Il patto scellerato del Rosatellum

di Fabrizio Casari

Come già aveva fatto la scorsa settimana la Camera, anche il Senato ha dato via libera alla nuova legge elettorale denominata “rosatellum”. Prende il nome da Ettore Rosato, il parlamentare PD che l’ha presentata offrendo il suo nome ad una legge visibilmente pensata e voluta a livelli ben più alti del suo.

La nuova legge è infatti il suggello dell’alleanza di governo tra il PD di Renzi e il Centro-destra di Berlusconi; ma non siamo di fronte ad un disegno strategico di Grosse Koalition, che avrebbe una sua – per quanto orrida – dignità. Siamo semplicemente di fronte all’applicazione (molto meno nobile) del Patto del Nazareno, versione più autentica del “partito della Nazione” della quale il “rosatellum” è solo il presupposto tecnico.

Va sottolineato l’atteggiamento degno del Presidente del Senato, che si è speso in ogni modo, nell’ambito delle sue funzioni, per evitare che il voto di fiducia obbligasse i peones a fare quadrato per imporre una legge che, per definizione, dovrebbe essere prodotto di una discussione ampia. A voto ultimato, giustamente Grasso ha scelto di abbandonare il gruppo del PD, compiendo un gesto di coerenza politica e morale ormai raro. Tutt’altro va sottolineato invece, riguardo a Gentiloni, che ha scelto di porre la fiducia su una legge che è, per norma e consuetudine, una legge ad esclusiva prerogativa parlamentare. Aveva sempre negato di volerlo fare, ma pare che negare quanto promesso sia il segno di riconoscimento del potere renziano.

La legge contiene alcuni elementi di incostituzionalità, a cominciare dalla limitazione oggettiva della libertà di scelta nell’esercizio del voto (proibito il voto disgiunto), di non poter esprimere le preferenze e di non poter scegliere quali candidati votare (listino bloccato). Sul piano della tecnica elettorale la legge è pensata per un dulice obiettivo politico: impedire una vittoria del M5S ed una affermazione significativa di MDP-Art.1.

Come tutte le manifestazioni di cretinismo parlamentare vi è il convincimento che la tecnicalità del meccanismo del voto possa sopperire alla crisi politica che caratterizza il mesto incedere del renzismo e il crepuscolo del berlusconismo. La legge approvata è profondamente antidemocratica e vìola il principio della sovranità elettorale, perché costruisce a tavolino il peggior risultato di una consultazione: quello di impedire che chi ha più voti vinca, garantendo che chi perda possa sommarsi e restare in sella. Questa è la scommessa politica di Renzi.

Stupisce la logica con la quale il PD ha deciso di suicidarsi, dal momento che, stando alle indicazioni venute dal voto referendario di domenica scorsa, nel Nord del paese l’armata renziana non otterrà nemmeno un collegio. Difficile che ne ottenga in Sicilia, che da sola elegge il 10% del Parlamento; potrà contare su Emilia, Toscana, Umbria e Lazio e, con qualche difficoltà in più, Calabria, Basilicata e Molise. D’altra parte, risulta decisivo lo stesso meccanismo elettorale, che nega il voto disgiunto e, con esso, la possibilità di costruire una coalizione a sinistra, di ampliare cioè il campo.

Il bisogno di schiacciare ciò che sta alla sua sinistra si rivelerà il boomerang peggiore del renzismo, perché ciò che sta alla sua destra non ha peso elettorale specifico. Per la stessa logica, invece, Forza Italia sarà il dominus del centro-destra, facendo il pieno dei voti sia nell’area più becera attraverso Lega e Fratelli D’Italia e nell’area della destra meno urlante con il rinnovato Berlusconi, capace di raccogliere anche il voto moderato che Renzi individuava come obiettivo strategico per ampliare il consenso del PD e per il quale ha deformato identità l’identità di sinistra e progressista.

Certo, si ritiene in quel del Nazareno che l’accordo con Berlusconi garantirà il sequel del governicchio. Da anni ormai gli ascari del berlusconismo come Verdini, con il ricorso quotidiano al voto di fiducia garantiscono tanto la sopravvivenza del PD come anche l’ammortizzazione di eventuali scosse di dignità parlamentari e il meccanismo verrà riproposto anche nel prossimo Parlamento.

E che l’accordo sia blindato è confermato dal fatto che mentre Forza Italia e Lega offrivano i loro parlamentari per il voto di fiducia sul “rosatellum”, il governo s’impegnava a garantire il sostegno a Mediaset nello scontro finanziario e giudiziario con Vivendi. Uno delle molteplici maglie della rete d’interessi che lega i due leader e che ha consentito agli ultimi due governi di vivere e agli interessi di Berlusconi di prosperare.

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