Giovanni PAscoli – In cammino

Siede sopra una pietra del cammino,

a notte fonda, nel nebbioso piano:

e tra la nebbia sente il pellegrino

le foglie secche stridere pian piano:

il cielo geme, immobile, lontano,

e l’uomo pensa: Non sorgerò più.

Pensa: un occhiata quale passeggero,

vana, ha gettata a passeggero in via,

è la sua vita, e impresse nel pensiero

l’orma che lascia il sogno che s’oblia;

un’orma lieve, che non sa se sia

spento dolore o gioia che non fu.

Ed ecco – quasi sopra la sua tomba

siede, tra l’invisibile caduta –

passa uno squillo tremulo di tromba

che tra la nebbia, nel passar, saluta;

squillo che viene d’oltre l’ombra muta,

d’oltre la nebbia: di più su: più su,

dove serene brillano le stelle

sul mar di nebbia, sul fumoso mare

in cui t’allunghi in pallide fiammelle

tu, lento Carro, e tu, Stella polare,

passano squilli come di fanfare,

passa un nero triangolo di gru.

Tra le serene costellazïoni

vanno e la nebbia delle lande strane;

vanno incessanti a tiepidi valloni,

a verdi oasi, ad isole lontane,

a dilagate cerule fiumane,

vanno al misterïoso Timbuctù.

Sono passate . . . Ma la testa alzava

dalla sua pietra intento il pellegrino

a quella voce, e tra la nebbia cava

riprese il suo bordone e il suo destino:

tranquillamente seguitò il cammino

dietro lo squillo che vanìa laggiù.