Guittone d’Arezzo, Messer Petro da Massa legato

Messer Petro da Massa legato,
se di tal fusse e tanta autoritate,
che lauda vi porgesse el meo laudare,
e fusse sì de parte altra sennato,
che la cara di voi gran bonitate
bene potesse in ragion sua pregiare,
a vertà di ciò fare
è ragion e mercé vostra e talento.
Ma come malvagio om picciulo e vile
bono, magno e gentile
pregiar po, ché suo pregiar è despregio
e lo despregiar pregio?
E se bon fusse e grande e onrato omo
con saver parvo, como
in voi pregeria scienza e vertù magno?
E si bon fusse e saggio a compimento,
anche, messer, spavento
che voi, come saggia umil persona,
non laude amiate alcona;
perch’io, contra piacer, di ciò rimagno.
Come non dea voi già noioso dire
lo vostro onrato car nobele onore,
simel fedele amor che porto voi;
ché non già stima degno el meo plagire
ad amico omo dir o a segnore
quale e quanto onor bon ave loi,
ma detti e fatti soi,
quando conven, provar deggian quanto ama.
Ma io, messer, che parva aggio potenza
e vile onne valenza,
quant’aggio e quale in voi ver bono amore,
non partuir po core:
tenelo in ventre e vol non poi guaimenta;
ma si voi già talenta
saver s’io v’amo, voi no me guardate.
Valore è quello che core ad amar chiama,
prende, laccia e innama,
e di quanto valore val, più piace;
e amor più face
piacere, quanto più ha podestate.