Girolamo Tiraboschi – Storia della letteratura italiana – Tomo III – Parte II: Dalla caduta dell’impero occidentale fino all’anno MCLXXXIII – PDF

“Eccoci a un argomento in cui già da più secoli appena incontriamo oggetto che con piacer ci trattenga; e che altro non ci offre comunemente che rozzezza e barbarie. Ciò non ostante anche da questo incolto terreno noi verrem raccogliendo, benchè a grande stento, qualche piccola spiga, che, se non potrà appagare per ora le nostre brame, diaci almeno speranza di più lieta messe ne’ tempi avvenire. E per cominciare dallo studio della lingua greca, come abbiam fatto anche nell’epoca precedente, niuno avrà a stupire ch’essa fosse tuttor coltivata da molti in quella estremità dell’Italia, che in parte era ancor sottoposta ai Greci; perciocchè il vicendevol commercio tra essi e gl’Italiani rendeane necessario lo studio. Così abbiam veduto poc’anzi che Sergio padre e Gregorio fratello di s. Atanasio vescovo di Napoli eransi in essa esercitati per modo, che potevano senza apprecchio recar dal greco in latino dal latino in greco qualunque scritto venisse loro offerto. Così ancor nell’elogio di un Landolfo conte, che vedesi in Isernia, e che sembra appartenere al X secolo, dicesi ch’egli era dottissimo nella greca e nella latina favella (Murat. Thes. Inscript. vol. 4, p. 1897); e così pure è probabile che si potesse dir di più altri, come suole avvenir nelle lingue di due popoli vicini e commercianti. In Roma ancora per opera de’ romani pontefici se ne mantenne vivo lo studio e l’esercizio. Perciocchè, come abbiamo osservato essersi fatto dal pontef. Paolo I verso l’an. 766, altri pontefici ancora fondarono monasteri, i quali vollero che fossero abitati da monaci che usassero ne’ Divini Uffici la lingua e il rito greco.”

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