Giovanni Boine – Il peccato – PDF

S’era fatti amici fra gente «di nessun conto», dicevano: ragazzi di diciasette diciotto anni senza un soldo, ragazzi di liceo smilzi a passeggio con sotto il braccio un libro; un giovane capitano di mare che chissà perché aveva piantato il mestiere d’un tratto, specie di matto solitario tutto il giorno a leggere libri (Stirner, Haeckel, Büchner ed i volumi più misteriosamente decorati in nero ed in bianco della «piccola biblioteca» del Bocca. Ma ora in ultimo dicevano che il cervello gli stesse dando completamente di volta e s’occupasse d’occultismo e di simboli e farneticasse sull’interpretazione dei sogni), tutto il giorno in un canto al sole a legger pallido, torvo i suoi libri in disparte; un altro giovane studente di lettere, malato di nervi, rabbuffato, occhialuto, grassoccio (repubblicano dicevano), anche lui «bigotto» giacché stava composto alla messa, innamorato chissà perché (in città la gente si chiedeva perché? Risa e schiamazzi, commenti, giù per le botteghe e i mercati ed in casa prediche ed urla del padre industriale positivo e panciuto) innamorato d’una sartinetta un po’ sciocca, sì, un po’ rauca, un po’ bionda e più innamorato di Wagner [ – O cos’è dunque questo incomprensibile Wagner? Voglion fare il difficile: corron tre giorni quando a Genova c’è del Wagner a teatro. E fan le smorfie a Puccini e a Manon. – Ma per le finestre in alto dell’innamorato bigotto se non si versava la urlante rivoluzione del padre e le grida e le strida di tutta la famiglia in paure perché era corsa in giornata la voce che la bionda che so io, che la sartina aveva fatto, aveva detto, che so io, sentivi il tumulto canoro del Walhalla in ebbrezza od il galoppo furioso delle tempestose Walkyrie, o ancor più, ancor più, il religioso languente lamento del loricato Lohengrin ripartente col cigno. E la gente che passava si tappava giù in strada gli orecchi e rifischiava rabbiosa: «sono andati – fingeva di dormire»].

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