Guittone d’Arezzo, Chi pote departire

Chi pote departire
d’esto secol malvagio el suo talento,
ahi, come grand’è lui bona ventura!
Ché tutto e’ de’ fallire,
e quello che ci ha più di tenimento
più tene in sé d’affanno e di rancura;
e ciascun om per sé pote vedere
che noia e despiacere
sosteneci più ch’agio o che piagenza;
e non già mai potenza
aver poria la lingua a divisare
la noia e lo penare,
ma divisar la gioi leggera è cosa,
poi vedemo che tutta a nòi reposa.
Ma quei, che ‘n Dio servire
hanno locato loro intendimento,
son partuti d’affanno e da paura.
Ben molti usan a dire
ch’angosciosa e di grande increscimento
sia quella vita che per lor si dura,
ma pare a me ched e’ hon van parere,
ché tanto de piacere
grazia divina dona e loro agenza,
ch’è lor di ciò guerenza,
e face lor parer gioia ‘l penare;
e lo dolze sperare,
che ‘l guiderdon del bon servir lor cosa,
fa sempre star la lor vita gioiosa.
Già non hanno a fornire
de secular misteri, unde tormento
crudele e duro segue e ven tuttora,
ché catuno a venire
se pena a ciò che paghi el suo talento,
e con più ci ha d’aver, più ci ha rancura;
ché non li pagheria el suo volere
chi li desse ‘n podere
lo mondo tutto a tutta sua piagenza:
sempre averia voglienza,
che lo faria languire e tormentare.
Così già mai posare
non po la mente, tant’è tempestosa,
da poi ch’è d’esto secol disiosa.
Sempre hanno a possedere
quelli che servon Dio più piacimento
e di travaglio meno e di bruttura;
ma se quanto vedere
po l’omo ad esto secol di tormento
sostenesser servendo a fede pura,
sì fora mei più ch’eo non porea dire;
che non serebbe avere
quantunque ha d’esto secol di piagenza
for la Dio benvoglienza;
perch’è cosa che poco ave a durare,
e poi lo tormentare
dura mai sempre, ché fallir non osa;
né dei servi de Dio gioi dilettosa.
Donque pon ben vedire
quelli che mondan hanno intendimento
che troppo ha li ‘n poder mala natura.
Qui hanno a sostenere
poco molto di bene a gran tormento;
apresso pon vedir s’hon aventura
di perder quel riccor, lo cui valere
non se poria mai dire,
e dura tutto tempo for fallenza.
E là du’ no guerenza
poranno aver di sempre tormentare,
li converrà regnare.
Ahi, Deo, como mi sembra fera cosa
fuggir lo bene e fare al mal reposa!
Ser Orlando da Chiusi,
sì vi tene avere,
che non partite fior di sua piagenza:
perch’agiate parvenza
vi face el mondo e Dio sempre portare,
e a ciascuno dare
sua parte e sua bastanza in onni cosa,
perch’al piacer ben de ciascun vi posa.