Giovanni Pascoli – Per casa

I

Vedea nell’ombra qualche muta stella
gli uomini arare. Nella mattinata
ci fu lo spruzzo d’una scosserella.

La casa aveva aperto ogni impannata.
Passò lontano, ripassò vicino
lo stridulo fruscìo della granata.

Fumò nell’aria torpida il camino.
Poi le stoviglie parvero fra loro
rissare nel silenzio mattutino.

Poi la fanciulla dai capelli d’oro
tessea cantando. Andò la spola a volo,
corsero i licci e il pettine sonoro.

Cantò: “Maria cercava il suo figliuolo.
Maddalena le disse: Ave Maria:
sui neri monti io l’ho veduto: o duolo!

porta una croce e sanguina per via”.

II

Tra il colpeggiar del pettine sonoro
ed il suo canto, ella sentì, “Rosina!”
la verginella dai capelli d’oro.

Sorse dalla panchetta ed in cucina
venne e trovò la cara madre pia
“Figlia,” le disse, “staccia la farina.

Viola è fuori con la mucca, via
per Ginestrelle. Babbo oggi non viene
se non al tocco dell’Avemaria.

Sai, per il grano, che spicciarsi è bene:
presto è talora, tardi è sempre male!
E già piange le sue notti serene

il grillo stanco, e il primo temporale
cova nell’aria. Non lo senti a sera
passar su casa un lungo rombo d’ale?

L’anatre vanno per la notte nera”.

III

E seguitava: “Io voglio accomodare,
se mi riesce, questi due radicchi,
ch’ho già intoccati, con altr’erbe amare.

E tu, mentr’io soffriggo uno o due spicchi
d’aglio trito, costì, su la brunice,
fa la polenta, buona anco pei ricchi,

quando s’ha un bocconcino che ci dice”.

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