Giosuè Carducci – Ideale

Poi che un sereno vapor d’ambrosia
da la tua coppa diffuso avvolsemi,
o Ebe con passo di dea
4     trasvolata sorridendo via;

non piú del tempo l’ombra o de l’algide
cure su ‘l capo mi sento; sentomi,
o Ebe, l’ellenica vita
8     tranquilla ne le vene fluire.

E i ruinati giú pe ‘l declivio
de l’età mesta giorni risursero,
o Ebe, nel tuo dolce lume
12    agognanti di rinnovellare;

e i novelli anni da la caligine
volenterosi la fronte adergono,
o Ebe, al tuo raggio che sale
16    tremolando e roseo li saluta.

A gli uni e gli altri tu ridi, nitida
stella, da l’alto. Tale ne i gotici
delúbri, tra candide e nere
20    cuspidi rapide salïenti

con doppia al cielo fila marmorea,
sta su l’estremo pinnacol placida
la dolce fanciulla di Jesse
24    tutta avvolta di faville d’oro.

Le ville e il verde piano d’argentei
fiumi rigato contempla aerea,
le messi ondeggianti ne’ campi,
28    le raggianti sopra l’alpe nevi:

a lei d’intorno le nubi volano;
fuor de le nubi ride ella fulgida
a l’albe di maggio fiorenti,
32    a gli occasi di novembre mesti.

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