Guittone d’Arezzo, Sovente vegio saggio

Sovente vegio saggio,
per lo qual meve pare,
che pare – nulla cosa ad onor sia.
Però l’ho ben per saggio
chi sovr’ogn’altra cosa
lo cosa – sì in sé, ch’ello lì sia.
E di tutto mio senno
sì dimostro ed asenno
a chi volel audire
per ragion del meo dire:
perché sormonta onor tutt’altro bene;
e qual è quella via
ch’a onore omo envia;
e con si vol tenere
e saver mantenere
l’onore, poi che acquistato è tal bene.
Onore è quello frutto
che de valore avene;
avene – e adorna lo core e la vita.
E già non ave frutto
cosa, ove non ha parte:
disparte, – a tutto reo sta e fa vita.
Ov’è ben suo soggiorno,
e di notte e di giorno
tanta gioia v’apare,
non poria venir pare
d’alcuno loco; e cosa altra no regna,
sì ben compi ed affini
tutti piaceri fini.
Altro l’om non apporta
quando morte il traporta;
donque val meglio ch’emperi o che regna.
La via ch’a ciò l’om mena
è prodezza ed ardire,
e dire – e far, ch’ai boni amico sia;
far di sé bella mena
con vita adorna e gente;
e ‘n gente – tutta usar ben cortesia;
vivere sempre ad atti
che la gente gli adatti;
bene amico ad amici
de’ stare; e a nemici
bene nemico d’opera e de viso;
e sia leale e largo
del suo poder a largo;
e se alquanto isforza
l’om de valer sua forza
in tutte cose, ben è, sì com’eo viso.
Tener volese como
la detta dolze via,
ch’envia – l’omo a loco sì piacente?
Di tal guisa, ch’omo
che sia valente e prode,
sì prode, – como dea, si’ a la gente.
Donqua si vol, ch’affatto
(e ciò è tutto fatto)
misura guidi e tegna
ed a’ freni si tegna
e vaglia tanto quanto valer dia;
ché da poi sì pare
a la gente, si pare
che lo valore avegna
unde venir s’avegna,
per che ciascuno in suo tenor se dia.
Or mi convene fare
del mantenere saggio,
se saggio – son, per ben finar mio conto.
Ma di sì grande affare
a ver bon porto adire,
a dire – me converrebbe esser ben conto;
ciò che neiente soe.
Parlo siccome soe;
però non mi riprenda
alcun omo, ma prenda
e veggia avante più ch’eo non gli asenno.
Chi vol mantener pregio
guardi ben che dispregio
d’alcuna mala parte
en lui non tegna parte:
ciò è a far co la vertù del senno.
Al Novel Conte Guido,
canzone mea, te guido
perché ‘n sua via ben regna,
e ben de tutti regna:
serebbe degno di portar corona.
Però non disisperi
lo suo valor, ma speri,
che tant’alto è, se Dio
mi doni onore, ch’io
lo pens’anche segnor di qui a Corona.
E poi da lui te parte,
ed in ciascuna parte
briga per tutti regni.
Ove tu credi regni
omo d’onor, mostralite gente,
e me’ promette prode.
Tutto eo non sia prode,
amo sovr’onni cosa
quel che prod’omo cosa
e vòi per cortesia siagli piacente.
Creda ciascun, ched io
parlo d’onor con Dio,
for cui onor ni prode
non fu già, ni om prode.
Da lui è sol quant’om dir po bon sia.
Però servendo, amando,
facemo a lui dimando
di quanto a noi pertene,
ché core prod’ei tene
in dare a catun più ch’el non desia.