Il marito confessore della moglie, Il marito confessore della moglie

«Doman, a Pasqua Rosata, andarmene voy al Santo
con donna Anesa, dona bionda, dona apresiata tanto.»
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«Làseme andare, marito fino
a confesarme un poco col meo padrino.»
«Oy de! lass’a me dolento! Se e’ te ge laso andare
forse, per aventura, starave troppo a tornare.
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A confessarte al preyto? Lo losengasse,
elle soe companie se a la mess’i anasse!»
«O padrino meo zentile, prestame una cappa un poco,
ch’eo vorria star zelato [ . . . . ]»
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E favelava col mercadante:
«Eco la cappa te reco dinante!»
E lla cappa ch’el prendia tostament al indossava;
lo zelloso a la fenestra mansueto se n’andava;
e lla donna sì llo vide a l’andar lo figurava:
«Ben zurave qu’ello è ‘l meo marito;
ancò ye donarò lo zorno mal compito!»
Lo zeloso a la fanestra strettament incapuzato,
Ch’el no tenia ol volto ad essa, domandò il so pecato.
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E lla dona si disiva, ello so cor ridando:
«Ancò te daròlo zorno che tu vé zircando!»
«Volse meyo a un albergero che non volse a tuto el mondo;
Zasì con un mercadante; el meo peccato non te l’ascondo;
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Ma dirte voye tute li me peche:
ch’e’ sont inamorata d’un bel preyto.
Con quel preyto e’ son zazuta mille volt sot un lenzolo,
penzò ll’amo e ll’ò amato più ca la matre lo fiolo;
S’e meo marito lo savesse, el morirave del dolo!
E’ te llo digo, preyto, ella gran credenza;
dé, ténime zellata la mia penitenza!»