto; alfin per l’armi istesse,
Che il suo braccio impugnò, vinto pur giacque
L’infido traditor, dai lacci stretto.
Ei gema in preda al cupo orror, che inspira
Del delitto l’immago; ei, che pur ora
In sua mano vedea del regno intero
La sorte, ed il destin, sconfitto or giace
Al mesto affanno, ed al terrore in braccio.
Da l’oscure tenebre, ove sepolto
L’infelice riman, le glorie ei vegga
D’un odioso nemico, e il fren, che resse
Già la sua mano un dì, reggere ei veda
Con augurio miglior colui, che un giorno
A sue frodi cedè l’ingiusta palma.
Se tanto a le mie cure il ciel concede,
Fia compiuto il trionfo; Amet s’appressa,
Al desiato fin tutto s’impieghi,
Cada l’orgoglio alter, veda il nemico
In oltraggiato cuor l’ira, e lo sdegno
Quanto possa a’ suoi danni, e voi porgete
Or l’adjutrice destra, eterni Numi,
A sì giusto desìo.
Scena 6

Amet–Schah e detto.
ZARAK
Quanto imponesti,
Pur or, Prence, eseguii, pronto a’ tuoi cenni.
D’Ibraim per le cure or or vedrai
L’augusto stuol de’ Ràja, il popol tutto
Ciò richiede, e desìa, ciascuno esulta
De’ suoi regi in mirar l’unico germe.
Fra la gioja comun sol geme afflitto
Di Golconda infelice il popol mesto;
Egli per man del traditor crudele
D’argento spoglio, e d’oro, in preda a l’empio
Inimico furor scorrer già vide
Per le sue messi il sanguinoso acciaro
Del Maratto guerrier, l’edaci fiamme
Golconda incenerir, le patrie mura
Distruggere, atterrar sul lungo solco
De l’arator la speme…
AMET
Or vanne adunque,
Tu regger sappi di Golconda il freno,
Tu ricondurre al popolo smarrito
La sospirata pace; il suo conforto
Ei riconosca in te; dalle ruine
Surga l’arsa cittade, al campo incolto
Ritorni l’arator, torni il guerriero
A l’armi abbandonate, in ogni ciglio
Tergasi il pianto alfin, cessi sul labbro
Il dolente sospir, dai mesti petti
Fugga l’affanno, e il duol…
Scena 7

Osnam e detti.
OSNAM
T’affretta, o Prence,
Del regno i voti a secondar; ciascuno
Te sul trono desìa, cinto è d’intorno
Quest’albergo regal d’ansiose turme,
De’ tuoi fidi lo stuol tra queste mura
Già raccolto t’attende, ogni ritardo
Fora al popolo odioso.
AMET
Amici, al trono
Ecco io m’invio, me scorgerà fra poco
Sommo Prence, e Signor l’Asia guerriera:
Deh voi lieve rendete, eterni Numi,
D’una corona a questa fronte il peso.

Partono
Scena 8

Gran sala riccamente addobbata, con trono in fondo, e seggi intorno: avanti a questi i Raja in piedi; Amet–Schah si asside sul trono, intorno a cui si schierano le guardie. I Raja siedono: tra di essi Ibraimo, Osnam e Zarak.
AMET
Anime eccelse, a sostenere elette
L’onor del regno, del sovran, del trono.
Della patria custodi, ecco il fatale
Funesto giorno, in cui cader distrutta
Dovea Delly per man ribelle al suolo.
Io la serbai, dagl’inimici acciari
Salvo torna il Re vostro, io rendo a voi
De la stirpe regal l’unico germe;
Trovar da insidie, e tradimenti stretto
Altro scampo io non so, spira per anco
Chi ribelle, e infedel me brama estinto.
Nel periglio fatal rifugio io cerco
Sol tra’ sudditi miei; se fidi in petto
La fè serbate ad un sovran dovuta,
Soccorso, aita al vostro Re porgete.
IBRAIMO
Felice regna, o prence; avrai quest’alme
Ognora a te fedeli, in nostra mano
Sol lampeggiar vedrassi il fido acciaro
De’ tuoi dritti in difesa, e mai non fia
Scossa la fè, che con sincere voci
Tutti al tuo scettro, al soglio tuo giuriamo.
AMET
Ed io lo giuro al ciel, che m’ode; ognora
A me sacri saran del regno i dritti,
Dell’orfano infelice, e del pupillo
Farmi padre io saprò, difesa, e scudo
De l’oppresso innocente, e a l’uopo il freno
Costringere, allentar.

alle guardie
Si guidi intanto.