Giovanni Pascoli – Il cacciatore

I

Po le seguiva, il fido cane. Or essi
siedono su la porca assai contenti.
La Pieve sorridea sotto i cipressi.

Po ringhiò, fece biancheggiare i denti:
passava un uomo, un cacciator; ristette.
“Giovine, giunto qui tra le mie genti!

ciò che avanza per sei, basta per sette”
disse il capoccio; e poi con lieta cera:
“Male per voi, che bene per noi mette!

Noi ci vedemmo, o giovine, alla fiera
di Castiglione, all’osteria di Betto.
Tuo padre, Andrea buon’anima, non c’era

l’uomo più bravo e tuttavia più schietto;
e dava tempo al tempo: ecco e tu ari
un campetto con siepe e con fossetto…

Bevi il mio vino e siedi tra’ miei cari!”

II

Ed ei s’assise, il giovane, tra loro,
e bevve il rosso vino. Era di faccia
alla fanciulla da’ capelli d’oro.

Ma la fanciulla dalle bianche braccia
non lo guardava. Ed il capoccio allora
gli domandò della sudata caccia.

E lui: “La prima non ho fatto ancora;
e sì, che non so dir con quanta pena
io tutta notte l’aspettai, l’aurora!

Che ieri io rincasava a notte piena,
pensando ad altro, a non so che: zirlare
io sentiva nell’alta ombra serena.

Erano i tordi, che già vanno al mare,
in alto, in alto, in alto. Io sentìa quelle
voci dell’ombra, nel silenzio, chiare;

e mi pareva un canticchiar di stelle.

III

Ma i tordi ancor non calano, e non sento
se non il fischio delle ballerine
seguire il solco dell’aratro lento;

e lo scoppiettìo trito senza fine
del pettirosso mattinier… Comincia
il passo. Sono piene le saggine

e le olivete. Sì; ma c’è la cincia!”