Guittone d’Arezzo, Deo, che non posso or disamar sì forte

Deo, che non posso or disamar sì forte,
como fort’amo voi, donna orgogliosa!
Ca, poi che per amar m’odiate a morte,
per disamar mi sareste amorosa;
ch’altresì, com’è bon diritto, sorte
che l’uno como l’altro essere osa,
poi di gran torto, ch’ème ‘n vostra corte
fatto, me vengerea d’alcuna cosa.
Torto è tale, no lo vidi anco pare:
non osarme piacer ciò ch’è piacente,
ed essere odiato per amare,
Malgrado vostro e mio son benvogliente,
e serò, ché non posso unque altro fare,
e fa mister che pur vegna vincente.