Girolamo Tiraboschi – Storia della letteratura italiana – Tomo I – Parte II: Dalla letteratura degli Etruschi fino alla morte di Augusto – Edizione Liber Liber

“Se il diletto che reca la poesia, fu cagione ch’essa prima dell’eloquenza fosse coltivata in Roma, il vantaggio e l’onore che a’ Romani veniva dall’eloquenza, fu cagione che questa prima della poesia giungesse alla sua perfezione. Già abbiam veduto il felice progresso che essa avea fatto fino innanzi all’ultima guerra cartaginese. L’onore in cui erano gli oratori, il potere ch’essi aveano nella Repubblica, e le dignità a cui l’eloquenza conduceva, determinarono molti tra’ Romani a coltivarla con ardore e con impegno sempre maggiore. Ma dappoichè la conquista della Grecia, che non molto dopo la distruzione di Cartagine fecero i Romani, un libero e frequente commercio introdusse tra le due nazioni, gli oratori greci uditi con piacere, e letti con maraviglia da’ Romani, una lodevole emulazione risvegliarono in questi e un vivo desiderio di pareggiarne la gloria. Auditis, dice Cicerone (l. I de Orat. n. 4), oratoribus græcis, cognitisque eorum literis, adhibitisque doctoribus, incredibili quodam nostri homines dicendi studio flagraverunt. Excitabat eos magnitudo et varietas multitudoque in omni genere causarum, ut ad eam doctrinam, quam suo quisque studio assequutus esset, adjungeretur usus frequens, qui omnium magistrorum præcepta, superaret. Erant autem huic studio maxima, quæ nunc quoque sunt, proposita præmia vel ad gratiam, vel ad opes, vel ad dignitatem. Così da tutti questi motivi portati allo studio dell’eloquenza i Romani, non è maraviglia che vi giugnessero a tal perfezione che potesse destar timore ne’ Greci di esserne superati.”

da: www.liberliber.it

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